Hamer: le 2 sensibilità delle mucose ectodermiche

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Come confermato dalle scoperte di Hamer, il corpo umano ha subito diverse modificazioni nel corso dell’evoluzione. In questo articolo parlerò delle mucose ectodermiche, perchè comprendere la loro evoluzione filogenetica è di grande aiuto per la corretta diagnosi dei processi in atto. Vediamo perchè.

Con il graduale sviluppo del neoencefalo, le antiche mucose (tessuti produttori di muco) endodermiche sono state via via ricoperte dalle mucose ectodermiche. Stessa sorte ha subito il derma (cervelletto, sempre nel paleoencefalo), ricoperto dalla mucosa ectodermica dell’epidermide.

Altra grande novità del neoencefalo è la creazione dei dotti. Nel corpo umano diretto dal solo paleoencefalo, infatti, i succhi utili alla digestione venivano direttamente riversate nell’intestino. Col neoencefalo, invece, vengono creati i dotti, che rappresentano un’ulteriore possibilità di regolazione dell’afflusso delle produzioni ghiandolari. Discorso simile può essere fatto anche per i dotti lattiferi e per i dotti tiroidei, e in generale ovunque vi siano dotti.

Nel corso dell’evoluzione, tuttavia, le mucose ectodermiche si sono differenziate in due gruppi: dapprima si sono formate le mucose del tratto oro-faringo-anale, che posseggono una sensibilità di tipo “interno”, e in seguito si sono sviluppate le mucose della cute esterna e del tratto respiratorio, le quali invece posseggono una sensibilità di tipo “esterno”. Benchè in entrambi i casi abbiamo ulcera in fase attiva e riparazione in fase di soluzione, questi due tipi di mucosa presentano una sensibilità (insensibilità, iperestesia, dolore) diversa (praticamente opposta) nei diversi momenti del programma SBS, come evidenziato dai seguenti schemi:

SENSIBILITA’ DEL TRATTO ORO-FARINGEO (SENSIBILITA’ INTERNA)

Schema sensibilita Interna

SENSIBILITA’ DELLA CUTE ESTERNA (SENSIBILITA’ ESTERNA)

Schema sensibilita Esterna

Per capire quali mucose, nello specifico, posseggono una determinata sensibilità dobbiamo ancora una volta osservare come è avvenuta l’evoluzione del corpo umano.

Mentre queste mucose erano in formazione, infatti, è avvenuto un fatto evolutivo molto importante. La struttura ad anello (con un unico orefizio per ingestione del cibo ed espulsione degli scarti), che caratterizzava fino a quel punto il nostro corpo, si è spezzata, creando due orefizi separati: uno per l’ingestione del cibo (bocca), un altro per l’espulsione degli scarti (ano).

In questo importante cambiamento le mucose del tratto finale oro-faringo-anale hanno perso la loro innervazione originaria, e la nuova innervazione creata, passante tramite la spina dorsale, è diventate di tipo “esterno”. Per questo motivo le mucose di retto, vescica, vie urinarie, vagina e collo dell’utero seguono lo schema della cute esterna.

In definitiva, fan parte delle mucose a sensibilità “interna” le mucose del tratto oro-faringeo:

  • mucosa della bocca e della faringe, smalto dei denti, dotti delle ghiandole salivari
  • mucosa dei 2/3 superiori dell’esofago
  • piccola curvatura dello stomaco
  • dotti biliari e pancreatici

A cui va aggiunto il reticolo nervoso del periostio, le vene e le arterie coronarie, i dotti tiroidei e le mucose dei seni paranasali (eccezione).

Esempio: se ho un conflitto che riguarda la piccola curvatura dello stomaco, dovrò aspettarmi iperestesia e dolore in fase attiva e in CE, mentre insensibilità durante la fase PCL.

Fanno parte invece della sensibilità “esterna”, oltre alla cute esterna, anche le mucose del tratto respiratorio:

  • mucosa del naso
  • mucosa della laringe
  • mucosa dei bronchi

In più come detto, le mucose del tratto finale oro-faringo-anale:

  • mucosa della vescica e delle vie urinarie
  • mucosa della vagina e del collo dell’utero
  • mucosa del retto

A cui vanno aggiunti anche i dotti lattiferi (eccezione).

Esempio: se ho un conflitto che riguarda l’epidermide, dovrò aspettarmi insensibilità in fase attiva e in CE, mentre avrò bruciore, dolore, prurito nella fase PCL.

 

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L’Occhio secondo Hamer

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Ultimamente mi sto occupando degli occhi e della vista, considerando sia le scoperte di Hamer sia gli studi del meraviglioso dottor Bates, a cui dedicherò uno dei prossimi articoli. Ho notato che riguardo a questo argomento manca, tra gli approfondimenti Hameriani, una bella pagina riassuntiva ed esaustiva. Proverò a colmare questa lacuna in questo articolo, anche se come sempre rimarrà molto altro da dire. Per questo ogni commento o domanda sarà bene accetta, sempre utile per approfondire e capire meglio.

Analizziamo i vari componenti dell’occhio, utilizzando la classificazione Hamerìana basata sulla derivazione embrionale. Nell’occhio (o, più nel complesso, nell’apparato visivo) sono presenti tessuti endodermici, mesodermici recenti ed ectodermici.

Occhio_Hamer

ENDODERMA

I componenti dell’occhio che fanno parte dell’endoderma sono: l’iride, le ghiandole lacrimali e la coroide. Tali tessuti fanno parte della cosiddetta “vista arcaica”, ovvero quell’apparato visivo primordiale che avevamo anche quando, evolutivamente, eravamo solo un verme d’acqua. Tale vista arcaica non ha mai permesso la definizione visiva che abbiamo oggi. Compito principale di tale apparato era infatti quello di rilevare se ci fosse o meno luce, oltre probabilmente a permettere una qualche visione, assai poco definita, degli oggetti fermi ed in movimento.

L’iride, coerentemente con la sua derivazione filogenetica, è proprio la struttura che regola il passaggio della luce. In condizioni normali, essa si apre quando c’è poca luce, e si chiude quando ce n’è molta. Abbiamo potuto osservare tutti questo fenomeno, in noi stessi e negli animali. Il conflitto che può colpire questa struttura è di “non poter veder chiaro perchè c’è poca luce” (iride destra) o di “non poter veder chiaro perchè c’è troppa luce” (iride sinistra), Ricordiamo che questi tessuti, come tutti i tessuti endodermici, rispondono a conflitti del “boccone”, che non può essere assimilato (principalmente parte destra del corpo) o non può essere espulso (principalmente parte sinistra). Per i tessuti dell’occhio si parla quindi di “boccone visivo”, che come ogni altro boccone va colto, assimilato ed espulso.

In fase attiva si sviluppa un adenocarcinoma dell’iride, utile per inglobare od espellere il boccone di luce. In fase di soluzione abbiamo demolizione tramite micobatteri TBC, e in questa fase viene di solito diagnosticato il cosiddetto coloboma.

Simile è il conflitto che riguarda la coroide. La coroide (chiamata anche enteroidea) è lo strato medio che ricopre il bulbo oculare, situato quindi tra la sclera e la retina. Esso rappresenta il calice dell’occhio arcaico. Anche qui avremo quindi conflitto che riguardano il boccone visivo, ed in realtà i programmi di iride e coroide spesso si attivano insieme.

In fase attiva si ha un ispessimento della coroide, utile per regolare l’assorbimento del boccone visivo. In fase di soluzione avremo, come sempre, caseificazione.

Anche le ghiandole lacrimali fanno parte della vista arcaica. Esse sono essenziali per mantenere la giusta lubrificazione dell’apparato visivo, permettendo così una vista corretta. Il conflitto qui è di “non aver raggiunto il boccone perchè non lo si è visto in tempo, perchè non si è tenuti gli occhi aperti”, o per cogliere qualcosa di essenziale per noi (ghiandole lacrimali destre) o per andarcene da qualcosa di negativo per noi (ghiandole lacrimali sinistre).

In fase attiva abbiamo adenocarcinoma della ghiandola lacrimale, che garantisce una maggior secrezione. In soluzione si ha necrosi caseosa, con lacrime purulente, ovvero emananti cattivo odore.

MESODERMA RECENTE

I tessuti del mesoderma recente (sostanza bianca) sono quelli che danno struttura al nostro corpo: ossa, muscoli striati, vasi sanguigni, tendini, cartilagini. Anche nell’occhio abbiamo, ovviamente, muscoli striati (volontari) e vasi sanguigni. I tessuti mesodermici recenti dell’occhio sono: la sclera, il muscolo ciliare e tutta la muscolatura estrinseca (muscolo retto mediale, laterale, superiore e inferiore, muscolo obliquo superiore e inferiore) che permette la grande mobilità e versatilità del nostro apparato oculare.

Dobbiamo dire anzitutto che, trovandoci già nel neoencefalo, la lateralità diventa importante. Ricordiamo quindi che, per un destrimane, la parte destra del corpo corrisponde a padre, partner, e tutti i rapporti alla pari, mentre la parte sinistra del corpo corrisponde a madre, figli e tutti i rapporti di ascendenza/discendenza. Per un mancino, l’esatto opposto. I tessuti degli occhi, ovviamente, non fanno eccezione.

