L’effetto Kervran e la vera scienza della vita

Se consideriamo la classificazione oggi comunemente accettata del “sapere scientifico”, è la biologia ad essere considerata come “scienza della vita”. Un sapere scientifico coerente deve, tuttavia, riuscire a fornire un modello interpretativo complessivo della realtà, sia dal punto di vista chimico (comportamento della materia) che da quello fisico (composizione della materia). Esiste un tale fondamento, chimico e fisico, alla base della scienza chiamata oggi biologia?

Questa domanda porta, in modo naturale, ad un altra importante questione. Sappiamo tutti che i fisici di oggi sono impegnati a trovare un modello atomico in grado di spiegare tutti i fenomeni fisici conosciuti. Allo stesso modo, tuttavia, sappiamo che i fisici analizzano la materia “morta”, non gli atomi che compongono le cellule, le quali a loro volta compongono gli organismi viventi. Questi “risultati” dei fisici, attenuti analizzando la materia inanimata, possono essere arbitrariamente estesi anche alla materia animata? In altre parole, i modelli teorici dei fisici possono spiegare anche la vita?

Corentin Louis Kervran (1901 – 1983), uno degli scienziati più stimati (e riconosciuti a livello internazionale) del secolo passato, ha analizzato la questione. A partire dagli anni 30, ha cominciato una serie di studi “fisici” sulla materia vivente, proprio allo scopo di individuare se le stesse leggi valide per la materia inanimata potessero essere applicate anche alla vita.

Uno dei fondamenti della chimica, se non il fondamento principale, è la famosa legge di Lavoisier, “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Con questa formulazione si intende che la materia può cambiare aspetto e ricombinarsi a livello molecolare, ma alla fine di ogni processo troveremo sempre le stesse quantità di atomi che avevamo all’inizio. La variazione degli atomi, ovvero la trasmutazione della materia, non è quindi considerata possibile durante una qualsivoglia esperimento effettuato in ambiente terrestre. E ciò perchè, per trasmutare la materia, è necessario vincere l’interazione forte che tiene uniti i nuclei atomici, e quindi può avvenire solo attraverso enormi pressioni e temperature, presenti unicamente all’interno dei soli. Questo è ciò che dice la teoria ufficiale.

Kervran fece un esperimento. Prese dei semi di avena, ne analizzò la composizione fisica, e quindi li fece germinare. Lì isolò in modo tale che ogni apporto esterno di “materia” potesse essere considerato trascurabile. Periodicamente, prelevava semi di avena parzialmente germinati, e li analizzava. Era convinto di trovare sempre la stessa composizione atomica, perchè così diceva la teoria comunemente accettata. I risultati, tuttavia, dicevano il contrario. Durante la germinazione, si notava un’innegabile aumento della quantità di Calcio, e un’innegabile diminuzione della quantità di Fosforo. Ripetè l’esperimento migliaia di volte, e migliaia di volte fu replicato da altri ricercatori. La quantità di Calcio aumentava sempre di circa il 100 %, non poteva esserci alcun dubbio: era avvenuta una trasmutazione dal Fosforo al Calcio.

A Kervran venne subito il dubbio che non si trattasse di un fenomeno particolare dei semi di avena. Gli venne il dubbio che ovunque la vita avesse la capacità di trasmutare gli elementi. Famosa è la sua altra osservazione sui polli. Per un certo periodo nutrì i polli soggetti all’esperimento con un’alimentazione completamente priva di Calcio. In breve, la galline cominciarono a fare uova sfatte, prive della loro solita consistenza, garantita dal Calcio. Decise quindi di fornire il pollame di un nuovo mangime, la mica, anch’essa priva di Calcio, ma ricca di Potassio. Con sua grande sorpresa, le galline si gettarono sulla mica come se fosse il cibo più prelibato del mondo, e in seguito ripresero a fare uova sane. Anche in questo caso, l’esperimento fu replicato infinite volte, e il risultato era sempre lo stesso: i polli possono trasmutare il Potassio in Calcio.

Questi esperimenti generarono, com’è comprensibile, un profondo subbuglio nella comunità scientifica. Data la sua influenza e il suo prestigio, tuttavia, Kervran non potè essere del tutto ignorato. Si cominciò a parlare di “effetto Kervran”, proprio per descrivere queste “strane” trasmutazioni operate dalla materia vivente. Molti fisici difesero ad oltranza il paradigma dominante, liquidando sempre gli esperimenti di Kervran come “viziati” da un qualche errore operativo sconosciuto (e mai individuato). Altri fisici, tuttavia, cominciarono invece ad ipotizzare un modello atomico alternativo, in grado di spiegare queste trasmutazioni, evidenti alla prova sperimentale. Steven Weinberg e Abdus Salam ottennero il Nobel per la fisica nel 1979, e la loro teoria comprendeva una possibile spiegazione dell’effetto Kervran. Nel suo ultimo libro-testamento, “Trasmutazioni. biologiche e fisica moderna”, del 1980, Kervran si ricollega a quel modello e si dichiara ottimista riguardo al futuro, perchè convinto che le trasmutazioni biologiche a debole energia fossero ormai una realtà non più negabile. Oggi, invece, sappiamo a che punto stiamo: qualcuno nel 2017 ha mai sentito parlare delle trasmutazioni biologiche a debole energia? Dove sono finite? Cosa diavolo è successo?

Queste conoscenze si sono perse per strada, ed è ritornata in auge il paradigma dominante, ovvero che non c’è differenza, in fisica, tra la materia animata e quella inanimata. Così almeno mi è stato insegnato nell’intero mio percorso scolastico, fino alla laurea in ingegneria. Perchè tutto questo? Perchè negare che la vita abbia una qualche “marcia in più” rispetto alla materia inanimata? Non sembra evidente a tutti che è così? E non ci sono state abbastanza prove sperimentali a conferma di ciò? D’altronde, basterebbe questa semplice domanda: come fa la vita a crescere? Dove prende l’energia?

Trovo molti paralleli tra la storia di Louis Kervran e quella di R. G. Hamer. Entrambi hanno analizzato nel profondo il funzionamento degli organismi viventi. Entrambi sono giunti a conclusioni sconcertanti, in grado di ribaltare le fondamenta stesse della “scienza” attuale. Ed entrambi sono stati violentemente attaccati, ed in seguito emarginati, “dimenticati”. Il sistema di potere attuale vuole a tutti i costi una “scienza” che metta al primo posto la materia inanimata, relegando la vita ad un “misterioso” sottoprodotto di essa, generato non si sa come.

La realtà, per fortuna, è diversa, ma per poter beneficiare di certe conoscenze occorre avere la capacità di andare oltre i “paradigmi dominanti”. Se si riesce a farlo si aprono le porte di quella che è la vera conoscenza, uscendo dalla miseria e dalle assurdità in cui siamo immersi in questi tempi arimanici.

Pensate solo all’applicazione delle conoscenze di Kervran nell’ambito della salute. Se persino gli esseri unicellulari sono in grado di trasmutare la materia, pensate a cosa è in grado di fare il nostro corpo, l’organismo più perfetto e complesso esistente in Natura. Ovviamente anche noi siamo in grado di effettuare moltissime trasmutazioni, e quindi per esempio in caso di carenza di un determinato elemento abbiamo di certo la possibilità di ricavarlo da un altro elemento. Anzi, molteplici esperimenti dicono che l’elemento “creato” con trasmutazioni a debole energia possiede caratteristiche diverse, e probabilmente più utili per la funzione che deve svolgere nell’organismo, rispetto all’elemento introdotto per via esterna. In più, molte altre evidenze ci dicono che spesso l’elemento introdotto per via esterna non è affatto assimilabile dal nostro organismo. Capite bene che anche qui si apre tutto un nuovo sistema di comprensione, di pratiche alimentari e mediche.

Il sistema di potere insiste all’infinito sul concetto che gli organismi viventi non siano altro che macchine, al pari delle automobili, che si usurano, che si possono rompere, che han bisogno di “pezzi di ricambio” esterni, che han bisogno di carburante, che sottostanno in pratica alle stesse leggi della materia inanimata. Il buon senso, e una ricerca scientifica vera, ci dicono che la vita si rigenera continuamente, che in essa opera un’energia sconosciuta e non rilevabile nella realtà inanimata. Lo studio della vita, la vera biologia, dovrebbe indagare quest’energia sconosciuta anzichè ignorarla e deriderla, sulla scia di grandi precursori come Kervran, Hamer, Steiner, e molti altri, ovviamente assai poco conosciuti.

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La Nuova Medicina Germanica e gli Pfisteriani

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

So che con questo articolo mi tirerò addosso ulteriori insulti, attacchi e antipatie, ma non posso restare in silenzio quando vedo la più grande scoperta della storia dell’uomo venire distorta, e resa talmente simile alle “logiche” stupide del sistema in cui viviamo da risultare praticamente ribaltata rispetto a quello che era il messaggio originale.

Già in un precedente articolo, Hamer e la questione della Terapia , avevo espresso alcuni dubbi su quelli che ho chiamato “hameriani integratori”. Ora mi sembra si stia delineando un’ulteriore sotto-corrente degli hameriani integratori, gli “pfisteriani”, che per molti versi è ancora più preoccupante.

Chi sono gli “pfisteriani”? Sono i seguaci di Marco Pfister, primo traduttore in italiano dei libri di Hamer, suo amico personale fino ad una rottura profonda e insanabile avvenuta ormai diversi anni fa. Ho seguito vari suoi corsi, poichè a livello “tecnico” è sicuramente molto preparato, nel senso che conosce bene la tabella e i vari tipi di conflitto, oltre ad avere ormai una certa esperienza. Ho imparato da lui molti aspetti “pratici” della NMG
perchè, si sa, le leggi biologiche sono semplici in linea di principio, ma piuttosto complesse nelle loro applicazione pratica. E’ quindi piuttosto doloroso per me scrivere questo articolo, anche perchè riconosco a Marco il grande merito di aver tradotto per primo in italiano i libri di Hamer, in modo fedele e competente, e di aver contribuito in grossa parte alla diffusione delle scoperte di Hamer in Italia. Tuttavia alcune cose, oggi, devono
secondo me essere dette.

Marco Pfister ha da sempre (o almeno da quando l’ho conosciuto) un approccio alla persona particolare, diverso da quello di Hamer, che fin dall’inizio mi aveva fatto un po’ “storcere il naso”. L’impressione era che il suo approccio, più che a liberare la persona dalla paura della malattia, puntasse a farla convivere con questa paura. Il che per me, già conscio delle potenzialità della NMG, era piuttosto inaccettabile. Per esempio, lui
insisteva già ai tempi che tutti, secondo lui, dovevano andarsi a cercare un medico di base disposto ad appoggiarli nelle loro scelte riguardo alla salute. Per lui era essenziale, anche conoscendo le 5 leggi biologiche, avere un punto di riferimento, altrimenti saremmo andati in profugo. Ma io pensavo: quale punto di riferimento? Il medico ha la sua mentalità, il suo modo di operare. Hamer non dice una cosa leggermente diversa, dice sostanzialmente il contrario. Come posso avere un punto di riferimento in un medico ufficiale, una volta capito Hamer? Cercare ancora punti di riferimento nella vecchia medicina voleva dire già allora, secondo me, che non si erano comprese nel profondo le 5lb. Che si era ancora nella paura del male, e che si aveva ancora bisogno di un’autorità che ci dicesse come stiamo, e cosa fare. Non dico che tutto ciò sia male, dico che non è l’ideale, non rappresenta la liberazione che invece è possibile con Hamer. Sicuramente alcune persone possono aver bisogno di una “fase di studio”, nella quale possono anche tenere per un po’ i piedi in due staffe. Però dire sempre a tutti che, per sempre, avrebbero dovuto affidarsi comunque ad un medico ufficiale, mi era sembrata già allora una rigidità senza senso, che in fondo impedisce alle persone di prendere davvero in mano la propria salute.

Ultimamente il mio naso si è storto ancora di più. Cercherò di spiegare perchè.

