I traumi della nascita e del primo anno di vita

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

In questo terzo articolo sull’auto-guarigione vorrei analizzare alcune particolarità che distinguono l’essere umano dagli altri organismi viventi, sia a livello di costituzione fisica, sia a livello di consuetudini sociali. Evidenziare queste particolarità è secondo me utile per comprendere appieno alcune importanti difficoltà nell’applicare la medicina di Hamer a noi esseri umani. L’argomento è molto ampio, ma in questo articolo vorrei soffermarmi su quelle particolarità che portano, io credo, maggiori difficoltà alla naturale capacità di auto-guarigione di cui disponiamo, difficoltà di cui è bene avere conoscenza e coscienza. Nei primi due articoli ho parlato delle potenzialità positive aperte dalle scoperte di Hamer, mentre qui emergeranno alcuni importanti ostacoli che possiamo incontrare nell’applicazione della NMG, in particolare nel contesto sociale in cui siamo cresciuti e in cui viviamo. Ho diviso l’articolo in due parti: qui mi concentrerò di più sulla persona, mentre nel prossimo articolo estenderò il discorso alle masse e al sistema sociale.

Cominciamo da una constatazione: si ha spesso la sensazione che le leggi biologiche, meravigliosamente in grado di creare armonia, cooperazione e bellezza tra tutte le forme del creato, abbiano incontrato nell’essere umano una serie di “intoppi”, che rendono la nostra esistenza in questa realtà piuttosto faticosa e complessa, molto più di quella degli animali e delle piante (vi ricordate, per esempio, la bellissima canzone “Cervo a primavera” di Riccardo Cocciante?). Certo, si potrebbe rispondere, l’essere umano ha una mente auto-cosciente, che non è presente nella altre forme di vita a noi note, ed è la mente cosciente a creare questa complessità. Tutto ciò è indubbiamente vero. Ricordiamoci però anche del fatto che l’essere umano, proprio in conseguenza della sua mente “cosciente”, ha creato un ambiente di vita (la cosiddetta società) che si è in molti aspetti allontanata dalla sensatezza biologica. E ogni allontanamento dalla sensatezza biologica comporta inevitabilmente uno squilibrio nel complesso mente-corpo, il quale poi cerca, a modo suo, di adattarsi alla situazione, attraverso un percorso sempre legato alla sofferenza.

Tra i molti aspetti contrari alla biologia presenti nella nostra società, i più importanti sono indubbiamente quelli legati al modo in cui veniamo al mondo (gestazione, nascita e primi anni di vita). Chi ha approfondito la medicina di Hamer, soprattutto ampliandola con l’universo delle costellazioni schizofreniche, si è reso conto ben presto che molti dei conflitti “abituali” che noi viviamo durante la crescita ed in età adulta non sono conflitti “nuovi”, ma recidive di gravissimi conflitti patiti quando eravamo molto piccoli. Gli psicologi si sono accorti da tempo che un grave evento conflittuale è tanto più difficile da “trattare”, e da portare alla luce cosciente, tanto più è avvenuto indietro nel tempo. Particolarmente importante sembra quindi essere quel lasso di tempo che alcuni chiamano periodo primale, situato tra il concepimento e il compimento del primo anno di vita. Andando ancora più nel dettaglio, l’evento sicuramente più impattante per la nostra vita è il parto. Analizziamo questo evento nel dettaglio.

Come veniamo a questo mondo? In modo bio-logico? Disgraziatamente, dobbiamo renderci conto che il parto, nella nostra società, è quasi in tutto contrario alla sensatezza biologica. Osservando con occhi bio-logici, notiamo senza ombra di dubbio che, di solito, viene sbagliato praticamente tutto: la posizione, la situazione, la modalità, e anche tutto ciò che si fa nei momenti appena successivi alla nascita.

E’ sbagliata la posizione, perchè la posizione naturale sarebbe quella accasciata, in modo tale che la gravità favorisca la fuoriuscita del bambino. Tutti gli organi interni, l’intero corpo della donna è adattato per favorire il parto in questa posizione. Noi cosa facciamo invece? Parto con le gambe all’aria. I motivo? L’unico che mi viene in mente è che, probabilmente, il grande dottorone non può “abbassarsi” fino a terra, deve avere il suo “lavoro” comodo, all’altezza giusta, con una giusta e comoda visuale per lui, non per la donna. Questa grande assurdità nella scelta della posizione del parto non è casuale: il messaggio, più o meno inconscio, è che il dottore è più importante della donna, che è lui, e non la donna, a far nascere il bambino. Primo punto di un concetto che riprenderò nel prossimo articolo.

E’ sbagliata la situazione, perchè il parto naturale è un evento intimo, che ogni specie animale sceglie di vivere il più possibile appartata e in solitudine. Il motivo è evidente: il parte è sicuramente un momento di debolezza per l’animale, un momento in cui la vulnerabilità rispetto ai predatori è massima. La madre è stanca, i piccoli non hanno i mezzi per difendersi. La madre quindi cerca in ogni modo possibile di non farsi vedere da nessuno, o al limite soltanto da componenti fidati del branco, come i propri consanguinei. Noi invece, negli ospedali, abbiamo una miriade di occhi estranei puntati sulla madre: non solo dottori e infermieri, ma anche tutti i macchinari vengono inconsciamente considerati come occhi che guardano, e quindi mettono in allarme la donna. Certo, a livello conscio la donna può dire che si sente tranquilla con tanta gente competente intorno, ma la biologia, come sappiamo, farà sentire comunque la sua voce.

E’ sbagliata la modalità perchè, quasi sempre, non si permette un parto naturale, e lo si inficia con iniezioni varie, fino al limite del cesareo. D’altronde, avendo sbagliato posizione e situazione, è anche difficile che avvenga un parto naturale senza problemi. Può sembrarvi un esempio sgradevole, ma quanti di voi riuscirebbero ad andare di corpo (altro evento “intimo”, anche se non a livello del parto) in quella posizione (con il sedere per aria), osservati da molte persone che ci incitano dicendo “spingi, spingi”, in un ambiente freddo e molto luminoso, con macchinari tutto intorno che monitorano il nostro tratto intestinale e che fanno bip bip? Sarebbe un cosa agevole come quando siamo soli a casa nel nostro ambiente e nella posizione giusta? O magari avremmo “qualche” difficoltà, che ci farà magari sentire il “bisogno” di una spinta farmacologica?

Interferendo con il parto naturale, si inficia anche, in varia misura, l’importantissimo processo di imprinting, valido ovviamente anche per l’essere umano. Si tratta di un processo ancora non del tutto conosciuto, che però sicuramente coinvolge i due organismi (madre e figlio) nel loro complesso, a livello principalmente ormonale e sensorio. E’ una sorta di magia, che se avviene nel modo previsto porta al completo riconoscimento reciproco tra madre e figlio, e se invece viene in varia misura alterata porta ad un riconoscimento non completo, e quindi ad un vuoto.

Appena dopo il parto, di solito, si taglia il cordone ombelicale, impedendo al nascituro di sintonizzarsi con calma alla nuova realtà, mantenendo per qualche tempo ancora il vecchio cordone. Altra pesante interferenza nel processo di imprinting… Infine il bambino viene dato in braccio alla madre per qualche tempo, poi viene portato nelle nursery perchè la madre deve riposare. Così noi tutti (o quasi) ci siamo ritrovati, a breve distanza da una nascita già di per sé tutta sbagliata, in un lettino metallico senza nessun contatto caldo ed umano, senza la possibilità di sentire un battito di un cuore, sotto una luce innaturale, coperti da tessuti innaturali, con attorno esseri indifesi come noi che piangono disperati, soli in un mondo orribile. “Che bella questa vita”, abbiamo sicuramente pensato tutti, vero?

Pensiamo veramente sia possibile passare indenni da tutto ciò, senza patire conflitti tanto gravi da condizionare l’intera nostra esistenza? Questi shock biologici, patiti a causa del distacco dalla madre subito dopo il parto, sono tanto più gravi se si considera un altro fatto: l’essere umano non nasce del tutto pronto, sicuramente meno pronto rispetto agli altri mammiferi. Tutti i piccoli di mammiferi, per esempio, alla nascita sono già in grado di muoversi, molti persino di stare già in piedi e camminare. Anche la medicina ufficiale ammette che la formazione dell’essere umano, in particolare per gli apparati motori e sensori e per il tratto intestinale, si completa durante i primi nove mesi di vita. Questi ulteriori nove mesi (oltre a quelli passati nella pancia) sembrano essere una seconda gestazione, necessaria per l’essere umano al fine di uno sviluppo sano. Quale sarebbe, quindi, il modo biologicamente sensato di vivere questi nove mesi?

Lo psicologo Willi Maurer, nel suo libro “La prima ferita”, descrive come vivono abitualmente il periodo primale alcune tribù “primitive” ancora sparse per il pianeta. Si sofferma in particolare sulla tribù dei Kikiyu, nell’Africa Orientale, perchè essi sembrano seguire la prassi migliore. In questa tribù, oltre ovviamente ad un parto naturale (come ogni altra tribù “primitiva) che permetta l’imprinting, il nascituro viene posto a contatto con la madre subito dopo il parto, e tale contatto rimane costante, senza nessuna interruzione, per i successivi nove mesi. Il bambino viene costantemente portato in braccio dalla madre, durante lo svolgimento di tutte le sue attività domestiche. Quando ha fame, si attacca alla tetta, senza aspettare il permesso (e i tempi) della madre. Quando ha sonno, si addormenta tra le sue braccia. Quando deve liberarsi (cacca e pipì), dà alcuni piccoli segnali che è possibile riconoscere: la madre lo allontana provvisoriamente da lei, evitando così anche di sporcarsi. Passati i nove mesi, il bambino comincia naturalmente a volere, per brevi periodi, staccarsi dalla madre, e lo fa cominciando a gattonare. A un anno il bambino cammina e può esplorare il mondo, ed inizia ad aggirarsi non lontano dai genitori, sempre presenti e in vista.

Questo modo di nascere e crescere biologico porta ad almeno due conseguenze, che possono apparire sconvolgenti. Prima conseguenza, tutti gli adulti in quella tribù si ricordano del primo anno di vita, passato costantemente in braccio alla madre. E sono ricordi meravigliosi, di estasi. Perchè, allora, noi non ci ricordiamo niente di ciò che ci è successo fino a circa 3 anni? Forse perchè al posto dell’estasi prevista da madre natura abbiamo passato una serie di shock gravissimi, rimossi dalla nostra memoria cosciente con il noto meccanismo di difesa? Seconda conseguenza: nessun bambino è “capriccioso”. Non si sentono mai i pianti disperati tipici dei nostri bambini di ogni età. I piccoli si aggirano attorno ai grandi, imitandoli, ma mai infastidendoli. I grandi compiono le loro mansioni in serenità, sempre con attorno i piccoli, i quali solo raramente li “disturbano” con qualche domanda o richiesta. Scontri, malattie, nervosismi, in quella tribù sono ridotti al minimo. Tutti appaiono soddisfatti, cooperativi, contenti del proprio ruolo, felici. Ovunque regna armonia.

Il paragone con l’odierna società civilizzata è impietoso: qui ovunque regna l’egoismo, la competizione serrata e insensata, il piangersi addosso, il non prendersi alcuna responsabilità, la mancanza assoluta di “senso della vita”, l’infelicità. Pensiamo che questa caratteristiche dell’uomo moderno siano nate dal nulla? O, forse, sono in qualche modo legate alle modalità in cui tutti nasciamo e cresciamo? La psicologia ha già intuito questi collegamenti, però le manca la bussola della sensatezza biologica per arrivare a conclusioni più coerenti, e anche a modalità terapeutiche più efficaci per guarire le ferite patite.

Spero che l’importanza di quanto esposto in rapporto all’auto-guarigione “secondo Hamer” sia ora evidente. Anzitutto, ci sono chiare difficoltà diagnostiche nel momento in cui ci troviamo di fronte a recidive di un conflitto avvenuto nel remoto passato rispetto a quando il conflitto è “nuovo”, difficoltà che vanno tenute in considerazione. Avere coscienza degli shock vissuti nel periodo primale è poi utile nell’analisi di vari disagi “psicologici”, che anche conoscendo Hamer sembrano difficilmente comprensibili, e quindi accettabili. Tenendo invece in debito conto i gravi shock da noi vissuti quando eravamo molto piccoli (a volte, anche nella pancia della mamma) forse possiamo anche capire meglio alcune nostre note caratteriali, debolezze, particolari sensibilità, ma anche particolari meschinerie. Nel prossimo articolo analizzerò più nel dettaglio la questione, estendendola con considerazioni sociali e antropologiche.

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Cosa pensiamo quando compare un sintomo?

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Secondo articolo sul tema dell’auto-guarigione. Vorrei qui proporre alcune riflessioni riguardanti l’interpretazione dei sintomi che ci possono capitare: dolori, malesseri, alterazioni cutanee o gonfiori vari. La domanda centrale è: quali sono i nostri pensieri quando, nella nostra vita più o meno “sana”, sopraggiungono questi sintomi? Anche qui, ovviamente, le scoperte di Hamer portano una vera e propria rivoluzione. Per comprenderne appieno la rilevanza, proviamo ad analizzare due differenti scenari. Nel primo scenario la persona-tipo non conosce Hamer, ed è ancora convinta dell’esattezza di tutte le ipotesi della Medicina Ufficiale. Nel secondo scenario la persona-tipo conosce invece Hamer.

