I programmi “normali”, biologici e sensati: il conflitto del profugo

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Alcuni programmi Speciali, Biologici e Sensati della Natura (SBS), scoperti dal dottor Hamer, meritano, per le loro caratteristiche, una trattazione specifica. Come è noto, nella medicina di Hamer ogni sintomo “anomalo” del nostro corpo è inquadrabile come parte di un programma SBS. Se al contrario noi stiamo bene, se non avvertiamo nessun particolare disturbo, allora siamo in una condizione di normalità, chiamata anche normotonia. Tale concetto tuttavia, ad una attenta analisi, risulta qualcosa di molto simile ad una astrazione, poichè nella realtà è sostanzialmente impossibile che una persona, in un dato momento, non abbia nessun programma SBS in atto nel suo corpo.

Chi conosce il corpo umano anche solo superficialmente, sa che il suo funzionamento “normale” è regolato da una serie di organi, i quali nel complesso gestiscono quella che viene chiamata la fisiologia. Per via della loro stessa funzione, ovvero quello di mantenere l’equilibrio nel nostro corpo, tali organi devono possedere una sensibilità particolare. Devono essere cioè in grado di rispondere anche al minimo accenno di cambiamento, adeguando opportunamente la loro funzione. Il confine tra funzionamento “normale” e funzionamento “anomalo”, in questi organi, diventa quindi molto labile. Possiamo dire, quindi, che l’attivazione di programmi SBS per questi organi avviene giornalmente, e in ogni essere vivente.

Facciamo un esempio: una persona può passare anche tutta la vita senza avere mai un eritema. Io per esempio, complice anche il fatto che ho la pelle grassa, non ne ho mai avuti. Il programma SBS, ectodermico, che porta alla formazione di eritemi, e senz’altro presente nel mio corpo, però non si è mai attivato. E, forse, non si attiverà mai. Se prendiamo invece un organo che gestisce la fisiologia, come per esempio il talamo, capiamo bene che il discorso precedente non si può fare. Per questi organi possiamo parlare di programmi “normali”, biologici e sensati, poichè mantengono la sensatezza biologica, senza tuttavia avere quella caratteristica di “eccezionalità” presente invece nei programmi SBS relativi agli altri tessuti. Inoltre, proprio per la loro funzione di regolazione continua della fisiologia, per questi organi è più corretto parlare di una maggiore o minore attivazione di un determinato programma, piuttosto che dire semplicemente “c’è quel conflitto” o “non c’è quel conflitto”.

Ho provato a passare in rassegna tutte la Tabella Sinottica, e ho individuato almeno sei organi che possono essere considerati “fisiologici”: tubuli collettori dei reni (conflitto del profugo), midollare del surrene (conflitto di stress/pericolo), corticale del surrene (conflitto di aver preso la strada sbagliata), talamo (conflitto del “non c’è scampo”), cellule alfa delle isole di Langerhans del pancreas (conflitto di paura/ribrezzo), cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas (conflitto di opposizione).

In realtà, come vedremo anche più avanti nella trattazione, i programmi SBS che possiamo considerare “normali” sono molti di più. Ho scelto di concentrarmi su questi sei perchè, dal punto di vista fisiologico, mi sono sembrati i più importanti. L’idea è quella di conoscere meglio questi programmi, e di prendere una sempre maggiore dimestichezza con essi. Rendendoci conto di cosa ha realmente provocato determinate reazioni nel nostro organismo possiamo, in una certa misura, agire al fine di mitigare i sintomi più fastidiosi.

In questi articoli mettiamo un attimo da parte tutto ciò che riguarda gli ormoni sessuali, poichè essi sono influenzati principalmente dalla situazione costellatoria nell’area del territorio (parte della corteccia ectodermica), e meritano una trattazione specifica.

Consideriamo ora, ad uno ad uno, i sei conflitti sopra citati.

Il primo fra tutti, il più conosciuto, è senz’altro il conflitto del profugo. Tale conflitto si attiva in misura maggiore o minore a seconda di quanto, in una determinata situazione, ci sentiamo a casa. Per capire meglio il sentito relativo a questo conflitto, Hamer dice che si attiva quando ci sentiamo un pesce fuor d’acqua. E’ bene comprendere tuttavia cosa si intende con questa affermazione. Dobbiamo sempre considerare che qui ci troviamo nell’endoderma, e i conflitti sono arcaici, viscerali, legati alla sopravvivenza. In particolare, in questo conflitto si rivive la delicatissima situazione in cui, filogeneticamente, siamo usciti dall’ambiente acquoso per avventurarci sulla terraferma. E’ in questo senso che va inteso il “pesce fuor d’acqua”, ovvero quella situazione in cui le risorse essenziali per la mia sopravvivenza, ovvero principalmente l’acqua, potrebbero venire a mancare, e non nel senso generico e psicologico di quando ci sentiamo “a disagio”.