Gli pfisteriani, per esempio, annunciano a chiare lettere che per loro non esiste una vecchia ed una nuova medicina, ma solo un’unica medicina. Ora, fin dagli albori dell’umanità sono due le cose che ci aspettiamo dalla “scienza medica”. La prima è: dimmi perchè sto male. La seconda è: dimmi cosa posso fare per stare meglio. A ben vedere, ovviamente, le due cose sono collegate. In base a quale è, secondo la scienza medica, la
causa di un determinato sintomo, verrà prescritta una specifica cura. Se io sbaglio ad individuare la causa, sbaglierò la cura. La ricerca delle cause delle “malattie” è quindi, chiaramente, il concetto centrale delle scienza medica.

Vediamo la situazione attuale. Il dottor Hamer dice che le cause sono A. La medicina ufficiale dice che le cause sono B, C e D. Io chiedo agli pfisteriani: in questa “medicina unica” che voi prospettate, qual’è la causa dei sintomi? Qual’è il “concetto centrale” di questa medicina? Perchè il nostro corpo esce dalla normalità? E’ A, oppure per B, C e D? Cosa dite ai pazienti? Non potete dire “tutte e due”, perchè le cose sono in contraddizione. La vostra “medicina unica” è quindi già una nullità sul nascere, perchè è completamente contraddittoria su quale sia il suo concetto centrale: perchè ci ammaliamo? Tutto ciò è molto pericoloso per il paziente, che già prima capiva poco della vecchia medicina (volutamente), ora non capisce proprio più nulla, e giustamente (e anche in questo caso, temo, volutamente). Questo approccio manda in confusione qualsiasi paziente
che abbia un cervello ed una coerenza. Esiste quindi, logicamente e al di là di ogni dubbio, una Vecchia Medicina, ed una Nuova Medicina. Se non si usano gli aggettivi “vecchia” e “nuova” in casi come questo, non so davvero quando andrebbero usati. Tanto varrebbe toglierli dal vocabolario…

Gli pfisteriani cercano poi di mascherare questa evidente contraddizione interna insistendo sul fatto che questa “medicina unica” è “al servizio dei pazienti”. Ma santiddio qualsiasi medicina deve essere al servizio dei pazienti. Non è questo il punto. Per essere davvero al servizio dei pazienti una medicina deve essere però assolutamente chiara su quale sia la causa delle malattie. Altrimenti non è affatto al servizio dei pazienti, al
contrario, li prende in giro. Loro poi sostengono di “non voler in nessun modo mettere le proprie convinzioni di terapeuta nel paziente”. Ma il paziente, almeno quello poco evoluto cui loro fanno riferimento, va dal medico proprio perchè brancola nel buio, ed ha proprio bisogno di qualcuno che gli dia una lettura della propria salute: la cerca, la chiede. E il “non voglio interferire con le sue credenze” degli pfisteriani è in realtà una presa in
giro, perchè il paziente, come ogni essere umano, ha già le sue credenze, che nella stragrande maggioranza dei casi sono quelle sistemiche. Dire “non voglio interferire con le sue credenze” significa quindi, in sostanza, dire “voglio che le sue credenze rimangano le stesse, cioè quelle sistemiche”, ovvero “voglio che ogni paziente rimanga sempre nel terrore delle malattie”. Spiegare le leggi biologiche significa necessariamente
proporre al paziente un’altra lettura della realtà, e quindi in fondo un altro sistema di credenze, che però, a differenza delle credenze sistemiche, è verificabile nella sua validità. Hamer mette davvero al centro di tutto il paziente, facendolo sedere al posto che prima competeva ai terapeuti, per fargli capire con un gesto simbolico (e quindi molto potente) che con la NMG è il paziente a capo del processo, non il terapeuta. Gli pfisteriani fanno
lo stesso? A parole il paziente è al centro, ma nei fatti si vuole tenerlo ignorante, pieno di confusione e di contraddizioni, “malato”.

Altro concetto “centrale” degli pfisteriani: in caso di “urgenza”, si va al pronto soccorso, perchè gli interventi di urgenza rimangono gli stessi anche conoscendo la NMG. Ora, ad una lettura superficiale delle leggi biologiche, ciò può forse sembrare anche vero. Però cerchiamo di fare riflessioni un po’ più profonde. Cominciamo dal caso degli incidenti: qui, in effetti, non cambierebbe molto, perchè nel caso di incidenti il medico ufficiale sa bene
qual’è la causa dell’uscita dalla normalità del nostro corpo, ovvero l’incidente fisico, e quindi non fa altro che collaborare con il corpo al fine di far ritornare, il più presto possibile, i vari processi alla normalità. A ben vedere, tuttavia, diversi rischi ci sono anche qui. Mi viene in mente il protagonista di Dallas Buyers Club che, finito in ospedale per un incidente sul lavoro, subisce varie esami del sangue a sua insaputa (ovvio, sono
fatti per il suo bene…), e si ritrova con appioppata l’etichetta di AIDS. Si fosse curato a casa, non avrebbe dovuto subire questa maledizione, che lo condizionerà pesantemente per tutta la vita. Questi sono i gravi danni, altro che le cazzate degli pfisteriani. Anche andando in pronto soccorso per un incidente, c’è quindi sempre il rischio che la mentalità stupidà e a-scientifica dei medici ufficiali riesca a provocare gravissimi conflitti iatrogeni ai
poveri pazienti, tramite paure e diagnosi campate per aria. Questo concetto dovrebbe essere ben conosciuto dai grandi “esperti pfisteriani”, che però abilmente scansano sempre l’argomento, continuando sempre a ripetere: andate al PS fiduciosi, che tutti vi vogliono bene….

Prendiamo ora il caso di un paziente che si rivolge al pronto soccorso perchè ha un sintomo grave, un gonfiore, un bruciore, difficoltà respiratorie, ecc. ecc.
A parte la mancata considerazione e conoscenza del conflitto del profugo, che anche gli pfisteriani ammettono essere una grave carenza, ci sono anche tutta una serie di gravi pericoli cui è esposto il paziente, che gli pfisteriani ignorano completamente. Prima di tutto, al pronto soccorso si cerca di riportare, il più presto possibile, il paziente alla normalità fisiologica. Non avendo compreso il perchè dell'”uscita dalla normalità”,
ovviamente i medici ufficiale considerano tutto quello che succede di “anormale” come “il male”, che deve essere combattuto in ogni modo e al più presto. Chi è a conoscenza delle leggi biologiche sa invece che ogni processo è sensato, e che cercare di riportare “a forza” un paziente verso la normalità è una forzatura spesso molto pericolosa. Si pensa di “salvare” il paziente, riducendo determinati sintomi, ma in realtà si bloccano processi sensati, il che a volte non porta gravi conseguenze, altre volte porta conseguenze gravissime, finanche la morte. Chi conosce davvero le leggi biologiche non può non vedere questa cosa.

Inoltre, anche a chi va al PS per un sintomo “forte” può succedere, e in realtà quasi sempre succede, di ritrovarsi imbrigliato in un’etichetta di “malattia”, oppure di sentirsi dire “ci può essere un problema qui”, oppure “ci può essere un problema là”. Il tutto ovviamente in modo totalmente campato in aria e a-scientifico, come è normale per i medici ufficiali. Un ragazzo che conosco, per esempio, qualche sera fa è uscito e dopo un po’ un piccolo dolore alla costole, che sentiva già da alcuni giorni, si è fatto più intenso. E’ andato al pronto soccorso: soliti esami, non ne è uscito niente, però gli hanno detto che quei dolori potrebbero significare “problemi al cuore”, consigliandogli una visita dal cardiologo. Ovviamente fino a quel momento il cuore non centrava nulla, era solo lì di fianco per sfiga. Però da quella frase nascono tutta una serie di ansie e paure, completamente iatrogene. Ci rendiamo conto di quali conseguenze nefaste abbiano queste frasi, se però vengono dette dal grande medico? Anche questo grave pericolo è completamente ignorato dagli pfisteriani, chissà come mai…

Io non dico che al pronto soccorso operino sempre in modo sbagliato, dico che, alla luce delle leggi biologiche, spesso fanno danni anche gravi anzichè aiutare la persona. Dire “andate sempre al PS per le urgenze” da persone che si auto-proclamano “i più esperti al mondo delle 5lb” mi sembra una generalizzazione imperdonabile, che rivela o una conoscenza in realtà superficiale (nonostante la “precisione millimetrica”…), oppure,
ancor peggio, evidente malafede.

Non voglio, con questo articolo, far credere che io non mi renda conto di tutte le difficoltà che ci sono oggi nell’applicare, a livello terapeutico, la NMG. Il vecchio sistema di credenze, pur nelle sue mille contraddizioni, è ben radicato nella mente del paziente medio. La sua dipendenza dall’autorità è altrettanto ben radicata. La legge, ovvero il “sistema di giustizia”, dice che Hamer è un criminale. Capisco bene, quindi, quanto sia
difficile far uscire la persona dall’ipnosi del “brutto male”, e spiegargli che ogni singolo processo nel nostro corpo è sensato, come dice Hamer. Mi sembra tuttavia che gli pfisteriani abbiamo gettato la spugna. Il loro compito sembra diventato solo quello di “interprete” delle analisi della medicina ufficiale. La mentalità rimane la stessa: il nostro corpo può andare in tilt, ci sono mille pericoli insidiosi, e quindi è necessario controllarlo con mille analisi. Il paziente rimane nella paura, e la lettura biologica che gli dà il “terapeuta pfisteriano” rimane una curiosità, un qualcosa che ascolta, ma in cui non crede davvero. Nessuno dei loro pazienti può, in questo modo, liberarsi davvero, e prendere così in mano il proprio corpo e la propria salute. Questo mi sembra davvero il modo più basso di applicare le 5lb: ci si concentra su una presunta “precisione diagnostica millimetrica”, ma in realtà si lasciano lì tutte le paure e tutte le credenza sistemiche errate. Peggio ancora: la liberazione dalla paura e dalla menzogna non solo non sembra più essere un obiettivo per loro, ma al contrario sembrano fare di tutto per lasciare tutto al suo posto, rendendo quindi la NMG sostanzialmente inutile. Chiedo agli pfisteriani: dov’è finito quel “fuoco sacro” che sentivate all’inizio, quel bisogno di urlare a tutti queste mirabili scoperte? Dov’è finita quell’energia divina che vi portava a parlare sempre di Hamer, perchè intuivate il mondo migliore che poteva portarvi? Mi sembra si sia tutto spento, tutto è calcolo ora: posso dire quello, è meglio che non dica quest’altro, se faccio così posso fare il terapeuta senza che nessuno mi rompa le scatole, se invece dico questo rischio la denuncia, ecc. ecc. Mi sembra che la vostra strada abbia smarrito il cuore, e senza cuore qualsiasi strada risulta, prima o poi, un orrore senza senso.