Partiamo dal primo caso. Cosa succedeva normalmente, prima di Hamer, nel momento in cui avvertivamo un qualsiasi sintomo “anomalo” nel nostro corpo? Finchè si trattava di malesseri o dolori passeggeri, di piccola durata o entità, di solito non ci davamo troppo peso, considerandoli normali. Anche se ci capitava qualche giorno in cui ci sentivamo stanchi, o poco affamati, o febbricitanti con tosse e raffreddore, di solito liquidavamo il tutto con “mi son preso quel malanno o quel virus”, pigliavamo qualche aspirina o qualche altra medicina di moda in quel momento, e dopo qualche giorno ci sentivamo di nuovo bene.

Non sempre però le cose filavano così lisce. A volte il periodo di stanchezza durava più del previsto, oppure la febbre era “troppo” alta, o i dolori “troppo” forti, o quel gonfiore apparso era diventato “troppo” grande e brutto. In quei casi scattava qualcosa in noi, che ci insinuava che quei disagi non si sarebbero “risolti da soli” come i piccoli malanni, e che al contrario, se non si interveniva subito chiamando il medico, i sintomi sarebbero stati sempre peggiori. A quel punto eravamo convinti di avere una mal-attia, ovvero che un qualche tipo di male si era insinuato in noi. E il maligno, si sa, se viene lasciato agire indisturbato, porta alle più turpi conseguenze. Solo seguendo i consigli dell’esperto/esorcista (il medico) avremmo potuto estirparlo, e tornare sani. Altrimenti, il male si sarebbe sicuramente in qualche modo propagato, portandoci a dolori e disagi sempre più forti, perdite funzionali sempre più ingenti, e infine alla morte. In misura maggiore o minore, eravamo tutti convinti di questo.

Cosa succede invece se conosciamo Hamer? Cosa pensiamo nel momento in cui rileviamo un sintomo importante?

La prima domanda che possiamo porci è: siamo forse in conflitto attivo? Perchè in quel caso la priorità dovrebbe essere quella di risolvere il conflitto. Ora, è vero che esistono alcuni dolori e disagi che possono capitare nella fase di conflitto attivo. Ne sono un esempio l’ulcera gastrica, o determinate variazioni del tasso di glicemia. Anche in questi casi eccezionali, tuttavia, difficilmente ci dichiariamo “malati”, perchè nel complesso siamo attivi, anche se magari stressati. Quindi, specialmente in questa società in cui attività sembra diventato sinonimo di benessere e salute, sopportiamo di solito questi piccoli disagi e dolori della fase CA, non considerandoli quasi mai sintomo di mal-attia.

La maggior parte dei sintomi (dolori e malesseri) cominciano a partire dalla conflittolisi, ovvero fanno parte della fase di riparazione. Nella fase PCL-A possono in effetti arrivare, gradualmente, dolori anche intensi, e malesseri di vario tipo. Questa fase, se molto intensa e di lunga durata (più di qualche giorno), ci faceva sempre concludere, prima di Hamer, che eravamo preda di una qualche mal-attia. Se non facevamo niente per contrastarla, eravamo convinti che sarebbe sempre peggiorata. Se invece conosciamo Hamer, il primo pensiero che dovrebbe venirci in mente è: “Bene, vuol dire che ho risolto il conflitto, ora devo solo accompagnare al meglio la fase di riparazione, evitando recidive”. In queste prime fasi, è importante non accanirsi nel voler comprendere ogni aspetto del programma (o dei programmi…) SBS in atto. Non si deve pensare “se capisco tutto allora Hamer ha ragione, altrimenti ha torto”, perchè anche se si ha una conoscenza approfondita della sua medicina a volte, quando stiamo male, non siamo sufficientemente lucidi per capire ogni aspetto di ciò che ci sta succedendo. Spesso bisogna avere un po’ di pazienza, e quando staremo meglio tutto diverrà chiaro.

E’ importante, durante qualsiasi fase di riparazione, seguire il diktat della natura che ci impone in tutti i modi di restare a casa, ovvero passare la fase PCL in un luogo in cui ci sentiamo protetti e accuditi. In questo modo si evita il conflitto del profugo, che porta, se attivato in questa fase, a sgraditissime conseguenze (dolori più forti, gonfiori più ingenti, malesseri più debilitanti). E’ importante anche, ovviamente, evitare per quanto possibile eventuali recidive. Se infatti continuiamo a recidivare un conflitto mentre è nella fase PCL-A impediamo la corretta conclusione del programma SBS, e di fatto rendiamo in una certa misura “cronico” il nostro disagio.

Quando siamo doloranti nella fase PCL-A, in quei giorni in cui abbiamo la sensazione di “non migliorare”, ci può essere utile pensare ad un fatto: decine di migliaia di osservazioni, effettuate sia da Hamer che da chi in questi decenni ha applicato la sua medicina, hanno fatto concludere che la durata massima della fase PCL-A è di 21 giorni (in assenza, ovviamente, di recidive). E’ come se la Natura avesse posto un ben preciso limite temporale alla fase più sintomatica, e quindi difficile, del programma SBS. La Natura non vuole che gli esseri viventi stiano male troppo a lungo. Anche la febbre, spesso presente in questa fase, ha il significato di velocizzare i processi di riparazione, in modo da rimetterci in forma il più in fretta possibile. Teniamo poi presente che 21 giorni è il limite massimo previsto dalla Natura, per conflitti di gravissima entità e di lunghissima durata nel tempo. Normalmente, la fase PCL-A, quella in cui ci sentiamo “sconfortati” e non notiamo alcun miglioramento, non dura più di 6/7 giorni.

Parliamo ora di un tema secondo me molto importante, la percezione del dolore. Prima di Hamer, il dolore era sempre interpretato come un segnale che qualcosa, nel nostro corpo, non andava. Quando appariva, quindi, la nostra reazione era subito di rifiuto, di fastidio e di preoccupazione. Credo proprio che già questa usuale reazione, che tutti avevamo, rendeva il dolore più intenso. E’ come se già qui partisse un primo, ancestrale conflitto del profugo: visto che mi è arrivata questa maledizione incomprensibile per me, mi sento ancora più solo nell’Universo. Mi rendo conto che sono staccato dal mio corpo, dalle leggi della Natura, e anche dal Creatore. Difficile stimare l’entità di questo primo conflitto ancestrale del profugo, potrebbe anche essere molto ingente. In effetti osservando gli animali nel loro habitat, i quali ovviamente non patiscono questo conflitto di “distacco dalla natura”, non sembrano patire praticamente mai forti dolori per lungo tempo.

Conoscendo Hamer via via questo primo conflitto del profugo si può attenuare. Ed avendo l’accortezza di restare “a casa” quando siamo in fase PCL, anche l’usuale conflitto del profugo sarà il più ridotto possibile. Rimane un po’ di dolore, ok. Ma continuamente possiamo pensare: che cos’è questo dolore? Cosa mi sta comunicando il corpo? Bene, possiamo pensare, ho capito il messaggio. Su quella gamba, in questo momento, è meglio che non cammino troppo, su quel dente è meglio che non mastico forte, in quella pancia è meglio se non faccio entrare una peperonata, e così via… Pensando così, dimostrando al corpo di aver capito il perchè del dolore, lo si può attenuare ancora un pochino.

Se a quel punto il dolore è accettabile, lo si tiene come buon segnale di riparazione, e ci si dedica ad altro. Se invece dà ancora troppo fastidio, e ci limita magari anche nel dormire, possiamo ricorrere a rimedi e pratiche di vario tipo. Ognuno sceglierà i rimedi e le pratiche che preferisce, in base alle sue credenze e alla sue esperienza personale. Però a questo punto si agisce su un processo (programma SBS) che è realmente ingente e degno di una certa attenzione, non un processo da nulla ingigantito dalle nostre paure e dalle nostre errate credenze. Inoltre l’”agire terapeutico” sarà solo l’ultimo passo di un percorso, non il primo. E non sarà comunque un “andar contro” al processo, ma sempre un accompagnarlo.

Alcuni tessuti non danno dolore nella fase PCL, bensì nella crisi epilettoide (a metà della fase di riparazione). Un esempio classico è l’intima (parete interna) delle arterie coronarie, che dà sporadici dolori in fase CA (angina pectoris), nessun dolore in PCL e forti dolori in CE (infarto coronarico). Anche per i dolori in questa fase CE si possono fare i discorsi precedenti, tenendo conto che qui i dolori sono spesso più intensi, ma di molto minore durata. Per esempio le classiche fitte, se non ingigantite per qualche ragione “psicologica”, durano di norma pochi secondi. Non rifiutare il dolore, non preoccuparsi, non andare in panico, fidarsi dei processi naturali, sono tutti atteggiamenti che aiutano a superare indenni anche le Crisi Epilettoidi.

Mutatis mutandis, discorso per molti versi simile si può fare per malesseri, alterazioni cutanee o gonfiori vari. In pratica, per ogni sintomo fisico.

Si potrebbe poi estendere il discorso anche ai sintomi psichici. Per esempio, se io ho un periodo in cui mi sento un po’ depresso (malessere psichico), però ne ho capito anche il motivo biologico, probabilmente accetterò più facilmente quella depressione, che so essere passeggera, e che si risolverà quando la situazione della mia vita cambierà (ritrovo una casa, una identità, un lavoro, ritrovo una ragazza, ritrovo un motivo per vivere, ecc.). Se invece comincio a pensare che sono “malato di depressione”, che devo farmi curare e comincio a prendere medicine, probabilmente mi trascinerò quella depressione per tutta la vita, anche quando la situazione dovesse cambiare e venisse a mancare la motivazione biologica che l’aveva fatta nascere. E se invece mi sento troppo agitato? O in ansia?

Con Hamer, in pratica, abbiamo la possibilità di capire ogni sintomo e quindi di tornare al reale, togliendo tutte le complicazioni e fantasticherie mentali causate da paure e credenze erronee. Il cambio radicale (una vera e propria inversione a U) nell’interpretazione dei sintomi rappresenta un immenso regalo della NMG. Ed è un regalo che non si smette mai di apprezzare. Aveva ragione Jung quando scriveva: “what you resist, persists; what you embrace, dissolves” (ciò a cui resisti, persiste, ciò che abbracci, si dissolve). In tutte le cosiddette “malattie”, se comprendiamo il “male”, lo abbracciamo e lo portiamo a dissolversi. Se invece non lo comprendiamo, lo combattiamo, e in vario modo gli diamo forza.

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Bates e Hamer: possiamo curarci da soli?

Questo è il primo di una serie di tre articoli che ho intenzione di scrivere su un tema vastissimo ed estremamente affascinante, quello dell’auto-guarigione. In questo primo scritto vorrei proporre alcune riflessioni basate sul lavoro di due grandissimi medici e ricercatori, entrambi ovviamente osteggiati e fuori dal coro: William Horatio Bates e Geerd Ryke Hamer.

Di Hamer in questo blog ho già scritto molto, ed in effetti rappresenta il centro della mia ricerca personale. Nello stesso periodo in cui ho cominciato ad approfondire Hamer (più di 10 anni fa) sono venuto alla conoscenza di un altro grande medico, stavolta oculista e statunitense, William Bates. Nato a Newark, nel New Jersey, nel 1860, si laurea in medicina e chirurgia, iniziando poi una profonda ricerca che riguarda l’occhio umano e più genericamente la vista.

Le convinzioni dell’epoca riguardo alla vista da parte della cosiddetta comunità scientifica erano le stesse di ora: miopia, astigmatismo, ipermetropia, presbiopia, sono tutte malattie degenerative incurabili. Possono solo peggiorare, o al limite stabilizzarsi grazie all’uso di occhiali. Non c’è alcun esercizio, o qualsivoglia pratica personale, che si possa fare per modificare anche solo leggermente in meglio la sua situazione. Il paziente deve rassegnarsi ad occhiali, lenti a contatto o, quando possibile, operazione al laser (che comunque non cura l’occhio, ma innesta semplicemente una lente a contatto permanente).

Anche per quanto riguarda altre “malattie” della vista, la scienza moderna non prevede alcun esercizio o pratica personale, considerandole completamente inutili. In alcuni casi, come per la cataratta o alcuni tipi di glaucoma, si prevede un intervento chirurgico, che a volte aiuta mentre altre fa più danni che benefici. Il paziente resta sempre e comunque completamente passivo: personalmente, non può fare nulla di buono per il suo fisico.

A ben vedere, tutto ciò non vale solo per gli occhi, ma per tutto il corpo. Ad eccezione dei recuperi muscolari, in cui siamo effettivamente invogliati a fare esercizi per riprenderci, oppure a generiche esortazioni a “mangiare” o “camminare all’aria aperta” (sempre meno anche queste a dire il vero), i pazienti di qualsiasi patologia devono solo aspettare inermi e impotenti che il dottore, con le sue medicine e le sue operazioni, li curi (quando riesce).

Bates ha intuito che, perlomeno per la vista, tutto ciò è un’enorme sciocchezza. Che in realtà ci sono molte pratiche e molti esercizi che si possono fare per migliorare la nostra condizione. Tali pratiche magari hanno effetti lenti, non eclatanti, ma sono molto importanti per darci fiducia, e per convincerci definitivamente che qualcosa possiamo fare, di positivo, per la nostra salute.

Cosa ha compreso il dottor Bates? Che ogni, e dico ogni, “malattia” degli occhi è causata da tensione oculare. Ovviamente, tensioni diverse portano a manifestazioni sintomatiche diverse: se io divento teso quando guardo lontano, diventerò miope, da vicino, diventerò ipermetrope. Un altro tipo di tensione mi porterà la cataratta. E così via.