La sclera, chiamata anche “bianco dell’occhio”, è una tunica resistente formata da tessuto connettivo che dà struttura all’occhio, a alla quale tra l’altro si ancorano i muscoli estrinseci. Nella parte frontale, in corrispondenza dell’iride, la sclera si interrompe trasformandosi in cornea, tessuto ectodermico di cui parleremo più avanti.

Essendo tessuto connettivo, alla sclera dovrebbe corrispondere un conflitto di auto-svalutazione “strutturale”, con significato specifico in relazione alla particolare localizzazione (mi svaluto perchè non ho visto una certa cosa, oppure svalutazione locale del tipo “il mio occhio non va bene”). In fase attiva avremo quindi avere necrosi, e in soluzione riparazione con infiammazione (occhi rossi), con rafforzamento finale del tessuto connettivo.

Il muscolo ciliare è un muscolo molto importante per la visione corretta. Esso è infatti collegato, tramite le cosiddette fibre zonulari, al cristallino, e ne modifica la curvatura (accomodazione) affinchè risulti nitida, sulla retina, la visione sia da vicino che da lontano. Il conflitto qui è di auto-svalutazione per non essere riusciti a vedere qualcosa a causa della sua distanza (troppo lontano o troppo vicino).

In fase attiva abbiamo progressiva perdita di funzione del muscolo, che tende a rimanere nella stessa posizione (contratto oppure rilassato), non modificando più la curatura del cristallino. In soluzione, dopo un ulteriore calo funzionale, si ha una normalizzazione, con alla fine un muscolo ciliare più forte di prima. Riguardo a questo conflitto va però sottolineato il grosso pericolo di recidive: nel momento in cui non vediamo bene una certa cosa, da vicino o da lontano, facilmente ci svalutiamo ulteriormente, impedendo al programma SBS di andare a compimento. Per questo molto spesso ci si “rassegna” ad avere un muscolo ciliare contratto, rigido e non più mobile, adatto solo per la visione in vicinanza (pseudo-miopia, incapacità di vedere bene da lontano) oppure in lontananza (presbiopia, incapacità di vedere bene da vicino).

La muscolatura striata estrinseca degli occhi è composta da varie fibre muscolari che permettono tutti i movimenti dei nostri occhi. Il conflitto qui è di auto-svalutazione per non essere riusciti a seguire qualcuno o qualcosa con lo sguardo, e coinvolgerà i muscoli responsabili di tale movimento.

Anche qui, in fase attiva avremo progressivo calo funzionale del muscolo, mentre in soluzione, dopo un iniziale cedimento, una normalizzazione con rafforzamento finale. Spesso, durante la crisi epilettoide, abbiamo i famosi tic.

La muscolatura striata estrinseca degli occhi, oltre ai movimenti oculari, contribuisce anche al processo di accomodazione, apportando piccole modifiche al globo oculare al fine di far giungere sulla retina i raggi luminosi percepiti alle varie distanze. E’ probabile quindi che venga coinvolta anche in seguito a conflitti simili a quello descritto per il muscolo ciliare, e tendendo quindi anche lei a “irrigidirsi” in determinate posizioni.

Da riferire, infine, il particolare caso del muscolo retto laterale, responsabile del movimento dell’occhio verso l’esterno. Esso si attiva anche in caso di pesante conflitto del profugo, tendendo verso uno strabismo divergente tipico di chi si trova in profonda costernazione (autismo). Anche questo ha senso biologico: l’animale disorientato non avanza più, si ferma, quindi è importante solo la visione laterale, non quella frontale.

ECTODERMA

Nell’ectoderma troviamo tutti quei tessuti che costituiscono la cosiddetta “vista moderna”, ovvero la meravigliosa versatilità e definizione visiva che possiede il nostro occhio.

Qui troviamo anzitutto i 3 strati protettivi posti in posizione frontale. Davanti all’iride abbiamo la congiuntiva e la cornea, dietro l’iride abbiamo il cristallino. Il conflitto che riguarda questi tessuti è di separazione visiva, con intensità via via più grave (congiuntiva = lieve conflitto,  cornea = conflitto di media entità, cristallino = conflitto grave).

In fase attiva abbiamo una lieve ulcera di questi tessuti, che così sono più adatti a far passare la luce, col fine di riprendere il contatto visivo perduto (senso biologico). In fase di soluzione abbiamo la riparazione dei tessuti con infiammazione, che per la congiuntiva viene chiamata congiuntivite, per la cornea cheratite mentre per il cristallino cataratta. Per la cornea e soprattutto per il cristallino si avrà, in fase di soluzione, un più o meno grave offuscamento della vista.

Da citare poi sono anche i dotti lacrimali, che come tutti i dotti hanno derivazione ectodermica. Il conflitto è di “voler essere visti” o “non voler essere visti”, per certi versi simile al conflitto delle ghiandole lacrimali, anche se qui la componente principale è territoriale e non riguarda invece il boccone vitale.

In fase attiva abbiamo ulcera dei dotti, per permettere un miglior passaggio della lacrimazione. In riparazione abbiamo riparazione con probabile stasi e quindi rigonfiamento.

La vista moderna comprende poi, ovviamente, la retina stessa, responsabile della captazione della luce e dell’invio del messaggio al cervello (per molti versi la retina può essere considerata come un’estroflessione del cervello stesso). Qui il conflitto è di “paura alla nuca”, ovvero paura per un pericolo che viene da dietro, e che non si può evitare.

In fase attiva abbiamo una diminuzione progressiva della capacità visiva in una determinata zona della retina, in modo da vedere sempre meno chi arriva da dietro e ci fa paura. In soluzione abbiamo un distacco parziale della retina, con ulteriore calo della visione, che viene ripristinata alla fine del processo. Se però si fanno molte recidive dello stesso tipo, le eccessive riparazioni possono portare ad un allungamento stabile del bulbo oculare (miopia)  o un suo accorciamento stabile (ipermetropia).

Un conflitto simile colpisce il corpo vitreo, anche se qui di solito la paura alla nuca è più generica, non riferita a qualcosa di specifico come nel caso della retina.

In fase attiva, anche qui abbiamo un progressivo e parziale offuscamento della vista, utile per vedere meglio davanti, la direzione in cui scappiamo dal pericolo, e non vedere chi ci rincorre da dietro (fenomeno dei paraocchi). In soluzione abbiamo un edema di riparazione che riduce progressivamente l’offuscamento, ma anche un aumento della pressione endo-oculare che viene chiamato glaucoma, fino alla completa normalizzazione.

Da sottolineare infine il fatto che, come per tutti i muscoli striati, mentre il trofismo è diretto dalla sostanza bianca (mesoderma recente), l’innervazione è ectodermica. I muscoli oculari potranno quindi rispondere, oltre a conflitti di svalutazione, anche a conflitti territoriali del tipo “movimento impedito”, che per gli occhi diventa qualcosa del tipo “non posso guardare in quella direzione perchè mi è impedito”.

In fase attiva avremo qui progressiva paralisi del muscolo, che riesce sempre meno a far ruotare l’occhio in una determinata direzione. In soluzione avremo inizialmente un ulteriore calo funzionale (paralisi), e in seguito una progressiva ripresa della funzione originaria.

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Il pensiero lineare e il pensiero ciclico

Tutto è cominciato stasera, mentre mi rilassavo davanti al camino. A occhi chiusi, stavo osservando il mio respiro, e mi chiedevo “perché è così bello respirare?”, “perché ci fa stare bene?”. E subito la risposta mi è venuta alla mente: perché è ciclico, ha un periodo di espansione e uno di contrazione, e questo pulsare dona naturalmente una sensazione di benessere ad ogni parte del nostro essere.

Ora, paragoniamo il nostro respiro con l’organizzazione della nostra società, in particolare con la società industriale e occidentale, che oggigiorno è diventata la società (come modello) dominante su tutto il pianeta. Subito ci rendiamo conto di una differenza sostanziale e inconciliabile. A ben vedere, infatti, nella nostra società nulla è ciclico. Ogni cosa è invece lineare, ovvero è concepita con un inizio e (eventualmente) una fine, punto.

Innumerevoli sono gli esempi che si potrebbero fare.

Cominciamo con la concezione stessa della vita, ovvero del percorso che affrontiamo su questa terra. Tale percorso è concepito con un inizio, la nascita o al più il concepimento, e una fine, la morte. Ciò che c’è prima sembra non interessare affatto, mentre ciò che c’è dopo è fonte di innumerevoli speculazioni da parte delle religioni dominanti, ma in ogni caso (almeno nelle religioni occidentali) si tratta sempre di un percorso lineare, che porta al paradiso o all’inferno, e lì ci fa restare per l’eternità. Un po’ diverso in questo senso l’approccio orientale, in particolare buddista e induista, che accetta la reincarnazione, la ripetizione dei cicli fino alla liberazione. Ma ho il sospetto che proprio questo concetto di liberazione finale, al culmine di un percorso, sia stato ultimamente male interpretato, ricollegando anch’esso al pensiero lineare occidentale. Una vita o tante, se consideriamo una partenza e un arrivo siamo sempre nel pensiero lineare.

