Rivendicare la propria Sovranità come Esseri Umani

Nelle ultime settimane mi è capitato di vedere alcuni video di Frank O’Collins, Santo Bonacci, a altri. Qualche loro conferenza, tradotta in italiano, è disponibili su youtube. Il loro lavoro è molto interessante. Il punto di partenza mi sembra questo: nessun sistema di potere può sopravvivere per lungo tempo senza il consenso degli esseri viventi che lo compongono. Cerchiamo di spiegarci meglio.

Qualsiasi buzzurro forzuto può mettere insieme quattro bifolchi ed imporre con la forza il proprio potere. Il punto è: quanto durerà? Ogni imposizione violenta e duratura imprime nell’essere oppresso una crescente voglia di rivincita, che prima o poi emerge. Forse nel giro di giorni, forse di settimane, forse di anni, ma emerge. Come sappiamo, al contrario, l’attuale sistema di potere sta in piedi da molto più tempo. In base alle mie ricerche, sta in piedi perlomeno dai tempi di Babilonia. Ha solo cambiato facciata, nelle varie epoche: regno babilonese, impero romano, chiesa di roma. Le tecniche di controllo e manipoazione delle masse sono, nelle loro concezioni di base, rimaste le stesse. E’ quindi presumibile che anche il potere occulto sottostante sia rimasto lo stesso.

Per poter continuare per diversi millenni, il potere costituito non può che basarsi su una qualche forma di consenso. E’ avvenuto in passato, avviene anche oggi. In che modo noi continuiamo a dare il nostro consenso al sistema di potere attuale? Credendo nel suo sistema di valori, e affidandoci alle sue istituzioni.

I valori sistemici si intrecciano, e spesso si contraddicono, con i valori naturali e con la nostra coscienza. Ogni volta che sopprimiamo un nostro istinto naturale, o zittiamo la nostra coscienza, per seguire un valore del sistema, stiamo dando consenso al sistema di potere attuale.

Passiamo alle istituzioni. Ce ne sono di vario tipo. Prendiamo le istituzioni politiche: il governo, il parlamento, i partiti. Ogni volta che andiamo a votare, indipendentemente da chi votiamo, stiamo dando consenso al sistema di potere attuale. Oppure le istituzioni scientifiche, per esempio quelle mediche: il medico di base, i professionisti qualificati, gli ospedali. Ogni volta che andiamo dal medico con la richiesta che egli ci guarisca dal nostro malanno, stiamo dando consenso al sistema di potere attuale. Oppure quelle che stanno all’apice, le istituzioni religiose: ogni volta che andiamo dal prete a confessarci, considerandolo come l’unico intermediario con dio, stiamo dando consenso al sistema di potere attuale.

C’era però un campo su cui finora non avevo riflettuto a sufficienza: la giustizia. E’ chiaro che ricorrere volontariamente alla giustizia del sistema, cioè citare qualcuno in tribunale, è un altro modo di dare consenso al sistema. Però pensavo che nel caso contrario, cioè quando qualcuno o il sistema stesso  accusa noi, non ci fosse nulla da fare. Pensavo che in quel caso il nostro consenso al sistema fosse obbligatorio. Forse non è così.

C’è un video, per esempio, in cui un certo Key Thompson, canadese, si presenta davanti ad un giudice perchè accusato (nel caso specifico, si trattava di una multa). Alla richiesta del proprio nome, l’uomo risponde semplicemente: “Sono Key, niente di più, niente di meno”. E poi aggiunge: “Sono qui in veste di amministratore del trust che ha nome KEY THOMPSON (le maiuscole non sono a caso)”. Cosa vuol dire? Nei sistemi inglesi, basati sulla common law, ha un ruolo fondamentale l’istituto del trust. Il trust è un affidamento, composto da tre figure: un esecutore (proprietario del bene), un amministratore, un beneficiario. L’esecutore concede in affidamento un determinato bene, nell’interesse del beneficiario. Bene, perlomeno in quei sistemi, il nome di una persona è un trust.