Facciamo ora un rapido paragone con la Nuova Medicina Germanica. Cosa dice il dottor Hamer? Che la “malattie” sono sempre bi-fasiche. Che c’è sempre una fase fredda, di “tensione”, di sovra-utilizzo, e una fase calda, di “rilassamento” e di recupero (con calo o alterazione funzionale). E che se la fase di tensione dura troppo a lungo, oppure se si hanno troppe recidive, si può avere una degenerazione “permanente” delle funzionalità dell’organo in questione. La logica di base, comunque, mi sembra la stessa.

Ora, quando notiamo un calo qualsiasi nel nostro visus (modo in cui vediamo), c’è qualcosa che possiamo fare per “curare” il nostro difetto? O possiamo solo andare dall’oculista, e seguire le sue istruzioni (occhiali o operazioni)? William Bates (per pure era oculista…), andando contro a tutti i suoi colleghi dell’epoca, consigliava una serie di esercizi, e tramite essi riusciva a far sì che i pazienti si “curassero da soli”, praticamente da ogni patologia.

Primo punto su cui Bates insisteva sempre: buttare via gli occhiali. La sua convinzione era infatti che gli occhiali peggiorassero sempre la vista, essendo come una stampella che impedisce il pieno recupero funzionale. Prescriveva poi una serie di esercizi, che si dividevano sostanzialmente in due gruppi: pratiche per rilassare la vista, e pratiche per usare la vista.

Per rilassare la vista la pratica principale da lui consigliata era il palming (palmeggiamento). In poche parole, si tratta di coprire entrambi gli occhi con i palmi delle mani, facendo in modo che non filtri la luce. Occorre fare questo esercizio da seduti o comunque in posizione rilassata, rallentando il respiro e cercando di calmare ogni muscolo. L’obiettivo, da cercare però senza effettuare alcuno sforzo, è vedere il nero, ovvero una gradazione di colore il più scuro possibile. Chi ha una vista buona, infatti, vede il nero naturalmente quando fa palming, mentre più la vista è difettosa più si vedono lampi vari di colore (che nella realtà, ovviamente, non ci sono). Bates dice che più tempo si dedica al palming, più veloce è il recupera della vista. Un’altra pratica consigliata per rilassare i muscoli oculari è il blinking, ovvero sbattere gli occhi il più velocemente e frequentemente possibile. Ci sono poi una serie di consigli da seguire mentre ci guardiamo in giro, come immaginare che il mondo sia in movimento, e non il nostro sguardo. Ciò impedisce di fissare lo sguardo che, secondo Bates, è una pratica molto negativa per la vista, la quale deve essere sempre e costantemente in movimento.

Per utilizzare e rafforzare i muscoli oculari, invece, Bates consigli prima di tutto di esporsi per lungo tempo alla luce diretta del sole, con gli occhi chiusi, pratica chiamata sunning (insolamento). Anche qui, poi, dà tutta una serie di consigli da seguire durante la giornata, come spostare costantemente lo sguardo (shifting), cambiare frequentemente il fuoco tra oggetti vicini e oggetti lontani, cercare sempre di cogliere i dettagli nelle cose, anzi amare i dettagli, e così via.

Come vediamo, quindi, le pratiche consigliate cercano di riportare sia il giusto rilassamento, sia il giusto utilizzo nell’organo in questione. Possiamo ora chiederci: è possibile estendere queste pratiche, che possiamo definire di auto-guarigione, anche a tutte le altre patologie e disfunzioni che ci possono capitare?

Come Hamer ha scoperto, tutti gli organi del nostro corpo si “ammalano” perchè hanno avuto una fase di tensione troppo lunga, oppure perchè il conflitto è stato recidivato troppe volte (causando, possiamo dire, una sorta di “tensione” costante nell’organo). Con opportuni accorgimenti, quindi, è possibile estendere le pratiche di Bates, o perlomeno la filosofia che sta dietro ad esse, anche al resto del nostro corpo.

Cosa facciamo, in fondo, quando prendiamo una botta da qualche parte? Istintivamente, ci mettiamo la mano sopra, giusto? Io credo che prima di tutto le nostre mani abbiamo un grande potenziale calmante e curativo. Lo dimostrano le molteplici discipline terapeutiche incentrate sul potere delle mani, come la pranoterapia e il reiki. E chi ci impedisce di applicare su noi stessi quel potere?

Oltre a dargli il giusto riposo, possiamo poi “allenare” ogni nostro organo, facendogli fare al meglio il lavoro per cui è stato concepito. Possiamo allenare i muscoli estrinseci degli occhi, e allo stesso modo possiamo allenare, per esempio, i denti attraverso una giusta masticazione e cibi sani, l’olfatto cercando di riconoscere e gustare ogni essenza, e così via. Perchè limitarsi al vecchio (e peraltro saggio) consiglio di “camminare” quando si hanno problemi alle gambe?

Oltre a queste due pratiche (buon riposo e giusto utilizzo) c’è poi un ultimo aspetto legato all’auto-guarigione, il più importante di tutti, ovvero il ruolo della nostra mente. Per capirne il potenziale, basterebbe osservare i risultati degli esperimenti sull’effetto placebo, o tutti gli studi sull’auto-suggestione effettuati da Emile Couè. Su questo aspetto, il potenziale della mente nella guarigione, il dottor Hamer ha dato probabilmente il contributo più grande. E’ difficile, infatti, avere un approccio positivo verso una qualunque “modificazione” del nostro corpo se non si ha la più pallida idea di quello che sta succedendo, di quali sono le cause e di qual è il senso di ciò che sta avvenendo. Hamer ci ha già fatto questo immenso regalo, dandoci la possibilità di capire cause e senso di ogni sintomo. Già a livello di percezione del dolore, e di reazione che abbiamo di fronte ad esso, il cambiamento portato dalla medicina di Hamer è immenso. Il tema della percezione del dolore, e la sua importanza nell’ottica dell’auto-guarigione, merita però una trattazione a parte, e verrà approfondito in un prossimo articolo.

Ovviamente, anche con Hamer nel bagaglio delle nostre conoscenze, non rimangono solo rose e fiori. Anche conoscendo cause e senso, a volte è difficile uscire dai nostri circoli viziosi, da recidive continue e comportamenti malsani che portano a varie modificazioni organiche non gradite. Un esempio è il calo della vista, ma ve ne sono molti altri. Ognuno di noi sembra avere alcune “debolezze” specifiche, sulle quali occorre lavorare per poter mantenere un adeguato stato di benessere.

Il corpo dell’essere umano, inoltre, pur rappresentando per molti versi l’apice della creazione (almeno in base alle nostre conoscenze…), presenta anche alcune strane anomalie e debolezze specifiche rispetto agli altri animali. Per esempio, noi evidentemente non nasciamo già “quasi pronti alla vita” come tutti gli altri animali, ma abbiamo bisogno di almeno altri 9 mesi, dopo la nascita, prima di completare la nostra formazione e presentare i primi segnali di autonomia (interagire bene col mondo, potersi muovere liberamente, ecc.). Anche altre anomalie, legate per esempio ai denti, ai capelli, alle unghie, ci rendono una creatura per molti versi strana, che peraltro non sembra perfettamente adattata a nessun ambiente naturale. In tema di auto-guarigione, è importante riconoscere queste nostre debolezze specifiche, per poter trattare con maggior delicatezza e consapevolezza alcuni nostri disagi. Anche questo è un tema affascinante, che approfondirò in un terzo articolo, descrivendo anche un’ipotesi per l’origine della nostra specie che a molti apparirà sconvolgente.

In queste nostre “carenze”, o “malattie”, esiste comunque sempre una disarmonia nell’utilizzo di un determinato organo. Ogni parte del nostro corpo ha bisogno di una sua fase di utilizzo, alternata ad una fase di riposo. Anche “noi stessi” (intendo la nostra mente cosciente) abbiamo bisogno di una giusta alternanza tra azione e riposo, pena immediato calo funzionale (basta una notte insonne…). Anche il sole si alterna alla luna, e l’estate all’inverno. Tutto nell’universo ha un suo ciclo, compreso le parti del nostro corpo. In alcuni casi, certi organi del nostro corpo vanno in “tensione continua”, ben oltre il loro giusto utilizzo, causandoci alla lunga disfunzioni varie. Attraverso un giusto utilizzo della mente cosciente e della volontà, con il potere congiunto del pensiero “positivo” e di alcune azioni pratiche terapeutiche possiamo, io credo, fare qualcosa di buono per i nostri disagi. Non bisogna aspettarsi risultati immediati ed eclatanti, non esistono le pillole magiche. L’auto-guarigione è un percorso, che dovrebbe renderci fieri anche solo quando riusciamo ad invertire una degenerazione data per certa dalla medicina ufficiale, come per esempio quando recuperiamo qualcosa delle nostra miopia. Non c’è ancora la vista perfetta, ma in fondo capiamo che è tutto in mano a noi, nella vista come nel resto. Con la pratica e la pazienza possiamo riportare il giusto ritmo, la giusta armonia in ogni organo, o perlomeno mitigare, accettare o integrare in modo migliore tutto ciò che ci succede.

In quest’articolo ho potuto fare solo un breve accenno ai metodi consigliati dal dottor Bates, a chi fosse interessato consiglio vivamente la lettura dei suoi libri. Per quanto riguarda poi i metodi di auto-guarigione complessiva si apre un ventaglio di possibilità molto grande, andando dal digiuno alla meditazione, dalla ginnastica al training autogeno, all’EFT, alla melodia arcaica di Hamer, alla cristalloterapia (l’elenco sarebbe troppo lungo…), e in genere a qualsiasi disciplina terapeutica, applicata però a noi stessi. Ognuna di queste possibilità terapeutiche ha le sue potenzialità e la sua efficacia, dobbiamo solo trovare quelle più adatte a noi e ai nostri disagi.

Possiamo a questo punto tornare alla domanda iniziale: c’è qualcosa, dunque, che possiamo fare per “curare” il nostro corpo? O possiamo solo andare dal medico, credere alle sue spiegazioni, e seguire passivamente le sue istruzioni?

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L’effetto Kervran e la vera scienza della vita

Se consideriamo la classificazione oggi comunemente accettata del “sapere scientifico”, è la biologia ad essere considerata come “scienza della vita”. Un sapere scientifico coerente deve, tuttavia, riuscire a fornire un modello interpretativo complessivo della realtà, sia dal punto di vista chimico (comportamento della materia) che da quello fisico (composizione della materia). Esiste un tale fondamento, chimico e fisico, alla base della scienza chiamata oggi biologia?

Questa domanda porta, in modo naturale, ad un altra importante questione. Sappiamo tutti che i fisici di oggi sono impegnati a trovare un modello atomico in grado di spiegare tutti i fenomeni fisici conosciuti. Allo stesso modo, tuttavia, sappiamo che i fisici analizzano la materia “morta”, non gli atomi che compongono le cellule, le quali a loro volta compongono gli organismi viventi. Questi “risultati” dei fisici, ottenuti analizzando la materia inanimata, possono essere arbitrariamente estesi anche alla materia animata? In altre parole, i modelli teorici dei fisici possono spiegare anche la vita?

Corentin Louis Kervran (1901 – 1983), uno degli scienziati più stimati (e riconosciuti a livello internazionale) del secolo passato, ha analizzato la questione. A partire dagli anni 30, ha cominciato una serie di studi “fisici” sulla materia vivente, proprio allo scopo di individuare se le stesse leggi valide per la materia inanimata potessero essere applicate anche alla vita.

Uno dei fondamenti della chimica, se non il fondamento principale, è la famosa legge di Lavoisier, “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Con questa formulazione si intende che la materia può cambiare aspetto e ricombinarsi a livello molecolare, ma alla fine di ogni processo troveremo sempre le stesse quantità di atomi che avevamo all’inizio. La variazione degli atomi, ovvero la trasmutazione della materia, non è quindi considerata possibile durante una qualsivoglia esperimento effettuato in ambiente terrestre. E ciò perchè, per trasmutare la materia, è necessario vincere l’interazione forte che tiene uniti i nuclei atomici, e quindi può avvenire solo attraverso enormi pressioni e temperature, presenti unicamente all’interno dei soli. Questo è ciò che dice la teoria ufficiale.

Kervran fece un esperimento. Prese dei semi di avena, ne analizzò la composizione fisica, e quindi li fece germinare. Lì isolò in modo tale che ogni apporto esterno di “materia” potesse essere considerato trascurabile. Periodicamente, prelevava semi di avena parzialmente germinati, e li analizzava. Era convinto di trovare sempre la stessa composizione atomica, perchè così diceva la teoria comunemente accettata. I risultati, tuttavia, dicevano il contrario. Durante la germinazione, si notava un’innegabile aumento della quantità di Calcio, e un’innegabile diminuzione della quantità di Fosforo. Ripetè l’esperimento migliaia di volte, e migliaia di volte fu replicato da altri ricercatori. La quantità di Calcio aumentava sempre di circa il 100 %, non poteva esserci alcun dubbio: era avvenuta una trasmutazione dal Fosforo al Calcio.

A Kervran venne subito il dubbio che non si trattasse di un fenomeno particolare dei semi di avena. Gli venne il dubbio che ovunque la vita avesse la capacità di trasmutare gli elementi. Famosa è la sua altra osservazione sui polli. Per un certo periodo nutrì i polli soggetti all’esperimento con un’alimentazione completamente priva di Calcio. In breve, la galline cominciarono a fare uova sfatte, prive della loro solita consistenza, garantita dal Calcio. Decise quindi di fornire il pollame di un nuovo mangime, la mica, anch’essa priva di Calcio, ma ricca di Potassio. Con sua grande sorpresa, le galline si gettarono sulla mica come se fosse il cibo più prelibato del mondo, e in seguito ripresero a fare uova sane. Anche in questo caso, l’esperimento fu replicato infinite volte, e il risultato era sempre lo stesso: i polli possono trasmutare il Potassio in Calcio.