Un altro esempio eclatante è la cosmologia. Il pensiero lineare non può che concepire un mondo che abbia un inizio, il big bang, e che da qualche parte e in qualche tempo, dopo una “crescita continua”, anche una fine. Il concetto di un universo che respira, con una fase di espansione e una di contrazione, e stato proposto da qualche scienziato in passato, ma con scarsissimo consenso.

Il pensiero lineare, a ben vedere, è come una droga che ci fa osservare la realtà in un unico modo, e che ci permette di ideare soluzioni di un unico tipo. Quando arriva nella nostra vita un qualsiasi problema, personale o sociale, la mente occidentale è capace di vedere le cose in un unico modo: il problema è arrivato dal nulla (inizio), spesso viene chiamato “il male”, e c’è la convinzione che se non “faccio qualcosa” crescerà continuamente. Non ci si chiede mai da dove è arrivato il problema, nè se per caso il problema, come è arrivato, se ne andrà.

Prendiamo il campo della salute: un bel giorno avvertiamo un sintomo che non avevamo mai avuto prima. Il pensiero lineare occidentale subito ci fa dire: questo sintomo, se non “faccio qualcosa”, crescerà sempre più. All’uomo occidentale raramente sfiora il pensiero che quel sintomo faccia parte di un ciclo, a meno che non si tratti di un sintomo piccolo e noto, qualcosa che gli è già successa e della quale ha potuto, suo malgrado, verificare la ciclicità.

Altro esempio evidente è il sistema industriale moderno. Un pensiero lineare non poteva che concepire un sistema produttivo che crea il prodotto (inizio), e che non si preoccupa affatto della sua fine. E, dal sistema industriale, arriviamo logicamente a quello che per molti è il padre di tutti i problemi: il sistema monetario. Solo un pensiero lineare portato alla sua massima ottusità poteva concepire un sistema monetario basato sulla continua crescita. Mi viene in mente la Torre di Babele, e che forse facciamo gli stessi errori da tanto, tanto tempo.

Dall’altra parte, abbiamo la Natura. Ogni “costruzione” della Natura è ciclica. La Natura stessa può essere vista come un’infinità di cicli che si intrecciano in una miracolosa armonia.

Allontanandoci da tale pensiero ciclico e naturale, e sposando il pensiero lineare, forse abbiamo dato energia ad una certa parte della nostra mente, ma di certo abbiamo mandato in confusione il nostro corpo (che invece segue leggi cicliche, come la Natura), e probabilmente anche la nostra anima. L’uomo, nel suo complesso, non può stare bene in una società fondata sul pensiero lineare.

Come siamo arrivati a questo punto? Qui dobbiamo spostarci su un altro piano se vogliamo capirci qualcosa. Sembra proprio che nella realtà che stiamo vivendo ci siano due forze in gioco: da una parte c’è il dio creatore, chiamato Yavè, Bramha o con altri nomi, che ha creato la Natura e quindi è (o almeno è stato) in stretto contatto con il pensiero ciclico divino. Tale “Dio”, tuttavia, sembra abbia perso la connessione con il Dio inconoscibile, e quindi in preda alla disperazione abbia creato un’infinità di entità, chiamate spesso “dei minori” (dalle nostre parti, per esempio, Lucifero e Satana). Tali entità influiscono da sempre nella mente dell’uomo, instillandogli prima di tutto la madre delle tentazioni: il pensiero lineare. Il pensiero lineare, infatti, sembra in grado di creare una realtà alternativa alla Natura, principalmente grazie all’uso della tecnologia. Questo vivere tecnologico, questa creazione di un “uomo tecnologico”, dominato dal pensiero lineare e totalmente staccato dalla Natura, sembra essere l’obiettivo delle entità minori. Così facendo, probabilmente, nutriamo la loro energia. E probabilmente così si sentono anche loro dei “creatori di universi”…

Come uscire da tutto ciò? Molti maestri hanno indicato una via sicura: ridendo. Se osserviamo il grande gioco per quello che è, senza “farci prendere” troppo, possiamo anche provare un certo piacere nel viverlo. Ricordando sempre che tutto è ciclico, il pensiero lineare perde potenza, e acquistiamo chiarezza e intuizione. La nostra vita perde il peso della linearità, e si riallinea con il ritmo naturale e divino del battito del cuore, o del respiro.

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I programmi “normali”, biologici e sensati 4: “non voglio passarci attraverso”

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Siamo giunti all’ultima parte di questa breve trattazione. L’ultimo organo che abbiamo scelto di trattare in chiave fisiologica sono le isole di Langerhans del pancreas. Le isole di Langerhans sono formazioni indipendenti che coesistono nella struttura del pancreas. Tale indipendenza è evidenziata anche dalla diversa derivazione embrionale dei tessuti: il pancreas ho origine endodermica, e fa parte delle ghiandole coadiuvanti il sistema digestivo, mentre le isole di Langerhans sono parte dell’ectoderma.

Vi è un’ulteriore differenziazione da fare. Le cellule che compongono le isole di Langerhans sono di due tipi: cellule alfa (che producono il glucagone) e cellule beta (che producono l’insulina). Esse hanno funzioni diverse, e corrispondono a due diverse reazioni che si possono avere di fronte ad uno stesso conflitto: qualcosa nella nostra vita ci provoca repulsione, ci fa ribrezzo. Questo qualcosa può essere una persona, un luogo, una situazione. Dev’essere un qualcosa che ci fa dire: non “voglio passarci attraverso”.

Di fronte a qualcosa che ci ripugna, noi esseri umani possiamo avere due reazioni differenti. Se abbiamo una reazione di tipo femminile, passiva, allora sceglieremo di allontanarci dalla situazione che ci ripugna. In questo caso, si attiverà il conflitto riguardante le cellule alfa delle isole di Langerhans. In fase attiva, avremo una riduzione della produzione di glucagone, e quindi una riduzione del tasso di glicemia nel sangue. Minore glicemia significa minore energia, accompagnata da fame, sopraggiunta per compensare. Quindi il conflitto cosa ci aiuta a fare? Non vogliamo opporci alla situazione ripugnante, quindi ci ritiriamo nel nido e andiamo a mangiare. Il corpo, come sempre, aiuta i nostri intenti.

Se invece abbiamo una reazione di tipo maschile, attiva, allora sceglieremo di opporci alla situazione che ci ripugna.  In questo caso, si attiverà il conflitto riguardante le cellule beta delle isole di Langerhans. In fase attiva, avremo una riduzione della produzione di insulina, che provocherà un aumento del tasso glicemico nel sangue. Più zuccheri nel sangue significano maggiore energia a disposizione, soprattutto per i muscoli, e infatti se abbiamo deciso di opporci alla situazione avremo bisogno di tutta l’energia possibile nei muscoli. Un esempio di questa energia in surplus? Provate a trascinare a forza una persona che a tutti i costi non vuole entrare in una stanza. Di solito ci vuole la forza di 3 uomini, perchè il trascinato ha dalla sua parte una quantità molto maggiore di glucosio nei muscoli. Anche qui si vede bene come il corpo faccia il possibile per aiutarci nelle nostre intenzioni.

Una volta risolto il conflitto, nella fase di riparazione abbiamo una normalizzazione del tasso glicemico, che tuttavia è piuttosto laboriosa. Per le cellule alfa, avremo un aumento di glicemia in fase PCL, e una fase ipoglicemica durante la crisi epilettoide. Per le cellule beta, invece, avremo una riduzione di glicemia in fase PCL, e una fase iperglicemica durante la crisi epilettoide. Se uniamo tutto ciò al fatto che molto spesso avvengono recidive e soluzioni parziali dei conflitti, capiamo bene come il tasso glicemico possa variare anche di molto in brevi periodi. Tutto ciò di solito mette in allarme dottori e pazienti, che ultimamente esitano sempre meno a tirar fuori la parolaccia “diabete”.

Se invece osserviamo questi due programmi nell’ottica presentataci da Hamer, ci rendiamo conto sia della loro utilità, sia del fatto che si tratta di programmi tutt’altro che rari, e quindi assai poco preoccupanti. Quante volte abbiamo pensato nella nostra vita “non voglio passarci attraverso”, “che schifo”, o “mi oppongo”? Chi è attento sa che ciò avviene quasi giornalmente, sia per conflitti nuovi, sia soprattutto per recidive. Ogni volta che abbiamo pensieri e sensazioni di questo tipo, il corpo ci aiuta a fare ciò che vogliamo, nel modo sopra descritto.

Vorrei fare un’ultimissimo accenno ad alcuni altri programmi, sempre facenti parte dei programmi SBS senza ulcere, in cui la predisposizione del corpo ad accompagnarci nelle nostre scelte e darci il meno fastidio possibile è evidente. Cosa avviene se entriamo in una stanza, e avvertiamo un cattivo odore? Se dobbiamo restare dentro a quella stanza, per quanto tempo sentiamo l’odore? Qualche secondo? Un minuto? Cosa succede poi? Secondo Hamer, viene attivato il conflitto che riguarda la capacità olfattiva, che in fase attiva prevede una riduzione sensata di funzione, così da farci dimenticare la sensazione di “cattivo odore”. La puzza di solito non rappresenta un pericolo reale, e quindi il nostro corpo, che ci vuole bene, non ce la fa più sentire. Un discorso simile può essere fatto per la capacità uditiva, in cui un rumore fastidioso viene coperto da un sibilo, che ci impedisce di sentirlo. Le meraviglie legate alle scoperte di Hamer, come vedete, non finiscono mai.