La NMG è una scoperta meravigliosa, che dà la possibilità od ogni persona dotata di cervello e cuore di capire come funzioniamo noi, il nostro corpo, e la vita in generale. Una volta compresa e assimilata, permette di andare oltre la “paura delle malattie”, incubo che da innumerevoli generazioni opprime l’umanità. E di fronte ad una tale possibilità di liberazione, gli pfisteriani cosa fanno? Su cosa si concentrano? Anzichè battagliare affinchè il nuovo sostituisca il vecchio, come ha sempre fatto Hamer, preferisco mettere in piedi una “medicina unica” completamente contraddittoria, facendo invece una guerra spietata a chiunque osi parlare di 5 leggi biologiche senza avere la loro elevatissima preparazione.
Dicendo che gli Hameriani fanno spesso “gravi danni”. Alla richiesta di chi fa danni, e di quali danni, ovviamente nessuna risposta. Fanno solo eco alle balle dei giornali, fanno il loro gioco. Io per esempio frequento i gruppi su facebook da due anni ormai, e non ho mai visto nessuno fare danni nel senso che dicono loro, nemmeno i più “fanatici”. Questo perchè, semplicemente, nessuno prende decisioni gravi sulla propria salute solo perchè uno sconosciuto gli ha parlato di Hamer su FB. Le teorie di Hamer non sono riconosciute dal sistema: la loro autorità rimarrà sempre molto limitata, e quindi è assi limitata anche la loro possibilità di influire sulle decisioni di persone “inconsapevoli”. E comunque questi eventuali “danni” fanno parte della vita, ognuno di noi può far danni solo aprendo bocca ed esprimendo il suo pensiero, e in ogni caso tutto ciò non è niente di anche solo
lontanamente paragonabile ai danni che fa la medicina ufficiale ogni giorno. Tuttavia, per loro non è così: una pfisteriana, Alice Pavsnar, ha scritto per esempio che dovrei essere imbavagliato perchè ho scritto una cosa secondo lei sbagliata riguardo ai branchi di lupi. Eh sì, effettivamente, una notizia errata riguardo al comportamento dei branchi di lupi può causare milioni di morti e infinita sofferenza, cos’è la chemio a confronto? Siamo alla follia più totale, tanto più che l’appunto che mi faceva era peraltro errato, era lei a non aver capito un acca: arrogante e davvero poco intelligente*. Ormai per gli pfisteriani è tutto ribaltato, hanno sposato completamente le logiche del sistema: la verità, ovvero la NMG, può fare “grave danno”, mentre invece pratiche idiote come la chemio vanno difese perchè bisogna “rispettare le persone”. Ma scusatemi, allora perchè non rispettano anche gli hameriani fanatici? In pratica chi è ipnotizzato va bene, bisogna rispettarlo, mentre chi si sveglia e magari ha troppo entusiasmo va messo subito a tacere. In realtà quindi loro sono “rispettosi delle credenze del paziente” solo quando queste credenze sono quelle errate del sistema. Quando uno cambia le sue credenze, avvicinandosi alla verità delle 5lb, allora per loro il rispetto non c’è più ,anzi, bisogna imbavagliare e censurare. Non sono rispettosi delle persone, sono solo ossequiosi rispetto al sistema, e quindi al potere. Sanno bene che se attaccano un hameriano fanatico tutto il sistema dirà loro: bravi. In effetti è proprio quello che fa il sistema: denigrare Hamer. Quando invece si tratta di denunciare gli orrori del sistema, calano le braghe, li ignorano, dicono che Hamer “sbaglia a parlare così”. Furbastri e codardi sono, in fondo. Alla fin fine, vogliono chiaramente ricreare lo stesso edificio della medicina ufficiale, in cui il “sapere” rimarrà nelle mani di pochi, i grandi dottori con gli attestati, quelli “formati” nelle scuole “riconosciute”, mentre le masse rimarranno giustamente pecorone, ignoranti e impaurite. In realtà, io temo, queste persone hanno sempre e solo invidiato il potere dei grandi medici, e vogliono semplicemente sostituirsi a loro. Nonostante la NMG rappresenti una verità evidente e verificabile, a loro non interessa affatto il potere della verità. Vogliono invece il “potere dell’autorità”, vogliono essere “l’autorità”, nel senso sistemico del termine, ovvero tramite la manipolazione, il controllo, e in ultima analisi la menzogna.

Stanno trasformando un’energia divina, a poco a poco, nelle più basse energie terrene. Stanno diventando loro una setta, con il grande guru Pfister, e tutti ipnotizzati sotto, a seguire acriticamente i suoi dettami contraddittori. Evviva.

* per gli hameriani esperti, spiego la questione. Nel mio articolo La Nuova Medicina di Hamer e la Sessualità avevo ipotizzato un piccolo branco di lupi, giovani, in lotta per determinare il capobranco. Tutto ciò era funzionale al fulcro dell’articolo, che era la sessualità. La Pavsnar mi scrisse che avevo fatto un “grave errore”, perchè i giovani lupi non possono diventare capibranco in quanto, già sottomessi, morirebbero di infarto. Io allora le spiegai che nel mio esempio ovviamente tutti i giovani lupi erano figli del lupo alfa e della lupa alfa, e che essi non erano stati ancora “sottomessi”. Le dissi che, tra l’altro, quello era solo un esempio, perchè in realtà quello che volevo dire, il centro dell’articolo, era tutt’altro. Inoltre, le facevo umilmente notare che quell’articolo era stato letto da migliaia di persone, tra i quali esperti hameriani riconosciuti, e non c’era stato nessuno, neanche uno, che mi avesse fatto quell’appunto. Avevo anzi ricevuto solo complimenti. Una persona intelligente a sto punto che fa? Forse riflette e cerca di capire meglio? Assolutamente no, non capiva, continuava a voler aver ragione lei e a insultarmi, dicendo che “dovevo studiare”, che “dovevo formarmi” (sigh…), e incredibilmente continua tuttora. Questo episodio rivela tre cose: la prima è che gli pfisteriani si concentrano su particolari irrilevanti, ignorando invece il nocciolo importante delle questioni. La seconda è che gli pfisteriani hanno un’arroganza infinita, pretendendo di aver ragione anche quando hanno chiaramente torto. La terza, la più preoccupante, è che evidentemente molti pfisteriani non vedono direttamente la realtà, ma accettano “la verità” solo quando è un’autorità a dirla. Io quindi, essendo nessuno, non godo di alcun rispetto da parte loro, indipendentemente da ciò che dico o scrivo.

Pubblicato in La Nuova Medicina Germanica scoperta dal dottor R.G. Hamer | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 3 commenti

AIDS, AZT, Hamer e l’assurdità degli esperimenti in doppio cieco

Ho recentemente visto un film che consiglio a tutti. Si intitola “Dallas Buyers Club”, è del 2013, e si basa su una storia vera. Siamo nel Texas a metà degli anni 80, periodo in cui è “apparso” l’incubo AIDS, e il protagonista (l’attore Matthew McConaughey) è un elettricista appassionato di rodei, donne, alcool e cocaina. Già dall’inizio del film si vede che non sta bene, soffre di una tosse cronica e di svenimenti. Un giorno, a seguito di un incidente sul lavoro, viene portati in ospedale e gli vengono fatte le analisi di routine. E in quel periodo tra le analisi c’era anche il “test dell’AIDS”, o per essere più precisi la misurazione dei linfociti T, che secondo la teoria ufficiale sarebbero un indicatore affidabile della sieropositività. I suoi linfociti T sono bassissimi, un vero disastro. I due medici che parlano con lui gli dicono che ha l’AIDS conclamato, e gli danno 30 giorni di vita.

C’è da sapere che, in quel primo periodo, l’AIDS veniva collegato in modo quasi totale con l’omosessualità. La stampa del tempo coniò addirittura il termine GRID, che stava per Gay-related immune deficiency (immuno-deficienza collegata con i gay). Un sieropositivo era un omosessuale al 99 %, punto. Uno dei primi casi eclatanti fu l’attore Rock Hudson, morto nel 1985. Il protagonista del film, pochi giorni prima dell’incidente, sfotteva l’attore per la sua omosessualità.

Immaginatevi quindi questo povero ragazzotto texano, ignorante, omofobo come tutti i suoi amici, e tuttavia dotato di una certa fiducia nei suoi mezzi di “macho”, che riceve una notizia del genere. Che fa? La accetta, va in depressione e dopo un mese muore davvero? No, lui reagisce diversamente, manda a quel paese il medico che ha osato insinuare una sua presunta omosessualità, firma e se ne esce dall’ospedale. Il ragazzo è sì ignorante però non del tutto stupido, nè insensibile. Sospeso dal lavoro, va in biblioteca e cerca informazioni “scientifiche” su questo AIDS. Cosa trova? Lo sappiamo, l’AIDS si trasmette per via venosa, principalmente nei rapporti sessuali, in particolare tra omosessuali. Lui ripensa al suo passato e sì, cavolo, una volta in uno squallido parcheggio gli era capitato anche di andare con un uomo. E’ la fine, il collegamento è fatto, il ragazzo si convince di “aver preso l’AIDS”.

Ora che si è convinto di essere “malato”, deve andare alla ricerca di una cura. Sempre nei libri e riviste “scientifiche” legge che stanno sperimentando un nuovo farmaco, l’AZT, che promette bene. Sta per iniziare una ricerca su scala nazionale in doppio cieco. Ma il ragazzo texano non vuole far parte di un “esperimento”, vuole la cura, perchè “sta morendo”. Cerca di corrompere dottori e infermieri, e alla fine riesce ad avere l’AZT. Lo prende per un periodo. Sta sempre peggio, però lui è convinto che gli faccia bene. Un giorno il suo “fornitore” gli dice che non ne ha più e gli dà un contatto in Messico. Lui è messo male ma comunque parte.

Arrivato in Messico incontra un dottore, ovviamente radiato dall’albo, che gli spiega la verità sull’AZT. Si tratta di un potentissimo veleno, e tra l’altro tutt’altro che nuovo, scartato come antitumorale negli anni 60 perchè troppo tossico (morivano tutti). Ora lo ripropongono per l’AIDS, dicendo che è solo un problema di dosaggio. Il medico messicano gli spiega che l’AZT fa bene solo a chi lo vende (alla sua introduzione, con 10000 dollari di costo giornaliero per paziente, fu il farmaco più costoso della storia della medicina). Lo mette in cura con terapie naturali, e in poche settimane il ragazzo si riprende bene. Da lì vivrà ancora a lungo, morirà solo 7 anni dopo. Vi lascio la seconda parte del film perchè sono già arrivato al punto che volevo sottolineare in questo articolo. La sperimentazioni in doppio cieco, viste sotto un occhio hameriano.

Pensate a questi primi “malati di AIDS”. Si tratta di persone che già non stavano molto bene a livello di salute, poichè la conta dei linfociti T è comunque un indicatore dello stato di efficenza del sistema immunitario. Valori bassi di linfociti T sono per esempio molto comuni tra i consumatori di eroina, e da qui nasce la leggenda del “passaggio dell’AIDS tramite siringa infetta”. Pare che linfociti bassi siano in effetti comuni anche tra omosessuali, soprattutto in quelli che hanno una vita sessuale piuttosto compulsiva. Putroppo tramite questo “test per l’AIDS” la conta dei linfociti viene associata alla presenza del fantomatico virus dell’HIV, diventando quindi una sentenza di morte.

Questi ragazzi, cresciuti in un clima di fiducia pressocchè totale nel sistema medico nazionale, fanno il test e risultano “contagiati”. Tutti i medici, tutti i ricercatori e tutti i mass-media ci dicono che la malattia è terribile, letale, e che per ora non c’è cura efficace. O almeno, ce ne sarebbe una, si chiama AZT, però è in fase di sperimentazione. Tutti (o quasi, come si vede nel film) si tuffano in questa sperimentazione, considerandola come ultima speranza.

La sperimentazione, come detto, è in doppio cieco. Nè il paziente nè il medico sanno se la pillola somministrata è il farmaco oppure un placebo. In questo modo si pretende di ottenere la “certezza” sull’efficacia o meno del farmaco. E’ davvero così?

Le sperimentazioni farmaceutiche si basano sempre su un (tacito) presupposto di base: le sostanze chimiche (farmaci) hanno un effetto sull’organismo che è sostanzialmente indipendente dalla psiche del paziente. Senza questo presupposto non ci sarebbe più nessuna ricerca farmaceutica, almeno per come vengono fatte ora. Tuttavia il corpo dei pazienti, ovviamente, non è una macchina, slegata da pensieri e sentimenti. Ognuno dei pazienti, ovviamente, arriva alla sperimentazione con determinate credenze e determinate aspettative. Nel caso specifico dell’AIDS la credenza era: se non mi capita l’AZT, sono spacciato. Se mi capita l’AZT, ho qualche speranza. Che succede quindi?

Alla prima pillola, o al più alla seconda, il paziente si rende conto, io credo, se sta assumendo un potente veleno oppure una pillola di zucchero. Solo che se si rendo di aver preso il farmaco, perchè sta sempre peggio, si convince anche che quel malessere è essenziale per “curarlo”, e quindi è felice. Cerca in tutti i modi di supportare ogni malanno, dolore, disagio, fiducioso che in realtà stia guarendo, perchè è fortunato, gli è capitato il farmaco. Se invece si rende conto di aver preso il placebo, va subito in depressione, perchè si sente senza speranza. Dove sta, quindi, la scientificità di queste sperimentazioni? Davvero misuriamo “imparzialmente” l’efficacia del farmaco?

