I programmi “normali”, biologici e sensati 3: strada sbagliata e insofferenza

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Allontanandoci dall’endoderma, ci spostiamo direttamente al neoencefalo. Il mesoderma antico è infatti principalmente collegato ai tessuti di protezione (derma, pleura, pericardio e peritoneo), ed è quindi privo di programmi fisiologici rilevanti per la presente trattazione.

Dal paleoencefalo ci spostiamo quindi nel neoencefalo, e in questo passaggio avvengono importanti modificazioni. Anzitutto, nel paleoencefalo i conflitti sono viscerali, profondi, legati ai bisogni di base dell’organismo e alla sopravvivenza personale, mentre nel neoencefalo i conflitti divengono sempre più sociali, e legati alla sopravvivenza sia personale che del branco e della specie. Questa differenza si nota anche nei conflitti che stiamo prendendo in esame. I conflitti che vedremo da qui in poi non possiedono più, in un certo senso, quella gravità di base e quella drammaticità presenti nel conflitto del profugo e nel conflitto di stress/pericolo. Per dirla con parole semplici: se non ho acqua, dopo qualche giorno muoio, lo stesso se cado da un burrone. Se invece ho acqua, cibo, e sono al sicuro, posso dedicarmi ad altre cose, sempre meno essenziali per la mia sopravvivenza, e sempre più importanti per la sopravvivenza del gruppo.

Nel neoencefalo, ancora nel mesoderma recente, troviamo il conflitto dell'”aver preso la strada sbagliata”. L’organo corrispondente è la parte corticale delle ghiandole surrenali. Notiamo che, fino ad ora, nel nostro studio sulla fisiologia dal punto di vista hameriano abbiamo concentrato l’attenzione sui reni e sulle ghiandole surrenali, a dimostrazione dell’importanza centrale che rivestono questi organi nel gestire la nostra sopravvivenza basilare.

La parte corticale delle ghiandole surrenali è responsabile della produzione di cortisolo nel nostro organismo. Si va in conflitto attivo quando ci si rende conto di essere sulla strada sbagliata. Ciò va inteso sia in senso letterale che in senso figurato. In senso letterale, possiamo immaginare la situazione in cui, durante una passeggiata in montagna, a un certo punto ci perdiamo, e cominciamo ad avere il sospetto di non aver imboccato la strada giusta. Qual’è la reazione del nostro organismo? Siamo in conflitto attivo, c’è un problema da risolvere, quindi siamo tesi, nervosi. Tuttavia, avviene anche un calo della produzione di cortisolo: essendo sulla strada sbagliata, il corpo non ci dà energia sufficiente per proseguire. Abbiamo qui una prima utilità biologica già nella fase attiva, per questo l’organo in questione rappresenta in un certo senso un’eccezione rispetto agli altri organi mesodermali recenti, i quali hanno l’utilità biologica alla fine del processo.

Quando abbiamo il conflitto della strada sbagliata, quindi, abbiamo la strana sensazione di essere stanchi in una fase di stress. All’esempio della passeggiata in montagna possiamo anche affiancare esempi più figurati. Eccone uno: una persona intraprende una impresa lavorativa, per esempio entrando in società con un suo amico. Dai conti fatti all’inizio la cosa sembrava funzionare, ma poi dall’interno la persona si rende conto che le spese sono molte più del previsto, che non avevano tenuto conto degli imprevisti, che magari il socio si rivela meno capace di quello che diceva, e mille altre cose. Tutto ciò gli fa mettere in dubbio la strada intrapresa. Quest persona vivrà il conflitto in questione: si sentirà sempre stanco, ma anche sempre stressato. Per quanto tempo potrà sopportarlo?

Dobbiamo sempre pensare che i programmi SBS della natura sono stati concepiti per una società umana diversa dall’attuale. Durante la vita in branco, gli individui non si imbarcavano in grosse imprese, in vie senza ritorno. Provavano a fare qualcosa, e se si rendevano conto che non era la strada giusta per loro, non ci mettevano molto a cambiare via. I conflitti, se durano il loro normale tempo biologico, sono nostri validissimi alleati, e non ci procurano mai sintomi fastidiosi. Il problema è che l’uomo moderno si ostina a proseguire certe vie, anche quando la biologia gli dice in ogni modo di non farlo.

L’importanza di prendere confidenza anche con questo conflitto è a questo punto intuibile. Io credo che ogni volta che si sentiamo sia stanchi che stressati sia in qualche misura attivo il conflitto in questione. Affinando a poco a poco la nostra sensibilità, possiamo assumere sempre più la capacità di comprendere il linguaggio del corpo, e di adoperarci quindi per cambiare la strada che abbiamo intrapreso. Ovvio, non sempre ciò è facile.

Una volta risolto il conflitto, la produzione di cortisolo ritorna normale. Per capire la sensazione che si prova, torniamo all’esempio della passeggiata in montagna. Prendiamo il caso in cui, proprio quando ci convinciamo sempre più che la strada sia quella sbagliata, superato un crinale vediamo infine la nostra meta. Immediatamente, il conflitto si risolve, e infatti in questi casi è tipico vedere persone che sembravano non avere più energia recuperare di colpo le forze, e percorrere senza fatica il tratto di strada rimanente.

Spostiamoci adesso dal mesoderma recente all’ectoderma. Andiamo quindi nella parte più recente del nostro cervello, ed i conflitti corrispondenti hanno una componente sociale ancora maggiore. Ciò è da tenere in considerazione per comprendere fino in fondo i programmi corrispondenti. In particolare, i programmi SBS che considereremo da qui in poi fanno tutti parte dell’ultima sezione della Tabella Sinottica. Qui troviamo i programmi SBS senza ulcera nella fase attiva, come invece avviene per gli altri tessuti ectodermici, ma con alterazione funzionale, sempre ovviamente munita di senso biologico.

Cominciamo considerando il talamo. Tale organo, assieme all’ipotalamo, è responsabile di diversi aspetti della regolazione fisiologica del nostro organismo. In particolare, Hamer pone l’accento sulla regolazione della temperatura corporea. Il conflitto del talamo si attiva quando viviamo situazione di disagio e insofferenza. Hamer definisce la sensazione con la frase “non c’è scampo”, a cui a mio parere si potrebbe aggiungere “devo andarmene”, o “devo cambiare”. Come risposta, vi è una alterazione del metabolismo che ci rende maniacalmente irrequieti. Dalle mie parti si dice: “è un’anima in pena”.

Una delle principali alterazioni del metabolismo è, come dice Hamer, la variazione della temperatura corporea. Abbiamo provato tutti questa sensazione. Quando ci troviamo in un gruppo, può succedere che ad un certo punto tiri una brutta aria per noi, perchè si stanno affrontando discorsi che vorremmo evitare, oppure perchè ci sentiamo accusati di qualcosa, o per mille altre ragioni. Il disagio che sentiamo in quei casi, prima che psicologico, è proprio corporeo: cominciamo ad avere caldo senza un’apparente ragione, e sentiamo sempre più il pressante desiderio di cambiare aria. Qui sta il senso biologico: il corpo ci spinge ad uscire da una situazione di disagio. A volte semplicemente andarsene è infatti la scelta più saggia.

Appena cambiamo aria, infatti, risolviamo il conflitto: la sensazione di caldo sparisce, e il metabolismo ritorna normale.

– continua –

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I programmi “normali”, biologici e sensati 2: il conflitto di stress/pericolo

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Il conflitto del profugo è ampiamente trattato sia nei libri di Hamer, sia nelle varie pubblicazioni, compresa la mia, riguardanti le leggi biologiche. Quanto scritto finora si può quindi considerare come ragionevolmente certo. Le riflessioni che propongo da ora in poi sono invece, in varia misura, frutto di intuizioni personali. Quanto scrivo deve essere quindi considerato più come uno spunto di studio che come uno studio già concluso. Come sempre sarò felice di pubblicare eventuali contributi nei commenti.