Questi esperimenti generarono, com’è comprensibile, un profondo subbuglio nella comunità scientifica. Data la sua influenza e il suo prestigio, tuttavia, Kervran non potè essere del tutto ignorato. Si cominciò a parlare di “effetto Kervran”, proprio per descrivere queste “strane” trasmutazioni operate dalla materia vivente. Molti fisici difesero ad oltranza il paradigma dominante, liquidando sempre gli esperimenti di Kervran come “viziati” da un qualche errore operativo sconosciuto (e mai individuato). Altri fisici, tuttavia, cominciarono invece ad ipotizzare un modello atomico alternativo, in grado di spiegare queste trasmutazioni, evidenti alla prova sperimentale. Steven Weinberg e Abdus Salam ottennero il Nobel per la fisica nel 1979, e la loro teoria comprendeva una possibile spiegazione dell’effetto Kervran. Nel suo ultimo libro-testamento, “Trasmutazioni. biologiche e fisica moderna”, del 1980, Kervran si ricollega a quel modello e si dichiara ottimista riguardo al futuro, perchè convinto che le trasmutazioni biologiche a debole energia fossero ormai una realtà non più negabile. Oggi, invece, sappiamo a che punto stiamo: qualcuno nel 2017 ha mai sentito parlare delle trasmutazioni biologiche a debole energia? Dove sono finite? Cosa diavolo è successo?

Queste conoscenze si sono perse per strada, ed è ritornata in auge il paradigma dominante, ovvero che non c’è differenza, in fisica, tra la materia animata e quella inanimata. Così almeno mi è stato insegnato nell’intero mio percorso scolastico, fino alla laurea in ingegneria. Perchè tutto questo? Perchè negare che la vita abbia una qualche “marcia in più” rispetto alla materia inanimata? Non sembra evidente a tutti che è così? E non ci sono state abbastanza prove sperimentali a conferma di ciò? D’altronde, basterebbe questa semplice domanda: come fa la vita a crescere? Dove prende l’energia?

Trovo molti paralleli tra la storia di Louis Kervran e quella di R. G. Hamer. Entrambi hanno analizzato nel profondo il funzionamento degli organismi viventi. Entrambi sono giunti a conclusioni sconcertanti, in grado di ribaltare le fondamenta stesse della “scienza” attuale. Ed entrambi sono stati violentemente attaccati, ed in seguito emarginati, “dimenticati”. Il sistema di potere attuale vuole a tutti i costi una “scienza” che metta al primo posto la materia inanimata, relegando la vita ad un “misterioso” sottoprodotto di essa, generato non si sa come.

La realtà, per fortuna, è diversa, ma per poter beneficiare di certe conoscenze occorre avere la capacità di andare oltre i “paradigmi dominanti”. Se si riesce a farlo si aprono le porte di quella che è la vera conoscenza, uscendo dalla miseria e dalle assurdità in cui siamo immersi in questi tempi arimanici.

Pensate solo all’applicazione delle conoscenze di Kervran nell’ambito della salute. Se persino gli esseri unicellulari sono in grado di trasmutare la materia, pensate a cosa è in grado di fare il nostro corpo, l’organismo più perfetto e complesso esistente in Natura. Ovviamente anche noi siamo in grado di effettuare moltissime trasmutazioni, e quindi per esempio in caso di carenza di un determinato elemento abbiamo di certo la possibilità di ricavarlo da un altro elemento. Anzi, molteplici esperimenti dicono che l’elemento “creato” con trasmutazioni a debole energia possiede caratteristiche diverse, e probabilmente più utili per la funzione che deve svolgere nell’organismo, rispetto all’elemento introdotto per via esterna. In più, molte altre evidenze ci dicono che spesso l’elemento introdotto per via esterna non è affatto assimilabile dal nostro organismo. Capite bene che anche qui si apre tutto un nuovo sistema di comprensione, di pratiche alimentari e mediche.

Il sistema di potere insiste all’infinito sul concetto che gli organismi viventi non siano altro che macchine, al pari delle automobili, che si usurano, che si possono rompere, che han bisogno di “pezzi di ricambio” esterni, che han bisogno di carburante, che sottostanno in pratica alle stesse leggi della materia inanimata. Il buon senso, e una ricerca scientifica vera, ci dicono che la vita si rigenera continuamente, che in essa opera un’energia sconosciuta e non rilevabile nella realtà inanimata. Lo studio della vita, la vera biologia, dovrebbe indagare quest’energia sconosciuta anzichè ignorarla e deriderla, sulla scia di grandi precursori come Kervran, Hamer, Steiner, e molti altri, ovviamente assai poco conosciuti.

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La Nuova Medicina Germanica e gli Pfisteriani

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

So che con questo articolo mi tirerò addosso ulteriori insulti, attacchi e antipatie, ma non posso restare in silenzio quando vedo la più grande scoperta della storia dell’uomo venire distorta, e resa talmente simile alle “logiche” stupide del sistema in cui viviamo da risultare praticamente ribaltata rispetto a quello che era il messaggio originale.

Già in un precedente articolo, Hamer e la questione della Terapia , avevo espresso alcuni dubbi su quelli che ho chiamato “hameriani integratori”. Ora mi sembra si stia delineando un’ulteriore sotto-corrente degli hameriani integratori, gli “pfisteriani”, che per molti versi è ancora più preoccupante.

Chi sono gli “pfisteriani”? Sono i seguaci di Marco Pfister, primo traduttore in italiano dei libri di Hamer, suo amico personale fino ad una rottura profonda e insanabile avvenuta ormai diversi anni fa. Ho seguito vari suoi corsi, poichè a livello “tecnico” è sicuramente molto preparato, nel senso che conosce bene la tabella e i vari tipi di conflitto, oltre ad avere ormai una certa esperienza. Ho imparato da lui molti aspetti “pratici” della NMG
perchè, si sa, le leggi biologiche sono semplici in linea di principio, ma piuttosto complesse nelle loro applicazione pratica. E’ quindi piuttosto doloroso per me scrivere questo articolo, anche perchè riconosco a Marco il grande merito di aver tradotto per primo in italiano i libri di Hamer, in modo fedele e competente, e di aver contribuito in grossa parte alla diffusione delle scoperte di Hamer in Italia. Tuttavia alcune cose, oggi, devono
secondo me essere dette.

Marco Pfister ha da sempre (o almeno da quando l’ho conosciuto) un approccio alla persona particolare, diverso da quello di Hamer, che fin dall’inizio mi aveva fatto un po’ “storcere il naso”. L’impressione era che il suo approccio, più che a liberare la persona dalla paura della malattia, puntasse a farla convivere con questa paura. Il che per me, già conscio delle potenzialità della NMG, era piuttosto inaccettabile. Per esempio, lui
insisteva già ai tempi che tutti, secondo lui, dovevano andarsi a cercare un medico di base disposto ad appoggiarli nelle loro scelte riguardo alla salute. Per lui era essenziale, anche conoscendo le 5 leggi biologiche, avere un punto di riferimento, altrimenti saremmo andati in profugo. Ma io pensavo: quale punto di riferimento? Il medico ha la sua mentalità, il suo modo di operare. Hamer non dice una cosa leggermente diversa, dice sostanzialmente il contrario. Come posso avere un punto di riferimento in un medico ufficiale, una volta capito Hamer? Cercare ancora punti di riferimento nella vecchia medicina voleva dire già allora, secondo me, che non si erano comprese nel profondo le 5lb. Che si era ancora nella paura del male, e che si aveva ancora bisogno di un’autorità che ci dicesse come stiamo, e cosa fare. Non dico che tutto ciò sia male, dico che non è l’ideale, non rappresenta la liberazione che invece è possibile con Hamer. Sicuramente alcune persone possono aver bisogno di una “fase di studio”, nella quale possono anche tenere per un po’ i piedi in due staffe. Però dire sempre a tutti che, per sempre, avrebbero dovuto affidarsi comunque ad un medico ufficiale, mi era sembrata già allora una rigidità senza senso, che in fondo impedisce alle persone di prendere davvero in mano la propria salute.

Ultimamente il mio naso si è storto ancora di più. Cercherò di spiegare perchè.

Gli pfisteriani, per esempio, annunciano a chiare lettere che per loro non esiste una vecchia ed una nuova medicina, ma solo un’unica medicina. Ora, fin dagli albori dell’umanità sono due le cose che ci aspettiamo dalla “scienza medica”. La prima è: dimmi perchè sto male. La seconda è: dimmi cosa posso fare per stare meglio. A ben vedere, ovviamente, le due cose sono collegate. In base a quale è, secondo la scienza medica, la
causa di un determinato sintomo, verrà prescritta una specifica cura. Se io sbaglio ad individuare la causa, sbaglierò la cura. La ricerca delle cause delle “malattie” è quindi, chiaramente, il concetto centrale delle scienza medica.

Vediamo la situazione attuale. Il dottor Hamer dice che le cause sono A. La medicina ufficiale dice che le cause sono B, C e D. Io chiedo agli pfisteriani: in questa “medicina unica” che voi prospettate, qual’è la causa dei sintomi? Qual’è il “concetto centrale” di questa medicina? Perchè il nostro corpo esce dalla normalità? E’ A, oppure per B, C e D? Cosa dite ai pazienti? Non potete dire “tutte e due”, perchè le cose sono in contraddizione. La vostra “medicina unica” è quindi già una nullità sul nascere, perchè è completamente contraddittoria su quale sia il suo concetto centrale: perchè ci ammaliamo? Tutto ciò è molto pericoloso per il paziente, che già prima capiva poco della vecchia medicina (volutamente), ora non capisce proprio più nulla, e giustamente (e anche in questo caso, temo, volutamente). Questo approccio manda in confusione qualsiasi paziente
che abbia un cervello ed una coerenza. Esiste quindi, logicamente e al di là di ogni dubbio, una Vecchia Medicina, ed una Nuova Medicina. Se non si usano gli aggettivi “vecchia” e “nuova” in casi come questo, non so davvero quando andrebbero usati. Tanto varrebbe toglierli dal vocabolario…

Gli pfisteriani cercano poi di mascherare questa evidente contraddizione interna insistendo sul fatto che questa “medicina unica” è “al servizio dei pazienti”. Ma santiddio qualsiasi medicina deve essere al servizio dei pazienti. Non è questo il punto. Per essere davvero al servizio dei pazienti una medicina deve essere però assolutamente chiara su quale sia la causa delle malattie. Altrimenti non è affatto al servizio dei pazienti, al
contrario, li prende in giro. Loro poi sostengono di “non voler in nessun modo mettere le proprie convinzioni di terapeuta nel paziente”. Ma il paziente, almeno quello poco evoluto cui loro fanno riferimento, va dal medico proprio perchè brancola nel buio, ed ha proprio bisogno di qualcuno che gli dia una lettura della propria salute: la cerca, la chiede. E il “non voglio interferire con le sue credenze” degli pfisteriani è in realtà una presa in
giro, perchè il paziente, come ogni essere umano, ha già le sue credenze, che nella stragrande maggioranza dei casi sono quelle sistemiche. Dire “non voglio interferire con le sue credenze” significa quindi, in sostanza, dire “voglio che le sue credenze rimangano le stesse, cioè quelle sistemiche”, ovvero “voglio che ogni paziente rimanga sempre nel terrore delle malattie”. Spiegare le leggi biologiche significa necessariamente
proporre al paziente un’altra lettura della realtà, e quindi in fondo un altro sistema di credenze, che però, a differenza delle credenze sistemiche, è verificabile nella sua validità. Hamer mette davvero al centro di tutto il paziente, facendolo sedere al posto che prima competeva ai terapeuti, per fargli capire con un gesto simbolico (e quindi molto potente) che con la NMG è il paziente a capo del processo, non il terapeuta. Gli pfisteriani fanno
lo stesso? A parole il paziente è al centro, ma nei fatti si vuole tenerlo ignorante, pieno di confusione e di contraddizioni, “malato”.

Altro concetto “centrale” degli pfisteriani: in caso di “urgenza”, si va al pronto soccorso, perchè gli interventi di urgenza rimangono gli stessi anche conoscendo la NMG. Ora, ad una lettura superficiale delle leggi biologiche, ciò può forse sembrare anche vero. Però cerchiamo di fare riflessioni un po’ più profonde. Cominciamo dal caso degli incidenti: qui, in effetti, non cambierebbe molto, perchè nel caso di incidenti il medico ufficiale sa bene
qual’è la causa dell’uscita dalla normalità del nostro corpo, ovvero l’incidente fisico, e quindi non fa altro che collaborare con il corpo al fine di far ritornare, il più presto possibile, i vari processi alla normalità. A ben vedere, tuttavia, diversi rischi ci sono anche qui. Mi viene in mente il protagonista di Dallas Buyers Club che, finito in ospedale per un incidente sul lavoro, subisce varie esami del sangue a sua insaputa (ovvio, sono
fatti per il suo bene…), e si ritrova con appioppata l’etichetta di AIDS. Si fosse curato a casa, non avrebbe dovuto subire questa maledizione, che lo condizionerà pesantemente per tutta la vita. Questi sono i gravi danni, altro che le cazzate degli pfisteriani. Anche andando in pronto soccorso per un incidente, c’è quindi sempre il rischio che la mentalità stupidà e a-scientifica dei medici ufficiali riesca a provocare gravissimi conflitti iatrogeni ai
poveri pazienti, tramite paure e diagnosi campate per aria. Questo concetto dovrebbe essere ben conosciuto dai grandi “esperti pfisteriani”, che però abilmente scansano sempre l’argomento, continuando sempre a ripetere: andate al PS fiduciosi, che tutti vi vogliono bene….

