L’effetto Kervran e la vera scienza della vita

Se consideriamo la classificazione oggi comunemente accettata del “sapere scientifico”, è la biologia ad essere considerata come “scienza della vita”. Un sapere scientifico coerente deve, tuttavia, riuscire a fornire un modello interpretativo complessivo della realtà, sia dal punto di vista chimico (comportamento della materia) che da quello fisico (composizione della materia). Esiste un tale fondamento, chimico e fisico, alla base della scienza chiamata oggi biologia?

Questa domanda porta, in modo naturale, ad un altra importante questione. Sappiamo tutti che i fisici di oggi sono impegnati a trovare un modello atomico in grado di spiegare tutti i fenomeni fisici conosciuti. Allo stesso modo, tuttavia, sappiamo che i fisici analizzano la materia “morta”, non gli atomi che compongono le cellule, le quali a loro volta compongono gli organismi viventi. Questi “risultati” dei fisici, attenuti analizzando la materia inanimata, possono essere arbitrariamente estesi anche alla materia animata? In altre parole, i modelli teorici dei fisici possono spiegare anche la vita?

Corentin Louis Kervran (1901 – 1983), uno degli scienziati più stimati (e riconosciuti a livello internazionale) del secolo passato, ha analizzato la questione. A partire dagli anni 30, ha cominciato una serie di studi “fisici” sulla materia vivente, proprio allo scopo di individuare se le stesse leggi valide per la materia inanimata potessero essere applicate anche alla vita.

Uno dei fondamenti della chimica, se non il fondamento principale, è la famosa legge di Lavoisier, “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Con questa formulazione si intende che la materia può cambiare aspetto e ricombinarsi a livello molecolare, ma alla fine di ogni processo troveremo sempre le stesse quantità di atomi che avevamo all’inizio. La variazione degli atomi, ovvero la trasmutazione della materia, non è quindi considerata possibile durante una qualsivoglia esperimento effettuato in ambiente terrestre. E ciò perchè, per trasmutare la materia, è necessario vincere l’interazione forte che tiene uniti i nuclei atomici, e quindi può avvenire solo attraverso enormi pressioni e temperature, presenti unicamente all’interno dei soli. Questo è ciò che dice la teoria ufficiale.

Kervran fece un esperimento. Prese dei semi di avena, ne analizzò la composizione fisica, e quindi li fece germinare. Lì isolò in modo tale che ogni apporto esterno di “materia” potesse essere considerato trascurabile. Periodicamente, prelevava semi di avena parzialmente germinati, e li analizzava. Era convinto di trovare sempre la stessa composizione atomica, perchè così diceva la teoria comunemente accettata. I risultati, tuttavia, dicevano il contrario. Durante la germinazione, si notava un’innegabile aumento della quantità di Calcio, e un’innegabile diminuzione della quantità di Fosforo. Ripetè l’esperimento migliaia di volte, e migliaia di volte fu replicato da altri ricercatori. La quantità di Calcio aumentava sempre di circa il 100 %, non poteva esserci alcun dubbio: era avvenuta una trasmutazione dal Fosforo al Calcio.

A Kervran venne subito il dubbio che non si trattasse di un fenomeno particolare dei semi di avena. Gli venne il dubbio che ovunque la vita avesse la capacità di trasmutare gli elementi. Famosa è la sua altra osservazione sui polli. Per un certo periodo nutrì i polli soggetti all’esperimento con un’alimentazione completamente priva di Calcio. In breve, la galline cominciarono a fare uova sfatte, prive della loro solita consistenza, garantita dal Calcio. Decise quindi di fornire il pollame di un nuovo mangime, la mica, anch’essa priva di Calcio, ma ricca di Potassio. Con sua grande sorpresa, le galline si gettarono sulla mica come se fosse il cibo più prelibato del mondo, e in seguito ripresero a fare uova sane. Anche in questo caso, l’esperimento fu replicato infinite volte, e il risultato era sempre lo stesso: i polli possono trasmutare il Potassio in Calcio.