Nella tabella di Hamer, subito dopo i tubuli collettori, troviamo la parte midollare della ghiandola surrenale. Tale organo si occupa, principalmene, della regolazione della produzione di adrenalina, noradrenalina e dopamina. Tutti abbiamo più o meno un’idea dell’effetto dell’adrenalina nel nostro organismo. L’abbiamo provato tutti, in situazioni di pericolo. Il conflitto corrispondente è infatti definito da Hamer come “stress estremo, insopportabile”. Penso che con questi termini il medico tedesco intenda quel tipo di stress che abbiamo quando sentiamo che è in pericolo la nostra vita.

Quand’è che l’adrenalina ha un effetto piacevole sul nostro organismo? Quand’è che diciamo “che bella scarica di adrenalina”? In genere ciò succede quando, per esempio, ci mettiamo per la prima volta in macchina con un pilota di rally. Oppure quando ci buttiamo con il bungee-jumping, o con il paracadute. Se invece ci troviamo realmente in pericolo, come quando mentre facciamo jogging ci imbattiamo in un cane rabbioso e riusciamo per un pelo a scampare al suo morso, generalmente non diciamo “che bella scarica di adrenalina”, vero? Che differenza c’è tra questi casi?

Anche nel caso del cane rabbioso è in pericolo la nostra vita, quindi anche in questo caso parte il conflitto in esame, con relativo rilascio di adrenalina. Tuttavia, non avviene solo questo: la paura si impossessa di noi, e oltre all’adrenalina vengono rilasciate innumerevoli altre sostanze nel nostro sangue, che ci provocano una serie di altre reazioni. L’effetto dell’adrenalina, quindi, si perde in mezzo all’effetto di diversi altri ormoni.

Nei casi del rally, del bungee-jumping o del paracadute, la situazione è differente. La nostra mente cosciente sa che non c’è un pericolo reale, perchè il pilota sa tenere la macchina in condizioni estreme, perchè l’elastico o il paracadute impediranno il mio sfracellamento a terra. La nostra mente cosciente quindi, mette il corpo in una situazione di finto pericolo. La paura è quasi assente. Il corpo, tuttavia, non si fida. Lui è certo che se ti butti da un burrone muori, quindi rilascia comunque l’adrenalina, il segnale di pericolo. Se poi noi riusciamo a stare perfettamente calmi, il corpo non rilascerà altre sostanze nel sangue, quindi potremo goderci lo sballo “puro” da adrenalina.

Ad una prima analisi si potrebbe obiettare che non si tratta di un conflitto che viviamo proprio tutti i giorni. Ciò è parzialmente vero, almeno per chi non fa lavori pericolosi. Un muratore, per esempio, difficilmente passerà una giornata senza avere un minimo rilascio di adrenalina: una trave che stave per finire addosso a lui, o ad un suo compagno, un piede che scivola per un attimo sul parapetto, una scala che perde il suo appoggio, possono capitare mille piccoli inconvenienti che tuttavia hanno un lato di pericolosità, protamente rilevato dal nostro corpo. Oppure pensate ai bambini, al piacere che hanno nel camminare sui muretti, o nel ficcarsi in ogni sorta di situazione pericolosa. Stanno, secondo me, prendendo dimestichezza con il conflitto del pericolo, godendo dei piccoli rilasci di adrenalina nel loro corpo.

Alcune persone continuano poi questi giochi anche da adulti, cercando sempre di vivere situazioni pericolose. In questa categoria possiamo anche includere i maniaci del gioco d’azzardo, perchè in effetti, rischiando di perdere tutti i propri averi, ci si mette in una situazione di grande pericolo. Il rilascio di adrenalina sarà quindi inevitabile. Queste persone sono, in un certo senso, “drogati” da adrenalina.

Una certa correlazione c’è infine, a mio parere, tra il conflitto del pericolo e l’eccitazione sessuale. E’ esperienza comune il fatto che, dopo aver vissuto un’impresa pericolosa ed essersi salvati, sopraggiunga una certa pulsione sessuale. A livello ormonale, sembra che qui concorra principalmente la dopamina. Il senso biologico è: visto che qui è pieno di pericoli e rischiamo di morire, meglio darci da fare subito per assicurare una discendenza, e il mantenimento della specie.

Chiudiamo qui il capitolo endoderma, anche se molto altro ci sarebbe da dire. Basti pensare che gran parte delle ghiandole fan parte dell’endoderma: le salivari, le lacrimali, la tiroide, per non parlare delle ghiandole connesse alla digestione (fegato e pancreas) o alla riproduzione (ovaie, testicoli, prostata). L’endoderma gestisce inoltre tutta la peristalsi intestinale. Ovviamente anche per tutti questi organi possiamo fare il discorso fatto per il conflitto del profugo e per il conflitto di stress/pericolo. Essi infatti hanno molteplici attivazioni giornaliere. Basti pensare, per esempio, alle ghiandole salivari, che si attivano ogni volta in cui abbiamo bisogno di insalivare un boccone.

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I programmi “normali”, biologici e sensati: il conflitto del profugo

NB: per comprendere questi articoli è necessaria una conoscenza di base delle leggi biologiche e degli studi di Hamer. Per approfondire vedi la pagina sopra.

Alcuni programmi Speciali, Biologici e Sensati della Natura (SBS), scoperti dal dottor Hamer, meritano, per le loro caratteristiche, una trattazione specifica. Come è noto, nella medicina di Hamer ogni sintomo “anomalo” del nostro corpo è inquadrabile come parte di un programma SBS. Se al contrario noi stiamo bene, se non avvertiamo nessun particolare disturbo, allora siamo in una condizione di normalità, chiamata anche normotonia. Tale concetto tuttavia, ad una attenta analisi, risulta qualcosa di molto simile ad una astrazione, poichè nella realtà è sostanzialmente impossibile che una persona, in un dato momento, non abbia nessun programma SBS in atto nel suo corpo.

Chi conosce il corpo umano anche solo superficialmente, sa che il suo funzionamento “normale” è regolato da una serie di organi, i quali nel complesso gestiscono quella che viene chiamata la fisiologia. Per via della loro stessa funzione, ovvero quello di mantenere l’equilibrio nel nostro corpo, tali organi devono possedere una sensibilità particolare. Devono essere cioè in grado di rispondere anche al minimo accenno di cambiamento, adeguando opportunamente la loro funzione. Il confine tra funzionamento “normale” e funzionamento “anomalo”, in questi organi, diventa quindi molto labile. Possiamo dire, quindi, che l’attivazione di programmi SBS per questi organi avviene giornalmente, e in ogni essere vivente.

Facciamo un esempio: una persona può passare anche tutta la vita senza avere mai un eritema. Io per esempio, complice anche il fatto che ho la pelle grassa, non ne ho mai avuti. Il programma SBS, ectodermico, che porta alla formazione di eritemi, e senz’altro presente nel mio corpo, però non si è mai attivato. E, forse, non si attiverà mai. Se prendiamo invece un organo che gestisce la fisiologia, come per esempio il talamo, capiamo bene che il discorso precedente non si può fare. Per questi organi possiamo parlare di programmi “normali”, biologici e sensati, poichè mantengono la sensatezza biologica, senza tuttavia avere quella caratteristica di “eccezionalità” presente invece nei programmi SBS relativi agli altri tessuti. Inoltre, proprio per la loro funzione di regolazione continua della fisiologia, per questi organi è più corretto parlare di una maggiore o minore attivazione di un determinato programma, piuttosto che dire semplicemente “c’è quel conflitto” o “non c’è quel conflitto”.

Ho provato a passare in rassegna tutte la Tabella Sinottica, e ho individuato almeno sei organi che possono essere considerati “fisiologici”: tubuli collettori dei reni (conflitto del profugo), midollare del surrene (conflitto di stress/pericolo), corticale del surrene (conflitto di aver preso la strada sbagliata), talamo (conflitto del “non c’è scampo”), cellule alfa delle isole di Langerhans del pancreas (conflitto di paura/ribrezzo), cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas (conflitto di opposizione).