Prendiamo ora il caso di un paziente che si rivolge al pronto soccorso perchè ha un sintomo grave, un gonfiore, un bruciore, difficoltà respiratorie, ecc. ecc.
A parte la mancata considerazione e conoscenza del conflitto del profugo, che anche gli pfisteriani ammettono essere una grave carenza, ci sono anche tutta una serie di gravi pericoli cui è esposto il paziente, che gli pfisteriani ignorano completamente. Prima di tutto, al pronto soccorso si cerca di riportare, il più presto possibile, il paziente alla normalità fisiologica. Non avendo compreso il perchè dell'”uscita dalla normalità”,
ovviamente i medici ufficiale considerano tutto quello che succede di “anormale” come “il male”, che deve essere combattuto in ogni modo e al più presto. Chi è a conoscenza delle leggi biologiche sa invece che ogni processo è sensato, e che cercare di riportare “a forza” un paziente verso la normalità è una forzatura spesso molto pericolosa. Si pensa di “salvare” il paziente, riducendo determinati sintomi, ma in realtà si bloccano processi sensati, il che a volte non porta gravi conseguenze, altre volte porta conseguenze gravissime, finanche la morte. Chi conosce davvero le leggi biologiche non può non vedere questa cosa.

Inoltre, anche a chi va al PS per un sintomo “forte” può succedere, e in realtà quasi sempre succede, di ritrovarsi imbrigliato in un’etichetta di “malattia”, oppure di sentirsi dire “ci può essere un problema qui”, oppure “ci può essere un problema là”. Il tutto ovviamente in modo totalmente campato in aria e a-scientifico, come è normale per i medici ufficiali. Un ragazzo che conosco, per esempio, qualche sera fa è uscito e dopo un po’ un piccolo dolore alla costole, che sentiva già da alcuni giorni, si è fatto più intenso. E’ andato al pronto soccorso: soliti esami, non ne è uscito niente, però gli hanno detto che quei dolori potrebbero significare “problemi al cuore”, consigliandogli una visita dal cardiologo. Ovviamente fino a quel momento il cuore non centrava nulla, era solo lì di fianco per sfiga. Però da quella frase nascono tutta una serie di ansie e paure, completamente iatrogene. Ci rendiamo conto di quali conseguenze nefaste abbiano queste frasi, se però vengono dette dal grande medico? Anche questo grave pericolo è completamente ignorato dagli pfisteriani, chissà come mai…

Io non dico che al pronto soccorso operino sempre in modo sbagliato, dico che, alla luce delle leggi biologiche, spesso fanno danni anche gravi anzichè aiutare la persona. Dire “andate sempre al PS per le urgenze” da persone che si auto-proclamano “i più esperti al mondo delle 5lb” mi sembra una generalizzazione imperdonabile, che rivela o una conoscenza in realtà superficiale (nonostante la “precisione millimetrica”…), oppure,
ancor peggio, evidente malafede.

Non voglio, con questo articolo, far credere che io non mi renda conto di tutte le difficoltà che ci sono oggi nell’applicare, a livello terapeutico, la NMG. Il vecchio sistema di credenze, pur nelle sue mille contraddizioni, è ben radicato nella mente del paziente medio. La sua dipendenza dall’autorità è altrettanto ben radicata. La legge, ovvero il “sistema di giustizia”, dice che Hamer è un criminale. Capisco bene, quindi, quanto sia
difficile far uscire la persona dall’ipnosi del “brutto male”, e spiegargli che ogni singolo processo nel nostro corpo è sensato, come dice Hamer. Mi sembra tuttavia che gli pfisteriani abbiamo gettato la spugna. Il loro compito sembra diventato solo quello di “interprete” delle analisi della medicina ufficiale. La mentalità rimane la stessa: il nostro corpo può andare in tilt, ci sono mille pericoli insidiosi, e quindi è necessario controllarlo con mille analisi. Il paziente rimane nella paura, e la lettura biologica che gli dà il “terapeuta pfisteriano” rimane una curiosità, un qualcosa che ascolta, ma in cui non crede davvero. Nessuno dei loro pazienti può, in questo modo, liberarsi davvero, e prendere così in mano il proprio corpo e la propria salute. Questo mi sembra davvero il modo più basso di applicare le 5lb: ci si concentra su una presunta “precisione diagnostica millimetrica”, ma in realtà si lasciano lì tutte le paure e tutte le credenza sistemiche errate. Peggio ancora: la liberazione dalla paura e dalla menzogna non solo non sembra più essere un obiettivo per loro, ma al contrario sembrano fare di tutto per lasciare tutto al suo posto, rendendo quindi la NMG sostanzialmente inutile. Chiedo agli pfisteriani: dov’è finito quel “fuoco sacro” che sentivate all’inizio, quel bisogno di urlare a tutti queste mirabili scoperte? Dov’è finita quell’energia divina che vi portava a parlare sempre di Hamer, perchè intuivate il mondo migliore che poteva portarvi? Mi sembra si sia tutto spento, tutto è calcolo ora: posso dire quello, è meglio che non dica quest’altro, se faccio così posso fare il terapeuta senza che nessuno mi rompa le scatole, se invece dico questo rischio la denuncia, ecc. ecc. Mi sembra che la vostra strada abbia smarrito il cuore, e senza cuore qualsiasi strada risulta, prima o poi, un orrore senza senso.

La NMG è una scoperta meravigliosa, che dà la possibilità od ogni persona dotata di cervello e cuore di capire come funzioniamo noi, il nostro corpo, e la vita in generale. Una volta compresa e assimilata, permette di andare oltre la “paura delle malattie”, incubo che da innumerevoli generazioni opprime l’umanità. E di fronte ad una tale possibilità di liberazione, gli pfisteriani cosa fanno? Su cosa si concentrano? Anzichè battagliare affinchè il nuovo sostituisca il vecchio, come ha sempre fatto Hamer, preferisco mettere in piedi una “medicina unica” completamente contraddittoria, facendo invece una guerra spietata a chiunque osi parlare di 5 leggi biologiche senza avere la loro elevatissima preparazione.
Dicendo che gli Hameriani fanno spesso “gravi danni”. Alla richiesta di chi fa danni, e di quali danni, ovviamente nessuna risposta. Fanno solo eco alle balle dei giornali, fanno il loro gioco. Io per esempio frequento i gruppi su facebook da due anni ormai, e non ho mai visto nessuno fare danni nel senso che dicono loro, nemmeno i più “fanatici”. Questo perchè, semplicemente, nessuno prende decisioni gravi sulla propria salute solo perchè uno sconosciuto gli ha parlato di Hamer su FB. Le teorie di Hamer non sono riconosciute dal sistema: la loro autorità rimarrà sempre molto limitata, e quindi è assi limitata anche la loro possibilità di influire sulle decisioni di persone “inconsapevoli”. E comunque questi eventuali “danni” fanno parte della vita, ognuno di noi può far danni solo aprendo bocca ed esprimendo il suo pensiero, e in ogni caso tutto ciò non è niente di anche solo
lontanamente paragonabile ai danni che fa la medicina ufficiale ogni giorno. Tuttavia, per loro non è così: una pfisteriana, Alice Pavsnar, ha scritto per esempio che dovrei essere imbavagliato perchè ho scritto una cosa secondo lei sbagliata riguardo ai branchi di lupi. Eh sì, effettivamente, una notizia errata riguardo al comportamento dei branchi di lupi può causare milioni di morti e infinita sofferenza, cos’è la chemio a confronto? Siamo alla follia più totale, tanto più che l’appunto che mi faceva era peraltro errato, era lei a non aver capito un acca: arrogante e davvero poco intelligente*. Ormai per gli pfisteriani è tutto ribaltato, hanno sposato completamente le logiche del sistema: la verità, ovvero la NMG, può fare “grave danno”, mentre invece pratiche idiote come la chemio vanno difese perchè bisogna “rispettare le persone”. Ma scusatemi, allora perchè non rispettano anche gli hameriani fanatici? In pratica chi è ipnotizzato va bene, bisogna rispettarlo, mentre chi si sveglia e magari ha troppo entusiasmo va messo subito a tacere. In realtà quindi loro sono “rispettosi delle credenze del paziente” solo quando queste credenze sono quelle errate del sistema. Quando uno cambia le sue credenze, avvicinandosi alla verità delle 5lb, allora per loro il rispetto non c’è più ,anzi, bisogna imbavagliare e censurare. Non sono rispettosi delle persone, sono solo ossequiosi rispetto al sistema, e quindi al potere. Sanno bene che se attaccano un hameriano fanatico tutto il sistema dirà loro: bravi. In effetti è proprio quello che fa il sistema: denigrare Hamer. Quando invece si tratta di denunciare gli orrori del sistema, calano le braghe, li ignorano, dicono che Hamer “sbaglia a parlare così”. Furbastri e codardi sono, in fondo. Alla fin fine, vogliono chiaramente ricreare lo stesso edificio della medicina ufficiale, in cui il “sapere” rimarrà nelle mani di pochi, i grandi dottori con gli attestati, quelli “formati” nelle scuole “riconosciute”, mentre le masse rimarranno giustamente pecorone, ignoranti e impaurite. In realtà, io temo, queste persone hanno sempre e solo invidiato il potere dei grandi medici, e vogliono semplicemente sostituirsi a loro. Nonostante la NMG rappresenti una verità evidente e verificabile, a loro non interessa affatto il potere della verità. Vogliono invece il “potere dell’autorità”, vogliono essere “l’autorità”, nel senso sistemico del termine, ovvero tramite la manipolazione, il controllo, e in ultima analisi la menzogna.

Stanno trasformando un’energia divina, a poco a poco, nelle più basse energie terrene. Stanno diventando loro una setta, con il grande guru Pfister, e tutti ipnotizzati sotto, a seguire acriticamente i suoi dettami contraddittori. Evviva.

* per gli hameriani esperti, spiego la questione. Nel mio articolo La Nuova Medicina di Hamer e la Sessualità avevo ipotizzato un piccolo branco di lupi, giovani, in lotta per determinare il capobranco. Tutto ciò era funzionale al fulcro dell’articolo, che era la sessualità. La Pavsnar mi scrisse che avevo fatto un “grave errore”, perchè i giovani lupi non possono diventare capibranco in quanto, già sottomessi, morirebbero di infarto. Io allora le spiegai che nel mio esempio ovviamente tutti i giovani lupi erano figli del lupo alfa e della lupa alfa, e che essi non erano stati ancora “sottomessi”. Le dissi che, tra l’altro, quello era solo un esempio, perchè in realtà quello che volevo dire, il centro dell’articolo, era tutt’altro. Inoltre, le facevo umilmente notare che quell’articolo era stato letto da migliaia di persone, tra i quali esperti hameriani riconosciuti, e non c’era stato nessuno, neanche uno, che mi avesse fatto quell’appunto. Avevo anzi ricevuto solo complimenti. Una persona intelligente a sto punto che fa? Forse riflette e cerca di capire meglio? Assolutamente no, non capiva, continuava a voler aver ragione lei e a insultarmi, dicendo che “dovevo studiare”, che “dovevo formarmi” (sigh…), e incredibilmente continua tuttora. Questo episodio rivela tre cose: la prima è che gli pfisteriani si concentrano su particolari irrilevanti, ignorando invece il nocciolo importante delle questioni. La seconda è che gli pfisteriani hanno un’arroganza infinita, pretendendo di aver ragione anche quando hanno chiaramente torto. La terza, la più preoccupante, è che evidentemente molti pfisteriani non vedono direttamente la realtà, ma accettano “la verità” solo quando è un’autorità a dirla. Io quindi, essendo nessuno, non godo di alcun rispetto da parte loro, indipendentemente da ciò che dico o scrivo.

Pubblicato in La Nuova Medicina Germanica scoperta dal dottor R.G. Hamer | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 5 commenti

AIDS, AZT, Hamer e l’assurdità degli esperimenti in doppio cieco

Ho recentemente visto un film che consiglio a tutti. Si intitola “Dallas Buyers Club”, è del 2013, e si basa su una storia vera. Siamo nel Texas a metà degli anni 80, periodo in cui è “apparso” l’incubo AIDS, e il protagonista (l’attore Matthew McConaughey) è un elettricista appassionato di rodei, donne, alcool e cocaina. Già dall’inizio del film si vede che non sta bene, soffre di una tosse cronica e di svenimenti. Un giorno, a seguito di un incidente sul lavoro, viene portati in ospedale e gli vengono fatte le analisi di routine. E in quel periodo tra le analisi c’era anche il “test dell’AIDS”, o per essere più precisi la misurazione dei linfociti T, che secondo la teoria ufficiale sarebbero un indicatore affidabile della sieropositività. I suoi linfociti T sono bassissimi, un vero disastro. I due medici che parlano con lui gli dicono che ha l’AIDS conclamato, e gli danno 30 giorni di vita.

C’è da sapere che, in quel primo periodo, l’AIDS veniva collegato in modo quasi totale con l’omosessualità. La stampa del tempo coniò addirittura il termine GRID, che stava per Gay-related immune deficiency (immuno-deficienza collegata con i gay). Un sieropositivo era un omosessuale al 99 %, punto. Uno dei primi casi eclatanti fu l’attore Rock Hudson, morto nel 1985. Il protagonista del film, pochi giorni prima dell’incidente, sfotteva l’attore per la sua omosessualità.