A livello hameriano, inoltre, dobbiamo tener conto dell’importantissimo conflitto del profugo. Coloro che hanno preso il farmaco si sentiranno curati, accuditi, e quindi difficilmente faranno profugo. Al contrario, chi si accorge di prendere il placebo si sente facilmente “solo e abbandonato”, e quindi va in blocco renale, cominciando così a scavarsi la fossa. Questo è un altro elemento essenziale completamente ignorato dalla “scientifica e imparziale” sperimentazione in doppio cieco.

Da questi elementi si possono anche comprendere alcuni dati statistici, che hanno evidenziato l’efficacia, perlomeno parziale, del farmaco. Un “malato di AIDS”, anche se avvelenato, se è fiducioso nella cura, movimenta tutte le sue risorse, e non fa profugo, ha più probabilità di sopravvivenza di chi invece non viene avvelenato, ma è convinto di avere una “malattia mortale”, e in più si sente totalmente abbandonato dal sistema medico, o peggio, usato solo come cavia.

Le sperimentazioni in doppio cieco, per come vengono fatte, possono avere una qualche utilità solo per gli animali, perchè lì non abbiamo credenze e aspettative. Tuttavia nel complesso quello di avere cavie e sperimentare e casaccio mi sembra un modo di fare scienza davvero grezzo, e che risulta completamente inefficace e fallace quando viene applicato alla complessità umana. Noi non siamo macchine e il nostro corpo è intrecciato a doppio filo coi nostri pensieri e coi nostri sentimenti. La stessa realtà fisica è in qualche modo intrecciata con i nostri pensieri, come ha evidenziato in modo incontrovertibile la meccanica quantistica. Volete che proprio il nostro corpo sia completamente slegato dai nostri pensieri, dalle nostre credenze, dalle nostre aspettative?

PS: il film “Dallas Buyers Club” ha avuto una gestazione molto lunga e travagliata. Soggetto (storia vera) e sceneggiatura erano pronti da vent’anni, ovvero da poco dopo la morte del protagonista, Ron Woodroof, avvenuta nel 1992. Innumerevoli volte si è stati sul punto di girare, ma poi immancabilmente i finanziatori si tiravano indietro. Alla fine fu girato in soli 25 giorni, con un budget di 5 milioni di dollari. A dimostrazione che per fare buon cinema servono solo le storie giuste da raccontare.

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Hamer e la questione della Terapia

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Chiunque ha approfondito a sufficienza gli studi di Hamer si è reso conto che le leggi biologiche sono vere, al 100 %.
Si pone subito, tuttavia, un grosso problema: se sono vere, come mai il mondo non se ne è ancora accorto? Perchè la medicina continua imperterrita sulla sua strada materialistica e meccanicistica, come se Hamer non fosse mai esistito? Le leggi biologiche hanno ormai più di 30 anni di vita, non sono una scoperta proprio recentissima, ancora da diffondere e da assimilare.

Queste domande sorgono naturalmente nella mente dell’essere umano medio moderno che viene a contatto con la NMG (Nuova Medicina Germanica). Moltissime persone a cui ho anche solo spiegato sommariamente gli studi di Hamer mi hanno subito interrotto, dicendo “ma allora secondo te tutti gli studiosi del mondo sono scemi che si sbagliano?”. La domanda, in un certo senso, è lecita. Fin dalla nascita ci è stato insegnato ad avere fede nel sistema in cui ci troviamo. Attraverso il pensiero dominante e positivista, ci hanno
convinti che, alla fine, la verità scientifica vince sempre. E la storia è così diventata una sequela quasi ininterrotta di conquiste scientifiche e sociali, che portano sempre la società verso una condizione migliore, più evoluta. Ora invece arriva Hamer, e ci dice che l’intera medicina moderna si fonda su ipotesi di base errate. E le sue teorie sono verificabili da chiunque, basta studiare i suoi scritti e applicarli. E’ dunque evidente una grande contraddizione: da una parte c’è il positivismo, a cui l’uomo moderno medio ha sempre creduto. Dall’altra c’è Hamer, verificato sulla propria pelle, e nella propria esperienza. Come può l’uomo moderno non andare in confusione?

La contraddizione diventa assolutamente evidente nel momento in cui dobbiamo affrontare i concetti di diagnosi, di terapia e di cura.
Nell’ottica della Medicina Ufficiale il nostro corpo ad un certo punto può essere attaccato da microorganismi esterni senza riuscire a difendersi adeguatamente, oppure può azionare una qualche predisposizione ereditaria malsana, oppure può semplicemente “impazzire”, per sfiga. In altre parole, può “ammalarsi” (cioè avere il male dentro di sè). E’ quindi assolutamente necessario prima di tutto individuare la malattia e darle un nome (è bene identificare e dare un nome al nemico…), e conseguentemente adottare una terapia, che è di solito farmacologica o chirurgica. Se non si fa così, la “malattia” progredirà, l'”impazzimento” del nostro corpo andrà avanti, fino a portarci a debilitazioni sempre più gravi e persino alla morte.
Hamer ha scoperto che niente nel nostro corpo impazzisce, mai. Ogni comportamento del nostro organismo, normale o speciale, è perfettamente sensato in conseguenza della nostra percezione del vissuto. Trovare questa sensatezza è compito della “nuova diagnostica” della NMG. In un certo senso, quindi, il concetto di diagnosi rimane. Ciò che cambia radicalmente di senso è il concetto di terapia e di cura. Per Hamer la terapia non deve essere più una guerra al nemico, bensì un accompagnamento sensato dei processi in corso, al limite mitigandone alcuni sintomi più fastidiosi o debilitanti. Infatti, chi ha capito le leggi biologiche sa che è già il nostro corpo ad effettuare la terapia, nella fase PCL. C’è poi, in molti casi, da fare un qualche cambiamento nella vita della persona se si vogliono evitare le recidive. Tutto qui. E’ evidente, quindi, un cambiamento radicale nel concetto stesso di terapia.

Queste due visioni della salute umana, quella di Hamer e quella della Medicina Ufficiale, sono palesemente, a livello logico, inconciliabili. L’essere umano moderno (che ha conosciuto gli studi di Hamer), non sa però quale delle due sposare. Da una parte c’è il suo corpo e la sua esperienza che gli dicono che Hamer ha ragione. Dall’altra, c’è l’intera società moderna, che dice che Hamer è un pazzo razzista. A chi credere?
Questa condizione mentale “schizofrenica” è ben nota a qualsiasi operatore di NMG, soprattutto se non è medico, ovvero se non gode nemmeno di parte dei vantaggi dati dell’autorevolezza personale sistemica. Il proprio paziente è sempre in bilico tra il credere alle leggi di Hamer e il credere ai “luminari” della scienza medica moderna, famosi oncologi e compagnia bella. In questa situazione si aprono due porta principali per l’operatore hameriano, che sono poi, mi sembra, le due principali direzioni che sta prendendo la divulgazione hameriana.

Da una parte ci sono quelli che potrei chiamare gli “hameriani puri”, tra i quali c’è sicuramente lo stesso Hamer, e tra i quali mi annovero anche io. Per noi non si può applicare la NMG “in parte”, venendo comunque incontro alle credenze errate del paziente. La pensiamo un po’ come il maestro Miyagi in Karate Kid: se tu impari Karate va bene, se non impari Karate va bene, ma se la impari così così, finirai schiacciato. Per la NMG è un po’ la stessa cosa. Pensiamo che almeno le basi della NMG debbano essere comprese nel profondo dal paziente per poterlo aiutare, deve averle “fatte sue”, altrimenti rimarrà sempre troppo vulnerabile ai vari terrorismi degli “esperti”. Pensiamo sia importante che anche i familiari comprendano la basi della NMG, così da aiutare il paziente anzichè ostacolarlo. Pensiamo, in poche parole, che sia necessaria una profonda rivoluzione nella mente e nella vita del paziente affinchè la conoscenza della leggi biologiche sia realmente utile: un po’ tutto il mondo deve essere ribaltato e messo in discussione, non solo la medicina, altrimenti le vecchie credenze rimarranno sempre nel profondo, pronte a riaffiorare nel momento della paura. Capiamo bene, tuttavia, che questa rivoluzione è per pochi. La massa non è pronta, e finchè non sarà pronta davvero è meglio che continui a seguire i dettami del sistema, altrimenti non farebbe altro che snaturare e inquinare la meravigliosa medicina di Hamer.

Dall’altra parte, ci sono quelli che potrei chiamare gli “hameriani integratori”. Sono i fan del sincretismo ad ogni costo, in particolare di quello tra la MU e la NMG. A mio parere, il sincretismo che si poteva fare è già stato fatto da Hamer. La NMG si base sulle conoscenze anatomiche e fisiologiche dalla medicina moderna, e si può dire che la stessa NMG non sarebbe potuta esistere senza queste conoscenze. Non si può tuttavia cercare un sincretismo in riguardo all’eziologia delle “malattie”, perchè il bianco non può essere nero, e viceversa. Per essendo, di base, anch’io un ricercatore del sincretismo, mi sembra che questa scuola abbia preso alcune derive “sistemiche” non proprio positive. Vediamone alcune.

In primo luogo, noto una mal celata ricerca di autorevolezza agli occhi del paziente da parte del terapeuta hameriano (il quale non ha autorità sistemica riconosciuta). Questa ricerca di autorevolezza, a volte disperata, fa sì che ogni terapeuta voglia mostrarsi a tutti i costi “più preparato” degli altri. Si ricrea così, molto spesso, quella orrenda situazione, a cui siamo un po’ tutti abituati, in cui due medici litigano su diagnosi e terapie, rinfacciandosi a vicenda la propria preparazione, mentre il paziente li guarda impotente e basito. E si ridà, in questo modo, appoggio alle energie legate alla competizione e alla lotta su ogni cosa, energie che hanno dominato la società moderna, e che ci hanno portato alla situazione attuale, assolutamente folle, priva di senso e di futuro. Si perde del tutto, invece, uno degli insegnamenti principali di Hamer, ovvero che è la cooperazione sensata e intelligente a far funzionare tutto e a portare la vera bellezza, tra le nostre cellule come nella nostra società, e non la competizione idiota tra chi crede di conoscere meglio le mille sfumature della medicina di Hamer.

La ricerca di autorevolezza si vede anche in altre iniziative, come quella della Jean Monnet, o la creazione di una Scuola di Formazione, con tanto di Professori, che ovviamente è “la scuola migliore di NMG in Italia, anzi nel mondo”… Ma che ne sapete? In che senso? Chi lo ha stabilito? Che autorità? L’unica autorità possibile qui è Hamer stesso, e non mi sembra si sia mai pronunciato in questo senso, anzi… E poi pensate davvero che prendendo a prestito (direi anche in modo illecito) questi termini sistemici (Formazione, Professori, ecc.) un paziente vi creda di più? O che vi creda di più se voi avete un “certificato europeo”? Dall’altra parte c’è l’intero sistema medico mondiale, voi chi siete a confronto? Se non vi create un autorevolezza unicamente basata sulla verità di quanto dite, allora il vostro livello di autorità rimane zero, e questi tentativi sono in fondo ridicoli. Se il paziente non ha capito la NMG, se non ha capito che tutto il mondo è al contrario, allora seguirà sempre l’autorità riconosciuta più forte…

Un’altra tendenza di alcuni “hameriani integratori” è quella di voler relegare la NMG ad un solo “metodo diagnostico”. Questo è, probabilmente, il peggior pericolo di snaturamento per la NMG, perchè se le leggi biologiche servono solo come diagnosi allora nelle mente del paziente può rimanere facilmente il concetto di “male” che lo affligge, e quindi della necessità di una cura per “sconfiggerlo”. E allora ecco che vengono affiancati alla NMG altri “approcci terapeutici” che con la NMG non hanno nulla a che fare, come le Costellazioni Familiari di Hellinger, o i fiori di Bach, o la “Naturopatia Olistica”, e così via. Tutti approcci che possono avere la loro utilità, ma che mantengono in sè il concetto occidentale che quando ci si ammala vuol dire che “qualcosa non va”, e che quindi bisogna “combattere” il male, intervenendo tramite farmaci o a livello psicologico, e sempre e comunque sotto la supervisione di un terapeuta riconosciuto (da chi, non si sa…). Capisco che in questo modo si tenga bene aperta la porta del grande businness dei terapeuti, però nello stesso tempo si perde il miglior messaggio hameriano, che è quello di capire veramente cosa sono le “malattie”, andando oltre al concetto di male, e quindi alla paura.