In realtà, come vedremo anche più avanti nella trattazione, i programmi SBS che possiamo considerare “normali” sono molti di più. Ho scelto di concentrarmi su questi sei perchè, dal punto di vista fisiologico, mi sono sembrati i più importanti. L’idea è quella di conoscere meglio questi programmi, e di prendere una sempre maggiore dimestichezza con essi. Rendendoci conto di cosa ha realmente provocato determinate reazioni nel nostro organismo possiamo, in una certa misura, agire al fine di mitigare i sintomi più fastidiosi.

In questi articoli mettiamo un attimo da parte tutto ciò che riguarda gli ormoni sessuali, poichè essi sono influenzati principalmente dalla situazione costellatoria nell’area del territorio (parte della corteccia ectodermica), e meritano una trattazione specifica.

Consideriamo ora, ad uno ad uno, i sei conflitti sopra citati.

Il primo fra tutti, il più conosciuto, è senz’altro il conflitto del profugo. Tale conflitto si attiva in misura maggiore o minore a seconda di quanto, in una determinata situazione, ci sentiamo a casa. Per capire meglio il sentito relativo a questo conflitto, Hamer dice che si attiva quando ci sentiamo un pesce fuor d’acqua. E’ bene comprendere tuttavia cosa si intende con questa affermazione. Dobbiamo sempre considerare che qui ci troviamo nell’endoderma, e i conflitti sono arcaici, viscerali, legati alla sopravvivenza. In particolare, in questo conflitto si rivive la delicatissima situazione in cui, filogeneticamente, siamo usciti dall’ambiente acquoso per avventurarci sulla terraferma. E’ in questo senso che va inteso il “pesce fuor d’acqua”, ovvero quella situazione in cui le risorse essenziali per la mia sopravvivenza, ovvero principalmente l’acqua, potrebbero venire a mancare, e non nel senso generico e psicologico di quando ci sentiamo “a disagio”.

Organicamente, il conflitto del profugo attiva i tubuli collettori dei reni, ovvero una parte del nefrone, unità constitutiva fondamentale del rene. I tubuli collettori hanno il compito di recuperare, nella parte filtrata del sangue, tutte quelle sostanze che potrebbero essere immesse nuovamente nel flusso sanguigno. Quando i tubuli lavorano molto, quindi, si produce poca urina, perchè quasi tutto viene riciclato. E’ la perfetta risposta biologica alla situazione sopra descritta: non so se troverò acqua buona nel mio ambiente, quindi riciclo il più possibile quella che ho. La maggiore o minore attivazione del conflitto del profugo è facilmente visibile tramite le urine: meno uno urina, più ha attivo il conflitto del profugo.

Il conflitto del profugo è gestito in modo molta agevole dal nostro organismo, a patto però che non ci sia concomitante un altro programma SBS di grande intensità, e in face si soluzione (PLC). Se stiamo bene, per esempio, possiamo anche non urinare per tutto il giorno, senza avvertire nessun particolare disagio. E’ capitato a tutti, quando si fa una gita fuori porta, o si va ad una fiera. Se invece stiamo già male, avere attivo il conflitto del profugo rappresenta una terribile aggravante. Anche questa è una esperienza provata da tutti: quando cominciamo a star male, qual’è il nostro primo pensiero? Non è forse quello di tornare a casa? E se lo possiamo fare, ci sentiamo subito leggermente meglio, mentre se ne siamo impossibilitati, velocemente i nostri sintomi si aggravano.

A livello medico, infatti, il conflitto del profugo, anche se non viene chiamato così, è molto temuto. In ospedale la mancanza di urina viene chiamata oliguria, anuria, o blocco renale (anche se in realtà, più che in blocco, abbiamo visto che il rene lavora troppo), ed è sempre considerata una condizione negativa, perchè è noto che un paziente non migliora se è in blocco renale, anzi tutti i suoi sintomi si aggravano. Questa condizione, molto comune, avviene quando il paziente non si trova bene in quell’ospedale, non si sente a casa. Purtroppo i medici, ignorando l’origine di quello stato, non sanno nemmeno che fare per risolverlo.

Per abbassare il conflitto del profugo, e quindi sciogliere un po’ il blocco renale, non c’è altra via che far sentire il paziente maggiormente a casa. A tal fine, ogni soluzione può essere buona: consentire a qualche familiare di stare sempre con lui nella stanza, portare in ospedale qualche oggetto che ricordi fortemente casa al paziente, e così via. L’importanza di azioni di questo tipo non verrà mai sottolineata abbastanza. Sciogliendo anche solo in parte il conflitto del profugo, subito i sintomi si affievoliscono, diminuiscono disagio e dolore, e le possibilità di riprendersi del paziente aumentano fortemente. Conoscendo le leggi biologiche, possiamo addirittura dire che il conflitto del profugo è la prima cosa da analizzare in un paziente. E cercare di sciogliere il conflitto del profugo è anche, in moltissima casi, la prima azione terapeutica da fare.

La Natura, in questo come in molti altri casi, non scende a compromessi. Nel momento in cui stiamo male, dobbiamo per forza andare nella nostra tana, nel posto in cui ci sentiamo a casa. Non c’è niente che ci possa o ci debba sviare da questo obiettivo. Se non lo facciamo, la natura ci avverte con dolori sempre più insopportabili. E come se ci dicesse: ma sei pazzo? Già stai male, torna immediatamente a casa, perchè non è sicuro per te stare in giro quando non stai bene.

Se invece stiamo bene, possiamo giocare con il conflitto del profugo, osservandoci e analizzandoci, al fine di conoscerci meglio. In quali situazioni, solitamente, ci viene lo stimolo ad urinare? Se le individuiamo, possiamo renderci conto di quali fattori, per il nostro sentito viscerale, rappresentano la casa. Faccio un esempio personale. Un volta sono tornato a casa da un lungo viaggio, e mentre stavo per arrivare ho avvertito un certo stimolo ad urinare. Poi però sono davvero arrivato, e tra i saluti, i bagagli, le chiacchiere, per una buona oretta mi sono completamente dimenticato dell’urina. A un certo punto mi sono ritirato nel mio studio, e nel momento in cui ho schiacciato il tasto di accensione del PC ho avuto un fortissimo stimolo ad urinare. Ciò significa che per me il mio studio con il computer rappresenta una delle situazioni preferenziali in cui mi sento “a casa”.

– continua –

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L’influenza di Arimane nei nostri tempi

Provo qui a proporre alcune riflessioni su un argomento di enorme vastità. Come ha ben spiegato Rudolf Steiner, i secoli che stiamo vivendo rappresentano un periodo storico in cui la presenza dell’entità chiamata Arimane è massima qui sulla nostra Terra. Addirittura Steiner dice che Arimane si incarnerà in un corpo umano, proprio agli inizi del III millennio, ovvero negli anni che stiamo vivendo. La sua presenza fisica qui su questa Terra è possibile solo attraverso un’adeguata preparazione del terreno, ed è per questo che già da diversi secoli la sua influenza è diventata preponderante nei destini del’umanità.

Di chi si tratta? Arimane è un’entità che nella storia è stata definita anche con altri nomi, i più famosi dei quali, almeno qui in occidente, sono Mefistofele e Satana. Il nome Arimane deriva dalla tradizione Persiana, in cui rappresentava l’oscurità in contrapposizione ad Ahura Mazda, dio delle Luce. Più che l’oscurità, tuttavia, credo sia più corretto dire che Arimane rappresenti la Materia, in contrapposizione con lo Spirito.

