L’Occhio secondo Hamer

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Ultimamente mi sto occupando degli occhi e della vista, considerando sia le scoperte di Hamer sia gli studi del meraviglioso dottor Bates, a cui dedicherò uno dei prossimi articoli. Ho notato che riguardo a questo argomento manca, tra gli approfondimenti Hameriani, una bella pagina riassuntiva ed esaustiva. Proverò a colmare questa lacuna in questo articolo, anche se come sempre rimarrà molto altro da dire. Per questo ogni commento o domanda sarà bene accetta, sempre utile per approfondire e capire meglio.

Analizziamo i vari componenti dell’occhio, utilizzando la classificazione Hamerìana basata sulla derivazione embrionale. Nell’occhio (o, più nel complesso, nell’apparato visivo) sono presenti tessuti endodermici, mesodermici recenti ed ectodermici.

Occhio_Hamer

ENDODERMA

I componenti dell’occhio che fanno parte dell’endoderma sono: l’iride, le ghiandole lacrimali e la coroide. Tali tessuti fanno parte della cosiddetta “vista arcaica”, ovvero quell’apparato visivo primordiale che avevamo anche quando, evolutivamente, eravamo solo un verme d’acqua. Tale vista arcaica non ha mai permesso la definizione visiva che abbiamo oggi. Compito principale di tale apparato era infatti quello di rilevare se ci fosse o meno luce, oltre probabilmente a permettere una qualche visione, assai poco definita, degli oggetti fermi ed in movimento.

L’iride, coerentemente con la sua derivazione filogenetica, è proprio la struttura che regola il passaggio della luce. In condizioni normali, essa si apre quando c’è poca luce, e si chiude quando ce n’è molta. Abbiamo potuto osservare tutti questo fenomeno, in noi stessi e negli animali. Il conflitto che può colpire questa struttura è di “non poter veder chiaro perchè c’è poca luce” (iride destra) o di “non poter veder chiaro perchè c’è troppa luce” (iride sinistra), Ricordiamo che questi tessuti, come tutti i tessuti endodermici, rispondono a conflitti del “boccone”, che non può essere assimilato (principalmente parte destra del corpo) o non può essere espulso (principalmente parte sinistra). Per i tessuti dell’occhio si parla quindi di “boccone visivo”, che come ogni altro boccone va colto, assimilato ed espulso.

In fase attiva si sviluppa un adenocarcinoma dell’iride, utile per inglobare od espellere il boccone di luce. In fase di soluzione abbiamo demolizione tramite micobatteri TBC, e in questa fase viene di solito diagnosticato il cosiddetto coloboma.

Simile è il conflitto che riguarda la coroide. La coroide (chiamata anche enteroidea) è lo strato medio che ricopre il bulbo oculare, situato quindi tra la sclera e la retina. Esso rappresenta il calice dell’occhio arcaico. Anche qui avremo quindi conflitto che riguardano il boccone visivo, ed in realtà i programmi di iride e coroide spesso si attivano insieme.

In fase attiva si ha un ispessimento della coroide, utile per regolare l’assorbimento del boccone visivo. In fase di soluzione avremo, come sempre, caseificazione.

Anche le ghiandole lacrimali fanno parte della vista arcaica. Esse sono essenziali per mantenere la giusta lubrificazione dell’apparato visivo, permettendo così una vista corretta. Il conflitto qui è di “non aver raggiunto il boccone perchè non lo si è visto in tempo, perchè non si è tenuti gli occhi aperti”, o per cogliere qualcosa di essenziale per noi (ghiandole lacrimali destre) o per andarcene da qualcosa di negativo per noi (ghiandole lacrimali sinistre).

In fase attiva abbiamo adenocarcinoma della ghiandola lacrimale, che garantisce una maggior secrezione. In soluzione si ha necrosi caseosa, con lacrime purulente, ovvero emananti cattivo odore.

MESODERMA RECENTE

I tessuti del mesoderma recente (sostanza bianca) sono quelli che danno struttura al nostro corpo: ossa, muscoli striati, vasi sanguigni, tendini, cartilagini. Anche nell’occhio abbiamo, ovviamente, muscoli striati (volontari) e vasi sanguigni. I tessuti mesodermici recenti dell’occhio sono: la sclera, il muscolo ciliare e tutta la muscolatura estrinseca (muscolo retto mediale, laterale, superiore e inferiore, muscolo obliquo superiore e inferiore) che permette la grande mobilità e versatilità del nostro apparato oculare.