Pare che la stessa common law abbia una origine ecclesiastica. In fondo, nel nostro sistema, abbiamo sempre sentito dire che nessun potere è tale senza il consenso di dio. Anche lo stesso termine “giustizia” richiama incontrovertibilmente un concetto divino. Bisognerebbe però capire di quale dio stiamo parlando. E’ il dio della bibbia? Parrebbe proprio di sì. Tutto sembra nascere da alcune bolle papali, la prima delle quali, “unama sanctam ecllesiam”, ha come autore uno dei papi più corrotti della storia, Bonifacio VIII. Questa bolla è nata dallo scontro con un altro bel personaggio, Filippo il bello, re di francia, in riguardo alla famosa disputa tra potere spirituale e temporale.

In parole povere, Bonifacio VIII e i successivi papi hanno stabilito che l’intero pianeta Terra è soggetto ad un trust, in cui il disponenete, proprietario di tutto, è dio, e la chiesa ne è l’amministratore, a beneficio di tutti gli uomini. La chiesa poi, in qualità di amministratore del creato, può affidarne la gestione ai re, ai governi, all istituzioni, in pratica a quello che viene chiamato oggi “potere costituito”. Anche gli esseri umani, quindi, sono soggetti a trust. Il proprietario dell’anima è dio, l’amministratore dell’anima è il potere costituito, il beneficiario (sic) siamo noi. Ora attenzione perchè arriviamo al punto centrale.

Quando abbiamo a che fare con un rappresentanto del potere costituito, per esempio un carabiniere, o un giudice, qual’è la prima domanda che ci pone? Ci chiede qual’è il nostro nome. Nel momento in cui dichiariamo spontanemaente di essere tal dei tali, automaticamente confermiamo il trust suddetto, ovvero accettiamo che dio sia il propietario della nostra anima, e il potere costituito ne sia l’amminitratore. Se invece noi ci dichiariamo esseri umani in carne e ossa, liberi di fronte al Dio universale, sta all’ufficiale di turno dimostrare di avere giurisdizione su di noi. E, a quanto pare, non può farlo. Perchè tutto cio su cui il sistema ha potere legittimo è la nostra persona giuridica, non su di noi in quanto esseri viventi in carne, sangue e ossa. L’abbinamento tra persona giuridica (scritta sempre in lettere maiuscole) e essere vivente è quindi, pare, sempre una nostra scelta, che possiamo fare oppure no.

Qui ritorniamo alla riflessione iniziale: nessun sistema di potere può stare in piedi senza il consenso degli esseri viventi soggetti ad esso. C’è però un problema: il sistema appena descritto è valido solo nei paesi anglosassoni, in cui vige la common law. In Italia, per esempio, vige invece la civil law. E tra l’altro, nel nostro ordinamento giuridico, l’istituto del trust è stato introdotto solo di recente. Tuttavia sono d’accordo con Italo Cillo (che tra l’altro ringrazio per essere stato il primo, a quanto so, a parlare in italiano dell’argomento) quando dice che, se tutto davvero discende dalle bolle papali, anche il nostro sistema deve in fondo funzionare nello stesso modo. Cambiano, probabilmente, solo i termini da usare. Oppure, forse, dovremmo trovare un modo per scavalcare la civil law, e appellarci ad un sistema legislativo precedente e superiore, come potrebbe essere l’admiralty law, o legge dell’ammiragliato.

La questione, come vedete, è piuttosto complessa. Per quanto riguarda i paesi anglosassoni, la situazione presentata da Frank O’collins e Santo Bonacci, frutto di decenni di lavoro, sembra abbastanza chiara. In italia, al contrario, annaspiamo un po’ nel buoi, e abbiamo solo intravisto la luce. Mi auguro che il dibattito in rete su questo interessante argomento continui.

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