Organicamente, il conflitto del profugo attiva i tubuli collettori dei reni, ovvero una parte del nefrone, unità constitutiva fondamentale del rene. I tubuli collettori hanno il compito di recuperare, nella parte filtrata del sangue, tutte quelle sostanze che potrebbero essere immesse nuovamente nel flusso sanguigno. Quando i tubuli lavorano molto, quindi, si produce poca urina, perchè quasi tutto viene riciclato. E’ la perfetta risposta biologica alla situazione sopra descritta: non so se troverò acqua buona nel mio ambiente, quindi riciclo il più possibile quella che ho. La maggiore o minore attivazione del conflitto del profugo è facilmente visibile tramite le urine: meno uno urina, più ha attivo il conflitto del profugo.

Il conflitto del profugo è gestito in modo molta agevole dal nostro organismo, a patto però che non ci sia concomitante un altro programma SBS di grande intensità, e in face si soluzione (PLC). Se stiamo bene, per esempio, possiamo anche non urinare per tutto il giorno, senza avvertire nessun particolare disagio. E’ capitato a tutti, quando si fa una gita fuori porta, o si va ad una fiera. Se invece stiamo già male, avere attivo il conflitto del profugo rappresenta una terribile aggravante. Anche questa è una esperienza provata da tutti: quando cominciamo a star male, qual’è il nostro primo pensiero? Non è forse quello di tornare a casa? E se lo possiamo fare, ci sentiamo subito leggermente meglio, mentre se ne siamo impossibilitati, velocemente i nostri sintomi si aggravano.

A livello medico, infatti, il conflitto del profugo, anche se non viene chiamato così, è molto temuto. In ospedale la mancanza di urina viene chiamata oliguria, anuria, o blocco renale (anche se in realtà, più che in blocco, abbiamo visto che il rene lavora troppo), ed è sempre considerata una condizione negativa, perchè è noto che un paziente non migliora se è in blocco renale, anzi tutti i suoi sintomi si aggravano. Questa condizione, molto comune, avviene quando il paziente non si trova bene in quell’ospedale, non si sente a casa. Purtroppo i medici, ignorando l’origine di quello stato, non sanno nemmeno che fare per risolverlo.

Per abbassare il conflitto del profugo, e quindi sciogliere un po’ il blocco renale, non c’è altra via che far sentire il paziente maggiormente a casa. A tal fine, ogni soluzione può essere buona: consentire a qualche familiare di stare sempre con lui nella stanza, portare in ospedale qualche oggetto che ricordi fortemente casa al paziente, e così via. L’importanza di azioni di questo tipo non verrà mai sottolineata abbastanza. Sciogliendo anche solo in parte il conflitto del profugo, subito i sintomi si affievoliscono, diminuiscono disagio e dolore, e le possibilità di riprendersi del paziente aumentano fortemente. Conoscendo le leggi biologiche, possiamo addirittura dire che il conflitto del profugo è la prima cosa da analizzare in un paziente. E cercare di sciogliere il conflitto del profugo è anche, in moltissima casi, la prima azione terapeutica da fare.

La Natura, in questo come in molti altri casi, non scende a compromessi. Nel momento in cui stiamo male, dobbiamo per forza andare nella nostra tana, nel posto in cui ci sentiamo a casa. Non c’è niente che ci possa o ci debba sviare da questo obiettivo. Se non lo facciamo, la natura ci avverte con dolori sempre più insopportabili. E come se ci dicesse: ma sei pazzo? Già stai male, torna immediatamente a casa, perchè non è sicuro per te stare in giro quando non stai bene.

Se invece stiamo bene, possiamo giocare con il conflitto del profugo, osservandoci e analizzandoci, al fine di conoscerci meglio. In quali situazioni, solitamente, ci viene lo stimolo ad urinare? Se le individuiamo, possiamo renderci conto di quali fattori, per il nostro sentito viscerale, rappresentano la casa. Faccio un esempio personale. Un volta sono tornato a casa da un lungo viaggio, e mentre stavo per arrivare ho avvertito un certo stimolo ad urinare. Poi però sono davvero arrivato, e tra i saluti, i bagagli, le chiacchiere, per una buona oretta mi sono completamente dimenticato dell’urina. A un certo punto mi sono ritirato nel mio studio, e nel momento in cui ho schiacciato il tasto di accensione del PC ho avuto un fortissimo stimolo ad urinare. Ciò significa che per me il mio studio con il computer rappresenta una delle situazioni preferenziali in cui mi sento “a casa”.

– continua –

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