Dobbiamo dire anzitutto che, trovandoci già nel neoencefalo, la lateralità diventa importante. Ricordiamo quindi che, per un destrimane, la parte destra del corpo corrisponde a padre, partner, e tutti i rapporti alla pari, mentre la parte sinistra del corpo corrisponde a madre, figli e tutti i rapporti di ascendenza/discendenza. Per un mancino, l’esatto opposto. I tessuti degli occhi, ovviamente, non fanno eccezione.

La sclera, chiamata anche “bianco dell’occhio”, è una tunica resistente formata da tessuto connettivo che dà struttura all’occhio, a alla quale tra l’altro si ancorano i muscoli estrinseci. Nella parte frontale, in corrispondenza dell’iride, la sclera si interrompe trasformandosi in cornea, tessuto ectodermico di cui parleremo più avanti.

Essendo tessuto connettivo, alla sclera dovrebbe corrispondere un conflitto di auto-svalutazione “strutturale”, con significato specifico in relazione alla particolare localizzazione (mi svaluto perchè non ho visto una certa cosa, oppure svalutazione locale del tipo “il mio occhio non va bene”). In fase attiva avremo quindi avere necrosi, e in soluzione riparazione con infiammazione (occhi rossi), con rafforzamento finale del tessuto connettivo.

Il muscolo ciliare è un muscolo molto importante per la visione corretta. Esso è infatti collegato, tramite le cosiddette fibre zonulari, al cristallino, e ne modifica la curvatura (accomodazione) affinchè risulti nitida, sulla retina, la visione sia da vicino che da lontano. Il conflitto qui è di auto-svalutazione per non essere riusciti a vedere qualcosa a causa della sua distanza (troppo lontano o troppo vicino).

In fase attiva abbiamo progressiva perdita di funzione del muscolo, che tende a rimanere nella stessa posizione (contratto oppure rilassato), non modificando più la curatura del cristallino. In soluzione, dopo un ulteriore calo funzionale, si ha una normalizzazione, con alla fine un muscolo ciliare più forte di prima. Riguardo a questo conflitto va però sottolineato il grosso pericolo di recidive: nel momento in cui non vediamo bene una certa cosa, da vicino o da lontano, facilmente ci svalutiamo ulteriormente, impedendo al programma SBS di andare a compimento. Per questo molto spesso ci si “rassegna” ad avere un muscolo ciliare contratto, rigido e non più mobile, adatto solo per la visione in vicinanza (pseudo-miopia, incapacità di vedere bene da lontano) oppure in lontananza (presbiopia, incapacità di vedere bene da vicino).

La muscolatura striata estrinseca degli occhi è composta da varie fibre muscolari che permettono tutti i movimenti dei nostri occhi. Il conflitto qui è di auto-svalutazione per non essere riusciti a seguire qualcuno o qualcosa con lo sguardo, e coinvolgerà i muscoli responsabili di tale movimento.

Anche qui, in fase attiva avremo progressivo calo funzionale del muscolo, mentre in soluzione, dopo un iniziale cedimento, una normalizzazione con rafforzamento finale. Spesso, durante la crisi epilettoide, abbiamo i famosi tic.

La muscolatura striata estrinseca degli occhi, oltre ai movimenti oculari, contribuisce anche al processo di accomodazione, apportando piccole modifiche al globo oculare al fine di far giungere sulla retina i raggi luminosi percepiti alle varie distanze. E’ probabile quindi che venga coinvolta anche in seguito a conflitti simili a quello descritto per il muscolo ciliare, e tendendo quindi anche lei a “irrigidirsi” in determinate posizioni.

Da riferire, infine, il particolare caso del muscolo retto laterale, responsabile del movimento dell’occhio verso l’esterno. Esso si attiva anche in caso di pesante conflitto del profugo, tendendo verso uno strabismo divergente tipico di chi si trova in profonda costernazione (autismo). Anche questo ha senso biologico: l’animale disorientato non avanza più, si ferma, quindi è importante solo la visione laterale, non quella frontale.

ECTODERMA

Nell’ectoderma troviamo tutti quei tessuti che costituiscono la cosiddetta “vista moderna”, ovvero la meravigliosa versatilità e definizione visiva che possiede il nostro occhio.

Qui troviamo anzitutto i 3 strati protettivi posti in posizione frontale. Davanti all’iride abbiamo la congiuntiva e la cornea, dietro l’iride abbiamo il cristallino. Il conflitto che riguarda questi tessuti è di separazione visiva, con intensità via via più grave (congiuntiva = lieve conflitto,  cornea = conflitto di media entità, cristallino = conflitto grave).