Diffondendo questo tipo di mentalità, inoltre, si perdono tutte le potenzialità “sociali” legate alle scoperte di Hamer. Il nostro corpo, una volta scoperto il suo reale funzionamento anche in condizioni speciali, può fornire a mio parere un valido esempio anche per una nuova organizzazione sociale. Certo, per fare questo occorrerebbe una diffusione maggiore della NMG, che come detto al momento attuale è impossibile. Se però si mantengono intatti i meravigliosi principi di base della NMG, se si fa una divulgazione veramente corretta, forse verrà un giorno in cui le scoperte di Hamer verranno davvero riconosciute dalla società, e si creerà così un mondo davvero migliore, il paradiso che ogni hameriano vero ha perlomeno intuito come possibile… Al contrario, se si snaturano le scoperte di Hamer solo per tirare avanti il proprio piccolo orticello, allora tutto il bello e il vero, col tempo, andrà perduto.

Questo articolo non vuole essere un attacco personale verso nessuno, ma solo un invito a riflettere. Anch’io, pur non facendo il terapeuta di professione, mi sento parte dei divulgatori, e anch’io ovviamente non sono esente da “errori”. Sono perfettamente consapevole che la prima rivoluzione da fare è quella interiore, e su questo siamo un po’ tutti sulla stessa barca. Mi auguro che prima o poi si troverà una nuova convergenza, in modo da divulgare nel modo migliore queste meravigliose scoperte, il più grande dono che gli dei abbiano mai fatto all’umanità.

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Le feci e i programmi SBS della digestione

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Pur trattandosi di un argomento non proprio “gradevole”, l’analisi delle feci può darci indicazioni importanti in relazione a ciò che sta succedendo nel nostro tratto gastro-intestinale. In particolare possiamo notare la consistenza, l’odore e il colore delle feci, e in base a questi parametri stabilire, in line di massima, quali programmi sono in atto, ed in quala fase ci troviamo.

I conflitti che principalmente influiscono sullo stato delle feci sono sette: la qualità secretoria della grande curvatura dello stomaco (endoderma), la qualità secretoria dell’intestino (endoderma), la qualità assorbente dell’intestino (endoderma), il pancreas (endoderma), il fegato (endoderma), i dotti biliari (ectoderma) e i dotti pancreatici (ectoderma).

Il conflitto della grande curvatura dello stomaco è del boccone “rimasto sullo stomaco”. In fase attiva si ha crescita cellulare per migliorare la secrezione degli acidi gastrici, al fine di digerire il boccone indigesto. In questa fase possiamo avere feci sfatte e particolarmente acide.

Il conflitto della qualità secretoria dell’intestino è il conflitto del “boccone indigesto”. In fase attiva abbiamo crescita cellulare di tipo secretorio, e quindi avremo facilmente feci con tanto muco (gelatina biancastra). In soluzione il tumore a cavolfiore viene disgregato, e avremo sangue nelle feci.

Il conflitto della qualità assorbente dell’intestino è il conflitto del “boccone che vogliamo assimilare”. In fase attiva abbiamo crescita cellulare di tipo assorbente, e quindi avremo facilmente feci nere e a capretta, esageratamente assorbite. In soluzione il tumore a crescita piatta viene disgregato, e avremo sangue nelle feci.

Il conflitto del pancreas è di contrarietà indigesta in ambito familiare. In fase attiva avremo crescita cellulare di tipo secretoria, con maggior produzione di succhi pancreatici, generalmente non notata nelle feci. In soluzione (pcl-A) avremo carenza di succhi pancreatici, e quindi feci sfatte, anche se non acide.

Il conflitto del fegato è il conflitto di “paura di morire di fame”. In fase attiva avremo crescita cellulare di tipo assorbente e secretoria, con maggior produzione di bile, generalmente non notata nelle feci. In soluzione (pcl-A) avremo carenza di bile, e quindi feci chiare, giallognole.

Il conflitto dei dotti biliari e dei dotti pancreatici è sempre di rancore nel territorio.
Se prende i dotti biliari allora avremo in fase attiva una maggiore produzione di bile, che può essere notata in feci scure e appiccicose. In soluzione (pcl-A) avremo ristagno di bile, e quindi feci chiare e giallognole. In pcl-B infine la bile viene liberata e avremo feci nere e appiccicose.
Se prende i dotti pancreatici allora avremo in fase attiva una maggiore produzione di succhi pancreatici, generalmente non notata. In soluzione (pcl-A) avremo ristagno di succhi pancreatici, e quindi feci sfatte.

Da notare che i programmi SBS sopra citati possono anche essere concomitanti, nel qual caso risulta ovviamente più difficile la lettura delle feci.

In riferimento al sangue nelle feci, è importante notare in che aspetto si presenta. Se è rosso vivo, allora il programma ha riguardato l’ultima parte dell’intestino. Se invece è via via più scuro significa che è stato digerito, e quindi l’origine della formazione va cercata via via più in alto nel tratto intestinale.

Un altro discorso, parallelo, riguarda la stipsi.
La stipsi è in genere causata dal conflitto che riguarda la qualità peristaltica del tratto intestinale, “non poter espellere il boccone indigesto”. Questo conflitto, negli adulti, riguarda quasi sempre solo una parte del tratto intestinale. Per questo in fase attiva possiamo avere peristalsi aumentata in un tratto, ma praticamente bloccata nel resto dell’intestino, e quindi stitichezza. In soluzione vi è poi normalizzazione del tutto. Se il conflitto riguarda invece gran parte o tutto il tratto intestinale, come avviene a volte nei bambini, potremmo notare stitichezza in fase pcl-A.

La capacità di espellere gli escrementi è invece fornita al nostro corpo tramite la muscolatura volontaria sfinterica (mesoderma recente). Il conflitto in questo caso è di svalutazione per non riuscire ad espellere un boccone indigesto. In fase attiva avremo progressivo calo funzionale, di solito non notato. In fase pcl-A invece il muscolo cede, e possiamo avere grosse difficoltà ad espellere le feci (tenesmo). In fase pcl-B si ha poi ritorno alla normalità.

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La Nuova Medicina di Hamer e la Sessualità

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Come sappiamo, le leggi biologiche portano una sostanziale rivoluzione nel modo di vedere il nostro corpo e la nostra vita nel suo complesso. Un aspetto importante nella vita di ognuno di noi è senza dubbio la sessualità. In questo articolo cercherò di esporre alcune delle conclusioni cui è giunto il dottor Hamer riguardo a questo argomento così affascinante.

Secondo Hamer, l’area cerebrale che regola l’andamento dei nostri ormoni sessuali, e quindi anche il nostro comportamento sessuale, è la cosiddetta area perinsulare (vicino all’insula), facente parte della corteccia cerebrale, e situata in posizione centrale nel nostro cervello.

Figura 1

Figura 1

Figura 2: sezione dell’area perinsulare del territorio

Figura 2

Hamer chiama questa area perinsulare “area del territorio”: i conflitti che viviamo in quest’area sono infatti di territorio, anche se hanno una connotazione particolare. Il territorio qui è infatti intesto, in modo specifico, come territorio di procreazione. I conflitti che patiremo in quest’area saranno quindi sempre in qualche modo legati all’idea di procreazione: esiste un territorio adatto per accogliere una nuova vita? E la mia posizione (identità) all’interno del territorio me lo consente?

Come vediamo nella figura 2, quest’area, come tutto il cervello, è divisa in due emisferi. La lateralità degli emisferi in questa area della corteccia è però diversa dalla lateralità del resto della corteccia cerebrale, e del complesso del neoencefalo. Qui in effetti sono presenti organi ectodermici che non possiedono una componente destra e una sinistra, come invece è normale per il resto della corteccia (pensiamo, per esempio, all’epidermide e alla innervazione muscolare). Si tratta di organi che, a ben vedere, si configurano come aiuto evolutivo alle funzione digestive e vitali già presenti con i tessuti endodermici e del paleoencefalo.

La parte destra dell’area perinsulare del territorio è la parte che gestisce gli ormoni sessuali maschili (testosterone). Qui patiamo conflitti di territorio nel vero senso della parola, ovvero di lotta per il territorio (inteso sempre, lo ricordo, come spazio adatto alla procreazione). Il territorio può essere minacciato, può essere perso, oppure può esserci ma noi abbiamo la sensazione che le cose non vadano nel modo giusto. Ovviamente a questi conflitti corrispondono organi e tessuti specifici, di cui i più importanti sono: bronchi (territorio minacciato), arterie coronarie (territorio perso), piccola curvatura dello stomaco e vie biliari e epatiche (territorio incasinato). Tutto ciò in linea di massima, semplificato, perchè una trattazione singola di questi conflitti non è l’obiettivo di quest’articolo.

La parte sinistra dell’area perinsulare del territorio è la parte che gestisce gli ormoni sessuali femminili (estrogeni). Qui patiamo conflitti relativi alla nostra identità all’interno del territorio. Anche qui possiamo sentire la nostra identità minacciata, possiamo perderla, oppure possiamo averla ma in un modo non ben definito. Gli organi principali corrispondenti, sempre semplificando, saranno: laringe (identità minacciata), vene coronarie e collo dell’utero (identità persa), mucosa del retto (identità non ben definita).

Quando è attivo un conflitto in una delle due aree (destra o sinistra), gli ormoni corrispondenti a quell’area vengono ridotti. Se patisco un conflitti a destra cerebralmente, il livello di testosterone si abbassa. Se lo patisco a sinistra cerebralmente, si abbassa il livello di estrogeni.

Hamer ha scoperto che anche il comportamento sessuale presenta delle differenze tra destrimani e mancini. Vediamo quindi cosa può succedere ad un uomo destrimane, ad un donna destrimane, ad un uomo mancino e ad una donna mancina. E, per capirci qualcosa, riferiamoci inizialmente ad una società semplice, primordiale, ancorata alla struttura del branco. Ricordiamoci che tale struttura societaria ha caratterizzato centinaia di migliaia di anni dell’evoluzione umana, e che quindi occorre sempre in qualche modo riferirsi ad essa per comprendere le risposte biologiche che si sono sviluppate.

Qualsiasi giovane maschio destrimane, nel branco, è normalmente un aspirante capobranco. Se, una volta maturo, sconfigge il capobranco è diventa il capo assoluto, non patirà alcun conflitto nelle aree del territorio. Il suo livello di testosterone rimarrà normalmente alto, sarà forte e macho.

In modo simile, la giovane femmina destrimane aspira ad essere la più bella, la più desiderata, la donna alfa. Se una volta matura viene subito presa come favorita dal capobranco, non patisce alcun conflitto di identità nel territorio. Il suo livello di estrogeni rimane normalmente alto, è attraente e femminile.

La sessualità di questi due individui sarà assolutamente normale: essi saranno unicamente interessati ad un rapporto canonico, pene nella vagina, al fine di procreare. L’omosessualità e il lesbismo sono esclusi, e anche la masturbazione, così come ogni altra tendenza sessuale o predilezione particolare. Il maschio e la donna alfa devono procreare, e sono attratti unicamente dell’atto che permette la procreazione.

Maschio e femmina alfa, tuttavia, rappresentano solo due individui. Che succede a tutti gli altri?

