I programmi “normali”, biologici e sensati 2: il conflitto di stress/pericolo

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Il conflitto del profugo è ampiamente trattato sia nei libri di Hamer, sia nelle varie pubblicazioni, compresa la mia, riguardanti le leggi biologiche. Quanto scritto finora si può quindi considerare come ragionevolmente certo. Le riflessioni che propongo da ora in poi sono invece, in varia misura, frutto di intuizioni personali. Quanto scrivo deve essere quindi considerato più come uno spunto di studio che come uno studio già concluso. Come sempre sarò felice di pubblicare eventuali contributi nei commenti.

Nella tabella di Hamer, subito dopo i tubuli collettori, troviamo la parte midollare della ghiandola surrenale. Tale organo si occupa, principalmene, della regolazione della produzione di adrenalina, noradrenalina e dopamina. Tutti abbiamo più o meno un’idea dell’effetto dell’adrenalina nel nostro organismo. L’abbiamo provato tutti, in situazioni di pericolo. Il conflitto corrispondente è infatti definito da Hamer come “stress estremo, insopportabile”. Penso che con questi termini il medico tedesco intenda quel tipo di stress che abbiamo quando sentiamo che è in pericolo la nostra vita.

Quand’è che l’adrenalina ha un effetto piacevole sul nostro organismo? Quand’è che diciamo “che bella scarica di adrenalina”? In genere ciò succede quando, per esempio, ci mettiamo per la prima volta in macchina con un pilota di rally. Oppure quando ci buttiamo con il bungee-jumping, o con il paracadute. Se invece ci troviamo realmente in pericolo, come quando mentre facciamo jogging ci imbattiamo in un cane rabbioso e riusciamo per un pelo a scampare al suo morso, generalmente non diciamo “che bella scarica di adrenalina”, vero? Che differenza c’è tra questi casi?

Anche nel caso del cane rabbioso è in pericolo la nostra vita, quindi anche in questo caso parte il conflitto in esame, con relativo rilascio di adrenalina. Tuttavia, non avviene solo questo: la paura si impossessa di noi, e oltre all’adrenalina vengono rilasciate innumerevoli altre sostanze nel nostro sangue, che ci provocano una serie di altre reazioni. L’effetto dell’adrenalina, quindi, si perde in mezzo all’effetto di diversi altri ormoni.

Nei casi del rally, del bungee-jumping o del paracadute, la situazione è differente. La nostra mente cosciente sa che non c’è un pericolo reale, perchè il pilota sa tenere la macchina in condizioni estreme, perchè l’elastico o il paracadute impediranno il mio sfracellamento a terra. La nostra mente cosciente quindi, mette il corpo in una situazione di finto pericolo. La paura è quasi assente. Il corpo, tuttavia, non si fida. Lui è certo che se ti butti da un burrone muori, quindi rilascia comunque l’adrenalina, il segnale di pericolo. Se poi noi riusciamo a stare perfettamente calmi, il corpo non rilascerà altre sostanze nel sangue, quindi potremo goderci lo sballo “puro” da adrenalina.

Ad una prima analisi si potrebbe obiettare che non si tratta di un conflitto che viviamo proprio tutti i giorni. Ciò è parzialmente vero, almeno per chi non fa lavori pericolosi. Un muratore, per esempio, difficilmente passerà una giornata senza avere un minimo rilascio di adrenalina: una trave che stave per finire addosso a lui, o ad un suo compagno, un piede che scivola per un attimo sul parapetto, una scala che perde il suo appoggio, possono capitare mille piccoli inconvenienti che tuttavia hanno un lato di pericolosità, protamente rilevato dal nostro corpo. Oppure pensate ai bambini, al piacere che hanno nel camminare sui muretti, o nel ficcarsi in ogni sorta di situazione pericolosa. Stanno, secondo me, prendendo dimestichezza con il conflitto del pericolo, godendo dei piccoli rilasci di adrenalina nel loro corpo.

Alcune persone continuano poi questi giochi anche da adulti, cercando sempre di vivere situazioni pericolose. In questa categoria possiamo anche includere i maniaci del gioco d’azzardo, perchè in effetti, rischiando di perdere tutti i propri averi, ci si mette in una situazione di grande pericolo. Il rilascio di adrenalina sarà quindi inevitabile. Queste persone sono, in un certo senso, “drogati” da adrenalina.

Una certa correlazione c’è infine, a mio parere, tra il conflitto del pericolo e l’eccitazione sessuale. E’ esperienza comune il fatto che, dopo aver vissuto un’impresa pericolosa ed essersi salvati, sopraggiunga una certa pulsione sessuale. A livello ormonale, sembra che qui concorra principalmente la dopamina. Il senso biologico è: visto che qui è pieno di pericoli e rischiamo di morire, meglio darci da fare subito per assicurare una discendenza, e il mantenimento della specie.

Chiudiamo qui il capitolo endoderma, anche se molto altro ci sarebbe da dire. Basti pensare che gran parte delle ghiandole fan parte dell’endoderma: le salivari, le lacrimali, la tiroide, per non parlare delle ghiandole connesse alla digestione (fegato e pancreas) o alla riproduzione (ovaie, testicoli, prostata). L’endoderma gestisce inoltre tutta la peristalsi intestinale. Ovviamente anche per tutti questi organi possiamo fare il discorso fatto per il conflitto del profugo e per il conflitto di stress/pericolo. Essi infatti hanno molteplici attivazioni giornaliere. Basti pensare, per esempio, alle ghiandole salivari, che si attivano ogni volta in cui abbiamo bisogno di insalivare un boccone.

– continua –

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