Sembra che le entità che maggiormente influenzano i destini umani siano principalmente tre: Arimane, Lucifero e il Cristo. Queste tre entità rispecchiano le principali parti costitutive dell’essere umano: corpo, anima e spirito. Arimane è legato al corpo, alla materia. Lucifero, il portatore di luce, è il dio del nostro Ego, e si lega alla nostra anima. Cristo è la luce eterna, lo spirito. Steiner dice che prima dell’incarnazione del Cristo ci fu una incarnazione di Lucifero, il quale diede la sua impronta estetica e sensuale a tutto il mondo greco-romano. Ora, invece, i tempi sono segnati da Arimane. Da cose ce ne accorgiamo?

Dobbiamo anzitutto capire in che senso Arimane rappresenta la Materia, per poterci così fare un’idea di quali siano gli inganni e le opportunità che questa entità porta nei destini degli esseri umani. Il tratto caratteristico di entità come Arimane è la tendenza a voler far credere all’uomo di essere loro stesse l’unico vero Dio, l’entità principale, l’origine e la causa prima di tutto l’universo. Così, queste entità cercano di orientare la naturale ricerca della verità dell’essere umano verso una direzione a loro propizia. Arimane quindi, da buon dio della Materia, ha da secoli instillato nell’essere umano una visione materialistica dell’universo e, di conseguenza, ha orientato in quella direzione le risposte dell’essere umano alle domande fondamentali.

Prendiamo, per esempio, una di queste domande fondamentali: da dove arriva la vita? Come è nata? Ricordo che nel mio percorso scolastico mi sono imbattuto più volte in questa questione, e ogni volta il professore cercava di rendere credibile la teoria di moda in quel momento: incontro casuale di materia nel brodo primordiale, caduta di un meteorite portatore di vita (proveniente da dove, poi, non si sa), e così via. In verità era la domanda stessa ad essere mal posta, perchè presupponeva una errata ipotesi di base: la vita nasce dalla materia. Questa visione delle cose, in cui il principio di tutto è la materia e poi viene tutto il resto, è considerata assolutamente normale ai giorni nostri, ma in realtà rappresenta un chiaro segno dell’influenza di Arimane nel nostro pensiero. Se noi usiamo anche solo un po’ di sana logica, infatti, ci rendiamo conto dell’assurdità di tale ipotesi. Quando costruiamo un computer, per esempio, abbiamo già prima sviluppato l’energia per farlo funzionare, e le idee per renderlo utile, e non ci illudiamo che il computer fisico da noi costruito trovi da solo l’elettricità per funzionare, e sviluppi da solo il sistema operativo e i vari software applicativi, il tutto partendo solo da materia inanimata. Sarebbe assurdo, no? E perchè allora gli scienziati considerano normale cercare nella materia l’origine della vita?

Anche sul “come” funzione la vita, come per esempio nel tentativo di comprensione delle malattie, si cerca da secoli una risposta di tipo materialistico. Per la mentalità odierna dell’uomo medio è assolutamente normale mettere all’origine di tutto la materia, e quindi anche le malattie non possono che essere causate da cattiva alimentazione, inquinamento, batteri e virus, genetica (intesa ovviamente solo come trasmissione di materiale genetico). Che le malattie possano avere un’origine diversa dalla materia, e una spiegazione più sensata e profonda, è considerata un’eresia da rogo, come ben sanno Hamer, Steiner, e altri coraggiosi uomini che sono andati contro corrente.

A ben vedere, tutto il cosiddetto sapere odierno è stato inquinato dal dogma di base che recita: la Materia è l’origine di tutto. E l’influenza di Arimane, mascherandosi da scienza oggettiva, da ricercatrice disincantata della verità, ha al contrario nel tempo preso i connotati di una vera e propria fede, di una nuova religione. Se noi infatti osserviamo l’evoluzione nel tempo che hanno avuto i templi, i luoghi di culto, ci rendiamo conto di quanto la spiegazione storica data da Steiner sia sensata. Nell’epoca Greco-Romana dominavano i famosi templi dedicati alle varie divinità, tutte sensuali, e i templi stessi erano luoghi in cui le geometrie divine, l’armonia e la bellezza estetica erano le caratteristiche principali. Meravigliose statue, glorificazione dell’armonia e della bellezza dell’uomo, risplendevano ovunque. L’ego dell’uomo era al suo massimo splendore. Il mondo dominato da Lucifero, tuttavia, era troppo legato all’esperienza terrena, tanto che le anime tendevano a restare nella terrenità, e quindi dopo la morte erano condannate a vivere nel non bellissimo “regno delle ombre”. Un aiuto divino venne poi dal Cristo, che indicò la via per risvegliare lo Spirito. La sua influenza ha fatto nascere, in quel tempo, una miriade di correnti spirituali, che hanno avuto maggiore o minore durata nel tempo. Chi sopravvisse fu la Chiesa, e da quel momento i luoghi di culto non furono più templi, ma cattedrali, in cui non veniva celebrata la bellezza del creato, ma la maestosità dello spirito del Cristo (lasciamo qui un attimo perdere la brutta deriva che prese poi nel tempo la dottrina cattolica, perchè l’argomento meriterebbe una trattazione approfondita).

Anche tutto ciò, tuttavia, doveva passare. A un certo punto si smise di costruire imponenti cattedrali, e si cominciò a costruire qualcos’altro. Non più centri della fede, ma centri del “sapere”: scuole, università, biblioteche, centri di ricerca. Ma in cosa consiste veramente questo sapere? Si tratta della verità, o di qualcos’altro? Come abbiamo visto, l’ipotesi fatta del “primato della materia” ha reso impossibile una risposta corretta alle domande fondamentali. Per questo i materialisti, i seguaci di Arimane, che rappresentano praticamente la totalità dell’attuale schiera di accademici, si contraddicono e si rendono oggettivamente ridicoli quando cercano di dare una risposta alle domande fondamentali. La loro posizione non è attaccata unicamente per via dell’ipnosi di massa che Arimane ha effettuato nei secoli, e in particolar modo nell’ultimo secolo grazie al controllo su formidabili mass-media come la radio e la televisione. In pratica, quei pochi in grado di contestare gli accademici, in genere non lo fanno perchè subito si trovano attaccati dalla maggioranza dell’umanità, indottrinata dalle scuole e ipnotizzata dalle televisioni. Le università sono i luoghi di culto di oggi, della religione di Arimane, e contestare il materialismo degli accademici ha oggi in pratica le stesse conseguenze avute nel passato dai famosi “eretici” nei confronti della dottrina cattolica: persecuzione, esclusione dalla società, e spesso morte.

Presentato così, però, sembra che Arimane abbia soltanto caratteristiche negative, il che non è vero. La conoscenza della materia, la fisica e la chimica, la tavola periodica degli elementi, sono anch’essi frutto dell’influenza di Arimane, così come lo è lo sviluppo tecnologico straordinario che abbiamo avuto negli ultimi secoli. Quando si tratta di conoscere e sfruttare la materia inanimata, Arimane dà indubbiamente il suo importantissimo contributo.  Quando invece vuole mettersi al primo posto anche in tutto ciò che riguarda la vita, allora perde il suo contatto con la verità, e costringe i suoi seguaci ad infilarsi in quel labirinto di menzogne che è ben noto a chi conosce il mondo. E’ questa la principale tentazione di Arimane, ma rappresenta anche la maggior possibilità di evoluzione dell’essere umano. Se saremo capaci, in questi tempi difficili, di mettere ogni cosa al suo posto e di operare il discernimento, allora acquisiremo importanti qualità nella nostra anima e nel nostro spirito. Altrimenti, sarà un’occasione mancata.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma mi fermo qui per non rendere troppo pesante l’articolo. Come sempre ogni intervento in grado di ampliare e approfondire l’argomento sarà benvenuto.

