Il Mercato, ultimo Dio rimasto

Dio è morto ormai da più di un secolo, si sa. Cosa intendeva Nietsche con quella affermazione? Come può Dio morire? In realtà lui voleva dire che è il concetto di Dio ad essere morto, in particolare il concetto di Dio espresso da tutta la tradizione cristiano-giudaica. Ciò vuol dire che già più di un secolo fa, almeno per le menti di un certo livello, era evidente una semplice constatazione: il concetto di Dio tradizionale è ormai sempre meno compatibile con l’uomo moderno. Le religioni monoteiste si sono talmente contraddette in ogni aspetto logico dell’esistenza da perdere, ormai, ogni tipo di credibilità. Se le persone vanno ancora in chiesa non è perchè ci credono, bensì per abitudine, per tradizione, probabilmente anche un po’ per paura dell’aldilà. E la dimostrazione è che praticamente nessuno di quelli che vanno in chiesa è in grado di argomentare con un minimo di logica la sua scelta. Alla prima domanda, crollano, e rinunciano a qualsiasi discussione. Questo è, io credo, il motivo per cui il pensatore tedesco ha affermato che Dio è morto.

Ma se Dio è morto, cosa è rimasto? Chi conosce bene l’essere umano sa che non si può vivere senza credere in qualcosa. Le persone che dicono di non credere in niente, è perchè semplicemente non sono nemmeno consapevoli delle loro credenze. Tutti hanno le loro credenze, e tutti, secondo me, hanno anche una loro personale idea di chi, o che cosa, sia Dio.

Le forze che dominano questo mondo hanno, praticamente da sempre, fatto di tutto per allontanare l’essere umano dalla sua sorgente divina, e per legarlo sempre più stabilmente alla materia grossolana terrestre. Questo intento ha contribuito pesantemente al progressivo fraintendimento dell’insegnamento dei veri maestri, a partire dal momento della loro morte, e a volte anche da prima. I divini insegnamenti dei maestri vengono sempre, a poco a poco, manipolati, e alla fine non rimane altro che uno sterile ritualismo meccanico, abbinato ad una teologia unicamente protesa verso la materia e la sua realtà illusoria. Distruggendo o relativizzando ogni autentico insegnamento, i dominatori di questo mondo sono riusciti a poco a poco a togliere all’essere umano moderno qualsiasi cognizione spirituale. Tuttavia, per controllare gli umani bisogna dargli in pasto un qualche Dio, altrimenti dopo un po’ la popolazione si ribella, e loro lo sapevano.

In un primo momento, il Dio sostituto del Dio cristiano-giudaico è stato la Scienza. E’ finchè la Scienza si occupava di scoperte pratiche, utili, tecniche, tutto sembrava andare bene. Tuttavia la Scienza, se viene intesa come disincantata ricerca della verità, può avere risvolti molto pericolosi per i potenti. I potenti di questa terra, quindi, dovevano trovare un modo per mettere le briglie anche a questo nuovo Dio, innalzando sugli altari una nuova entità, che questa volta non poteva avere pericolosi risvolti metafisici, proprio per la sua stessa natura: il Mercato.

Perchè il Mercato? Non era più semplice innalzare a Dio il Denaro? In un certo senso i due concetti sono collegati. Però il denaro possiede unicamente connotati egoistici, e quindi era inadatto per ingannare, oltre al corpo, anche le anime delle entità umane. Il Mercato, invece, era perfetto, perchè grazie alle teorie economiche si era riuscito a “dimostrare” che il mercato era una Dio benevolo, in grado di portare ricchezza a benessere a chiunque. E il dio Mercato richiedeva solo una cosa, in apparenza più che ragionevole: il lavoro, la produzione di valore, al fine di avere qualcosa da scambiare nel grande Mercato.

Tutto bello e giusto, almeno all’apparenza. Se andiamo appena più in profondità, tuttavia, subito appaiono le magagne. Anzitutto, la diffusione di benessere è ricchezza avviene solo in condizioni di mercato perfetto, ovvero in assenza dei cosiddetti “fallimenti del mercato”. Vediamo quali sono i principali, con relative conseguenze.

Il primo dei fallimenti del mercato, il più citato dai cosiddetti economisti, è la presenza i beni pubblici. Un bene pubblico, infatti, sfugge alla logica del mercato. Tale fallimento del mercato è tuttavia, a mio parere, soltanto apparente. Basterebbe delineare una linea di demarcazione tra i beni pubblici e i beni di mercato. Alcuni beni, e in particolare i beni fondamentali, dovrebbero essere a mio parere gestiti in comune, e non lasciati al mercato. La sensatezza di quanto scritto è evidente nelle orribili degenerazioni a cui vanno soggetti settori fondamentali, come la salute o l’istruzione, quando vengo lasciati alle leggi del mercato. Più che di un fallimento del mercato, quindi, in questo caso parlerei di sane e sensate eccezioni, che tuttavia, con l’espandersi dell’assurda “scuola di Chicago”, sono sempre meno presenti.