Il maschio destrimane medio, prima o poi, vive un conflitto di territorio, ovvero si rende conto di essere più debole del capo. Egli patirà il primo conflitto di territorio a destra cerebralmente, abbassando il testosterone, e diventando così meno macho, più femminile, remissivo e sottomesso al capobranco.

La femmina destrimane media, prima o poi, vive un conflitto di identità nel territorio, ovvero si rende conto di non essere la preferita, la più bella e femminile. Ella patirà il primo conflitti di territorio a sinistra cerebralmente, e lo vivrà come un conflitto di identità. I suoi livelli di estrogeni si abbasseranno, e lei diventerà meno femminile, e quindi più adatta a svolgere alcuni compiti maschili.

Che succede alla loro sessualità? La Natura ha predisposto, sensatamente, che gli unici ad avere totale diritto di procreare siano gli elementi migliori della specie. Per tutti gli altri si aprono, sensatamente, le porte di tutte la altre esperienze sessuali, sempre appaganti per l’individuo, ma diverse dal rapporto canonico rappresentato dalla penetrazione del pene nella vagina. Diventa quindi possibile l’omosessualità, il lesbismo, la masturbazione, le esperienze sessuali non canoniche, l’attrazione sessuale per parte del corpo diverse da quelle genitali, e così via. Sono tutti modi che la Natura ha predisposto per permettere a tutti il godimento sessuale, senza per questo rendere più debole la specie.

Spostandoci dalla struttura semplice del branco alla situazione attuale della nostra società, cosa è cambiato? Quali considerazioni è opportuno fare?

Nella nostra società le cose non sono così semplici e ben definite come descritto finora. Il modello di società è mutato, è diventato più complesso, e sono intervenuti alcuni cambiamenti importanti. Il cibo, per esempio, come anche le altre necessità vitali, è rappresentato ora dal denaro. In questo senso la persona che esce al mattino e torna a casa alla sera con il denaro è simile all’uomo delle caverne che esce al mattino alla ricerca di cibo.

Possiamo dire, inoltre, che non esista più un unico capobranco, quanto piuttosto degli spazi in cui ognuno di noi si può sentire più o meno capobranco. Un imprenditore, per esempio, è uno che lotta direttamente nel mondo (il sistema economico) per procurarsi il cibo e le necessità vitali (il denaro), e avrà maggiori possibilità di sentirsi capobranco rispetto ad un lavoratore dipendente. Il lavoratore dipendente ha infatti sempre un capo (lo chiama anche così…), e quindi per molti versi delega a lui gli onori e gli oneri del capobranco. Quanto detto sopra rimane comunque valido: una uomo sarà tanto più mascolino e attratto da esperienze sessuali canoniche quanto più si sente capobranco. Al contrario, sarà attratto da pratiche alternative nella misura in cui si sente poco capobranco.

Discorso simile può essere fatto per la donna, che si sentirà più o meno donna alfa in rapporto alle sue esperienze, a quanto “piace”, o alla qualità di capobranco del suo eventuale compagno, e quindi svilupperà attitudini sessuali più o meno “normali”.

C’è da sottolineare, tuttavia, che la nostra società odierna ha anche mischiato, e di molto, i ruoli originari. La femmina che lavora o è addirittura imprenditrice assume in realtà, in molti modi, il ruolo di capobranco. E molti uomini si sono spostati verso comportamenti più femminili. Ciò contribuisce a rendere molto complessa la situazione sessuale del mondo di oggi.

Una cosa rimane comunque certa: nell’ottica hameriana, tutta la colpevolizzazione perpetuata da molte religioni nei confronti di qualsiasi atto sessuale non finalizzato alla procreazione risulta assurda e, paradossalmente, persino innaturale.

(ovviamente qui si intendono comportamenti sessuali solitari non autolesionistici, oppure tra adulti consenzienti, mentre forme di violenza o prevaricazione presuppongono altre costellazioni conflittuali in atto, diverse da quelle descritte qui).

Che succede, invece, a mancini e mancine?

L’uomo mancino, a differenza del destrimane, patirà il primo conflitto di territorio a sinistra cerebralmente. In questo modo abbasserà ulteriormente i suoi ormoni femminili, diventando ancor più maschio. Mentre il destrimane dopo il primo conflitto tende a deprimersi, il mancino fa l’esatto contrario, ovvero tende ancora di più alla maniacalità.

La donna mancina patirà invece il primo conflitto di identità nel territorio a destra cerebralmente. In questo modo abbasserà ulteriormente i suoi ormoni maschili, diventando ancora più femminile. Mentre la destrimane dopo il primo conflitto di territorio tende a mitigare la propria femminilità, la mancina fa l’opposto, la raddoppia.

I mancini e le mancine rappresentano, a quanto pare, un piano di riserva per il branco.

Immaginiamo un grave conflitto di territorio, un evento che riguarda tutto il branco, come per esempio l’attacco di un branco avversario finito male, con morti e feriti. In quella situazione il capobranco e i lupi secondari destrimani vanno tutti in depressione, mentre soltanto i mancini rimangono attivi e maniacali. Un mancino potrà così prendere, più o meno temporaneamente, il ruolo di capo (e di procreatore), permettendo la rinascita del branco, che altrimenti sarebbe assai difficile. Pare tuttavia che il mancino non si trovi a suo agio nel ruolo di capo per lungo tempo, cosicchè presto si sposta volontariamente a fianco di un nuovo capobranco destrimane, come suo braccio destro.

Se invece, per esempio, le donne di un branco patiscono tutte un conflitti di massa, come per esempio il rifiuto in blocco da parte del capobranco (che magari preferisce ingravidare femmine selvatiche), le destrimane abbasseranno tutte la propria femminilità, rendendo praticamente impossibile un loro riscatto agli occhi del capobranco. Le mancine, al contrario, raddoppieranno la propria femminilità, rendendosi così probabilmente appetibili, e salvando in questo modo le finalità procreative del branco.

Tutto quanto abbiamo detto finora riguarda la situazione in cui l’individuo patisce un solo conflitto nelle aree del territorio. Cosa succede al secondo conflitto?

Il secondo conflitto andrà, per tutti, a picchiare nell’emisfero cerebrale opposto al primo. A questo punto ci troviamo in una delle possibili costellazioni schizofreniche di quest’area, manifestando comportamenti più depressivi e femminili se è più forte il conflitto di destra, o più maschili e maniacali se è più forte il conflitto di sinistra.

Tale situazione costellatoria è tutt’altro che stabile, e può subire variazioni anche ingenti a seconda degli eventi della vita, che possono sciogliere o attivare i vari conflitti. Possiamo così oscillare con una certa facilità tra stati depressivi e stati maniacali ed anche, ritornando a parlare di sessualità, tra preferenza sessuali diverse. Hamer approfondisce ulteriormente questa situazione, proponendo una serie di “regole della bilancia”, che però non affronterò in questa sede. E anche riguardo all’apporto complessivo di Hamer alla sessualità ci sarebbe molto altro da dire, sulle diverse costellazioni di quest’area, sui due tipi di orgasmo, sui batteri e sulle cosiddette “malattie sessuali”, ma per ora mi fermo qui.

La lettura hameriana della sessualità può, a mio parere, rappresentare la base per una vera rivoluzione sessuale. Escludendo tutti i comportamenti dannosi per se stessi e per il branco, che come detto sono frutto di situazioni costellatorie diverse da quelle descritte qui, possiamo dire che ogni preferenza sessuale può senz’altro essere vista come sensata dal punto di vista biologico ed evolutivo. I sensi di colpa con i quali tutti, più o meno, siamo stati cresciuti, dovrebbero a questo punto definitivamente crollare.

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Hamer: le 2 sensibilità delle mucose ectodermiche

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Come confermato dalle scoperte di Hamer, il corpo umano ha subito diverse modificazioni nel corso dell’evoluzione. In questo articolo parlerò delle mucose ectodermiche, perchè comprendere la loro evoluzione filogenetica è di grande aiuto per la corretta diagnosi dei processi in atto. Vediamo perchè.

Con il graduale sviluppo del neoencefalo, le antiche mucose (tessuti produttori di muco) endodermiche sono state via via ricoperte dalle mucose ectodermiche. Stessa sorte ha subito il derma (cervelletto, sempre nel paleoencefalo), ricoperto dalla mucosa ectodermica dell’epidermide.

Altra grande novità del neoencefalo è la creazione dei dotti. Nel corpo umano diretto dal solo paleoencefalo, infatti, i succhi utili alla digestione venivano direttamente riversate nell’intestino. Col neoencefalo, invece, vengono creati i dotti, che rappresentano un’ulteriore possibilità di regolazione dell’afflusso delle produzioni ghiandolari. Discorso simile può essere fatto anche per i dotti lattiferi e per i dotti tiroidei, e in generale ovunque vi siano dotti.

Nel corso dell’evoluzione, tuttavia, le mucose ectodermiche si sono differenziate in due gruppi: dapprima si sono formate le mucose del tratto oro-faringo-anale, che posseggono una sensibilità di tipo “interno”, e in seguito si sono sviluppate le mucose della cute esterna e del tratto respiratorio, le quali invece posseggono una sensibilità di tipo “esterno”. Benchè in entrambi i casi abbiamo ulcera in fase attiva e riparazione in fase di soluzione, questi due tipi di mucosa presentano una sensibilità (insensibilità, iperestesia, dolore) diversa (praticamente opposta) nei diversi momenti del programma SBS, come evidenziato dai seguenti schemi:

SENSIBILITA’ DEL TRATTO ORO-FARINGEO (SENSIBILITA’ INTERNA)

Schema sensibilita Interna

SENSIBILITA’ DELLA CUTE ESTERNA (SENSIBILITA’ ESTERNA)

Schema sensibilita Esterna

Per capire quali mucose, nello specifico, posseggono una determinata sensibilità dobbiamo ancora una volta osservare come è avvenuta l’evoluzione del corpo umano.

Mentre queste mucose erano in formazione, infatti, è avvenuto un fatto evolutivo molto importante. La struttura ad anello (con un unico orefizio per ingestione del cibo ed espulsione degli scarti), che caratterizzava fino a quel punto il nostro corpo, si è spezzata, creando due orefizi separati: uno per l’ingestione del cibo (bocca), un altro per l’espulsione degli scarti (ano).

In questo importante cambiamento le mucose del tratto finale oro-faringo-anale hanno perso la loro innervazione originaria, e la nuova innervazione creata, passante tramite la spina dorsale, è diventate di tipo “esterno”. Per questo motivo le mucose di retto, vescica, vie urinarie, vagina e collo dell’utero seguono lo schema della cute esterna.

In definitiva, fan parte delle mucose a sensibilità “interna” le mucose del tratto oro-faringeo:

  • mucosa della bocca e della faringe, smalto dei denti, dotti delle ghiandole salivari
  • mucosa dei 2/3 superiori dell’esofago
  • piccola curvatura dello stomaco
  • dotti biliari e pancreatici

A cui va aggiunto il reticolo nervoso del periostio, le vene e le arterie coronarie, i dotti tiroidei e le mucose dei seni paranasali (eccezione).

Esempio: se ho un conflitto che riguarda la piccola curvatura dello stomaco, dovrò aspettarmi iperestesia e dolore in fase attiva e in CE, mentre insensibilità durante la fase PCL.

Fanno parte invece della sensibilità “esterna”, oltre alla cute esterna, anche le mucose del tratto respiratorio:

  • mucosa del naso
  • mucosa della laringe
  • mucosa dei bronchi

In più come detto, le mucose del tratto finale oro-faringo-anale:

  • mucosa della vescica e delle vie urinarie
  • mucosa della vagina e del collo dell’utero
  • mucosa del retto

A cui vanno aggiunti anche i dotti lattiferi (eccezione).

Esempio: se ho un conflitto che riguarda l’epidermide, dovrò aspettarmi insensibilità in fase attiva e in CE, mentre avrò bruciore, dolore, prurito nella fase PCL.