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La Malattia e i vari Corpi dell’Essere Umano

Anche se non molto conosciuto, Rudolf Steiner è stato uno dei personaggi più importanti del secolo passato. Filosofo, esoterista, e soprattutto chiaroveggente, ha cercato di divulgare una visione della realtà in cui l’aspetto materiale rappresenta sempre e soltanto una parte del molto più ampio mondo spirituale. La sua attività di conferenziere è stato incredibilmente ampia, così come molto proficua è stata la sua attività di scrittore. Nella sua visione ha abbracciato sostanzialmente tutti gli aspetti più importanti della vita umana, anche se oggi è principalmente ricordato per i suoi contributi alla pedagogia, concretizzati nella famosa scuola Waldorf, anche detta Scuola Steineriana.

Ovviamente, anche la salute dell’essere umano è stata oggetto dell’attenzione di Steiner, anche se solo nell’ultima parte della sua vita. Forse anche Steiner era consapevole della delicatezza dell’argomento, e di quanto sia facile essere frainteso e attaccatto dal materialistico sistema medico. Delle varie opere che aveva in programma di scrivere, solo una ha visto la luce, “Elementi Fondamentali per un Ampliamento dell’Arte Medica”, scritto in collaborazione con la dottoressa Ita Wegman. Da studioso della salute e da grande ammiratore di Steiner, non ho potuto fare a meno di leggere questo libro.

All’inizio mi è sembrato piuttosto oscuro. “Questi medici proprio non riescono a parlare chiaro”, ho pensato. Poi a poco a poco una certa logica è cominciata a saltare fuori. Cerco qui di esporre quello che ho capito.

Come è noto, Steiner ha sempre affermato che l’essere umano è dotato non di uno, ma di molti corpi. Si può sostanzialmente dire che Steiner individua 7 corpi: 3 inferiori, l’io cosciente, 3 superiori. I 3 corpi inferiori sono il corpo fisico, il corpo vitale (o eterico) e il corpo astrale. I tre corpi superiori rappresentano i 3 corpi inferiori “sublimati”. Compito dell’io cosciente, e quindi scopo della nostra vita su questa Terra, pare sia riuscire a riunire i nostri 3 corpi inferiori con i nostri 3 corpi superiori. Ciò è ben rappresentato dalla famoso simbolo conosciuto in occidente come Stella di David, ma in realtà originario dell’India: due triangoli, uno con la punta verso il basso (i tre corpi superiori) e uno con la punta verso l’alto (i tre corpi inferiori) che si intersecano a formare una stella a sei punte. Si tratta di un simbolo su cui si potrebbe meditare parecchio.

Come si estende tutto ciò alla salute e alla malattia dell’essere umano? Tanto per cominciare, nel libro sopra citato si parla soltanto dei 3 corpi inferiori e dell’io cosciente. Da questo si può dedurre che lo stato di salute o malattia di un essere umano è unicamente determinato da questi corpi, e non dai tre corpi superiori. Ciò è intuitivamente corretto. Possiamo tranquillamente osservare una grande quantità di persone in perfetta salute, e nello stesso tempo completamente inconsapevoli. Questi sono esempi di persone con i tre corpi inferiori e l’io in buono stato di attività e di equilibrio, ma che non hanno ancora sviluppato i corpi superiori.

I tre corpi inferiori sono, come detto, il corpo fisico, il corpo vitale e il corpo astrale. Il corpo vitale è ciò che abbiamo in comune con le piante, quindi rappresenta tutti quei processi che ci mantengono in vita. Il corpo astrale è ciò che abbiamo in comune con gli animali, e rappresenta gli istinti, i desideri, le brame. Quando dormiamo, avviene un distacco: il corpo fisico resta col corpo vitale, mentre il corpo astrale e l’io si distaccano da essi. Il fatto che perdiamo conoscenza è perchè il nostro io è completamente legato alle sensazioni fisiche: spente quelle, si spegne anche lui, o viene solo debolmente riattivato dal corpo astrale tramite i sogni.

E’ bene chiarire subito un concetto che Steiner esprime spesso: di questi 3 corpi, il corpo fisico è il più saggio e il più perfetto. Un po’ meno perfetto e ben strutturato è il corpo vitale. Ancor meno il corpo astrale. Per quanto riguarda l’io, invece, si può dire che abbia, in questa fase dell’evoluzione spirituale cosmica, tutto da imparare. In quest’ottica si può più facilmente comprendere il mondo attuale. L’io è un vero disastro, sembra senza uno scopo, senza saggezza, senza esperienza. L’io e il corpo astrale rappresentano le basi sulle quali è fondata la nostra società, e si vede. Tutto è fondato sugli influssi deviati dell’astrale sull’io: brame, soprattutto per il denaro, e paure, soprattutto per la morte, sono i fondamenti di tutte le nostre istituzioni, assieme ovviamente alla menzogna sistematica, presente ovunque. La saggezza e la verità presenti nell’organizzazione corpo fisico – corpo vitale è evidentemente lontana anni luce. Ci vorranno eoni di tempo per arrivare a quel livello, mettiamoci il cuore in pace.

Tornando alla salute, possiamo dire che un essere umano è tanto più in forma tanto meglio lavorano i suoi tre corpi in relazione con l’io. Se ognuno fa il suo compito, e nella giusta misura, tutto va bene. Se invece vi è ipertrofia o atrofia di uno dei corpi, insorgono i problemi. La salute, nel suo senso più ampio, è data dal corretto intracciarsi di questi tre corpi e dell’io, in un insieme indissolibile. La principale mancanza nel mondo attuale è senz’altro il mancato riconoscimente del corpo vitale e del corpo astrale, poichè il corpo fisico si vede, e quindi è sempre stato oggetto delle speculazioni più o meno fantasiose dei vari medici materialistici, ed anche l’io cosciente è stato riconosciuto, poichè è, almeno in parte, evidenziato da ciò che una persona ci dice. Di corpo vitale e di corpo astrale, invece, i cosiddetti medici “seri” hanna raramente voluto sentir parlare, evidenziando sempre un certo disagio riguardo all’argomento.

Perchè uno dei corpi si mette a lavorare poco, e un altro a lavorare troppo, portando a problemi di salute? E che si può fare in questi casi? Nel libro non ci sono risposte esaurienti a queste domande. Credo che buona risposta si possa trovare nelle Leggi Biologiche di Hamer. Come è noto, secondo Hamer ogni “squilibrio” nasce da un conflitto biologico, ovvero un evento inaspettato. Un attacco fisico rappresenta un conflitto per il corpo fisico. Possiamo ipotizzare che alcuni conflitti colpiscano di più il corpo vitale, come avviene per esempio nei casi di claustrofobia, o in generale dove è messa in pericolo la nostra possibilità di attingere alla sorgente vitale della Terra. Una reazione rabbiosa riguarderà invece principalmente il corpo astrale, così come tutto ciò che riguarda il nostro lato animalesco. Conflitti esistenziali, invece, riguarderebbero di più l’io cosciente. Sono solo ipotesi, che tuttavia possono aprire interessanti riflessioni. Come sempre, ogni contributo in questo senso è gradito.

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Banco, dacci i soldi!

L’orribile primo articolo della Costituzione Italiana recita quanto segue: “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Già da quando, ancora ragazzo, ho letto per la prima volta questa frase, mi è sembrata davvero molto strana. Cosa vuol dire fondare una comunità umana sul lavoro? E poi, qual’è la definizione esatta di lavoro? Nella nostra società, è facile dimostrare che viene considerato veramente lavoro solo un’occupazione che prevede una remunerazione in denaro. Non è infatti considerato lavoro il prendersi cura dei figli, o della casa. E nemmeno tutte le attività di volontariato. Se io passassi 8 ore al giorno a leggere libri gratuitamente ai ciechi, sarei considerato comunque una persona che non lavora. Fondare una comunità sul lavoro salariato significa più o meno questo: ogni individuo fisicamente e mentalmente abile è tenuto a trovarsi un lavoro salariato, e solo tramite questo lavoro salariato potrà ottenere i mezzi per vivere in modo dignitoso, e finanche di partecipare al processo democratico. Che autorità avrebbe, infatti, in una comunità fondata sul lavoro, una persona che non lavora?