PS: ho volutamente tralasciato tutto il discorso che riguarda gli ormoni sessuali. Anche essi hanno attivazioni pressocchè giornaliere, tuttavia il loro funzionamento è regolato non da un organo specifico, ma principalmente dalla situazione costellatoria nell’area del territorio. Le costellazioni dell’area del territorio regolano tutto il nostro aspetto riproduttivo, e per la loro rilevanza e relativa complessità meritano una trattazione specifica.

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I programmi “normali”, biologici e sensati 3: strada sbagliata e insofferenza

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Allontanandoci dall’endoderma, ci spostiamo direttamente al neoencefalo. Il mesoderma antico è infatti principalmente collegato ai tessuti di protezione (derma, pleura, pericardio e peritoneo), ed è quindi privo di programmi fisiologici rilevanti per la presente trattazione.

Dal paleoencefalo ci spostiamo quindi nel neoencefalo, e in questo passaggio avvengono importanti modificazioni. Anzitutto, nel paleoencefalo i conflitti sono viscerali, profondi, legati ai bisogni di base dell’organismo e alla sopravvivenza personale, mentre nel neoencefalo i conflitti divengono sempre più sociali, e legati alla sopravvivenza sia personale che del branco e della specie. Questa differenza si nota anche nei conflitti che stiamo prendendo in esame. I conflitti che vedremo da qui in poi non possiedono più, in un certo senso, quella gravità di base e quella drammaticità presenti nel conflitto del profugo e nel conflitto di stress/pericolo. Per dirla con parole semplici: se non ho acqua, dopo qualche giorno muoio, lo stesso se cado da un burrone. Se invece ho acqua, cibo, e sono al sicuro, posso dedicarmi ad altre cose, sempre meno essenziali per la mia sopravvivenza, e sempre più importanti per la sopravvivenza del gruppo.

Nel neoencefalo, ancora nel mesoderma recente, troviamo il conflitto dell'”aver preso la strada sbagliata”. L’organo corrispondente è la parte corticale delle ghiandole surrenali. Notiamo che, fino ad ora, nel nostro studio sulla fisiologia dal punto di vista hameriano abbiamo concentrato l’attenzione sui reni e sulle ghiandole surrenali, a dimostrazione dell’importanza centrale che rivestono questi organi nel gestire la nostra sopravvivenza basilare.

La parte corticale delle ghiandole surrenali è responsabile della produzione di cortisolo nel nostro organismo. Si va in conflitto attivo quando ci si rende conto di essere sulla strada sbagliata. Ciò va inteso sia in senso letterale che in senso figurato. In senso letterale, possiamo immaginare la situazione in cui, durante una passeggiata in montagna, a un certo punto ci perdiamo, e cominciamo ad avere il sospetto di non aver imboccato la strada giusta. Qual’è la reazione del nostro organismo? Siamo in conflitto attivo, c’è un problema da risolvere, quindi siamo tesi, nervosi. Tuttavia, avviene anche un calo della produzione di cortisolo: essendo sulla strada sbagliata, il corpo non ci dà energia sufficiente per proseguire. Abbiamo qui una prima utilità biologica già nella fase attiva, per questo l’organo in questione rappresenta in un certo senso un’eccezione rispetto agli altri organi mesodermali recenti, i quali hanno l’utilità biologica alla fine del processo.

Quando abbiamo il conflitto della strada sbagliata, quindi, abbiamo la strana sensazione di essere stanchi in una fase di stress. All’esempio della passeggiata in montagna possiamo anche affiancare esempi più figurati. Eccone uno: una persona intraprende una impresa lavorativa, per esempio entrando in società con un suo amico. Dai conti fatti all’inizio la cosa sembrava funzionare, ma poi dall’interno la persona si rende conto che le spese sono molte più del previsto, che non avevano tenuto conto degli imprevisti, che magari il socio si rivela meno capace di quello che diceva, e mille altre cose. Tutto ciò gli fa mettere in dubbio la strada intrapresa. Quest persona vivrà il conflitto in questione: si sentirà sempre stanco, ma anche sempre stressato. Per quanto tempo potrà sopportarlo?

Dobbiamo sempre pensare che i programmi SBS della natura sono stati concepiti per una società umana diversa dall’attuale. Durante la vita in branco, gli individui non si imbarcavano in grosse imprese, in vie senza ritorno. Provavano a fare qualcosa, e se si rendevano conto che non era la strada giusta per loro, non ci mettevano molto a cambiare via. I conflitti, se durano il loro normale tempo biologico, sono nostri validissimi alleati, e non ci procurano mai sintomi fastidiosi. Il problema è che l’uomo moderno si ostina a proseguire certe vie, anche quando la biologia gli dice in ogni modo di non farlo.

L’importanza di prendere confidenza anche con questo conflitto è a questo punto intuibile. Io credo che ogni volta che si sentiamo sia stanchi che stressati sia in qualche misura attivo il conflitto in questione. Affinando a poco a poco la nostra sensibilità, possiamo assumere sempre più la capacità di comprendere il linguaggio del corpo, e di adoperarci quindi per cambiare la strada che abbiamo intrapreso. Ovvio, non sempre ciò è facile.

Una volta risolto il conflitto, la produzione di cortisolo ritorna normale. Per capire la sensazione che si prova, torniamo all’esempio della passeggiata in montagna. Prendiamo il caso in cui, proprio quando ci convinciamo sempre più che la strada sia quella sbagliata, superato un crinale vediamo infine la nostra meta. Immediatamente, il conflitto si risolve, e infatti in questi casi è tipico vedere persone che sembravano non avere più energia recuperare di colpo le forze, e percorrere senza fatica il tratto di strada rimanente.

Spostiamoci adesso dal mesoderma recente all’ectoderma. Andiamo quindi nella parte più recente del nostro cervello, ed i conflitti corrispondenti hanno una componente sociale ancora maggiore. Ciò è da tenere in considerazione per comprendere fino in fondo i programmi corrispondenti. In particolare, i programmi SBS che considereremo da qui in poi fanno tutti parte dell’ultima sezione della Tabella Sinottica. Qui troviamo i programmi SBS senza ulcera nella fase attiva, come invece avviene per gli altri tessuti ectodermici, ma con alterazione funzionale, sempre ovviamente munita di senso biologico.

Cominciamo considerando il talamo. Tale organo, assieme all’ipotalamo, è responsabile di diversi aspetti della regolazione fisiologica del nostro organismo. In particolare, Hamer pone l’accento sulla regolazione della temperatura corporea. Il conflitto del talamo si attiva quando viviamo situazione di disagio e insofferenza. Hamer definisce la sensazione con la frase “non c’è scampo”, a cui a mio parere si potrebbe aggiungere “devo andarmene”, o “devo cambiare”. Come risposta, vi è una alterazione del metabolismo che ci rende maniacalmente irrequieti. Dalle mie parti si dice: “è un’anima in pena”.

Una delle principali alterazioni del metabolismo è, come dice Hamer, la variazione della temperatura corporea. Abbiamo provato tutti questa sensazione. Quando ci troviamo in un gruppo, può succedere che ad un certo punto tiri una brutta aria per noi, perchè si stanno affrontando discorsi che vorremmo evitare, oppure perchè ci sentiamo accusati di qualcosa, o per mille altre ragioni. Il disagio che sentiamo in quei casi, prima che psicologico, è proprio corporeo: cominciamo ad avere caldo senza un’apparente ragione, e sentiamo sempre più il pressante desiderio di cambiare aria. Qui sta il senso biologico: il corpo ci spinge ad uscire da una situazione di disagio. A volte semplicemente andarsene è infatti la scelta più saggia.

Appena cambiamo aria, infatti, risolviamo il conflitto: la sensazione di caldo sparisce, e il metabolismo ritorna normale.

– continua –

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I programmi “normali”, biologici e sensati 2: il conflitto di stress/pericolo

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Il conflitto del profugo è ampiamente trattato sia nei libri di Hamer, sia nelle varie pubblicazioni, compresa la mia, riguardanti le leggi biologiche. Quanto scritto finora si può quindi considerare come ragionevolmente certo. Le riflessioni che propongo da ora in poi sono invece, in varia misura, frutto di intuizioni personali. Quanto scrivo deve essere quindi considerato più come uno spunto di studio che come uno studio già concluso. Come sempre sarò felice di pubblicare eventuali contributi nei commenti.

Nella tabella di Hamer, subito dopo i tubuli collettori, troviamo la parte midollare della ghiandola surrenale. Tale organo si occupa, principalmene, della regolazione della produzione di adrenalina, noradrenalina e dopamina. Tutti abbiamo più o meno un’idea dell’effetto dell’adrenalina nel nostro organismo. L’abbiamo provato tutti, in situazioni di pericolo. Il conflitto corrispondente è infatti definito da Hamer come “stress estremo, insopportabile”. Penso che con questi termini il medico tedesco intenda quel tipo di stress che abbiamo quando sentiamo che è in pericolo la nostra vita.