Immaginatevi quindi questo povero ragazzotto texano, ignorante, omofobo come tutti i suoi amici, e tuttavia dotato di una certa fiducia nei suoi mezzi di “macho”, che riceve una notizia del genere. Che fa? La accetta, va in depressione e dopo un mese muore davvero? No, lui reagisce diversamente, manda a quel paese il medico che ha osato insinuare una sua presunta omosessualità, firma e se ne esce dall’ospedale. Il ragazzo è sì ignorante però non del tutto stupido, nè insensibile. Sospeso dal lavoro, va in biblioteca e cerca informazioni “scientifiche” su questo AIDS. Cosa trova? Lo sappiamo, l’AIDS si trasmette per via venosa, principalmente nei rapporti sessuali, in particolare tra omosessuali. Lui ripensa al suo passato e sì, cavolo, una volta in uno squallido parcheggio gli era capitato anche di andare con un uomo. E’ la fine, il collegamento è fatto, il ragazzo si convince di “aver preso l’AIDS”.

Ora che si è convinto di essere “malato”, deve andare alla ricerca di una cura. Sempre nei libri e riviste “scientifiche” legge che stanno sperimentando un nuovo farmaco, l’AZT, che promette bene. Sta per iniziare una ricerca su scala nazionale in doppio cieco. Ma il ragazzo texano non vuole far parte di un “esperimento”, vuole la cura, perchè “sta morendo”. Cerca di corrompere dottori e infermieri, e alla fine riesce ad avere l’AZT. Lo prende per un periodo. Sta sempre peggio, però lui è convinto che gli faccia bene. Un giorno il suo “fornitore” gli dice che non ne ha più e gli dà un contatto in Messico. Lui è messo male ma comunque parte.

Arrivato in Messico incontra un dottore, ovviamente radiato dall’albo, che gli spiega la verità sull’AZT. Si tratta di un potentissimo veleno, e tra l’altro tutt’altro che nuovo, scartato come antitumorale negli anni 60 perchè troppo tossico (morivano tutti). Ora lo ripropongono per l’AIDS, dicendo che è solo un problema di dosaggio. Il medico messicano gli spiega che l’AZT fa bene solo a chi lo vende (alla sua introduzione, con 10000 dollari di costo giornaliero per paziente, fu il farmaco più costoso della storia della medicina). Lo mette in cura con terapie naturali, e in poche settimane il ragazzo si riprende bene. Da lì vivrà ancora a lungo, morirà solo 7 anni dopo. Vi lascio la seconda parte del film perchè sono già arrivato al punto che volevo sottolineare in questo articolo. La sperimentazioni in doppio cieco, viste sotto un occhio hameriano.

Pensate a questi primi “malati di AIDS”. Si tratta di persone che già non stavano molto bene a livello di salute, poichè la conta dei linfociti T è comunque un indicatore dello stato di efficenza del sistema immunitario. Valori bassi di linfociti T sono per esempio molto comuni tra i consumatori di eroina, e da qui nasce la leggenda del “passaggio dell’AIDS tramite siringa infetta”. Pare che linfociti bassi siano in effetti comuni anche tra omosessuali, soprattutto in quelli che hanno una vita sessuale piuttosto compulsiva. Putroppo tramite questo “test per l’AIDS” la conta dei linfociti viene associata alla presenza del fantomatico virus dell’HIV, diventando quindi una sentenza di morte.

Questi ragazzi, cresciuti in un clima di fiducia pressocchè totale nel sistema medico nazionale, fanno il test e risultano “contagiati”. Tutti i medici, tutti i ricercatori e tutti i mass-media ci dicono che la malattia è terribile, letale, e che per ora non c’è cura efficace. O almeno, ce ne sarebbe una, si chiama AZT, però è in fase di sperimentazione. Tutti (o quasi, come si vede nel film) si tuffano in questa sperimentazione, considerandola come ultima speranza.

La sperimentazione, come detto, è in doppio cieco. Nè il paziente nè il medico sanno se la pillola somministrata è il farmaco oppure un placebo. In questo modo si pretende di ottenere la “certezza” sull’efficacia o meno del farmaco. E’ davvero così?

Le sperimentazioni farmaceutiche si basano sempre su un (tacito) presupposto di base: le sostanze chimiche (farmaci) hanno un effetto sull’organismo che è sostanzialmente indipendente dalla psiche del paziente. Senza questo presupposto non ci sarebbe più nessuna ricerca farmaceutica, almeno per come vengono fatte ora. Tuttavia il corpo dei pazienti, ovviamente, non è una macchina, slegata da pensieri e sentimenti. Ognuno dei pazienti, ovviamente, arriva alla sperimentazione con determinate credenze e determinate aspettative. Nel caso specifico dell’AIDS la credenza era: se non mi capita l’AZT, sono spacciato. Se mi capita l’AZT, ho qualche speranza. Che succede quindi?

Alla prima pillola, o al più alla seconda, il paziente si rende conto, io credo, se sta assumendo un potente veleno oppure una pillola di zucchero. Solo che se si rendo di aver preso il farmaco, perchè sta sempre peggio, si convince anche che quel malessere è essenziale per “curarlo”, e quindi è felice. Cerca in tutti i modi di supportare ogni malanno, dolore, disagio, fiducioso che in realtà stia guarendo, perchè è fortunato, gli è capitato il farmaco. Se invece si rende conto di aver preso il placebo, va subito in depressione, perchè si sente senza speranza. Dove sta, quindi, la scientificità di queste sperimentazioni? Davvero misuriamo “imparzialmente” l’efficacia del farmaco?

A livello hameriano, inoltre, dobbiamo tener conto dell’importantissimo conflitto del profugo. Coloro che hanno preso il farmaco si sentiranno curati, accuditi, e quindi difficilmente faranno profugo. Al contrario, chi si accorge di prendere il placebo si sente facilmente “solo e abbandonato”, e quindi va in blocco renale, cominciando così a scavarsi la fossa. Questo è un altro elemento essenziale completamente ignorato dalla “scientifica e imparziale” sperimentazione in doppio cieco.

Da questi elementi si possono anche comprendere alcuni dati statistici, che hanno evidenziato l’efficacia, perlomeno parziale, del farmaco. Un “malato di AIDS”, anche se avvelenato, se è fiducioso nella cura, movimenta tutte le sue risorse, e non fa profugo, ha più probabilità di sopravvivenza di chi invece non viene avvelenato, ma è convinto di avere una “malattia mortale”, e in più si sente totalmente abbandonato dal sistema medico, o peggio, usato solo come cavia.

Le sperimentazioni in doppio cieco, per come vengono fatte, possono avere una qualche utilità solo per gli animali, perchè lì non abbiamo credenze e aspettative. Tuttavia nel complesso quello di avere cavie e sperimentare e casaccio mi sembra un modo di fare scienza davvero grezzo, e che risulta completamente inefficace e fallace quando viene applicato alla complessità umana. Noi non siamo macchine e il nostro corpo è intrecciato a doppio filo coi nostri pensieri e coi nostri sentimenti. La stessa realtà fisica è in qualche modo intrecciata con i nostri pensieri, come ha evidenziato in modo incontrovertibile la meccanica quantistica. Volete che proprio il nostro corpo sia completamente slegato dai nostri pensieri, dalle nostre credenze, dalle nostre aspettative?

PS: il film “Dallas Buyers Club” ha avuto una gestazione molto lunga e travagliata. Soggetto (storia vera) e sceneggiatura erano pronti da vent’anni, ovvero da poco dopo la morte del protagonista, Ron Woodroof, avvenuta nel 1992. Innumerevoli volte si è stati sul punto di girare, ma poi immancabilmente i finanziatori si tiravano indietro. Alla fine fu girato in soli 25 giorni, con un budget di 5 milioni di dollari. A dimostrazione che per fare buon cinema servono solo le storie giuste da raccontare.

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Hamer e la questione della Terapia

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Chiunque ha approfondito a sufficienza gli studi di Hamer si è reso conto che le leggi biologiche sono vere, al 100 %.
Si pone subito, tuttavia, un grosso problema: se sono vere, come mai il mondo non se ne è ancora accorto? Perchè la medicina continua imperterrita sulla sua strada materialistica e meccanicistica, come se Hamer non fosse mai esistito? Le leggi biologiche hanno ormai più di 30 anni di vita, non sono una scoperta proprio recentissima, ancora da diffondere e da assimilare.

Queste domande sorgono naturalmente nella mente dell’essere umano medio moderno che viene a contatto con la NMG (Nuova Medicina Germanica). Moltissime persone a cui ho anche solo spiegato sommariamente gli studi di Hamer mi hanno subito interrotto, dicendo “ma allora secondo te tutti gli studiosi del mondo sono scemi che si sbagliano?”. La domanda, in un certo senso, è lecita. Fin dalla nascita ci è stato insegnato ad avere fede nel sistema in cui ci troviamo. Attraverso il pensiero dominante e positivista, ci hanno
convinti che, alla fine, la verità scientifica vince sempre. E la storia è così diventata una sequela quasi ininterrotta di conquiste scientifiche e sociali, che portano sempre la società verso una condizione migliore, più evoluta. Ora invece arriva Hamer, e ci dice che l’intera medicina moderna si fonda su ipotesi di base errate. E le sue teorie sono verificabili da chiunque, basta studiare i suoi scritti e applicarli. E’ dunque evidente una grande contraddizione: da una parte c’è il positivismo, a cui l’uomo moderno medio ha sempre creduto. Dall’altra c’è Hamer, verificato sulla propria pelle, e nella propria esperienza. Come può l’uomo moderno non andare in confusione?

La contraddizione diventa assolutamente evidente nel momento in cui dobbiamo affrontare i concetti di diagnosi, di terapia e di cura.
Nell’ottica della Medicina Ufficiale il nostro corpo ad un certo punto può essere attaccato da microorganismi esterni senza riuscire a difendersi adeguatamente, oppure può azionare una qualche predisposizione ereditaria malsana, oppure può semplicemente “impazzire”, per sfiga. In altre parole, può “ammalarsi” (cioè avere il male dentro di sè). E’ quindi assolutamente necessario prima di tutto individuare la malattia e darle un nome (è bene identificare e dare un nome al nemico…), e conseguentemente adottare una terapia, che è di solito farmacologica o chirurgica. Se non si fa così, la “malattia” progredirà, l'”impazzimento” del nostro corpo andrà avanti, fino a portarci a debilitazioni sempre più gravi e persino alla morte.
Hamer ha scoperto che niente nel nostro corpo impazzisce, mai. Ogni comportamento del nostro organismo, normale o speciale, è perfettamente sensato in conseguenza della nostra percezione del vissuto. Trovare questa sensatezza è compito della “nuova diagnostica” della NMG. In un certo senso, quindi, il concetto di diagnosi rimane. Ciò che cambia radicalmente di senso è il concetto di terapia e di cura. Per Hamer la terapia non deve essere più una guerra al nemico, bensì un accompagnamento sensato dei processi in corso, al limite mitigandone alcuni sintomi più fastidiosi o debilitanti. Infatti, chi ha capito le leggi biologiche sa che è già il nostro corpo ad effettuare la terapia, nella fase PCL. C’è poi, in molti casi, da fare un qualche cambiamento nella vita della persona se si vogliono evitare le recidive. Tutto qui. E’ evidente, quindi, un cambiamento radicale nel concetto stesso di terapia.

Queste due visioni della salute umana, quella di Hamer e quella della Medicina Ufficiale, sono palesemente, a livello logico, inconciliabili. L’essere umano moderno (che ha conosciuto gli studi di Hamer), non sa però quale delle due sposare. Da una parte c’è il suo corpo e la sua esperienza che gli dicono che Hamer ha ragione. Dall’altra, c’è l’intera società moderna, che dice che Hamer è un pazzo razzista. A chi credere?
Questa condizione mentale “schizofrenica” è ben nota a qualsiasi operatore di NMG, soprattutto se non è medico, ovvero se non gode nemmeno di parte dei vantaggi dati dell’autorevolezza personale sistemica. Il proprio paziente è sempre in bilico tra il credere alle leggi di Hamer e il credere ai “luminari” della scienza medica moderna, famosi oncologi e compagnia bella. In questa situazione si aprono due porta principali per l’operatore hameriano, che sono poi, mi sembra, le due principali direzioni che sta prendendo la divulgazione hameriana.

Da una parte ci sono quelli che potrei chiamare gli “hameriani puri”, tra i quali c’è sicuramente lo stesso Hamer, e tra i quali mi annovero anche io. Per noi non si può applicare la NMG “in parte”, venendo comunque incontro alle credenze errate del paziente. La pensiamo un po’ come il maestro Miyagi in Karate Kid: se tu impari Karate va bene, se non impari Karate va bene, ma se la impari così così, finirai schiacciato. Per la NMG è un po’ la stessa cosa. Pensiamo che almeno le basi della NMG debbano essere comprese nel profondo dal paziente per poterlo aiutare, deve averle “fatte sue”, altrimenti rimarrà sempre troppo vulnerabile ai vari terrorismi degli “esperti”. Pensiamo sia importante che anche i familiari comprendano la basi della NMG, così da aiutare il paziente anzichè ostacolarlo. Pensiamo, in poche parole, che sia necessaria una profonda rivoluzione nella mente e nella vita del paziente affinchè la conoscenza della leggi biologiche sia realmente utile: un po’ tutto il mondo deve essere ribaltato e messo in discussione, non solo la medicina, altrimenti le vecchie credenze rimarranno sempre nel profondo, pronte a riaffiorare nel momento della paura. Capiamo bene, tuttavia, che questa rivoluzione è per pochi. La massa non è pronta, e finchè non sarà pronta davvero è meglio che continui a seguire i dettami del sistema, altrimenti non farebbe altro che snaturare e inquinare la meravigliosa medicina di Hamer.