Stabilito questo, la domanda che dobbiamo porci ora è: cos’è il denaro? Qui cominciano i problemi. Perchè il denaro, nella società odierna, non è controllato dagli Stati, bensì dal sistema bancario. La secolare lotta tra i Re (poi divenuti “capi di Stato”) e i Banchieri per il controllo dell’emissione del denaro è infatti ormai conclusa da tempo, con la vittoria del sistema bancario. Il Federal Reserve Act del 1913 e gli accordi di Bretton Woods hanno infatti definitivamente posto il sistema bancario internazionale al di sopra di ogni Stato Nazione. Il denaro viene quindi creato dalle banche, sia dalle banche centrali, sia dalle altre banche con il sistema della riserva frazionaria, e non dagli Stati Nazione. Ripetiamo questo concetto perchè purtroppo in molti fanno fatica a capirlo e accettarlo. Persino la proprietà della moneta all’atto dell’emissione, tema importantissimo e tanto caro al grande Giacinto Auriti, è ormai ufficialmente del sistema bancario, come ha recentemente ammesso anche la Banca Centrale Europea.

Tornando al primo articolo della Costituzione, possiamo quindi riformularlo come segue: “la comunità italiana è fondata sul fatto che ogni individuo fisicamente e mentalmente abile è tenuto a mettere gran parte della sua vita nelle mani del sistema bancario, che in cambio del denaro “pulito” farà di lui ciò che vuole, esattamente come si fa con uno schiavo”. Fondare la comunità italiana sul lavoro equivale quindi a condannare la comunità italiana alla schiavitù dei banchieri. Già quando si raggiunge questa consapevolezza, di solito ci si incazza parecchio. Ora però la situazione sta addirittura peggiorando…

Finchè c’era lavoro, infatti, le cose andavano più o meno bene. Le persone che lavoravano non avevano la percezione dei essere schiave, perchè erano occupate solo 8-10 ore al gionro per 5-6 giorni su sette, mentre avevano sentito che gli schiavi lavoravano mooolto di più. Essendo la massa di lavoratori abbastanza cospicua, l’immissione di denaro nel sistema era costante, e conseguentemente anche i consumi andavano bene. Cos’è successo ad un certo punto: è arrivata l’automazione, sono arrivati i robot! Fabbriche con 300 operai, in seguito al processo di automazione potevano funzionare allo stesso modo con 10 persone. E gli altri 290, che fanno? Non avendo più lavoro, non hanno nemmeno più denaro. Non avendo denaro, non possono consumare, e questo sta mandando in crisi l’intera economia mondiale, fondata perlappunto sui consumi. La crisi di oggi, come ogni crisi moderna, è una crisi di consumi, da cui si esce soltanto attraverso una massiccia immissione di denaro verso gli strati più bassi della popolazione. Roosevelt con il New Deal fece proprio questo: non furono le grandi opere a rilanciare gli Stati Uniti, bensì il fatto che tramite le grandi opere arrivava il denaro ai lavoratori, che potevano rilanciare i consumi.

Oggi quella strada non è più percorribile, sia perchè con il continuo progredire delle macchine la mano d’opera utilizzata è in ogni caso ormai troppo esigua, non più in grado di rilanciare i consumi a livello nazionale, sia perchè le grandi opere sono ormai perlopiù inutili e ambientalmente dannose, sia perchè gli Stati Nazione sono falliti, e quindi non possono più fare grandi spese di investimento. Gli Stati Nazione oggi, è bene ricordarlo, devono chiedere i soldi in prestito alle banche, allo stesso modo di qualunque altro ente o individuo.

Il grosso problema dell’ecomomia attuale è quindi il fatto che il denaro non arriva più alla base della popolazione. Non essendoci più lavoro, gran parte del popolo non ha più alcun mezzo per entrare in possesso dei soldi, che tuttavia sono essenziali, nella nostra società, anche per soddisfare le esigenze più basilari dell’essere umano. D’altronde, anche nel monopoli era previsto il 20 euro quando passavi dal via, come a dire che se non c’è una immissione costante di liquidità il gioco finisce…

Il denaro nella nostra società può essere assimilato al sangue che circola nel nostro copro. Se non c’è sufficiente sangue, le cellule non vengono nutrite e irrorate, e quindi deperiscono, svolgendo sempre peggio il loro compito. Allo stesso modo, un essere umano che è impossibilitato ad accedere al denaro, non potrà che deperire, degenerare, e infine morire. Come fermare tutto questo? Esiste, a mio parere, una sola soluzione.

Il denaro non deve più essere consegnato al popolo solo in cambio di tempo e fatica, ovvero di lavoro. Le scoperte tecniche attuali ci permettono di costruire una società in cui tutti possono avere ciò che gli serve, senza la necessità di dover lavorare tutti 8-10 ore al giorno. Si potrebbe pensare di ridurre per legge l’orario di lavoro in modo da far lavorare tutti, come si era tentato anni fa con le 35 ore, ma ciò è in contrasto con le leggi di mercato, che impongono la massima efficienza monetaria ad ogni operatore. L’unica soluzione è quindi, secondo me, distribuire il denaro direttamente alla popolazione, a scadenza regolare, denaro che potremmo chiamare “contributo per l’esistenza”. L’ammontare di tale somma dovrà essere attentamente vagliata, in modo da rilanciare i consumi senza togliere l’incentivo delle persone a guadagnare di più, tramite le occupazioni salariate che comunque, anche se in misura minore, devono almeno nel breve termine continuare ad esistere.

Occorre quindi, secondo me, passare gradualmente da un reddito da lavoro ad un reddito di esistenza. Mi rendo conto che sarebbe un balzo non da poco per l’umanità, tuttavia forse è finalmente giunto il momento. Alternative, mi sembra, non ce ne sono. Ogni altro movimento di protesta per l’attuale situazione economica mi sembra inutile, o peggio dannoso perchè viene spesso sprecata una quantità preziosa di energia degli individui. Si potrebbe pensare ad un movimento chiamato MORE (MOvimento per il Reddito da Esistenza), oppure, più semplicemente, “Banco, dacci i soldi!”.

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Il Mercato, ultimo Dio rimasto

Dio è morto ormai da più di un secolo, si sa. Cosa intendeva Nietsche con quella affermazione? Come può Dio morire? In realtà lui voleva dire che è il concetto di Dio ad essere morto, in particolare il concetto di Dio espresso da tutta la tradizione cristiano-giudaica. Ciò vuol dire che già più di un secolo fa, almeno per le menti di un certo livello, era evidente una semplice constatazione: il concetto di Dio tradizionale è ormai sempre meno compatibile con l’uomo moderno. Le religioni monoteiste si sono talmente contraddette in ogni aspetto logico dell’esistenza da perdere, ormai, ogni tipo di credibilità. Se le persone vanno ancora in chiesa non è perchè ci credono, bensì per abitudine, per tradizione, probabilmente anche un po’ per paura dell’aldilà. E la dimostrazione è che praticamente nessuno di quelli che vanno in chiesa è in grado di argomentare con un minimo di logica la sua scelta. Alla prima domanda, crollano, e rinunciano a qualsiasi discussione. Questo è, io credo, il motivo per cui il pensatore tedesco ha affermato che Dio è morto.

Ma se Dio è morto, cosa è rimasto? Chi conosce bene l’essere umano sa che non si può vivere senza credere in qualcosa. Le persone che dicono di non credere in niente, è perchè semplicemente non sono nemmeno consapevoli delle loro credenze. Tutti hanno le loro credenze, e tutti, secondo me, hanno anche una loro personale idea di chi, o che cosa, sia Dio.