Quand’è che l’adrenalina ha un effetto piacevole sul nostro organismo? Quand’è che diciamo “che bella scarica di adrenalina”? In genere ciò succede quando, per esempio, ci mettiamo per la prima volta in macchina con un pilota di rally. Oppure quando ci buttiamo con il bungee-jumping, o con il paracadute. Se invece ci troviamo realmente in pericolo, come quando mentre facciamo jogging ci imbattiamo in un cane rabbioso e riusciamo per un pelo a scampare al suo morso, generalmente non diciamo “che bella scarica di adrenalina”, vero? Che differenza c’è tra questi casi?

Anche nel caso del cane rabbioso è in pericolo la nostra vita, quindi anche in questo caso parte il conflitto in esame, con relativo rilascio di adrenalina. Tuttavia, non avviene solo questo: la paura si impossessa di noi, e oltre all’adrenalina vengono rilasciate innumerevoli altre sostanze nel nostro sangue, che ci provocano una serie di altre reazioni. L’effetto dell’adrenalina, quindi, si perde in mezzo all’effetto di diversi altri ormoni.

Nei casi del rally, del bungee-jumping o del paracadute, la situazione è differente. La nostra mente cosciente sa che non c’è un pericolo reale, perchè il pilota sa tenere la macchina in condizioni estreme, perchè l’elastico o il paracadute impediranno il mio sfracellamento a terra. La nostra mente cosciente quindi, mette il corpo in una situazione di finto pericolo. La paura è quasi assente. Il corpo, tuttavia, non si fida. Lui è certo che se ti butti da un burrone muori, quindi rilascia comunque l’adrenalina, il segnale di pericolo. Se poi noi riusciamo a stare perfettamente calmi, il corpo non rilascerà altre sostanze nel sangue, quindi potremo goderci lo sballo “puro” da adrenalina.

Ad una prima analisi si potrebbe obiettare che non si tratta di un conflitto che viviamo proprio tutti i giorni. Ciò è parzialmente vero, almeno per chi non fa lavori pericolosi. Un muratore, per esempio, difficilmente passerà una giornata senza avere un minimo rilascio di adrenalina: una trave che stave per finire addosso a lui, o ad un suo compagno, un piede che scivola per un attimo sul parapetto, una scala che perde il suo appoggio, possono capitare mille piccoli inconvenienti che tuttavia hanno un lato di pericolosità, protamente rilevato dal nostro corpo. Oppure pensate ai bambini, al piacere che hanno nel camminare sui muretti, o nel ficcarsi in ogni sorta di situazione pericolosa. Stanno, secondo me, prendendo dimestichezza con il conflitto del pericolo, godendo dei piccoli rilasci di adrenalina nel loro corpo.

Alcune persone continuano poi questi giochi anche da adulti, cercando sempre di vivere situazioni pericolose. In questa categoria possiamo anche includere i maniaci del gioco d’azzardo, perchè in effetti, rischiando di perdere tutti i propri averi, ci si mette in una situazione di grande pericolo. Il rilascio di adrenalina sarà quindi inevitabile. Queste persone sono, in un certo senso, “drogati” da adrenalina.

Una certa correlazione c’è infine, a mio parere, tra il conflitto del pericolo e l’eccitazione sessuale. E’ esperienza comune il fatto che, dopo aver vissuto un’impresa pericolosa ed essersi salvati, sopraggiunga una certa pulsione sessuale. A livello ormonale, sembra che qui concorra principalmente la dopamina. Il senso biologico è: visto che qui è pieno di pericoli e rischiamo di morire, meglio darci da fare subito per assicurare una discendenza, e il mantenimento della specie.

Chiudiamo qui il capitolo endoderma, anche se molto altro ci sarebbe da dire. Basti pensare che gran parte delle ghiandole fan parte dell’endoderma: le salivari, le lacrimali, la tiroide, per non parlare delle ghiandole connesse alla digestione (fegato e pancreas) o alla riproduzione (ovaie, testicoli, prostata). L’endoderma gestisce inoltre tutta la peristalsi intestinale. Ovviamente anche per tutti questi organi possiamo fare il discorso fatto per il conflitto del profugo e per il conflitto di stress/pericolo. Essi infatti hanno molteplici attivazioni giornaliere. Basti pensare, per esempio, alle ghiandole salivari, che si attivano ogni volta in cui abbiamo bisogno di insalivare un boccone.

– continua –

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I programmi “normali”, biologici e sensati: il conflitto del profugo

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Alcuni programmi Speciali, Biologici e Sensati della Natura (SBS), scoperti dal dottor Hamer, meritano, per le loro caratteristiche, una trattazione specifica. Come è noto, nella medicina di Hamer ogni sintomo “anomalo” del nostro corpo è inquadrabile come parte di un programma SBS. Se al contrario noi stiamo bene, se non avvertiamo nessun particolare disturbo, allora siamo in una condizione di normalità, chiamata anche normotonia. Tale concetto tuttavia, ad una attenta analisi, risulta qualcosa di molto simile ad una astrazione, poichè nella realtà è sostanzialmente impossibile che una persona, in un dato momento, non abbia nessun programma SBS in atto nel suo corpo.

Chi conosce il corpo umano anche solo superficialmente, sa che il suo funzionamento “normale” è regolato da una serie di organi, i quali nel complesso gestiscono quella che viene chiamata la fisiologia. Per via della loro stessa funzione, ovvero quello di mantenere l’equilibrio nel nostro corpo, tali organi devono possedere una sensibilità particolare. Devono essere cioè in grado di rispondere anche al minimo accenno di cambiamento, adeguando opportunamente la loro funzione. Il confine tra funzionamento “normale” e funzionamento “anomalo”, in questi organi, diventa quindi molto labile. Possiamo dire, quindi, che l’attivazione di programmi SBS per questi organi avviene giornalmente, e in ogni essere vivente.

Facciamo un esempio: una persona può passare anche tutta la vita senza avere mai un eritema. Io per esempio, complice anche il fatto che ho la pelle grassa, non ne ho mai avuti. Il programma SBS, ectodermico, che porta alla formazione di eritemi, e senz’altro presente nel mio corpo, però non si è mai attivato. E, forse, non si attiverà mai. Se prendiamo invece un organo che gestisce la fisiologia, come per esempio il talamo, capiamo bene che il discorso precedente non si può fare. Per questi organi possiamo parlare di programmi “normali”, biologici e sensati, poichè mantengono la sensatezza biologica, senza tuttavia avere quella caratteristica di “eccezionalità” presente invece nei programmi SBS relativi agli altri tessuti. Inoltre, proprio per la loro funzione di regolazione continua della fisiologia, per questi organi è più corretto parlare di una maggiore o minore attivazione di un determinato programma, piuttosto che dire semplicemente “c’è quel conflitto” o “non c’è quel conflitto”.

Ho provato a passare in rassegna tutte la Tabella Sinottica, e ho individuato almeno sei organi che possono essere considerati “fisiologici”: tubuli collettori dei reni (conflitto del profugo), midollare del surrene (conflitto di stress/pericolo), corticale del surrene (conflitto di aver preso la strada sbagliata), talamo (conflitto del “non c’è scampo”), cellule alfa delle isole di Langerhans del pancreas (conflitto di paura/ribrezzo), cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas (conflitto di opposizione).

In realtà, come vedremo anche più avanti nella trattazione, i programmi SBS che possiamo considerare “normali” sono molti di più. Ho scelto di concentrarmi su questi sei perchè, dal punto di vista fisiologico, mi sono sembrati i più importanti. L’idea è quella di conoscere meglio questi programmi, e di prendere una sempre maggiore dimestichezza con essi. Rendendoci conto di cosa ha realmente provocato determinate reazioni nel nostro organismo possiamo, in una certa misura, agire al fine di mitigare i sintomi più fastidiosi.

In questi articoli mettiamo un attimo da parte tutto ciò che riguarda gli ormoni sessuali, poichè essi sono influenzati principalmente dalla situazione costellatoria nell’area del territorio (parte della corteccia ectodermica), e meritano una trattazione specifica.

Consideriamo ora, ad uno ad uno, i sei conflitti sopra citati.

Il primo fra tutti, il più conosciuto, è senz’altro il conflitto del profugo. Tale conflitto si attiva in misura maggiore o minore a seconda di quanto, in una determinata situazione, ci sentiamo a casa. Per capire meglio il sentito relativo a questo conflitto, Hamer dice che si attiva quando ci sentiamo un pesce fuor d’acqua. E’ bene comprendere tuttavia cosa si intende con questa affermazione. Dobbiamo sempre considerare che qui ci troviamo nell’endoderma, e i conflitti sono arcaici, viscerali, legati alla sopravvivenza. In particolare, in questo conflitto si rivive la delicatissima situazione in cui, filogeneticamente, siamo usciti dall’ambiente acquoso per avventurarci sulla terraferma. E’ in questo senso che va inteso il “pesce fuor d’acqua”, ovvero quella situazione in cui le risorse essenziali per la mia sopravvivenza, ovvero principalmente l’acqua, potrebbero venire a mancare, e non nel senso generico e psicologico di quando ci sentiamo “a disagio”.