In fase attiva abbiamo una lieve ulcera di questi tessuti, che così sono più adatti a far passare la luce, col fine di riprendere il contatto visivo perduto (senso biologico). In fase di soluzione abbiamo la riparazione dei tessuti con infiammazione, che per la congiuntiva viene chiamata congiuntivite, per la cornea cheratite mentre per il cristallino cataratta. Per la cornea e soprattutto per il cristallino si avrà, in fase di soluzione, un più o meno grave offuscamento della vista.

Da citare poi sono anche i dotti lacrimali, che come tutti i dotti hanno derivazione ectodermica. Il conflitto è di “voler essere visti” o “non voler essere visti”, per certi versi simile al conflitto delle ghiandole lacrimali, anche se qui la componente principale è territoriale e non riguarda invece il boccone vitale.

In fase attiva abbiamo ulcera dei dotti, per permettere un miglior passaggio della lacrimazione. In riparazione abbiamo riparazione con probabile stasi e quindi rigonfiamento.

La vista moderna comprende poi, ovviamente, la retina stessa, responsabile della captazione della luce e dell’invio del messaggio al cervello (per molti versi la retina può essere considerata come un’estroflessione del cervello stesso). Qui il conflitto è di “paura alla nuca”, ovvero paura per un pericolo che viene da dietro, e che non si può evitare.

In fase attiva abbiamo una diminuzione progressiva della capacità visiva in una determinata zona della retina, in modo da vedere sempre meno chi arriva da dietro e ci fa paura. In soluzione abbiamo un distacco parziale della retina, con ulteriore calo della visione, che viene ripristinata alla fine del processo. Se però si fanno molte recidive dello stesso tipo, le eccessive riparazioni possono portare ad un allungamento stabile del bulbo oculare (miopia)  o un suo accorciamento stabile (ipermetropia).

Un conflitto simile colpisce il corpo vitreo, anche se qui di solito la paura alla nuca è più generica, non riferita a qualcosa di specifico come nel caso della retina.

In fase attiva, anche qui abbiamo un progressivo e parziale offuscamento della vista, utile per vedere meglio davanti, la direzione in cui scappiamo dal pericolo, e non vedere chi ci rincorre da dietro (fenomeno dei paraocchi). In soluzione abbiamo un edema di riparazione che riduce progressivamente l’offuscamento, ma anche un aumento della pressione endo-oculare che viene chiamato glaucoma, fino alla completa normalizzazione.

Da sottolineare infine il fatto che, come per tutti i muscoli striati, mentre il trofismo è diretto dalla sostanza bianca (mesoderma recente), l’innervazione è ectodermica. I muscoli oculari potranno quindi rispondere, oltre a conflitti di svalutazione, anche a conflitti territoriali del tipo “movimento impedito”, che per gli occhi diventa qualcosa del tipo “non posso guardare in quella direzione perchè mi è impedito”.

In fase attiva avremo qui progressiva paralisi del muscolo, che riesce sempre meno a far ruotare l’occhio in una determinata direzione. In soluzione avremo inizialmente un ulteriore calo funzionale (paralisi), e in seguito una progressiva ripresa della funzione originaria.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in La Nuova Medicina Germanica scoperta dal dottor R.G. Hamer e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a L’Occhio secondo Hamer

  1. usciredallorrore ha detto:

    Ciao Massimo per quanto ne so io gli studi attuali dicono che il muscolo ciliare agisce sul cristallino, partecipando al processo di accomodazione (oltre ovviamente ai muscoli estrinseci). Ciò comunque non toglie niente, a mio avviso, alla validità complessiva delle teorie di Bates.

  2. Massimo ha detto:

    Interessante questo articolo. Approvo l’idea di mettere insieme le teorie di Hamer con quelle di Bates. Avendole studiate entrambe, mi permetto una precisazione.
    Tu dici giustamente che “La muscolatura striata estrinseca degli occhi, oltre ai movimenti oculari, contribuisce anche al processo di accomodazione, apportando piccole modifiche al globo oculare al fine di far giungere sulla retina i raggi luminosi percepiti alle varie distanze.”
    Ma Bates dice che TUTTO quello che riguarda la modifica meccanica dell’occhio avviene ad opera dei muscoli striati e che la muscolatura ciliare agisce solo sull’apertura dell’iride, mentre il cristallino è una lente fissa, sulla quale non agisce niente. Questa sua opinione è importante perché sposta sui muscoli striati tutta la responsabilità dei problemi di messa a fuoco, ma francamente non so dire se è corretta.
    Bisognerebbe vedere se studi più recenti confermano o smentiscono questa teoria. In base alla sua validità andrebbero probabilmente riviste le conseguenze hameriane delle patologie.

  3. Pingback: L'occhio secondo la Nuova Medicina Germanica - Crescita Spirituale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...