 

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L’Occhio secondo Hamer

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Le conoscenze della Nuova Medicina Germanica si stanno diffondendo sempre più, soprattutto in rete. In particolare alcuni volenterosi (come me ^^) hanno via via realizzato pagine di approfondimento e divulgazione su specifiche parti del corpo umano. Vi segnalo per esempio le seguenti pagine, realizzate rispettivamente da Giorgio Beltrammi, Marco Meini e Mauro Sartorio:

http://www.cinqueleggibiologiche.it/

http://lanaturanoncreasfigati.altervista.org/

http://magazine.5lb.eu/

Ultimamente mi sto occupando degli occhi e della vista, considerando sia le scoperte di Hamer sia gli studi del meraviglioso dottor Bates, a cui dedicherò uno dei prossimi articoli. Ho notato che riguardo a questo argomento manca, tra gli approfondimenti Hameriani, una bella pagina riassuntiva ed esaustiva. Proverò a colmare questa lacuna in questo articolo, anche se come sempre rimarrà molto altro da dire. Per questo ogni commento o domanda sarà bene accetta, sempre utile per approfondire e capire meglio.

Analizziamo i vari componenti dell’occhio, utilizzando la classificazione Hamerìana basata sulla derivazione embrionale. Nell’occhio (o, più nel complesso, nell’apparato visivo) sono presenti tessuti endodermici, mesodermici recenti ed ectodermici.

Occhio_Hamer

ENDODERMA

I componenti dell’occhio che fanno parte dell’endoderma sono: l’iride, le ghiandole lacrimali e la coroide. Tali tessuti fanno parte della cosiddetta “vista arcaica”, ovvero quell’apparato visivo primordiale che avevamo anche quando, evolutivamente, eravamo solo un verme d’acqua. Tale vista arcaica non ha mai permesso la definizione visiva che abbiamo oggi. Compito principale di tale apparato era infatti quello di rilevare se ci fosse o meno luce, oltre probabilmente a permettere una qualche visione, assai poco definita, degli oggetti fermi ed in movimento.

L’iride, coerentemente con la sua derivazione filogenetica, è proprio la struttura che regola il passaggio della luce. In condizioni normali, essa si apre quando c’è poca luce, e si chiude quando ce n’è molta. Abbiamo potuto osservare tutti questo fenomeno, in noi stessi e negli animali. Il conflitto che può colpire questa struttura è di “non poter veder chiaro perchè c’è poca luce” (iride destra) o di “non poter veder chiaro perchè c’è troppa luce” (iride sinistra), Ricordiamo che questi tessuti, come tutti i tessuti endodermici, rispondono a conflitti del “boccone”, che non può essere assimilato (principalmente parte destra del corpo) o non può essere espulso (principalmente parte sinistra). Per i tessuti dell’occhio si parla quindi di “boccone visivo”, che come ogni altro boccone va colto, assimilato ed espulso.

In fase attiva si sviluppa un adenocarcinoma dell’iride, utile per inglobare od espellere il boccone di luce. In fase di soluzione abbiamo demolizione tramite micobatteri TBC, e in questa fase viene di solito diagnosticato il cosiddetto coloboma.

Simile è il conflitto che riguarda la coroide. La coroide (chiamata anche enteroidea) è lo strato medio che ricopre il bulbo oculare, situato quindi tra la sclera e la retina. Esso rappresenta il calice dell’occhio arcaico. Anche qui avremo quindi conflitto che riguardano il boccone visivo, ed in realtà i programmi di iride e coroide spesso si attivano insieme.

In fase attiva si ha un ispessimento della coroide, utile per regolare l’assorbimento del boccone visivo. In fase di soluzione avremo, come sempre, caseificazione.

Anche le ghiandole lacrimali fanno parte della vista arcaica. Esse sono essenziali per mantenere la giusta lubrificazione dell’apparato visivo, permettendo così una vista corretta. Il conflitto qui è di “non aver raggiunto il boccone perchè non lo si è visto in tempo, perchè non si è tenuti gli occhi aperti”, o per cogliere qualcosa di essenziale per noi (ghiandole lacrimali destre) o per andarcene da qualcosa di negativo per noi (ghiandole lacrimali sinistre).

In fase attiva abbiamo adenocarcinoma della ghiandola lacrimale, che garantisce una maggior secrezione. In soluzione si ha necrosi caseosa, con lacrime purulente, ovvero emananti cattivo odore.

MESODERMA RECENTE

I tessuti del mesoderma recente (sostanza bianca) sono quelli che danno struttura al nostro corpo: ossa, muscoli striati, vasi sanguigni, tendini, cartilagini. Anche nell’occhio abbiamo, ovviamente, muscoli striati (volontari) e vasi sanguigni. I tessuti mesodermici recenti dell’occhio sono: la sclera, il muscolo ciliare e tutta la muscolatura estrinseca (muscolo retto mediale, laterale, superiore e inferiore, muscolo obliquo superiore e inferiore) che permette la grande mobilità e versatilità del nostro apparato oculare.

Dobbiamo dire anzitutto che, trovandoci già nel neoencefalo, la lateralità diventa importante. Ricordiamo quindi che, per un destrimane, la parte destra del corpo corrisponde a padre, partner, e tutti i rapporti alla pari, mentre la parte sinistra del corpo corrisponde a madre, figli e tutti i rapporti di ascendenza/discendenza. Per un mancino, l’esatto opposto. I tessuti degli occhi, ovviamente, non fanno eccezione.

La sclera, chiamata anche “bianco dell’occhio”, è una tunica resistente formata da tessuto connettivo che dà struttura all’occhio, a alla quale tra l’altro si ancorano i muscoli estrinseci. Nella parte frontale, in corrispondenza dell’iride, la sclera si interrompe trasformandosi in cornea, tessuto ectodermico di cui parleremo più avanti.

Essendo tessuto connettivo, alla sclera dovrebbe corrispondere un conflitto di auto-svalutazione “strutturale”, con significato specifico in relazione alla particolare localizzazione (mi svaluto perchè non ho visto una certa cosa, oppure svalutazione locale del tipo “il mio occhio non va bene”). In fase attiva avremo quindi avere necrosi, e in soluzione riparazione con infiammazione (occhi rossi), con rafforzamento finale del tessuto connettivo.

Il muscolo ciliare è un muscolo molto importante per la visione corretta. Esso è infatti collegato, tramite le cosiddette fibre zonulari, al cristallino, e ne modifica la curvatura (accomodazione) affinchè risulti nitida, sulla retina, la visione sia da vicino che da lontano. Il conflitto qui è di auto-svalutazione per non essere riusciti a vedere qualcosa a causa della sua distanza (troppo lontano o troppo vicino).

In fase attiva abbiamo progressiva perdita di funzione del muscolo, che tende a rimanere nella stessa posizione (contratto oppure rilassato), non modificando più la curatura del cristallino. In soluzione, dopo un ulteriore calo funzionale, si ha una normalizzazione, con alla fine un muscolo ciliare più forte di prima. Riguardo a questo conflitto va però sottolineato il grosso pericolo di recidive: nel momento in cui non vediamo bene una certa cosa, da vicino o da lontano, facilmente ci svalutiamo ulteriormente, impedendo al programma SBS di andare a compimento. Per questo molto spesso ci si “rassegna” ad avere un muscolo ciliare contratto, rigido e non più mobile, adatto solo per la visione in vicinanza (pseudo-miopia, incapacità di vedere bene da lontano) oppure in lontananza (presbiopia, incapacità di vedere bene da vicino).

La muscolatura striata estrinseca degli occhi è composta da varie fibre muscolari che permettono tutti i movimenti dei nostri occhi. Il conflitto qui è di auto-svalutazione per non essere riusciti a seguire qualcuno o qualcosa con lo sguardo, e coinvolgerà i muscoli responsabili di tale movimento.

Anche qui, in fase attiva avremo progressivo calo funzionale del muscolo, mentre in soluzione, dopo un iniziale cedimento, una normalizzazione con rafforzamento finale. Spesso, durante la crisi epilettoide, abbiamo i famosi tic.

La muscolatura striata estrinseca degli occhi, oltre ai movimenti oculari, contribuisce anche al processo di accomodazione, apportando piccole modifiche al globo oculare al fine di far giungere sulla retina i raggi luminosi percepiti alle varie distanze. E’ probabile quindi che venga coinvolta anche in seguito a conflitti simili a quello descritto per il muscolo ciliare, e tendendo quindi anche lei a “irrigidirsi” in determinate posizioni.

Da riferire, infine, il particolare caso del muscolo retto laterale, responsabile del movimento dell’occhio verso l’esterno. Esso si attiva anche in caso di pesante conflitto del profugo, tendendo verso uno strabismo divergente tipico di chi si trova in profonda costernazione (autismo). Anche questo ha senso biologico: l’animale disorientato non avanza più, si ferma, quindi è importante solo la visione laterale, non quella frontale.

ECTODERMA

Nell’ectoderma troviamo tutti quei tessuti che costituiscono la cosiddetta “vista moderna”, ovvero la meravigliosa versatilità e definizione visiva che possiede il nostro occhio.

Qui troviamo anzitutto i 3 strati protettivi posti in posizione frontale. Davanti all’iride abbiamo la congiuntiva e la cornea, dietro l’iride abbiamo il cristallino. Il conflitto che riguarda questi tessuti è di separazione visiva, con intensità via via più grave (congiuntiva = lieve conflitto,  cornea = conflitto di media entità, cristallino = conflitto grave).

In fase attiva abbiamo una lieve ulcera di questi tessuti, che così sono più adatti a far passare la luce, col fine di riprendere il contatto visivo perduto (senso biologico). In fase di soluzione abbiamo la riparazione dei tessuti con infiammazione, che per la congiuntiva viene chiamata congiuntivite, per la cornea cheratite mentre per il cristallino cataratta. Per la cornea e soprattutto per il cristallino si avrà, in fase di soluzione, un più o meno grave offuscamento della vista.

Da citare poi sono anche i dotti lacrimali, che come tutti i dotti hanno derivazione ectodermica. Il conflitto è di “voler essere visti” o “non voler essere visti”, per certi versi simile al conflitto delle ghiandole lacrimali, anche se qui la componente principale è territoriale e non riguarda invece il boccone vitale.

In fase attiva abbiamo ulcera dei dotti, per permettere un miglior passaggio della lacrimazione. In riparazione abbiamo riparazione con probabile stasi e quindi rigonfiamento.

La vista moderna comprende poi, ovviamente, la retina stessa, responsabile della captazione della luce e dell’invio del messaggio al cervello (per molti versi la retina può essere considerata come un’estroflessione del cervello stesso). Qui il conflitto è di “paura alla nuca”, ovvero paura per un pericolo che viene da dietro, e che non si può evitare.

In fase attiva abbiamo una diminuzione progressiva della capacità visiva in una determinata zona della retina, in modo da vedere sempre meno chi arriva da dietro e ci fa paura. In soluzione abbiamo un distacco parziale della retina, con ulteriore calo della visione, che viene ripristinata alla fine del processo. Se però si fanno molte recidive dello stesso tipo, le eccessive riparazioni possono portare ad un allungamento stabile del bulbo oculare (miopia)  o un suo accorciamento stabile (ipermetropia).

Un conflitto simile colpisce il corpo vitreo, anche se qui di solito la paura alla nuca è più generica, non riferita a qualcosa di specifico come nel caso della retina.

In fase attiva, anche qui abbiamo un progressivo e parziale offuscamento della vista, utile per vedere meglio davanti, la direzione in cui scappiamo dal pericolo, e non vedere chi ci rincorre da dietro (fenomeno dei paraocchi). In soluzione abbiamo un edema di riparazione che riduce progressivamente l’offuscamento, ma anche un aumento della pressione endo-oculare che viene chiamato glaucoma, fino alla completa normalizzazione.

Da sottolineare infine il fatto che, come per tutti i muscoli striati, mentre il trofismo è diretto dalla sostanza bianca (mesoderma recente), l’innervazione è ectodermica. I muscoli oculari potranno quindi rispondere, oltre a conflitti di svalutazione, anche a conflitti territoriali del tipo “movimento impedito”, che per gli occhi diventa qualcosa del tipo “non posso guardare in quella direzione perchè mi è impedito”.