Organicamente, il conflitto del profugo attiva i tubuli collettori dei reni, ovvero una parte del nefrone, unità constitutiva fondamentale del rene. I tubuli collettori hanno il compito di recuperare, nella parte filtrata del sangue, tutte quelle sostanze che potrebbero essere immesse nuovamente nel flusso sanguigno. Quando i tubuli lavorano molto, quindi, si produce poca urina, perchè quasi tutto viene riciclato. E’ la perfetta risposta biologica alla situazione sopra descritta: non so se troverò acqua buona nel mio ambiente, quindi riciclo il più possibile quella che ho. La maggiore o minore attivazione del conflitto del profugo è facilmente visibile tramite le urine: meno uno urina, più ha attivo il conflitto del profugo.

Il conflitto del profugo è gestito in modo molta agevole dal nostro organismo, a patto però che non ci sia concomitante un altro programma SBS di grande intensità, e in face si soluzione (PLC). Se stiamo bene, per esempio, possiamo anche non urinare per tutto il giorno, senza avvertire nessun particolare disagio. E’ capitato a tutti, quando si fa una gita fuori porta, o si va ad una fiera. Se invece stiamo già male, avere attivo il conflitto del profugo rappresenta una terribile aggravante. Anche questa è una esperienza provata da tutti: quando cominciamo a star male, qual’è il nostro primo pensiero? Non è forse quello di tornare a casa? E se lo possiamo fare, ci sentiamo subito leggermente meglio, mentre se ne siamo impossibilitati, velocemente i nostri sintomi si aggravano.

A livello medico, infatti, il conflitto del profugo, anche se non viene chiamato così, è molto temuto. In ospedale la mancanza di urina viene chiamata oliguria, anuria, o blocco renale (anche se in realtà, più che in blocco, abbiamo visto che il rene lavora troppo), ed è sempre considerata una condizione negativa, perchè è noto che un paziente non migliora se è in blocco renale, anzi tutti i suoi sintomi si aggravano. Questa condizione, molto comune, avviene quando il paziente non si trova bene in quell’ospedale, non si sente a casa. Purtroppo i medici, ignorando l’origine di quello stato, non sanno nemmeno che fare per risolverlo.

Per abbassare il conflitto del profugo, e quindi sciogliere un po’ il blocco renale, non c’è altra via che far sentire il paziente maggiormente a casa. A tal fine, ogni soluzione può essere buona: consentire a qualche familiare di stare sempre con lui nella stanza, portare in ospedale qualche oggetto che ricordi fortemente casa al paziente, e così via. L’importanza di azioni di questo tipo non verrà mai sottolineata abbastanza. Sciogliendo anche solo in parte il conflitto del profugo, subito i sintomi si affievoliscono, diminuiscono disagio e dolore, e le possibilità di riprendersi del paziente aumentano fortemente. Conoscendo le leggi biologiche, possiamo addirittura dire che il conflitto del profugo è la prima cosa da analizzare in un paziente. E cercare di sciogliere il conflitto del profugo è anche, in moltissima casi, la prima azione terapeutica da fare.

La Natura, in questo come in molti altri casi, non scende a compromessi. Nel momento in cui stiamo male, dobbiamo per forza andare nella nostra tana, nel posto in cui ci sentiamo a casa. Non c’è niente che ci possa o ci debba sviare da questo obiettivo. Se non lo facciamo, la natura ci avverte con dolori sempre più insopportabili. E come se ci dicesse: ma sei pazzo? Già stai male, torna immediatamente a casa, perchè non è sicuro per te stare in giro quando non stai bene.

Se invece stiamo bene, possiamo giocare con il conflitto del profugo, osservandoci e analizzandoci, al fine di conoscerci meglio. In quali situazioni, solitamente, ci viene lo stimolo ad urinare? Se le individuiamo, possiamo renderci conto di quali fattori, per il nostro sentito viscerale, rappresentano la casa. Faccio un esempio personale. Un volta sono tornato a casa da un lungo viaggio, e mentre stavo per arrivare ho avvertito un certo stimolo ad urinare. Poi però sono davvero arrivato, e tra i saluti, i bagagli, le chiacchiere, per una buona oretta mi sono completamente dimenticato dell’urina. A un certo punto mi sono ritirato nel mio studio, e nel momento in cui ho schiacciato il tasto di accensione del PC ho avuto un fortissimo stimolo ad urinare. Ciò significa che per me il mio studio con il computer rappresenta una delle situazioni preferenziali in cui mi sento “a casa”.

– continua –

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L’influenza di Arimane nei nostri tempi

Provo qui a proporre alcune riflessioni su un argomento di enorme vastità. Come ha ben spiegato Rudolf Steiner, i secoli che stiamo vivendo rappresentano un periodo storico in cui la presenza dell’entità chiamata Arimane è massima qui sulla nostra Terra. Addirittura Steiner dice che Arimane si incarnerà in un corpo umano, proprio agli inizi del III millennio, ovvero negli anni che stiamo vivendo. La sua presenza fisica qui su questa Terra è possibile solo attraverso un’adeguata preparazione del terreno, ed è per questo che già da diversi secoli la sua influenza è diventata preponderante nei destini del’umanità.

Di chi si tratta? Arimane è un’entità che nella storia è stata definita anche con altri nomi, i più famosi dei quali, almeno qui in occidente, sono Mefistofele e Satana. Il nome Arimane deriva dalla tradizione Persiana, in cui rappresentava l’oscurità in contrapposizione ad Ahura Mazda, dio delle Luce. Più che l’oscurità, tuttavia, credo sia più corretto dire che Arimane rappresenti la Materia, in contrapposizione con lo Spirito.

Sembra che le entità che maggiormente influenzano i destini umani siano principalmente tre: Arimane, Lucifero e il Cristo. Queste tre entità rispecchiano le principali parti costitutive dell’essere umano: corpo, anima e spirito. Arimane è legato al corpo, alla materia. Lucifero, il portatore di luce, è il dio del nostro Ego, e si lega alla nostra anima. Cristo è la luce eterna, lo spirito. Steiner dice che prima dell’incarnazione del Cristo ci fu una incarnazione di Lucifero, il quale diede la sua impronta estetica e sensuale a tutto il mondo greco-romano. Ora, invece, i tempi sono segnati da Arimane. Da cose ce ne accorgiamo?

Dobbiamo anzitutto capire in che senso Arimane rappresenta la Materia, per poterci così fare un’idea di quali siano gli inganni e le opportunità che questa entità porta nei destini degli esseri umani. Il tratto caratteristico di entità come Arimane è la tendenza a voler far credere all’uomo di essere loro stesse l’unico vero Dio, l’entità principale, l’origine e la causa prima di tutto l’universo. Così, queste entità cercano di orientare la naturale ricerca della verità dell’essere umano verso una direzione a loro propizia. Arimane quindi, da buon dio della Materia, ha da secoli instillato nell’essere umano una visione materialistica dell’universo e, di conseguenza, ha orientato in quella direzione le risposte dell’essere umano alle domande fondamentali.

Prendiamo, per esempio, una di queste domande fondamentali: da dove arriva la vita? Come è nata? Ricordo che nel mio percorso scolastico mi sono imbattuto più volte in questa questione, e ogni volta il professore cercava di rendere credibile la teoria di moda in quel momento: incontro casuale di materia nel brodo primordiale, caduta di un meteorite portatore di vita (proveniente da dove, poi, non si sa), e così via. In verità era la domanda stessa ad essere mal posta, perchè presupponeva una errata ipotesi di base: la vita nasce dalla materia. Questa visione delle cose, in cui il principio di tutto è la materia e poi viene tutto il resto, è considerata assolutamente normale ai giorni nostri, ma in realtà rappresenta un chiaro segno dell’influenza di Arimane nel nostro pensiero. Se noi usiamo anche solo un po’ di sana logica, infatti, ci rendiamo conto dell’assurdità di tale ipotesi. Quando costruiamo un computer, per esempio, abbiamo già prima sviluppato l’energia per farlo funzionare, e le idee per renderlo utile, e non ci illudiamo che il computer fisico da noi costruito trovi da solo l’elettricità per funzionare, e sviluppi da solo il sistema operativo e i vari software applicativi, il tutto partendo solo da materia inanimata. Sarebbe assurdo, no? E perchè allora gli scienziati considerano normale cercare nella materia l’origine della vita?

Anche sul “come” funzione la vita, come per esempio nel tentativo di comprensione delle malattie, si cerca da secoli una risposta di tipo materialistico. Per la mentalità odierna dell’uomo medio è assolutamente normale mettere all’origine di tutto la materia, e quindi anche le malattie non possono che essere causate da cattiva alimentazione, inquinamento, batteri e virus, genetica (intesa ovviamente solo come trasmissione di materiale genetico). Che le malattie possano avere un’origine diversa dalla materia, e una spiegazione più sensata e profonda, è considerata un’eresia da rogo, come ben sanno Hamer, Steiner, e altri coraggiosi uomini che sono andati contro corrente.