Le forze che dominano questo mondo hanno, praticamente da sempre, fatto di tutto per allontanare l’essere umano dalla sua sorgente divina, e per legarlo sempre più stabilmente alla materia grossolana terrestre. Questo intento ha contribuito pesantemente al progressivo fraintendimento dell’insegnamento dei veri maestri, a partire dal momento della loro morte, e a volte anche da prima. I divini insegnamenti dei maestri vengono sempre, a poco a poco, manipolati, e alla fine non rimane altro che uno sterile ritualismo meccanico, abbinato ad una teologia unicamente protesa verso la materia e la sua realtà illusoria. Distruggendo o relativizzando ogni autentico insegnamento, i dominatori di questo mondo sono riusciti a poco a poco a togliere all’essere umano moderno qualsiasi cognizione spirituale. Tuttavia, per controllare gli umani bisogna dargli in pasto un qualche Dio, altrimenti dopo un po’ la popolazione si ribella, e loro lo sapevano.

In un primo momento, il Dio sostituto del Dio cristiano-giudaico è stato la Scienza. E’ finchè la Scienza si occupava di scoperte pratiche, utili, tecniche, tutto sembrava andare bene. Tuttavia la Scienza, se viene intesa come disincantata ricerca della verità, può avere risvolti molto pericolosi per i potenti. I potenti di questa terra, quindi, dovevano trovare un modo per mettere le briglie anche a questo nuovo Dio, innalzando sugli altari una nuova entità, che questa volta non poteva avere pericolosi risvolti metafisici, proprio per la sua stessa natura: il Mercato.

Perchè il Mercato? Non era più semplice innalzare a Dio il Denaro? In un certo senso i due concetti sono collegati. Però il denaro possiede unicamente connotati egoistici, e quindi era inadatto per ingannare, oltre al corpo, anche le anime delle entità umane. Il Mercato, invece, era perfetto, perchè grazie alle teorie economiche si era riuscito a “dimostrare” che il mercato era una Dio benevolo, in grado di portare ricchezza a benessere a chiunque. E il dio Mercato richiedeva solo una cosa, in apparenza più che ragionevole: il lavoro, la produzione di valore, al fine di avere qualcosa da scambiare nel grande Mercato.

Tutto bello e giusto, almeno all’apparenza. Se andiamo appena più in profondità, tuttavia, subito appaiono le magagne. Anzitutto, la diffusione di benessere è ricchezza avviene solo in condizioni di mercato perfetto, ovvero in assenza dei cosiddetti “fallimenti del mercato”. Vediamo quali sono i principali, con relative conseguenze.

Il primo dei fallimenti del mercato, il più citato dai cosiddetti economisti, è la presenza i beni pubblici. Un bene pubblico, infatti, sfugge alla logica del mercato. Tale fallimento del mercato è tuttavia, a mio parere, soltanto apparente. Basterebbe delineare una linea di demarcazione tra i beni pubblici e i beni di mercato. Alcuni beni, e in particolare i beni fondamentali, dovrebbero essere a mio parere gestiti in comune, e non lasciati al mercato. La sensatezza di quanto scritto è evidente nelle orribili degenerazioni a cui vanno soggetti settori fondamentali, come la salute o l’istruzione, quando vengo lasciati alle leggi del mercato. Più che di un fallimento del mercato, quindi, in questo caso parlerei di sane e sensate eccezioni, che tuttavia, con l’espandersi dell’assurda “scuola di Chicago”, sono sempre meno presenti.

Altro fallimento del mercato, ancora citato dagli economisti anche se non più con grande veemenza, è la creazione di monopoli. Un mercato è efficiente se esiste una libera concorrenza, ovvero se esistono, per ogni determinato bene o servizio, un numero sufficientemente elevato di competitori, tale da escludere la possibilità di creare cartelli di monopoli. Come si è visto ben presto, e come è sempre più evidente, evitare questo fallimento è impossibile. Al giorno d’oggi ogni settore del mercato presenta non più di una manciata di competitori a in tutto il globo, per lo più spesso intrecciati tra loro a livello azionario. In altre parole, ogni settore economico è ormai gestito da un cartello di monopolisti. Abbiamo quindi, qui, un clamoroso è totale fallimento del mercato, dimostrato dalla inefficacia e dalla inconcludenza di ogni organismo anti-trust presente nel mondo. Quando si creano i monopoli, la capacità del mercato di autoregolarsi e garantire opportunità e benessere per tutti scompare del tutto, sostituita dalle menzogne e dagli accordi segreti dei monopolisti. Già solo per questo semplice fatto, verificabile da chiunque, la fiducia nel dio Mercato dovrebbe essere già crollata da un bel po’. E’ l’ignoranza della gente a tenerlo ancora sugli altari.

Terzo fallimento del mercato: le esternalità negative. Spieghiamolo con un esempio. In un paese di mille abitanti, ognuno mette su un’industria completamente automatizzata, in cui lavora solo lui. Gli abitanti del paese si scambiano poi i beni prodotti, in perfetta concorrenza, e sembrano tutti felici. Un bel giorno si accorgono però che i terreni agricoli del paese, inquinati dalle industrie, non producono più cibo. Si accorgono che gli inquinanti hanno reso l’acqua non potabile, e l’aria irrespirabile. Tutto ciò è una chiara diminuzione del benessere, non contemplata dalle leggi di mercato, ed è perciò considerata un fallimento. Le esternalità negative rivelano, a mio parere, uno dei veri volti del mercato e del denaro. Il mercato e il denaro, infatti, hanno una loro logica, e nello specifico agiscono come se la vita non esistesse. Per questo tutto ciò che comporta un qualche danno alla vita (concetto a cui possiamo dare il nome generico di “inquinamento”) non è semplicemente contemplato. Bello, vero?

Ultimo fallimento del mercato: asimmetrie, sia informative, sia riguardanti la posizione iniziale. Il mercato perfetto si ha quando tutti partono dalle stesse possibilità. In questa situazione, la concorrenza farà emergere il prodotto o il servizio migliori. Anche qui, è ormai assolutamente evidente che non si parte tutti dalla stesse situazione iniziale. Per fare un esempio, chi è figlio di un ricco ha, tanto per cominciare, una massa di soldi e proprietà da cui partire, che il povero non ha. Ciò gli procura, nel mercato, un vantaggio spropositato. Ci sono inoltre le asimmetrie informative: c’è chi ha la possibilità di accedere alle informazioni vitali per agire efficacemente nel mercato, e chi è invece escluso da questa possibilità, e deve accontentarsi delle balle dei mass-media. E con l’accumulo progressivo della ricchezza e del potere nelle mani di sempre meno individui, la situazione relative a questi fallimento si presenta come sempre più grave.

Attualmente, quindi, ci troviamo in una situazione di mercato mondiale che è completamente, e su più punti, fallito. I mass media tuttavia, unica fonte di informazione per l’uomo moderno-pecora, ignorano questo fatto. Di conseguenza, lo ignora anche l’uomo moderno-pecora, il quale continua, più o meno consciamente, a idolatrare questo Dio nella sua forma perfetta e irreale. Continua a pensare che basta lavurà, ovvero guadagnare denaro pulito nel grande mercato mondiale, e tutto andrà bene, per se stesso e per gli altri.

Questa mentalità mercantilistica ha risvolti molto negativi nei riguardi dell’evoluzione dell’essere umano. In passato, quando il dio Denaro non era ancora così potente, la professione di mercante non era vista in modo particolarmente nobile, e con ragione. Il mercante è infatti il materialista per eccellenza, colui che è in grado di dare un prezzo a tutto, ma che ha scambiato questa abilità con la capacità di vedere il reale valore delle cose. Il mercante, nel passato, è sempre stata una figura piuttosto oscura, di cui non ci si può fidare, perchè fregare è il suo mestiere, perchè più frega più è considerato “bravo”, perchè più frega più diventa ricco e potente.

Purtroppo, nei secoli, il mercante ha vinto. E’ riuscito a modellare la società in base ai suoi valori. E’ riuscito ad inquinare anche l’anima delle persone. Oggi anche chi va nei luoghi di culto lo fa con un atteggiamento da mercante. La domanda che rimbomba nella testa dell’uomo moderno, pecora e mercante, è sempre la stessa: cosa ci guadagno, io?

