Consigli hameriani per la salute

Premetto che, per comprendere il senso di questo articolo, è necessario avere almeno un’idea delle leggi biologiche e del lavoro complessivo del dottor Hamer. Le normali convinzioni riguardo alla salute, infatti, vengono profondamente messe in discussione dalle scoperte del medico tedesco. Per chi è totalmente a digiuno di questo argomento, consiglio quindi di partire da testi introduttivi. Nella sezione di questo blog dedicata ad Hamer (in alto) troverete alcuni riferimenti.

Ognuno di noi ha una propria idea sulla salute, e su quali siano i comportamenti più adatti da osservare al fine di mantenerci in buono stato psico-fisico. Sulla base di quanto ci hanno raccontato finora i mass-media e il sistema scolastico, in molti diffondono i propri consigli agli altri al fine di mantenersi sani. Vediamone nel dettaglio due dei più comuni, ed analizziamoli nell’ottica hameriana.

Consiglio numero uno: stare attenti all’alimentazione. In molti dicono che noi siamo ciò che mangiamo, e c’è senz’altro una parte (ma solo una parte) di verità in ciò. Diciamo che è una lettura un po’ limitata, che concerne soltanto l’aspetto materiale di noi stessi. E poi bisognerebbe anzitutto intendersi su cosa voglia dire avere buone abitudini alimentari. L’ottica hameriana può essere senz’altro definita ottica biologica, quindi per Hamer tutto ciò che è in accordo con la biologia fa bene, il resto crea problemi. In quest’ottica quindi una buona alimentazione è una alimentazione il più possibile naturale, il più possibile locale, il più possibile in accordo con le stagioni. Questa è l’alimentazione che nutre meglio le nostre cellule. Se ci allontaniamo da ciò, saremo, in misura sempre maggiore, deperiti. Tutto qui. Connessione dell’alimentazione con le malattie? Secondo Hamer non è diretta. Una cattiva o buona alimentazione ci può far rispondere in maniera peggiore o migliore ad un programma SBS. Ma non è la causa scatenante, che invece è sempre un conflitto biologico. Per questo più che il cibo in sè, è importante la nostra interpretazione del cibo. E anche come ci comportiamo nei confronti del cibo.

Facciamo un esempio. Quando il cameriere ci porta il piatto che abbiamo ordinato al ristorante, noi possiamo avere tutta una serie reazioni nei confronti di esso. Se appare bene, conforme alle nostre aspettative, mangiamo e tutto va bene. Se invece per esempio, avvertiamo dall’odore la presenza di una certa spezia che non ci piace, già vivremo un conflitto. Oppure possiamo essere convinti che quella pietanza sarebbe stata cucinata in un modo, e invece ci viene presentata in un altro, che guarda caso è il modo in cui la cucinava nostra madre, e non ci piaceva. Oppure possiamo notare che il piatto o le posate sono leggermente sporche, e averne schifo. Le possibilità di piccoli conflitti, come vedete, sono veramente tante, e spesso non diamo loro troppa importanza (forse perchè ci sentiamo stupidi o infantili nell’esternarli…). Dopo un conflitto iniziale, poi, dobbiamo compiere una scelta. Un animale che si trova davanti un cibo che sente non andar bene per lui non ci pensa su troppo:  alza i tacchi e se ne va in cerca d’altro. Per noi invece non è così semplice rifiutare un piatto al ristorante, o ancor peggio da amici che ci hanno invitato a cena. Quindi, per “civiltà”, spesso ingurgitiamo anche cibo verso il quale sentiamo repulsione. Andiamo quindi consapevolmente contro la nostra biologia. Pensate non ci siano conseguenze? In tutti questi ragionamenti, come vedete, non ho fatto nessun accenno alla qualità effettiva del cibo. Un barbone affamatissimo si sarebbe sbafato in un attimo quel piatto, senza alcuna conseguenza, tanto per capirci. Non voglio però, per chiarezza, essere assolutista. Se il cibo è avariato o eccessivamente inquinato può causare effettivamente, a volte, dei danni. Ma si tratta, a ben vedere, di casi rari. Nella maggior parte delle situazioni, le cosiddette malattie legate all’alimentazione non sono colpa diretta degli alimenti, ma piuttosto di come noi li interpretiamo.

I fissati con l’alimentazione fanno, inconsapevolmente, lo stesso gioco delle industrie farmaceutiche. E il gioco è: mettere terrore. Se mangi questo a lungo ti viene questo, se mangi quest’altro di viene quest’altro. E così via. Tendenzialmente si finisce nel grande terrore: devi mangiar bene se no ti viene il Tumore (tu-muori), detto anche Cancro (bestia imprecisata e diabolica che ci mangia da dentro).  Purtroppo finchè le persone restano nella paura, ogni ragionamento logico è impossibile.