A ben vedere, tutto il cosiddetto sapere odierno è stato inquinato dal dogma di base che recita: la Materia è l’origine di tutto. E l’influenza di Arimane, mascherandosi da scienza oggettiva, da ricercatrice disincantata della verità, ha al contrario nel tempo preso i connotati di una vera e propria fede, di una nuova religione. Se noi infatti osserviamo l’evoluzione nel tempo che hanno avuto i templi, i luoghi di culto, ci rendiamo conto di quanto la spiegazione storica data da Steiner sia sensata. Nell’epoca Greco-Romana dominavano i famosi templi dedicati alle varie divinità, tutte sensuali, e i templi stessi erano luoghi in cui le geometrie divine, l’armonia e la bellezza estetica erano le caratteristiche principali. Meravigliose statue, glorificazione dell’armonia e della bellezza dell’uomo, risplendevano ovunque. L’ego dell’uomo era al suo massimo splendore. Il mondo dominato da Lucifero, tuttavia, era troppo legato all’esperienza terrena, tanto che le anime tendevano a restare nella terrenità, e quindi dopo la morte erano condannate a vivere nel non bellissimo “regno delle ombre”. Un aiuto divino venne poi dal Cristo, che indicò la via per risvegliare lo Spirito. La sua influenza ha fatto nascere, in quel tempo, una miriade di correnti spirituali, che hanno avuto maggiore o minore durata nel tempo. Chi sopravvisse fu la Chiesa, e da quel momento i luoghi di culto non furono più templi, ma cattedrali, in cui non veniva celebrata la bellezza del creato, ma la maestosità dello spirito del Cristo (lasciamo qui un attimo perdere la brutta deriva che prese poi nel tempo la dottrina cattolica, perchè l’argomento meriterebbe una trattazione approfondita).

Anche tutto ciò, tuttavia, doveva passare. A un certo punto si smise di costruire imponenti cattedrali, e si cominciò a costruire qualcos’altro. Non più centri della fede, ma centri del “sapere”: scuole, università, biblioteche, centri di ricerca. Ma in cosa consiste veramente questo sapere? Si tratta della verità, o di qualcos’altro? Come abbiamo visto, l’ipotesi fatta del “primato della materia” ha reso impossibile una risposta corretta alle domande fondamentali. Per questo i materialisti, i seguaci di Arimane, che rappresentano praticamente la totalità dell’attuale schiera di accademici, si contraddicono e si rendono oggettivamente ridicoli quando cercano di dare una risposta alle domande fondamentali. La loro posizione non è attaccata unicamente per via dell’ipnosi di massa che Arimane ha effettuato nei secoli, e in particolar modo nell’ultimo secolo grazie al controllo su formidabili mass-media come la radio e la televisione. In pratica, quei pochi in grado di contestare gli accademici, in genere non lo fanno perchè subito si trovano attaccati dalla maggioranza dell’umanità, indottrinata dalle scuole e ipnotizzata dalle televisioni. Le università sono i luoghi di culto di oggi, della religione di Arimane, e contestare il materialismo degli accademici ha oggi in pratica le stesse conseguenze avute nel passato dai famosi “eretici” nei confronti della dottrina cattolica: persecuzione, esclusione dalla società, e spesso morte.

Presentato così, però, sembra che Arimane abbia soltanto caratteristiche negative, il che non è vero. La conoscenza della materia, la fisica e la chimica, la tavola periodica degli elementi, sono anch’essi frutto dell’influenza di Arimane, così come lo è lo sviluppo tecnologico straordinario che abbiamo avuto negli ultimi secoli. Quando si tratta di conoscere e sfruttare la materia inanimata, Arimane dà indubbiamente il suo importantissimo contributo.  Quando invece vuole mettersi al primo posto anche in tutto ciò che riguarda la vita, allora perde il suo contatto con la verità, e costringe i suoi seguaci ad infilarsi in quel labirinto di menzogne che è ben noto a chi conosce il mondo. E’ questa la principale tentazione di Arimane, ma rappresenta anche la maggior possibilità di evoluzione dell’essere umano. Se saremo capaci, in questi tempi difficili, di mettere ogni cosa al suo posto e di operare il discernimento, allora acquisiremo importanti qualità nella nostra anima e nel nostro spirito. Altrimenti, sarà un’occasione mancata.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma mi fermo qui per non rendere troppo pesante l’articolo. Come sempre ogni intervento in grado di ampliare e approfondire l’argomento sarà benvenuto.

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La Malattia e i vari Corpi dell’Essere Umano

Anche se non molto conosciuto, Rudolf Steiner è stato uno dei personaggi più importanti del secolo passato. Filosofo, esoterista, e soprattutto chiaroveggente, ha cercato di divulgare una visione della realtà in cui l’aspetto materiale rappresenta sempre e soltanto una parte del molto più ampio mondo spirituale. La sua attività di conferenziere è stato incredibilmente ampia, così come molto proficua è stata la sua attività di scrittore. Nella sua visione ha abbracciato sostanzialmente tutti gli aspetti più importanti della vita umana, anche se oggi è principalmente ricordato per i suoi contributi alla pedagogia, concretizzati nella famosa scuola Waldorf, anche detta Scuola Steineriana.

Ovviamente, anche la salute dell’essere umano è stata oggetto dell’attenzione di Steiner, anche se solo nell’ultima parte della sua vita. Forse anche Steiner era consapevole della delicatezza dell’argomento, e di quanto sia facile essere frainteso e attaccatto dal materialistico sistema medico. Delle varie opere che aveva in programma di scrivere, solo una ha visto la luce, “Elementi Fondamentali per un Ampliamento dell’Arte Medica”, scritto in collaborazione con la dottoressa Ita Wegman. Da studioso della salute e da grande ammiratore di Steiner, non ho potuto fare a meno di leggere questo libro.

All’inizio mi è sembrato piuttosto oscuro. “Questi medici proprio non riescono a parlare chiaro”, ho pensato. Poi a poco a poco una certa logica è cominciata a saltare fuori. Cerco qui di esporre quello che ho capito.

Come è noto, Steiner ha sempre affermato che l’essere umano è dotato non di uno, ma di molti corpi. Si può sostanzialmente dire che Steiner individua 7 corpi: 3 inferiori, l’io cosciente, 3 superiori. I 3 corpi inferiori sono il corpo fisico, il corpo vitale (o eterico) e il corpo astrale. I tre corpi superiori rappresentano i 3 corpi inferiori “sublimati”. Compito dell’io cosciente, e quindi scopo della nostra vita su questa Terra, pare sia riuscire a riunire i nostri 3 corpi inferiori con i nostri 3 corpi superiori. Ciò è ben rappresentato dalla famoso simbolo conosciuto in occidente come Stella di David, ma in realtà originario dell’India: due triangoli, uno con la punta verso il basso (i tre corpi superiori) e uno con la punta verso l’alto (i tre corpi inferiori) che si intersecano a formare una stella a sei punte. Si tratta di un simbolo su cui si potrebbe meditare parecchio.

Come si estende tutto ciò alla salute e alla malattia dell’essere umano? Tanto per cominciare, nel libro sopra citato si parla soltanto dei 3 corpi inferiori e dell’io cosciente. Da questo si può dedurre che lo stato di salute o malattia di un essere umano è unicamente determinato da questi corpi, e non dai tre corpi superiori. Ciò è intuitivamente corretto. Possiamo tranquillamente osservare una grande quantità di persone in perfetta salute, e nello stesso tempo completamente inconsapevoli. Questi sono esempi di persone con i tre corpi inferiori e l’io in buono stato di attività e di equilibrio, ma che non hanno ancora sviluppato i corpi superiori.

I tre corpi inferiori sono, come detto, il corpo fisico, il corpo vitale e il corpo astrale. Il corpo vitale è ciò che abbiamo in comune con le piante, quindi rappresenta tutti quei processi che ci mantengono in vita. Il corpo astrale è ciò che abbiamo in comune con gli animali, e rappresenta gli istinti, i desideri, le brame. Quando dormiamo, avviene un distacco: il corpo fisico resta col corpo vitale, mentre il corpo astrale e l’io si distaccano da essi. Il fatto che perdiamo conoscenza è perchè il nostro io è completamente legato alle sensazioni fisiche: spente quelle, si spegne anche lui, o viene solo debolmente riattivato dal corpo astrale tramite i sogni.

E’ bene chiarire subito un concetto che Steiner esprime spesso: di questi 3 corpi, il corpo fisico è il più saggio e il più perfetto. Un po’ meno perfetto e ben strutturato è il corpo vitale. Ancor meno il corpo astrale. Per quanto riguarda l’io, invece, si può dire che abbia, in questa fase dell’evoluzione spirituale cosmica, tutto da imparare. In quest’ottica si può più facilmente comprendere il mondo attuale. L’io è un vero disastro, sembra senza uno scopo, senza saggezza, senza esperienza. L’io e il corpo astrale rappresentano le basi sulle quali è fondata la nostra società, e si vede. Tutto è fondato sugli influssi deviati dell’astrale sull’io: brame, soprattutto per il denaro, e paure, soprattutto per la morte, sono i fondamenti di tutte le nostre istituzioni, assieme ovviamente alla menzogna sistematica, presente ovunque. La saggezza e la verità presenti nell’organizzazione corpo fisico – corpo vitale è evidentemente lontana anni luce. Ci vorranno eoni di tempo per arrivare a quel livello, mettiamoci il cuore in pace.

