Freud, Hamer, e l’inconscio (questo sconosciuto…)

Da appassionato lettore mi sono capitati molto spesso tra le mani libri di Sigmund Freud. Ho sempre reputato la psicanalisi come qualcosa di molto interessante. Molti anni fa ho letto, per esempio, l'”Interpretazione dei sogni”, tuttavia mi rendo conto che allora non avevo gli strumenti necessari per comprendere appieno il percorso umano e il pensiero del fondatore della psicanalisi.

Recentemente ho letto un libricino in cui era riportato un ciclo di conferenze che Freud fece negli Stati Uniti ad inizio secolo. Queste conferenze mi hanno colpito in modo particolare, e mi hanno spinto a conoscere meglio e ad analizzare il percorso umano e professionale di Freud.

Freud, sostanzialmente, cercava un modo per aiutare i pazzi. Prima di lui, le persone che presentavano sintomi di disturbi mentali venivano prontamente isolate dalla società e, sostanzialmente, imprigionate. La ricerca farmaceutica cercava i soliti medicinali brevettabili in grado di aiutarli. Un gruppo di “dottori” si dedicava a lobotomie e, in seguito, elettroshock. Un altro ristrettissimo groppo di dottori tentava, timidamente, di far emergere la sanità nel paziente, con inviti perentori a “riprendere il controllo di sè” che ovviamente non funzionavano quasi mai. Questa era, in linea di massima, la situazione delle “cure” per i malati di mente.

Freud aveva un’altra convinzione. Lui pensava che semplicemente parlando con i malati di mente, ovviamente con alla base una certa conoscenza dell’essere umano, si potesse portarli fuori dal loro stato patalogico. Questa idea, questa “terapia della parola”, era estremamente pericolosa. Se avesse funzionato, che fine avrebbero fatto le case farmaceutiche? Se si può guarire una persona semplicemente parlando con lei, chi mai prenderà Prozac, Litio o Ritalin?

A conferma di ciò, per circa 10 anni Freud fu o ignorato o estremamente osteggiato dal sistema medico mondiale, che come ormai sappiamo è totalmente farmacocentrico, ovvero è da sempre comandato dalle case farmaceutiche. Per circa 10 anni Freud andò avanti per la sua strada, senza avere riconoscimenti scientifici. Ma ormai il pentolone dell’inconscio era aperto, e presto i suoi seguaci resero l’affare talmente grande che anche il potentissimo establishment medico dovette scendere a compromessi.

La sua vicenda ha molti punti di contatto con quella del dottor Hamer. La sorte di quest’ultimo, a dire il vero, è stata anche peggiore: radiazione quasi immediata dall’ordine dei medici, e persecuzione a vita. Le case farmaceutiche avevano scongiurato il pericolo Freud tramite la costruzione della psichiatria, basata sui farmaci, accanto alla psicologia, basata sulla terapia della parola, e quindi per loro non redditizia. Ora col dottor Hamer non potevano vedere attaccati anche gli interessi legati alle malattie fisiche.

A onor del vero, e vengo al senso dell’articolo, ho notato anche da parte della gente una enorme avversione verso le teorie di Hamer. In parte perchè ormai le persone sono talmente pecorone che non possono accettare un’idea non normale, ovvero non accettata dalla maggioranza delle persone. E in più, non accettata dagli “esperti”. Ma vi è anche una motivazione più sottile, più “interiore”, e riguarda il rapporto che ha l’uomo della nostra società verso l’inconscio.

La “scoperta” dell’inconscio, ad opera di Freud, perfezionata da Jung, ha ormai più di cento anni. Ora, diciamoci la verità, in quanti ai nostri giorni hanno compreso che il loro essere è formato da un piccolissima parte conscia e da una enorme parte inconscia? Perchè quanto appena detto è stato dimostrato, inequivocabilmente, dagli psicanalisti. Quanti lo sanno? In quanti ci hanno riflettuto? In che misura le persone hanno integrato nel loro essere la loro parte inconscia?

Di nome, quasi tutti conoscono Freud e Jung. Ma quasi nessuno è consapevole della propria parte inconscia. Nessuno, nè i genitori, nè la scuola, ci ha insegnato a prendere contatto con essa. Chi lo ha fatto, lo ha fatto di sua spontanea volontà, trovandosi quasi sempre solo e soprattutto incompreso. I più, hanno semplicemente ignorato il proprio inconscio. Nessuno ti chiede conto del suo operato in questa vita, a ben vedere. Quindi ignorarlo non sembra “peccato”, e sembra comodo. In tanti rimangono lì.

Per questo, la reazione di molte persone quando parlo di hamer è stizzita. “Ma insomma, ancora con questo inconscio? Perchè è lì che si va a parare… Tu mi parli di Psiche, di programmi sensati, ma io lo so che è quel maledetto dell’inconscio, che fa le cose con una logica incomprensibile, che mi mette sempre i bastoni fra le ruote, che mi vuole male… Non sono Io, non ho niente a che fare con lui…”. E quando cerchi di fargli notare che forse una logica c’è, s’incacchiano ancora di più. L’inconscio è stato da loro già messo da parte, staccato da sè, punto.

A cent’anni dalle scoperte degli psicologi, in molti si sarebbero aspettati una società diversa. Con un inconscio sempre più integrato nella vita delle persone. In una società così, le scoperte di Hamer non avrebbero avuto nessuna difficoltà ad essere accettate dalla gente. Invece, il sistema avido e manipolatore cosa ha fatto? Ha sfuttato le scoperte di Freud, e tramite suo nipote Eduard Bernays ha messo in piedi l’orrendo sistema pubblicitario e mediatico attuale, completamente basata su comunicazioni inconscie. Hanno sfruttato la scoperta dell’inconscio per rendere le popolazioni ancora più stupide, manipolabili e consumatrici. Bel lavoro.

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