Dall’altra parte, ci sono quelli che potrei chiamare gli “hameriani integratori”. Sono i fan del sincretismo ad ogni costo, in particolare di quello tra la MU e la NMG. A mio parere, il sincretismo che si poteva fare è già stato fatto da Hamer. La NMG si base sulle conoscenze anatomiche e fisiologiche dalla medicina moderna, e si può dire che la stessa NMG non sarebbe potuta esistere senza queste conoscenze. Non si può tuttavia cercare un sincretismo in riguardo all’eziologia delle “malattie”, perchè il bianco non può essere nero, e viceversa. Per essendo, di base, anch’io un ricercatore del sincretismo, mi sembra che questa scuola abbia preso alcune derive “sistemiche” non proprio positive. Vediamone alcune.

In primo luogo, noto una mal celata ricerca di autorevolezza agli occhi del paziente da parte del terapeuta hameriano (il quale non ha autorità sistemica riconosciuta). Questa ricerca di autorevolezza, a volte disperata, fa sì che ogni terapeuta voglia mostrarsi a tutti i costi “più preparato” degli altri. Si ricrea così, molto spesso, quella orrenda situazione, a cui siamo un po’ tutti abituati, in cui due medici litigano su diagnosi e terapie, rinfacciandosi a vicenda la propria preparazione, mentre il paziente li guarda impotente e basito. E si ridà, in questo modo, appoggio alle energie legate alla competizione e alla lotta su ogni cosa, energie che hanno dominato la società moderna, e che ci hanno portato alla situazione attuale, assolutamente folle, priva di senso e di futuro. Si perde del tutto, invece, uno degli insegnamenti principali di Hamer, ovvero che è la cooperazione sensata e intelligente a far funzionare tutto e a portare la vera bellezza, tra le nostre cellule come nella nostra società, e non la competizione idiota tra chi crede di conoscere meglio le mille sfumature della medicina di Hamer.

La ricerca di autorevolezza si vede anche in altre iniziative, come quella della Jean Monnet, o la creazione di una Scuola di Formazione, con tanto di Professori, che ovviamente è “la scuola migliore di NMG in Italia, anzi nel mondo”… Ma che ne sapete? In che senso? Chi lo ha stabilito? Che autorità? L’unica autorità possibile qui è Hamer stesso, e non mi sembra si sia mai pronunciato in questo senso, anzi… E poi pensate davvero che prendendo a prestito (direi anche in modo illecito) questi termini sistemici (Formazione, Professori, ecc.) un paziente vi creda di più? O che vi creda di più se voi avete un “certificato europeo”? Dall’altra parte c’è l’intero sistema medico mondiale, voi chi siete a confronto? Se non vi create un autorevolezza unicamente basata sulla verità di quanto dite, allora il vostro livello di autorità rimane zero, e questi tentativi sono in fondo ridicoli. Se il paziente non ha capito la NMG, se non ha capito che tutto il mondo è al contrario, allora seguirà sempre l’autorità riconosciuta più forte…

Un’altra tendenza di alcuni “hameriani integratori” è quella di voler relegare la NMG ad un solo “metodo diagnostico”. Questo è, probabilmente, il peggior pericolo di snaturamento per la NMG, perchè se le leggi biologiche servono solo come diagnosi allora nelle mente del paziente può rimanere facilmente il concetto di “male” che lo affligge, e quindi della necessità di una cura per “sconfiggerlo”. E allora ecco che vengono affiancati alla NMG altri “approcci terapeutici” che con la NMG non hanno nulla a che fare, come le Costellazioni Familiari di Hellinger, o i fiori di Bach, o la “Naturopatia Olistica”, e così via. Tutti approcci che possono avere la loro utilità, ma che mantengono in sè il concetto occidentale che quando ci si ammala vuol dire che “qualcosa non va”, e che quindi bisogna “combattere” il male, intervenendo tramite farmaci o a livello psicologico, e sempre e comunque sotto la supervisione di un terapeuta riconosciuto (da chi, non si sa…). Capisco che in questo modo si tenga bene aperta la porta del grande businness dei terapeuti, però nello stesso tempo si perde il miglior messaggio hameriano, che è quello di capire veramente cosa sono le “malattie”, andando oltre al concetto di male, e quindi alla paura.

Diffondendo questo tipo di mentalità, inoltre, si perdono tutte le potenzialità “sociali” legate alle scoperte di Hamer. Il nostro corpo, una volta scoperto il suo reale funzionamento anche in condizioni speciali, può fornire a mio parere un valido esempio anche per una nuova organizzazione sociale. Certo, per fare questo occorrerebbe una diffusione maggiore della NMG, che come detto al momento attuale è impossibile. Se però si mantengono intatti i meravigliosi principi di base della NMG, se si fa una divulgazione veramente corretta, forse verrà un giorno in cui le scoperte di Hamer verranno davvero riconosciute dalla società, e si creerà così un mondo davvero migliore, il paradiso che ogni hameriano vero ha perlomeno intuito come possibile… Al contrario, se si snaturano le scoperte di Hamer solo per tirare avanti il proprio piccolo orticello, allora tutto il bello e il vero, col tempo, andrà perduto.

Questo articolo non vuole essere un attacco personale verso nessuno, ma solo un invito a riflettere. Anch’io, pur non facendo il terapeuta di professione, mi sento parte dei divulgatori, e anch’io ovviamente non sono esente da “errori”. Sono perfettamente consapevole che la prima rivoluzione da fare è quella interiore, e su questo siamo un po’ tutti sulla stessa barca. Mi auguro che prima o poi si troverà una nuova convergenza, in modo da divulgare nel modo migliore queste meravigliose scoperte, il più grande dono che gli dei abbiano mai fatto all’umanità.

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Le feci e i programmi SBS della digestione

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Pur trattandosi di un argomento non proprio “gradevole”, l’analisi delle feci può darci indicazioni importanti in relazione a ciò che sta succedendo nel nostro tratto gastro-intestinale. In particolare possiamo notare la consistenza, l’odore e il colore delle feci, e in base a questi parametri stabilire, in line di massima, quali programmi sono in atto, ed in quala fase ci troviamo.

I conflitti che principalmente influiscono sullo stato delle feci sono sette: la qualità secretoria della grande curvatura dello stomaco (endoderma), la qualità secretoria dell’intestino (endoderma), la qualità assorbente dell’intestino (endoderma), il pancreas (endoderma), il fegato (endoderma), i dotti biliari (ectoderma) e i dotti pancreatici (ectoderma).

Il conflitto della grande curvatura dello stomaco è del boccone “rimasto sullo stomaco”. In fase attiva si ha crescita cellulare per migliorare la secrezione degli acidi gastrici, al fine di digerire il boccone indigesto. In questa fase possiamo avere feci sfatte e particolarmente acide.

Il conflitto della qualità secretoria dell’intestino è il conflitto del “boccone indigesto”. In fase attiva abbiamo crescita cellulare di tipo secretorio, e quindi avremo facilmente feci con tanto muco (gelatina biancastra). In soluzione il tumore a cavolfiore viene disgregato, e avremo sangue nelle feci.

Il conflitto della qualità assorbente dell’intestino è il conflitto del “boccone che vogliamo assimilare”. In fase attiva abbiamo crescita cellulare di tipo assorbente, e quindi avremo facilmente feci nere e a capretta, esageratamente assorbite. In soluzione il tumore a crescita piatta viene disgregato, e avremo sangue nelle feci.

Il conflitto del pancreas è di contrarietà indigesta in ambito familiare. In fase attiva avremo crescita cellulare di tipo secretoria, con maggior produzione di succhi pancreatici, generalmente non notata nelle feci. In soluzione (pcl-A) avremo carenza di succhi pancreatici, e quindi feci sfatte, anche se non acide.

Il conflitto del fegato è il conflitto di “paura di morire di fame”. In fase attiva avremo crescita cellulare di tipo assorbente e secretoria, con maggior produzione di bile, generalmente non notata nelle feci. In soluzione (pcl-A) avremo carenza di bile, e quindi feci chiare, giallognole.

Il conflitto dei dotti biliari e dei dotti pancreatici è sempre di rancore nel territorio.
Se prende i dotti biliari allora avremo in fase attiva una maggiore produzione di bile, che può essere notata in feci scure e appiccicose. In soluzione (pcl-A) avremo ristagno di bile, e quindi feci chiare e giallognole. In pcl-B infine la bile viene liberata e avremo feci nere e appiccicose.
Se prende i dotti pancreatici allora avremo in fase attiva una maggiore produzione di succhi pancreatici, generalmente non notata. In soluzione (pcl-A) avremo ristagno di succhi pancreatici, e quindi feci sfatte.

Da notare che i programmi SBS sopra citati possono anche essere concomitanti, nel qual caso risulta ovviamente più difficile la lettura delle feci.

In riferimento al sangue nelle feci, è importante notare in che aspetto si presenta. Se è rosso vivo, allora il programma ha riguardato l’ultima parte dell’intestino. Se invece è via via più scuro significa che è stato digerito, e quindi l’origine della formazione va cercata via via più in alto nel tratto intestinale.

Un altro discorso, parallelo, riguarda la stipsi.
La stipsi è in genere causata dal conflitto che riguarda la qualità peristaltica del tratto intestinale, “non poter espellere il boccone indigesto”. Questo conflitto, negli adulti, riguarda quasi sempre solo una parte del tratto intestinale. Per questo in fase attiva possiamo avere peristalsi aumentata in un tratto, ma praticamente bloccata nel resto dell’intestino, e quindi stitichezza. In soluzione vi è poi normalizzazione del tutto. Se il conflitto riguarda invece gran parte o tutto il tratto intestinale, come avviene a volte nei bambini, potremmo notare stitichezza in fase pcl-A.

La capacità di espellere gli escrementi è invece fornita al nostro corpo tramite la muscolatura volontaria sfinterica (mesoderma recente). Il conflitto in questo caso è di svalutazione per non riuscire ad espellere un boccone indigesto. In fase attiva avremo progressivo calo funzionale, di solito non notato. In fase pcl-A invece il muscolo cede, e possiamo avere grosse difficoltà ad espellere le feci (tenesmo). In fase pcl-B si ha poi ritorno alla normalità.

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La Nuova Medicina di Hamer e la Sessualità

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Come sappiamo, le leggi biologiche portano una sostanziale rivoluzione nel modo di vedere il nostro corpo e la nostra vita nel suo complesso. Un aspetto importante nella vita di ognuno di noi è senza dubbio la sessualità. In questo articolo cercherò di esporre alcune delle conclusioni cui è giunto il dottor Hamer riguardo a questo argomento così affascinante.

Secondo Hamer, l’area cerebrale che regola l’andamento dei nostri ormoni sessuali, e quindi anche il nostro comportamento sessuale, è la cosiddetta area perinsulare (vicino all’insula), facente parte della corteccia cerebrale, e situata in posizione centrale nel nostro cervello.

Figura 1

Figura 1

Figura 2: sezione dell’area perinsulare del territorio

Figura 2

Hamer chiama questa area perinsulare “area del territorio”: i conflitti che viviamo in quest’area sono infatti di territorio, anche se hanno una connotazione particolare. Il territorio qui è infatti intesto, in modo specifico, come territorio di procreazione. I conflitti che patiremo in quest’area saranno quindi sempre in qualche modo legati all’idea di procreazione: esiste un territorio adatto per accogliere una nuova vita? E la mia posizione (identità) all’interno del territorio me lo consente?

Come vediamo nella figura 2, quest’area, come tutto il cervello, è divisa in due emisferi. La lateralità degli emisferi in questa area della corteccia è però diversa dalla lateralità del resto della corteccia cerebrale, e del complesso del neoencefalo. Qui in effetti sono presenti organi ectodermici che non possiedono una componente destra e una sinistra, come invece è normale per il resto della corteccia (pensiamo, per esempio, all’epidermide e alla innervazione muscolare). Si tratta di organi che, a ben vedere, si configurano come aiuto evolutivo alle funzione digestive e vitali già presenti con i tessuti endodermici e del paleoencefalo.

La parte destra dell’area perinsulare del territorio è la parte che gestisce gli ormoni sessuali maschili (testosterone). Qui patiamo conflitti di territorio nel vero senso della parola, ovvero di lotta per il territorio (inteso sempre, lo ricordo, come spazio adatto alla procreazione). Il territorio può essere minacciato, può essere perso, oppure può esserci ma noi abbiamo la sensazione che le cose non vadano nel modo giusto. Ovviamente a questi conflitti corrispondono organi e tessuti specifici, di cui i più importanti sono: bronchi (territorio minacciato), arterie coronarie (territorio perso), piccola curvatura dello stomaco e vie biliari e epatiche (territorio incasinato). Tutto ciò in linea di massima, semplificato, perchè una trattazione singola di questi conflitti non è l’obiettivo di quest’articolo.

La parte sinistra dell’area perinsulare del territorio è la parte che gestisce gli ormoni sessuali femminili (estrogeni). Qui patiamo conflitti relativi alla nostra identità all’interno del territorio. Anche qui possiamo sentire la nostra identità minacciata, possiamo perderla, oppure possiamo averla ma in un modo non ben definito. Gli organi principali corrispondenti, sempre semplificando, saranno: laringe (identità minacciata), vene coronarie e collo dell’utero (identità persa), mucosa del retto (identità non ben definita).

Quando è attivo un conflitto in una delle due aree (destra o sinistra), gli ormoni corrispondenti a quell’area vengono ridotti. Se patisco un conflitti a destra cerebralmente, il livello di testosterone si abbassa. Se lo patisco a sinistra cerebralmente, si abbassa il livello di estrogeni.