Tornando alla salute, possiamo dire che un essere umano è tanto più in forma tanto meglio lavorano i suoi tre corpi in relazione con l’io. Se ognuno fa il suo compito, e nella giusta misura, tutto va bene. Se invece vi è ipertrofia o atrofia di uno dei corpi, insorgono i problemi. La salute, nel suo senso più ampio, è data dal corretto intracciarsi di questi tre corpi e dell’io, in un insieme indissolibile. La principale mancanza nel mondo attuale è senz’altro il mancato riconoscimente del corpo vitale e del corpo astrale, poichè il corpo fisico si vede, e quindi è sempre stato oggetto delle speculazioni più o meno fantasiose dei vari medici materialistici, ed anche l’io cosciente è stato riconosciuto, poichè è, almeno in parte, evidenziato da ciò che una persona ci dice. Di corpo vitale e di corpo astrale, invece, i cosiddetti medici “seri” hanna raramente voluto sentir parlare, evidenziando sempre un certo disagio riguardo all’argomento.

Perchè uno dei corpi si mette a lavorare poco, e un altro a lavorare troppo, portando a problemi di salute? E che si può fare in questi casi? Nel libro non ci sono risposte esaurienti a queste domande. Credo che buona risposta si possa trovare nelle Leggi Biologiche di Hamer. Come è noto, secondo Hamer ogni “squilibrio” nasce da un conflitto biologico, ovvero un evento inaspettato. Un attacco fisico rappresenta un conflitto per il corpo fisico. Possiamo ipotizzare che alcuni conflitti colpiscano di più il corpo vitale, come avviene per esempio nei casi di claustrofobia, o in generale dove è messa in pericolo la nostra possibilità di attingere alla sorgente vitale della Terra. Una reazione rabbiosa riguarderà invece principalmente il corpo astrale, così come tutto ciò che riguarda il nostro lato animalesco. Conflitti esistenziali, invece, riguarderebbero di più l’io cosciente. Sono solo ipotesi, che tuttavia possono aprire interessanti riflessioni. Come sempre, ogni contributo in questo senso è gradito.

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Banco, dacci i soldi!

L’orribile primo articolo della Costituzione Italiana recita quanto segue: “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Già da quando, ancora ragazzo, ho letto per la prima volta questa frase, mi è sembrata davvero molto strana. Cosa vuol dire fondare una comunità umana sul lavoro? E poi, qual’è la definizione esatta di lavoro? Nella nostra società, è facile dimostrare che viene considerato veramente lavoro solo un’occupazione che prevede una remunerazione in denaro. Non è infatti considerato lavoro il prendersi cura dei figli, o della casa. E nemmeno tutte le attività di volontariato. Se io passassi 8 ore al giorno a leggere libri gratuitamente ai ciechi, sarei considerato comunque una persona che non lavora. Fondare una comunità sul lavoro salariato significa più o meno questo: ogni individuo fisicamente e mentalmente abile è tenuto a trovarsi un lavoro salariato, e solo tramite questo lavoro salariato potrà ottenere i mezzi per vivere in modo dignitoso, e finanche di partecipare al processo democratico. Che autorità avrebbe, infatti, in una comunità fondata sul lavoro, una persona che non lavora?

Stabilito questo, la domanda che dobbiamo porci ora è: cos’è il denaro? Qui cominciano i problemi. Perchè il denaro, nella società odierna, non è controllato dagli Stati, bensì dal sistema bancario. La secolare lotta tra i Re (poi divenuti “capi di Stato”) e i Banchieri per il controllo dell’emissione del denaro è infatti ormai conclusa da tempo, con la vittoria del sistema bancario. Il Federal Reserve Act del 1913 e gli accordi di Bretton Woods hanno infatti definitivamente posto il sistema bancario internazionale al di sopra di ogni Stato Nazione. Il denaro viene quindi creato dalle banche, sia dalle banche centrali, sia dalle altre banche con il sistema della riserva frazionaria, e non dagli Stati Nazione. Ripetiamo questo concetto perchè purtroppo in molti fanno fatica a capirlo e accettarlo. Persino la proprietà della moneta all’atto dell’emissione, tema importantissimo e tanto caro al grande Giacinto Auriti, è ormai ufficialmente del sistema bancario, come ha recentemente ammesso anche la Banca Centrale Europea.

Tornando al primo articolo della Costituzione, possiamo quindi riformularlo come segue: “la comunità italiana è fondata sul fatto che ogni individuo fisicamente e mentalmente abile è tenuto a mettere gran parte della sua vita nelle mani del sistema bancario, che in cambio del denaro “pulito” farà di lui ciò che vuole, esattamente come si fa con uno schiavo”. Fondare la comunità italiana sul lavoro equivale quindi a condannare la comunità italiana alla schiavitù dei banchieri. Già quando si raggiunge questa consapevolezza, di solito ci si incazza parecchio. Ora però la situazione sta addirittura peggiorando…

Finchè c’era lavoro, infatti, le cose andavano più o meno bene. Le persone che lavoravano non avevano la percezione dei essere schiave, perchè erano occupate solo 8-10 ore al gionro per 5-6 giorni su sette, mentre avevano sentito che gli schiavi lavoravano mooolto di più. Essendo la massa di lavoratori abbastanza cospicua, l’immissione di denaro nel sistema era costante, e conseguentemente anche i consumi andavano bene. Cos’è successo ad un certo punto: è arrivata l’automazione, sono arrivati i robot! Fabbriche con 300 operai, in seguito al processo di automazione potevano funzionare allo stesso modo con 10 persone. E gli altri 290, che fanno? Non avendo più lavoro, non hanno nemmeno più denaro. Non avendo denaro, non possono consumare, e questo sta mandando in crisi l’intera economia mondiale, fondata perlappunto sui consumi. La crisi di oggi, come ogni crisi moderna, è una crisi di consumi, da cui si esce soltanto attraverso una massiccia immissione di denaro verso gli strati più bassi della popolazione. Roosevelt con il New Deal fece proprio questo: non furono le grandi opere a rilanciare gli Stati Uniti, bensì il fatto che tramite le grandi opere arrivava il denaro ai lavoratori, che potevano rilanciare i consumi.

Oggi quella strada non è più percorribile, sia perchè con il continuo progredire delle macchine la mano d’opera utilizzata è in ogni caso ormai troppo esigua, non più in grado di rilanciare i consumi a livello nazionale, sia perchè le grandi opere sono ormai perlopiù inutili e ambientalmente dannose, sia perchè gli Stati Nazione sono falliti, e quindi non possono più fare grandi spese di investimento. Gli Stati Nazione oggi, è bene ricordarlo, devono chiedere i soldi in prestito alle banche, allo stesso modo di qualunque altro ente o individuo.

Il grosso problema dell’ecomomia attuale è quindi il fatto che il denaro non arriva più alla base della popolazione. Non essendoci più lavoro, gran parte del popolo non ha più alcun mezzo per entrare in possesso dei soldi, che tuttavia sono essenziali, nella nostra società, anche per soddisfare le esigenze più basilari dell’essere umano. D’altronde, anche nel monopoli era previsto il 20 euro quando passavi dal via, come a dire che se non c’è una immissione costante di liquidità il gioco finisce…

Il denaro nella nostra società può essere assimilato al sangue che circola nel nostro copro. Se non c’è sufficiente sangue, le cellule non vengono nutrite e irrorate, e quindi deperiscono, svolgendo sempre peggio il loro compito. Allo stesso modo, un essere umano che è impossibilitato ad accedere al denaro, non potrà che deperire, degenerare, e infine morire. Come fermare tutto questo? Esiste, a mio parere, una sola soluzione.

Il denaro non deve più essere consegnato al popolo solo in cambio di tempo e fatica, ovvero di lavoro. Le scoperte tecniche attuali ci permettono di costruire una società in cui tutti possono avere ciò che gli serve, senza la necessità di dover lavorare tutti 8-10 ore al giorno. Si potrebbe pensare di ridurre per legge l’orario di lavoro in modo da far lavorare tutti, come si era tentato anni fa con le 35 ore, ma ciò è in contrasto con le leggi di mercato, che impongono la massima efficienza monetaria ad ogni operatore. L’unica soluzione è quindi, secondo me, distribuire il denaro direttamente alla popolazione, a scadenza regolare, denaro che potremmo chiamare “contributo per l’esistenza”. L’ammontare di tale somma dovrà essere attentamente vagliata, in modo da rilanciare i consumi senza togliere l’incentivo delle persone a guadagnare di più, tramite le occupazioni salariate che comunque, anche se in misura minore, devono almeno nel breve termine continuare ad esistere.

Occorre quindi, secondo me, passare gradualmente da un reddito da lavoro ad un reddito di esistenza. Mi rendo conto che sarebbe un balzo non da poco per l’umanità, tuttavia forse è finalmente giunto il momento. Alternative, mi sembra, non ce ne sono. Ogni altro movimento di protesta per l’attuale situazione economica mi sembra inutile, o peggio dannoso perchè viene spesso sprecata una quantità preziosa di energia degli individui. Si potrebbe pensare ad un movimento chiamato MORE (MOvimento per il Reddito da Esistenza), oppure, più semplicemente, “Banco, dacci i soldi!”.

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