Altro consiglio sommamente diffuso è il seguente: stai attento a virus e batteri. E’ quindi considerato ottimo per la salute vivere in ambienti il più possibile asettici. Questo ragionamento porta prima di tutto ad un paradosso, visto che noi stessi, oltre che dalle nostre cellule, siamo costituiti da miliardi di tipi diversi di batteri. In numero assoluto, siamo formati più da batteri che da cellule. Non ha senso quindi considerare noi stessi come un’entità che deve isolarsi dai batteri. Non è semplicemente possibile. Questa idea bislacca e malsana è nata dal trionfare, più di un secolo fa, delle teorie di Pasteur sull’origine batterica delle malattie. Qui Hamer ribalta proprio tutto, confermando totalmente le teorie di Bechamp, avversario storico di Pasteur. I batteri sono niente, l’ambiente è tutto. Essi non causano malattie, bensì sono, ovviamente, nostri esseri simbionti, ovvero che vivono assieme a noi. Sono parte di noi. E rispondono, ovviamente, alle regole di organizzazione della nostra entità corporea, regole divine e perfette. Se i batteri si formano in un certo organo, è perchè servono, e lì fanno il loro lavoro. D’altronde, nelle perfetta organizzazione del nostro corpo, esiste una sola cellula, o un solo battere, che non fa il suo lavoro? Perchè in certi casi (le malattie) dovrebbe esserci un’eccezione? Il realtà qualsiasi comportamento batterico o cellulare risulta chiaro se smettiamo di osservare i fenomeni soltanto in un ottica materialistica. Se appena ci spostiamo più in su, e consideriamo come reali anche tutte quelle cose che le persone sentono e provano, tutto diventa chiaro. Tutto assume un suo senso.

Riassumendo, secondo Hamer i batteri non causano mai le malattie. Al massimo, se per esempio un italiano beve un po’ di acqua del Gange, avrà sintomi di avvelenamento, perchè il corpo non riconosce quei batteri come parte del suo ecosistema, e quindi li tratta come veleni. Ma si tratta di avvelenamento, non di malattia. Vivere una vita asettica, fin da bambini, è addirittura secondo Hamer contrario alla salute. Questo perchè il nostro corredo batterico si forma naturalmente attraverso contatti graduali con la realtà in cui viviamo, mangiando, bevendo, ferendoci, e così via. Più batteri ingeriamo (sempre naturalmente e gradualmente), più il nostro corpo diventa forte. Con meno batteri veniamo a contatto durante la nostra crescita, tanto più saremo debolucci, perchè il minimo contatto con batteri anomali sarà avvertito dall’organismo come avvelenamento, e quindi staremo male. Inoltre, meno programmi SBS potranno essere portati a compimento in modo perfettamente biologico, perchè come sappiamo i batteri sono parte attiva e integrante dei programmi SBS.

Secondo Hamer, in conclusione, che accorgimenti possiamo compiere al fine di preservare la nostra salute?

Posso accennare qui ad alcune riflessioni, anche se come comprederete l’argomento è complesso. Dato che i programmi SBS sono causati da conflitti, si potrebbe pensare di evitare i conflitti, ma ciò vorrebbe dire vivere una vita senza che avvenga mai qualcosa di inaspettato. Piuttosto noioso, no? In realtà quello che possiamo fare è soltanto essere più consapevoli.

Per esempio, se io vado a fare un viaggio, sono consapevole dei rischi che corro di vivere eventi inaspettati. E’ ovvio che rimanendo a casa, mangiando e dormendo sempre negli stessi posti e con le stesse persone, il rischio di conflitti è minimo (lasciando un attimo perdere le recidive…). In vacanza molto può succedere di inaspettato, ed è per questo che la gente in vacanza, o molto più spesso quando torna, si ammala. E non è perchè “ha beccato un virus” là.

Nel complesso, al fine di arginare possibili nuovi conflitti, è senz’altro salutare vivere una vita regolare. Chi va in cerca di avventure, di qualsiasi tipo, deve essere anche consapevole che con ogni probabilità il corpo, durante l’avventura, sarà costretto a fare un superlavoro, che in seguito dovrà essere compensato (fase PCL).

Un altro importantissimo aspetto della prevenzione, secondo Hamer, riguarda il conflitto del profugo. Se tale conflitto è attivo, infatti, ogni nostro piccolo programma SBS viene aggravato. Bisognerebbe quindi sempre cercare, in ogni situazione, un modo per sentirci, almeno in parte, a casa. Col tempo ci si rende conto che questa dimestichezza con il conflitto del profugo ha una importanza primaria.

Altra regola generale, a cui ho accennato già prima, è il cercare di vivere in modo il più possibile biologico. Dare, quindi, il giusto valore e la giusta dignità a tutti quelli che sono gli istinti biologici del nostro essere. Purtroppo nella nostra società essi sono stati esageratamente repressi, in nome di concetti vaghi come “civiltà” o altamente opinabili come “morale comune”. E tutto ciò ha creato un numero enorme di problemi: mentali (come già avevano rilevato gli psicoanalisti, e come ora ha ribadito Hamer) e fisici (scoperta “nuova”, importantissima, di Hamer).

Mi fermerei qui. Ho voluto solo accennare ad alcuni consigli perchè l’argomento dà adito molto spesso a cattive interpretazioni. Se non sono stato chiaro risponderò volentieri ad eventuali commenti.

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2 risposte a Consigli hameriani per la salute

  1. Anonimo ha detto:

    Bell’articolo sul sentirsi a casa, bravo.

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