Banco, dacci i soldi!

L’orribile primo articolo della Costituzione Italiana recita quanto segue: “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Già da quando, ancora ragazzo, ho letto per la prima volta questa frase, mi è sembrata davvero molto strana. Cosa vuol dire fondare una comunità umana sul lavoro? E poi, qual’è la definizione esatta di lavoro? Nella nostra società, è facile dimostrare che viene considerato veramente lavoro solo un’occupazione che prevede una remunerazione in denaro. Non è infatti considerato lavoro il prendersi cura dei figli, o della casa. E nemmeno tutte le attività di volontariato. Se io passassi 8 ore al giorno a leggere libri gratuitamente ai ciechi, sarei considerato comunque una persona che non lavora. Fondare una comunità sul lavoro salariato significa più o meno questo: ogni individuo fisicamente e mentalmente abile è tenuto a trovarsi un lavoro salariato, e solo tramite questo lavoro salariato potrà ottenere i mezzi per vivere in modo dignitoso, e finanche di partecipare al processo democratico. Che autorità avrebbe, infatti, in una comunità fondata sul lavoro, una persona che non lavora?

Stabilito questo, la domanda che dobbiamo porci ora è: cos’è il denaro? Qui cominciano i problemi. Perchè il denaro, nella società odierna, non è controllato dagli Stati, bensì dal sistema bancario. La secolare lotta tra i Re (poi divenuti “capi di Stato”) e i Banchieri per il controllo dell’emissione del denaro è infatti ormai conclusa da tempo, con la vittoria del sistema bancario. Il Federal Reserve Act del 1913 e gli accordi di Bretton Woods hanno infatti definitivamente posto il sistema bancario internazionale al di sopra di ogni Stato Nazione. Il denaro viene quindi creato dalle banche, sia dalle banche centrali, sia dalle altre banche con il sistema della riserva frazionaria, e non dagli Stati Nazione. Ripetiamo questo concetto perchè purtroppo in molti fanno fatica a capirlo e accettarlo. Persino la proprietà della moneta all’atto dell’emissione, tema importantissimo e tanto caro al grande Giacinto Auriti, è ormai ufficialmente del sistema bancario, come ha recentemente ammesso anche la Banca Centrale Europea.

Tornando al primo articolo della Costituzione, possiamo quindi riformularlo come segue: “la comunità italiana è fondata sul fatto che ogni individuo fisicamente e mentalmente abile è tenuto a mettere gran parte della sua vita nelle mani del sistema bancario, che in cambio del denaro “pulito” farà di lui ciò che vuole, esattamente come si fa con uno schiavo”. Fondare la comunità italiana sul lavoro equivale quindi a condannare la comunità italiana alla schiavitù dei banchieri. Già quando si raggiunge questa consapevolezza, di solito ci si incazza parecchio. Ora però la situazione sta addirittura peggiorando…

Finchè c’era lavoro, infatti, le cose andavano più o meno bene. Le persone che lavoravano non avevano la percezione dei essere schiave, perchè erano occupate solo 8-10 ore al gionro per 5-6 giorni su sette, mentre avevano sentito che gli schiavi lavoravano mooolto di più. Essendo la massa di lavoratori abbastanza cospicua, l’immissione di denaro nel sistema era costante, e conseguentemente anche i consumi andavano bene. Cos’è successo ad un certo punto: è arrivata l’automazione, sono arrivati i robot! Fabbriche con 300 operai, in seguito al processo di automazione potevano funzionare allo stesso modo con 10 persone. E gli altri 290, che fanno? Non avendo più lavoro, non hanno nemmeno più denaro. Non avendo denaro, non possono consumare, e questo sta mandando in crisi l’intera economia mondiale, fondata perlappunto sui consumi. La crisi di oggi, come ogni crisi moderna, è una crisi di consumi, da cui si esce soltanto attraverso una massiccia immissione di denaro verso gli strati più bassi della popolazione. Roosevelt con il New Deal fece proprio questo: non furono le grandi opere a rilanciare gli Stati Uniti, bensì il fatto che tramite le grandi opere arrivava il denaro ai lavoratori, che potevano rilanciare i consumi.

Oggi quella strada non è più percorribile, sia perchè con il continuo progredire delle macchine la mano d’opera utilizzata è in ogni caso ormai troppo esigua, non più in grado di rilanciare i consumi a livello nazionale, sia perchè le grandi opere sono ormai perlopiù inutili e ambientalmente dannose, sia perchè gli Stati Nazione sono falliti, e quindi non possono più fare grandi spese di investimento. Gli Stati Nazione oggi, è bene ricordarlo, devono chiedere i soldi in prestito alle banche, allo stesso modo di qualunque altro ente o individuo.

Il grosso problema dell’ecomomia attuale è quindi il fatto che il denaro non arriva più alla base della popolazione. Non essendoci più lavoro, gran parte del popolo non ha più alcun mezzo per entrare in possesso dei soldi, che tuttavia sono essenziali, nella nostra società, anche per soddisfare le esigenze più basilari dell’essere umano. D’altronde, anche nel monopoli era previsto il 20 euro quando passavi dal via, come a dire che se non c’è una immissione costante di liquidità il gioco finisce…

Il denaro nella nostra società può essere assimilato al sangue che circola nel nostro copro. Se non c’è sufficiente sangue, le cellule non vengono nutrite e irrorate, e quindi deperiscono, svolgendo sempre peggio il loro compito. Allo stesso modo, un essere umano che è impossibilitato ad accedere al denaro, non potrà che deperire, degenerare, e infine morire. Come fermare tutto questo? Esiste, a mio parere, una sola soluzione.

Il denaro non deve più essere consegnato al popolo solo in cambio di tempo e fatica, ovvero di lavoro. Le scoperte tecniche attuali ci permettono di costruire una società in cui tutti possono avere ciò che gli serve, senza la necessità di dover lavorare tutti 8-10 ore al giorno. Si potrebbe pensare di ridurre per legge l’orario di lavoro in modo da far lavorare tutti, come si era tentato anni fa con le 35 ore, ma ciò è in contrasto con le leggi di mercato, che impongono la massima efficienza monetaria ad ogni operatore. L’unica soluzione è quindi, secondo me, distribuire il denaro direttamente alla popolazione, a scadenza regolare, denaro che potremmo chiamare “contributo per l’esistenza”. L’ammontare di tale somma dovrà essere attentamente vagliata, in modo da rilanciare i consumi senza togliere l’incentivo delle persone a guadagnare di più, tramite le occupazioni salariate che comunque, anche se in misura minore, devono almeno nel breve termine continuare ad esistere.

Occorre quindi, secondo me, passare gradualmente da un reddito da lavoro ad un reddito di esistenza. Mi rendo conto che sarebbe un balzo non da poco per l’umanità, tuttavia forse è finalmente giunto il momento. Alternative, mi sembra, non ce ne sono. Ogni altro movimento di protesta per l’attuale situazione economica mi sembra inutile, o peggio dannoso perchè viene spesso sprecata una quantità preziosa di energia degli individui. Si potrebbe pensare ad un movimento chiamato MORE (MOvimento per il Reddito da Esistenza), oppure, più semplicemente, “Banco, dacci i soldi!”.

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