Questi esperimenti generarono, com’è comprensibile, un profondo subbuglio nella comunità scientifica. Data la sua influenza e il suo prestigio, tuttavia, Kervran non potè essere del tutto ignorato. Si cominciò a parlare di “effetto Kervran”, proprio per descrivere queste “strane” trasmutazioni operate dalla materia vivente. Molti fisici difesero ad oltranza il paradigma dominante, liquidando sempre gli esperimenti di Kervran come “viziati” da un qualche errore operativo sconosciuto (e mai individuato). Altri fisici, tuttavia, cominciarono invece ad ipotizzare un modello atomico alternativo, in grado di spiegare queste trasmutazioni, evidenti alla prova sperimentale. Steven Weinberg e Abdus Salam ottennero il Nobel per la fisica nel 1979, e la loro teoria comprendeva una possibile spiegazione dell’effetto Kervran. Nel suo ultimo libro-testamento, “Trasmutazioni. biologiche e fisica moderna”, del 1980, Kervran si ricollega a quel modello e si dichiara ottimista riguardo al futuro, perchè convinto che le trasmutazioni biologiche a debole energia fossero ormai una realtà non più negabile. Oggi, invece, sappiamo a che punto stiamo: qualcuno nel 2017 ha mai sentito parlare delle trasmutazioni biologiche a debole energia? Dove sono finite? Cosa diavolo è successo?

Queste conoscenze si sono perse per strada, ed è ritornata in auge il paradigma dominante, ovvero che non c’è differenza, in fisica, tra la materia animata e quella inanimata. Così almeno mi è stato insegnato nell’intero mio percorso scolastico, fino alla laurea in ingegneria. Perchè tutto questo? Perchè negare che la vita abbia una qualche “marcia in più” rispetto alla materia inanimata? Non sembra evidente a tutti che è così? E non ci sono state abbastanza prove sperimentali a conferma di ciò? D’altronde, basterebbe questa semplice domanda: come fa la vita a crescere? Dove prende l’energia?

Trovo molti paralleli tra la storia di Louis Kervran e quella di R. G. Hamer. Entrambi hanno analizzato nel profondo il funzionamento degli organismi viventi. Entrambi sono giunti a conclusioni sconcertanti, in grado di ribaltare le fondamenta stesse della “scienza” attuale. Ed entrambi sono stati violentemente attaccati, ed in seguito emarginati, “dimenticati”. Il sistema di potere attuale vuole a tutti i costi una “scienza” che metta al primo posto la materia inanimata, relegando la vita ad un “misterioso” sottoprodotto di essa, generato non si sa come.

La realtà, per fortuna, è diversa, ma per poter beneficiare di certe conoscenze occorre avere la capacità di andare oltre i “paradigmi dominanti”. Se si riesce a farlo si aprono le porte di quella che è la vera conoscenza, uscendo dalla miseria e dalle assurdità in cui siamo immersi in questi tempi arimanici.

Pensate solo all’applicazione delle conoscenze di Kervran nell’ambito della salute. Se persino gli esseri unicellulari sono in grado di trasmutare la materia, pensate a cosa è in grado di fare il nostro corpo, l’organismo più perfetto e complesso esistente in Natura. Ovviamente anche noi siamo in grado di effettuare moltissime trasmutazioni, e quindi per esempio in caso di carenza di un determinato elemento abbiamo di certo la possibilità di ricavarlo da un altro elemento. Anzi, molteplici esperimenti dicono che l’elemento “creato” con trasmutazioni a debole energia possiede caratteristiche diverse, e probabilmente più utili per la funzione che deve svolgere nell’organismo, rispetto all’elemento introdotto per via esterna. In più, molte altre evidenze ci dicono che spesso l’elemento introdotto per via esterna non è affatto assimilabile dal nostro organismo. Capite bene che anche qui si apre tutto un nuovo sistema di comprensione, di pratiche alimentari e mediche.

Il sistema di potere insiste all’infinito sul concetto che gli organismi viventi non siano altro che macchine, al pari delle automobili, che si usurano, che si possono rompere, che han bisogno di “pezzi di ricambio” esterni, che han bisogno di carburante, che sottostanno in pratica alle stesse leggi della materia inanimata. Il buon senso, e una ricerca scientifica vera, ci dicono che la vita si rigenera continuamente, che in essa opera un’energia sconosciuta e non rilevabile nella realtà inanimata. Lo studio della vita, la vera biologia, dovrebbe indagare quest’energia sconosciuta anzichè ignorarla e deriderla, sulla scia di grandi precursori come Kervran, Hamer, Steiner, e molti altri, ovviamente assai poco conosciuti.

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