Altro fallimento del mercato, ancora citato dagli economisti anche se non più con grande veemenza, è la creazione di monopoli. Un mercato è efficiente se esiste una libera concorrenza, ovvero se esistono, per ogni determinato bene o servizio, un numero sufficientemente elevato di competitori, tale da escludere la possibilità di creare cartelli di monopoli. Come si è visto ben presto, e come è sempre più evidente, evitare questo fallimento è impossibile. Al giorno d’oggi ogni settore del mercato presenta non più di una manciata di competitori a in tutto il globo, per lo più spesso intrecciati tra loro a livello azionario. In altre parole, ogni settore economico è ormai gestito da un cartello di monopolisti. Abbiamo quindi, qui, un clamoroso è totale fallimento del mercato, dimostrato dalla inefficacia e dalla inconcludenza di ogni organismo anti-trust presente nel mondo. Quando si creano i monopoli, la capacità del mercato di autoregolarsi e garantire opportunità e benessere per tutti scompare del tutto, sostituita dalle menzogne e dagli accordi segreti dei monopolisti. Già solo per questo semplice fatto, verificabile da chiunque, la fiducia nel dio Mercato dovrebbe essere già crollata da un bel po’. E’ l’ignoranza della gente a tenerlo ancora sugli altari.

Terzo fallimento del mercato: le esternalità negative. Spieghiamolo con un esempio. In un paese di mille abitanti, ognuno mette su un’industria completamente automatizzata, in cui lavora solo lui. Gli abitanti del paese si scambiano poi i beni prodotti, in perfetta concorrenza, e sembrano tutti felici. Un bel giorno si accorgono però che i terreni agricoli del paese, inquinati dalle industrie, non producono più cibo. Si accorgono che gli inquinanti hanno reso l’acqua non potabile, e l’aria irrespirabile. Tutto ciò è una chiara diminuzione del benessere, non contemplata dalle leggi di mercato, ed è perciò considerata un fallimento. Le esternalità negative rivelano, a mio parere, uno dei veri volti del mercato e del denaro. Il mercato e il denaro, infatti, hanno una loro logica, e nello specifico agiscono come se la vita non esistesse. Per questo tutto ciò che comporta un qualche danno alla vita (concetto a cui possiamo dare il nome generico di “inquinamento”) non è semplicemente contemplato. Bello, vero?

Ultimo fallimento del mercato: asimmetrie, sia informative, sia riguardanti la posizione iniziale. Il mercato perfetto si ha quando tutti partono dalle stesse possibilità. In questa situazione, la concorrenza farà emergere il prodotto o il servizio migliori. Anche qui, è ormai assolutamente evidente che non si parte tutti dalla stesse situazione iniziale. Per fare un esempio, chi è figlio di un ricco ha, tanto per cominciare, una massa di soldi e proprietà da cui partire, che il povero non ha. Ciò gli procura, nel mercato, un vantaggio spropositato. Ci sono inoltre le asimmetrie informative: c’è chi ha la possibilità di accedere alle informazioni vitali per agire efficacemente nel mercato, e chi è invece escluso da questa possibilità, e deve accontentarsi delle balle dei mass-media. E con l’accumulo progressivo della ricchezza e del potere nelle mani di sempre meno individui, la situazione relative a questi fallimento si presenta come sempre più grave.

Attualmente, quindi, ci troviamo in una situazione di mercato mondiale che è completamente, e su più punti, fallito. I mass media tuttavia, unica fonte di informazione per l’uomo moderno-pecora, ignorano questo fatto. Di conseguenza, lo ignora anche l’uomo moderno-pecora, il quale continua, più o meno consciamente, a idolatrare questo Dio nella sua forma perfetta e irreale. Continua a pensare che basta lavurà, ovvero guadagnare denaro pulito nel grande mercato mondiale, e tutto andrà bene, per se stesso e per gli altri.

Questa mentalità mercantilistica ha risvolti molto negativi nei riguardi dell’evoluzione dell’essere umano. In passato, quando il dio Denaro non era ancora così potente, la professione di mercante non era vista in modo particolarmente nobile, e con ragione. Il mercante è infatti il materialista per eccellenza, colui che è in grado di dare un prezzo a tutto, ma che ha scambiato questa abilità con la capacità di vedere il reale valore delle cose. Il mercante, nel passato, è sempre stata una figura piuttosto oscura, di cui non ci si può fidare, perchè fregare è il suo mestiere, perchè più frega più è considerato “bravo”, perchè più frega più diventa ricco e potente.

Purtroppo, nei secoli, il mercante ha vinto. E’ riuscito a modellare la società in base ai suoi valori. E’ riuscito ad inquinare anche l’anima delle persone. Oggi anche chi va nei luoghi di culto lo fa con un atteggiamento da mercante. La domanda che rimbomba nella testa dell’uomo moderno, pecora e mercante, è sempre la stessa: cosa ci guadagno, io?

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2 risposte a Il Mercato, ultimo Dio rimasto

  1. usciredallorrore ha detto:

    Amico anonimo, la via d’uscita è personale, non sistemica. Una tendenza che abbiamo un po’ tutti è, quando capiamo qualcosa, di voler far subito capire quel qualcosa a tutto il resto dell’umanità, e cambiare così il sistema delle cose. Sto imparando a poco a poco che non funziona così, che ognuno ha i suoi tempi, e che la consapevolezza non si può trasferire. Abbiamo capito che il mercato è un dio ingannevole? Allora allontaniamolo dalle nostre vite, dai nostri pensieri. Se abbastanza persone lo capiranno, allora anche il sistema cambierà. Altrimenti non c’è speranza (per il sistema però, non per noi ;)).

  2. Anonimo ha detto:

    articolo di ottima fattura e condivisibile. Unica pecca.. manca via uscita

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