In fase attiva avremo qui progressiva paralisi del muscolo, che riesce sempre meno a far ruotare l’occhio in una determinata direzione. In soluzione avremo inizialmente un ulteriore calo funzionale (paralisi), e in seguito una progressiva ripresa della funzione originaria.

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Il pensiero lineare e il pensiero ciclico

Tutto è cominciato stasera, mentre mi rilassavo davanti al camino. A occhi chiusi, stavo osservando il mio respiro, e mi chiedevo “perché è così bello respirare?”, “perché ci fa stare bene?”. E subito la risposta mi è venuta alla mente: perché è ciclico, ha un periodo di espansione e uno di contrazione, e questo pulsare dona naturalmente una sensazione di benessere ad ogni parte del nostro essere.

Ora, paragoniamo il nostro respiro con l’organizzazione della nostra società, in particolare con la società industriale e occidentale, che oggigiorno è diventata la società (come modello) dominante su tutto il pianeta. Subito ci rendiamo conto di una differenza sostanziale e inconciliabile. A ben vedere, infatti, nella nostra società nulla è ciclico. Ogni cosa è invece lineare, ovvero è concepita con un inizio e (eventualmente) una fine, punto.

Innumerevoli sono gli esempi che si potrebbero fare.

Cominciamo con la concezione stessa della vita, ovvero del percorso che affrontiamo su questa terra. Tale percorso è concepito con un inizio, la nascita o al più il concepimento, e una fine, la morte. Ciò che c’è prima sembra non interessare affatto, mentre ciò che c’è dopo è fonte di innumerevoli speculazioni da parte delle religioni dominanti, ma in ogni caso (almeno nelle religioni occidentali) si tratta sempre di un percorso lineare, che porta al paradiso o all’inferno, e lì ci fa restare per l’eternità. Un po’ diverso in questo senso l’approccio orientale, in particolare buddista e induista, che accetta la reincarnazione, la ripetizione dei cicli fino alla liberazione. Ma ho il sospetto che proprio questo concetto di liberazione finale, al culmine di un percorso, sia stato ultimamente male interpretato, ricollegando anch’esso al pensiero lineare occidentale. Una vita o tante, se consideriamo una partenza e un arrivo siamo sempre nel pensiero lineare.

Un altro esempio eclatante è la cosmologia. Il pensiero lineare non può che concepire un mondo che abbia un inizio, il big bang, e che da qualche parte e in qualche tempo, dopo una “crescita continua”, anche una fine. Il concetto di un universo che respira, con una fase di espansione e una di contrazione, e stato proposto da qualche scienziato in passato, ma con scarsissimo consenso.

Il pensiero lineare, a ben vedere, è come una droga che ci fa osservare la realtà in un unico modo, e che ci permette di ideare soluzioni di un unico tipo. Quando arriva nella nostra vita un qualsiasi problema, personale o sociale, la mente occidentale è capace di vedere le cose in un unico modo: il problema è arrivato dal nulla (inizio), spesso viene chiamato “il male”, e c’è la convinzione che se non “faccio qualcosa” crescerà continuamente. Non ci si chiede mai da dove è arrivato il problema, nè se per caso il problema, come è arrivato, se ne andrà.

Prendiamo il campo della salute: un bel giorno avvertiamo un sintomo che non avevamo mai avuto prima. Il pensiero lineare occidentale subito ci fa dire: questo sintomo, se non “faccio qualcosa”, crescerà sempre più. All’uomo occidentale raramente sfiora il pensiero che quel sintomo faccia parte di un ciclo, a meno che non si tratti di un sintomo piccolo e noto, qualcosa che gli è già successa e della quale ha potuto, suo malgrado, verificare la ciclicità.

Altro esempio evidente è il sistema industriale moderno. Un pensiero lineare non poteva che concepire un sistema produttivo che crea il prodotto (inizio), e che non si preoccupa affatto della sua fine. E, dal sistema industriale, arriviamo logicamente a quello che per molti è il padre di tutti i problemi: il sistema monetario. Solo un pensiero lineare portato alla sua massima ottusità poteva concepire un sistema monetario basato sulla continua crescita. Mi viene in mente la Torre di Babele, e che forse facciamo gli stessi errori da tanto, tanto tempo.

Dall’altra parte, abbiamo la Natura. Ogni “costruzione” della Natura è ciclica. La Natura stessa può essere vista come un’infinità di cicli che si intrecciano in una miracolosa armonia.

Allontanandoci da tale pensiero ciclico e naturale, e sposando il pensiero lineare, forse abbiamo dato energia ad una certa parte della nostra mente, ma di certo abbiamo mandato in confusione il nostro corpo (che invece segue leggi cicliche, come la Natura), e probabilmente anche la nostra anima. L’uomo, nel suo complesso, non può stare bene in una società fondata sul pensiero lineare.

Come siamo arrivati a questo punto? Qui dobbiamo spostarci su un altro piano se vogliamo capirci qualcosa. Sembra proprio che nella realtà che stiamo vivendo ci siano due forze in gioco: da una parte c’è il dio creatore, chiamato Yavè, Bramha o con altri nomi, che ha creato la Natura e quindi è (o almeno è stato) in stretto contatto con il pensiero ciclico divino. Tale “Dio”, tuttavia, sembra abbia perso la connessione con il Dio inconoscibile, e quindi in preda alla disperazione abbia creato un’infinità di entità, chiamate spesso “dei minori” (dalle nostre parti, per esempio, Lucifero e Satana). Tali entità influiscono da sempre nella mente dell’uomo, instillandogli prima di tutto la madre delle tentazioni: il pensiero lineare. Il pensiero lineare, infatti, sembra in grado di creare una realtà alternativa alla Natura, principalmente grazie all’uso della tecnologia. Questo vivere tecnologico, questa creazione di un “uomo tecnologico”, dominato dal pensiero lineare e totalmente staccato dalla Natura, sembra essere l’obiettivo delle entità minori. Così facendo, probabilmente, nutriamo la loro energia. E probabilmente così si sentono anche loro dei “creatori di universi”…

Come uscire da tutto ciò? Molti maestri hanno indicato una via sicura: ridendo. Se osserviamo il grande gioco per quello che è, senza “farci prendere” troppo, possiamo anche provare un certo piacere nel viverlo. Ricordando sempre che tutto è ciclico, il pensiero lineare perde potenza, e acquistiamo chiarezza e intuizione. La nostra vita perde il peso della linearità, e si riallinea con il ritmo naturale e divino del battito del cuore, o del respiro.

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I programmi “normali”, biologici e sensati 4: “non voglio passarci attraverso”

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Siamo giunti all’ultima parte di questa breve trattazione. L’ultimo organo che abbiamo scelto di trattare in chiave fisiologica sono le isole di Langerhans del pancreas. Le isole di Langerhans sono formazioni indipendenti che coesistono nella struttura del pancreas. Tale indipendenza è evidenziata anche dalla diversa derivazione embrionale dei tessuti: il pancreas ho origine endodermica, e fa parte delle ghiandole coadiuvanti il sistema digestivo, mentre le isole di Langerhans sono parte dell’ectoderma.

Vi è un’ulteriore differenziazione da fare. Le cellule che compongono le isole di Langerhans sono di due tipi: cellule alfa (che producono il glucagone) e cellule beta (che producono l’insulina). Esse hanno funzioni diverse, e corrispondono a due diverse reazioni che si possono avere di fronte ad uno stesso conflitto: qualcosa nella nostra vita ci provoca repulsione, ci fa ribrezzo. Questo qualcosa può essere una persona, un luogo, una situazione. Dev’essere un qualcosa che ci fa dire: non “voglio passarci attraverso”.

Di fronte a qualcosa che ci ripugna, noi esseri umani possiamo avere due reazioni differenti. Se abbiamo una reazione di tipo femminile, passiva, allora sceglieremo di allontanarci dalla situazione che ci ripugna. In questo caso, si attiverà il conflitto riguardante le cellule alfa delle isole di Langerhans. In fase attiva, avremo una riduzione della produzione di glucagone, e quindi una riduzione del tasso di glicemia nel sangue. Minore glicemia significa minore energia, accompagnata da fame, sopraggiunta per compensare. Quindi il conflitto cosa ci aiuta a fare? Non vogliamo opporci alla situazione ripugnante, quindi ci ritiriamo nel nido e andiamo a mangiare. Il corpo, come sempre, aiuta i nostri intenti.

Se invece abbiamo una reazione di tipo maschile, attiva, allora sceglieremo di opporci alla situazione che ci ripugna.  In questo caso, si attiverà il conflitto riguardante le cellule beta delle isole di Langerhans. In fase attiva, avremo una riduzione della produzione di insulina, che provocherà un aumento del tasso glicemico nel sangue. Più zuccheri nel sangue significano maggiore energia a disposizione, soprattutto per i muscoli, e infatti se abbiamo deciso di opporci alla situazione avremo bisogno di tutta l’energia possibile nei muscoli. Un esempio di questa energia in surplus? Provate a trascinare a forza una persona che a tutti i costi non vuole entrare in una stanza. Di solito ci vuole la forza di 3 uomini, perchè il trascinato ha dalla sua parte una quantità molto maggiore di glucosio nei muscoli. Anche qui si vede bene come il corpo faccia il possibile per aiutarci nelle nostre intenzioni.

Una volta risolto il conflitto, nella fase di riparazione abbiamo una normalizzazione del tasso glicemico, che tuttavia è piuttosto laboriosa. Per le cellule alfa, avremo un aumento di glicemia in fase PCL, e una fase ipoglicemica durante la crisi epilettoide. Per le cellule beta, invece, avremo una riduzione di glicemia in fase PCL, e una fase iperglicemica durante la crisi epilettoide. Se uniamo tutto ciò al fatto che molto spesso avvengono recidive e soluzioni parziali dei conflitti, capiamo bene come il tasso glicemico possa variare anche di molto in brevi periodi. Tutto ciò di solito mette in allarme dottori e pazienti, che ultimamente esitano sempre meno a tirar fuori la parolaccia “diabete”.

Se invece osserviamo questi due programmi nell’ottica presentataci da Hamer, ci rendiamo conto sia della loro utilità, sia del fatto che si tratta di programmi tutt’altro che rari, e quindi assai poco preoccupanti. Quante volte abbiamo pensato nella nostra vita “non voglio passarci attraverso”, “che schifo”, o “mi oppongo”? Chi è attento sa che ciò avviene quasi giornalmente, sia per conflitti nuovi, sia soprattutto per recidive. Ogni volta che abbiamo pensieri e sensazioni di questo tipo, il corpo ci aiuta a fare ciò che vogliamo, nel modo sopra descritto.

Vorrei fare un’ultimissimo accenno ad alcuni altri programmi, sempre facenti parte dei programmi SBS senza ulcere, in cui la predisposizione del corpo ad accompagnarci nelle nostre scelte e darci il meno fastidio possibile è evidente. Cosa avviene se entriamo in una stanza, e avvertiamo un cattivo odore? Se dobbiamo restare dentro a quella stanza, per quanto tempo sentiamo l’odore? Qualche secondo? Un minuto? Cosa succede poi? Secondo Hamer, viene attivato il conflitto che riguarda la capacità olfattiva, che in fase attiva prevede una riduzione sensata di funzione, così da farci dimenticare la sensazione di “cattivo odore”. La puzza di solito non rappresenta un pericolo reale, e quindi il nostro corpo, che ci vuole bene, non ce la fa più sentire. Un discorso simile può essere fatto per la capacità uditiva, in cui un rumore fastidioso viene coperto da un sibilo, che ci impedisce di sentirlo. Le meraviglie legate alle scoperte di Hamer, come vedete, non finiscono mai.

PS: ho volutamente tralasciato tutto il discorso che riguarda gli ormoni sessuali. Anche essi hanno attivazioni pressocchè giornaliere, tuttavia il loro funzionamento è regolato non da un organo specifico, ma principalmente dalla situazione costellatoria nell’area del territorio. Le costellazioni dell’area del territorio regolano tutto il nostro aspetto riproduttivo, e per la loro rilevanza e relativa complessità meritano una trattazione specifica.

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