Hamer ha scoperto che anche il comportamento sessuale presenta delle differenze tra destrimani e mancini. Vediamo quindi cosa può succedere ad un uomo destrimane, ad un donna destrimane, ad un uomo mancino e ad una donna mancina. E, per capirci qualcosa, riferiamoci inizialmente ad una società semplice, primordiale, ancorata alla struttura del branco. Ricordiamoci che tale struttura societaria ha caratterizzato centinaia di migliaia di anni dell’evoluzione umana, e che quindi occorre sempre in qualche modo riferirsi ad essa per comprendere le risposte biologiche che si sono sviluppate.

Qualsiasi giovane maschio destrimane, nel branco, è normalmente un aspirante capobranco. Se, una volta maturo, sconfigge il capobranco è diventa il capo assoluto, non patirà alcun conflitto nelle aree del territorio. Il suo livello di testosterone rimarrà normalmente alto, sarà forte e macho.

In modo simile, la giovane femmina destrimane aspira ad essere la più bella, la più desiderata, la donna alfa. Se una volta matura viene subito presa come favorita dal capobranco, non patisce alcun conflitto di identità nel territorio. Il suo livello di estrogeni rimane normalmente alto, è attraente e femminile.

La sessualità di questi due individui sarà assolutamente normale: essi saranno unicamente interessati ad un rapporto canonico, pene nella vagina, al fine di procreare. L’omosessualità e il lesbismo sono esclusi, e anche la masturbazione, così come ogni altra tendenza sessuale o predilezione particolare. Il maschio e la donna alfa devono procreare, e sono attratti unicamente dell’atto che permette la procreazione.

Maschio e femmina alfa, tuttavia, rappresentano solo due individui. Che succede a tutti gli altri?

Il maschio destrimane medio, prima o poi, vive un conflitto di territorio, ovvero si rende conto di essere più debole del capo. Egli patirà il primo conflitto di territorio a destra cerebralmente, abbassando il testosterone, e diventando così meno macho, più femminile, remissivo e sottomesso al capobranco.

La femmina destrimane media, prima o poi, vive un conflitto di identità nel territorio, ovvero si rende conto di non essere la preferita, la più bella e femminile. Ella patirà il primo conflitti di territorio a sinistra cerebralmente, e lo vivrà come un conflitto di identità. I suoi livelli di estrogeni si abbasseranno, e lei diventerà meno femminile, e quindi più adatta a svolgere alcuni compiti maschili.

Che succede alla loro sessualità? La Natura ha predisposto, sensatamente, che gli unici ad avere totale diritto di procreare siano gli elementi migliori della specie. Per tutti gli altri si aprono, sensatamente, le porte di tutte la altre esperienze sessuali, sempre appaganti per l’individuo, ma diverse dal rapporto canonico rappresentato dalla penetrazione del pene nella vagina. Diventa quindi possibile l’omosessualità, il lesbismo, la masturbazione, le esperienze sessuali non canoniche, l’attrazione sessuale per parte del corpo diverse da quelle genitali, e così via. Sono tutti modi che la Natura ha predisposto per permettere a tutti il godimento sessuale, senza per questo rendere più debole la specie.

Spostandoci dalla struttura semplice del branco alla situazione attuale della nostra società, cosa è cambiato? Quali considerazioni è opportuno fare?

Nella nostra società le cose non sono così semplici e ben definite come descritto finora. Il modello di società è mutato, è diventato più complesso, e sono intervenuti alcuni cambiamenti importanti. Il cibo, per esempio, come anche le altre necessità vitali, è rappresentato ora dal denaro. In questo senso la persona che esce al mattino e torna a casa alla sera con il denaro è simile all’uomo delle caverne che esce al mattino alla ricerca di cibo.

Possiamo dire, inoltre, che non esista più un unico capobranco, quanto piuttosto degli spazi in cui ognuno di noi si può sentire più o meno capobranco. Un imprenditore, per esempio, è uno che lotta direttamente nel mondo (il sistema economico) per procurarsi il cibo e le necessità vitali (il denaro), e avrà maggiori possibilità di sentirsi capobranco rispetto ad un lavoratore dipendente. Il lavoratore dipendente ha infatti sempre un capo (lo chiama anche così…), e quindi per molti versi delega a lui gli onori e gli oneri del capobranco. Quanto detto sopra rimane comunque valido: una uomo sarà tanto più mascolino e attratto da esperienze sessuali canoniche quanto più si sente capobranco. Al contrario, sarà attratto da pratiche alternative nella misura in cui si sente poco capobranco.

Discorso simile può essere fatto per la donna, che si sentirà più o meno donna alfa in rapporto alle sue esperienze, a quanto “piace”, o alla qualità di capobranco del suo eventuale compagno, e quindi svilupperà attitudini sessuali più o meno “normali”.

C’è da sottolineare, tuttavia, che la nostra società odierna ha anche mischiato, e di molto, i ruoli originari. La femmina che lavora o è addirittura imprenditrice assume in realtà, in molti modi, il ruolo di capobranco. E molti uomini si sono spostati verso comportamenti più femminili. Ciò contribuisce a rendere molto complessa la situazione sessuale del mondo di oggi.

Una cosa rimane comunque certa: nell’ottica hameriana, tutta la colpevolizzazione perpetuata da molte religioni nei confronti di qualsiasi atto sessuale non finalizzato alla procreazione risulta assurda e, paradossalmente, persino innaturale.

(ovviamente qui si intendono comportamenti sessuali solitari non autolesionistici, oppure tra adulti consenzienti, mentre forme di violenza o prevaricazione presuppongono altre costellazioni conflittuali in atto, diverse da quelle descritte qui).

Che succede, invece, a mancini e mancine?

L’uomo mancino, a differenza del destrimane, patirà il primo conflitto di territorio a sinistra cerebralmente. In questo modo abbasserà ulteriormente i suoi ormoni femminili, diventando ancor più maschio. Mentre il destrimane dopo il primo conflitto tende a deprimersi, il mancino fa l’esatto contrario, ovvero tende ancora di più alla maniacalità.

La donna mancina patirà invece il primo conflitto di identità nel territorio a destra cerebralmente. In questo modo abbasserà ulteriormente i suoi ormoni maschili, diventando ancora più femminile. Mentre la destrimane dopo il primo conflitto di territorio tende a mitigare la propria femminilità, la mancina fa l’opposto, la raddoppia.

I mancini e le mancine rappresentano, a quanto pare, un piano di riserva per il branco.

Immaginiamo un grave conflitto di territorio, un evento che riguarda tutto il branco, come per esempio l’attacco di un branco avversario finito male, con morti e feriti. In quella situazione il capobranco e i lupi secondari destrimani vanno tutti in depressione, mentre soltanto i mancini rimangono attivi e maniacali. Un mancino potrà così prendere, più o meno temporaneamente, il ruolo di capo (e di procreatore), permettendo la rinascita del branco, che altrimenti sarebbe assai difficile. Pare tuttavia che il mancino non si trovi a suo agio nel ruolo di capo per lungo tempo, cosicchè presto si sposta volontariamente a fianco di un nuovo capobranco destrimane, come suo braccio destro.

Se invece, per esempio, le donne di un branco patiscono tutte un conflitti di massa, come per esempio il rifiuto in blocco da parte del capobranco (che magari preferisce ingravidare femmine selvatiche), le destrimane abbasseranno tutte la propria femminilità, rendendo praticamente impossibile un loro riscatto agli occhi del capobranco. Le mancine, al contrario, raddoppieranno la propria femminilità, rendendosi così probabilmente appetibili, e salvando in questo modo le finalità procreative del branco.

Tutto quanto abbiamo detto finora riguarda la situazione in cui l’individuo patisce un solo conflitto nelle aree del territorio. Cosa succede al secondo conflitto?

Il secondo conflitto andrà, per tutti, a picchiare nell’emisfero cerebrale opposto al primo. A questo punto ci troviamo in una delle possibili costellazioni schizofreniche di quest’area, manifestando comportamenti più depressivi e femminili se è più forte il conflitto di destra, o più maschili e maniacali se è più forte il conflitto di sinistra.

Tale situazione costellatoria è tutt’altro che stabile, e può subire variazioni anche ingenti a seconda degli eventi della vita, che possono sciogliere o attivare i vari conflitti. Possiamo così oscillare con una certa facilità tra stati depressivi e stati maniacali ed anche, ritornando a parlare di sessualità, tra preferenza sessuali diverse. Hamer approfondisce ulteriormente questa situazione, proponendo una serie di “regole della bilancia”, che però non affronterò in questa sede. E anche riguardo all’apporto complessivo di Hamer alla sessualità ci sarebbe molto altro da dire, sulle diverse costellazioni di quest’area, sui due tipi di orgasmo, sui batteri e sulle cosiddette “malattie sessuali”, ma per ora mi fermo qui.

La lettura hameriana della sessualità può, a mio parere, rappresentare la base per una vera rivoluzione sessuale. Escludendo tutti i comportamenti dannosi per se stessi e per il branco, che come detto sono frutto di situazioni costellatorie diverse da quelle descritte qui, possiamo dire che ogni preferenza sessuale può senz’altro essere vista come sensata dal punto di vista biologico ed evolutivo. I sensi di colpa con i quali tutti, più o meno, siamo stati cresciuti, dovrebbero a questo punto definitivamente crollare.

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Hamer: le 2 sensibilità delle mucose ectodermiche

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Come confermato dalle scoperte di Hamer, il corpo umano ha subito diverse modificazioni nel corso dell’evoluzione. In questo articolo parlerò delle mucose ectodermiche, perchè comprendere la loro evoluzione filogenetica è di grande aiuto per la corretta diagnosi dei processi in atto. Vediamo perchè.

Con il graduale sviluppo del neoencefalo, le antiche mucose (tessuti produttori di muco) endodermiche sono state via via ricoperte dalle mucose ectodermiche. Stessa sorte ha subito il derma (cervelletto, sempre nel paleoencefalo), ricoperto dalla mucosa ectodermica dell’epidermide.

Altra grande novità del neoencefalo è la creazione dei dotti. Nel corpo umano diretto dal solo paleoencefalo, infatti, i succhi utili alla digestione venivano direttamente riversate nell’intestino. Col neoencefalo, invece, vengono creati i dotti, che rappresentano un’ulteriore possibilità di regolazione dell’afflusso delle produzioni ghiandolari. Discorso simile può essere fatto anche per i dotti lattiferi e per i dotti tiroidei, e in generale ovunque vi siano dotti.

Nel corso dell’evoluzione, tuttavia, le mucose ectodermiche si sono differenziate in due gruppi: dapprima si sono formate le mucose del tratto oro-faringo-anale, che posseggono una sensibilità di tipo “interno”, e in seguito si sono sviluppate le mucose della cute esterna e del tratto respiratorio, le quali invece posseggono una sensibilità di tipo “esterno”. Benchè in entrambi i casi abbiamo ulcera in fase attiva e riparazione in fase di soluzione, questi due tipi di mucosa presentano una sensibilità (insensibilità, iperestesia, dolore) diversa (praticamente opposta) nei diversi momenti del programma SBS, come evidenziato dai seguenti schemi:

SENSIBILITA’ DEL TRATTO ORO-FARINGEO (SENSIBILITA’ INTERNA)

Schema sensibilita Interna

SENSIBILITA’ DELLA CUTE ESTERNA (SENSIBILITA’ ESTERNA)

Schema sensibilita Esterna

Per capire quali mucose, nello specifico, posseggono una determinata sensibilità dobbiamo ancora una volta osservare come è avvenuta l’evoluzione del corpo umano.

Mentre queste mucose erano in formazione, infatti, è avvenuto un fatto evolutivo molto importante. La struttura ad anello (con un unico orefizio per ingestione del cibo ed espulsione degli scarti), che caratterizzava fino a quel punto il nostro corpo, si è spezzata, creando due orefizi separati: uno per l’ingestione del cibo (bocca), un altro per l’espulsione degli scarti (ano).

In questo importante cambiamento le mucose del tratto finale oro-faringo-anale hanno perso la loro innervazione originaria, e la nuova innervazione creata, passante tramite la spina dorsale, è diventate di tipo “esterno”. Per questo motivo le mucose di retto, vescica, vie urinarie, vagina e collo dell’utero seguono lo schema della cute esterna.

In definitiva, fan parte delle mucose a sensibilità “interna” le mucose del tratto oro-faringeo:

  • mucosa della bocca e della faringe, smalto dei denti, dotti delle ghiandole salivari
  • mucosa dei 2/3 superiori dell’esofago
  • piccola curvatura dello stomaco
  • dotti biliari e pancreatici

A cui va aggiunto il reticolo nervoso del periostio, le vene e le arterie coronarie, i dotti tiroidei e le mucose dei seni paranasali (eccezione).

Esempio: se ho un conflitto che riguarda la piccola curvatura dello stomaco, dovrò aspettarmi iperestesia e dolore in fase attiva e in CE, mentre insensibilità durante la fase PCL.

Fanno parte invece della sensibilità “esterna”, oltre alla cute esterna, anche le mucose del tratto respiratorio:

  • mucosa del naso
  • mucosa della laringe
  • mucosa dei bronchi

In più come detto, le mucose del tratto finale oro-faringo-anale:

  • mucosa della vescica e delle vie urinarie
  • mucosa della vagina e del collo dell’utero
  • mucosa del retto

A cui vanno aggiunti anche i dotti lattiferi (eccezione).

Esempio: se ho un conflitto che riguarda l’epidermide, dovrò aspettarmi insensibilità in fase attiva e in CE, mentre avrò bruciore, dolore, prurito nella fase PCL.

 

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