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Consigli hameriani per la salute

Premetto che, per comprendere il senso di questo articolo, è necessario avere almeno un’idea delle leggi biologiche e del lavoro complessivo del dottor Hamer. Le normali convinzioni riguardo alla salute, infatti, vengono profondamente messe in discussione dalle scoperte del medico tedesco. Per chi è totalmente a digiuno di questo argomento, consiglio quindi di partire da testi introduttivi. Nella sezione di questo blog dedicata ad Hamer (in alto) troverete alcuni riferimenti.

Ognuno di noi ha una propria idea sulla salute, e su quali siano i comportamenti più adatti da osservare al fine di mantenerci in buono stato psico-fisico. Sulla base di quanto ci hanno raccontato finora i mass-media e il sistema scolastico, in molti diffondono i propri consigli agli altri al fine di mantenersi sani. Vediamone nel dettaglio due dei più comuni, ed analizziamoli nell’ottica hameriana.

Consiglio numero uno: stare attenti all’alimentazione. In molti dicono che noi siamo ciò che mangiamo, e c’è senz’altro una parte (ma solo una parte) di verità in ciò. Diciamo che è una lettura un po’ limitata, che concerne soltanto l’aspetto materiale di noi stessi. E poi bisognerebbe anzitutto intendersi su cosa voglia dire avere buone abitudini alimentari. L’ottica hameriana può essere senz’altro definita ottica biologica, quindi per Hamer tutto ciò che è in accordo con la biologia fa bene, il resto crea problemi. In quest’ottica quindi una buona alimentazione è una alimentazione il più possibile naturale, il più possibile locale, il più possibile in accordo con le stagioni. Questa è l’alimentazione che nutre meglio le nostre cellule. Se ci allontaniamo da ciò, saremo, in misura sempre maggiore, deperiti. Tutto qui. Connessione dell’alimentazione con le malattie? Secondo Hamer non è diretta. Una cattiva o buona alimentazione ci può far rispondere in maniera peggiore o migliore ad un programma SBS. Ma non è la causa scatenante, che invece è sempre un conflitto biologico. Per questo più che il cibo in sè, è importante la nostra interpretazione del cibo. E anche come ci comportiamo nei confronti del cibo.

Facciamo un esempio. Quando il cameriere ci porta il piatto che abbiamo ordinato al ristorante, noi possiamo avere tutta una serie reazioni nei confronti di esso. Se appare bene, conforme alle nostre aspettative, mangiamo e tutto va bene. Se invece per esempio, avvertiamo dall’odore la presenza di una certa spezia che non ci piace, già vivremo un conflitto. Oppure possiamo essere convinti che quella pietanza sarebbe stata cucinata in un modo, e invece ci viene presentata in un altro, che guarda caso è il modo in cui la cucinava nostra madre, e non ci piaceva. Oppure possiamo notare che il piatto o le posate sono leggermente sporche, e averne schifo. Le possibilità di piccoli conflitti, come vedete, sono veramente tante, e spesso non diamo loro troppa importanza (forse perchè ci sentiamo stupidi o infantili nell’esternarli…). Dopo un conflitto iniziale, poi, dobbiamo compiere una scelta. Un animale che si trova davanti un cibo che sente non andar bene per lui non ci pensa su troppo:  alza i tacchi e se ne va in cerca d’altro. Per noi invece non è così semplice rifiutare un piatto al ristorante, o ancor peggio da amici che ci hanno invitato a cena. Quindi, per “civiltà”, spesso ingurgitiamo anche cibo verso il quale sentiamo repulsione. Andiamo quindi consapevolmente contro la nostra biologia. Pensate non ci siano conseguenze? In tutti questi ragionamenti, come vedete, non ho fatto nessun accenno alla qualità effettiva del cibo. Un barbone affamatissimo si sarebbe sbafato in un attimo quel piatto, senza alcuna conseguenza, tanto per capirci. Non voglio però, per chiarezza, essere assolutista. Se il cibo è avariato o eccessivamente inquinato può causare effettivamente, a volte, dei danni. Ma si tratta, a ben vedere, di casi rari. Nella maggior parte delle situazioni, le cosiddette malattie legate all’alimentazione non sono colpa diretta degli alimenti, ma piuttosto di come noi li interpretiamo.

I fissati con l’alimentazione fanno, inconsapevolmente, lo stesso gioco delle industrie farmaceutiche. E il gioco è: mettere terrore. Se mangi questo a lungo ti viene questo, se mangi quest’altro di viene quest’altro. E così via. Tendenzialmente si finisce nel grande terrore: devi mangiar bene se no ti viene il Tumore (tu-muori), detto anche Cancro (bestia imprecisata e diabolica che ci mangia da dentro).  Purtroppo finchè le persone restano nella paura, ogni ragionamento logico è impossibile.

Altro consiglio sommamente diffuso è il seguente: stai attento a virus e batteri. E’ quindi considerato ottimo per la salute vivere in ambienti il più possibile asettici. Questo ragionamento porta prima di tutto ad un paradosso, visto che noi stessi, oltre che dalle nostre cellule, siamo costituiti da miliardi di tipi diversi di batteri. In numero assoluto, siamo formati più da batteri che da cellule. Non ha senso quindi considerare noi stessi come un’entità che deve isolarsi dai batteri. Non è semplicemente possibile. Questa idea bislacca e malsana è nata dal trionfare, più di un secolo fa, delle teorie di Pasteur sull’origine batterica delle malattie. Qui Hamer ribalta proprio tutto, confermando totalmente le teorie di Bechamp, avversario storico di Pasteur. I batteri sono niente, l’ambiente è tutto. Essi non causano malattie, bensì sono, ovviamente, nostri esseri simbionti, ovvero che vivono assieme a noi. Sono parte di noi. E rispondono, ovviamente, alle regole di organizzazione della nostra entità corporea, regole divine e perfette. Se i batteri si formano in un certo organo, è perchè servono, e lì fanno il loro lavoro. D’altronde, nelle perfetta organizzazione del nostro corpo, esiste una sola cellula, o un solo battere, che non fa il suo lavoro? Perchè in certi casi (le malattie) dovrebbe esserci un’eccezione? Il realtà qualsiasi comportamento batterico o cellulare risulta chiaro se smettiamo di osservare i fenomeni soltanto in un ottica materialistica. Se appena ci spostiamo più in su, e consideriamo come reali anche tutte quelle cose che le persone sentono e provano, tutto diventa chiaro. Tutto assume un suo senso.

Riassumendo, secondo Hamer i batteri non causano mai le malattie. Al massimo, se per esempio un italiano beve un po’ di acqua del Gange, avrà sintomi di avvelenamento, perchè il corpo non riconosce quei batteri come parte del suo ecosistema, e quindi li tratta come veleni. Ma si tratta di avvelenamento, non di malattia. Vivere una vita asettica, fin da bambini, è addirittura secondo Hamer contrario alla salute. Questo perchè il nostro corredo batterico si forma naturalmente attraverso contatti graduali con la realtà in cui viviamo, mangiando, bevendo, ferendoci, e così via. Più batteri ingeriamo (sempre naturalmente e gradualmente), più il nostro corpo diventa forte. Con meno batteri veniamo a contatto durante la nostra crescita, tanto più saremo debolucci, perchè il minimo contatto con batteri anomali sarà avvertito dall’organismo come avvelenamento, e quindi staremo male. Inoltre, meno programmi SBS potranno essere portati a compimento in modo perfettamente biologico, perchè come sappiamo i batteri sono parte attiva e integrante dei programmi SBS.

Secondo Hamer, in conclusione, che accorgimenti possiamo compiere al fine di preservare la nostra salute?

Posso accennare qui ad alcune riflessioni, anche se come comprederete l’argomento è complesso. Dato che i programmi SBS sono causati da conflitti, si potrebbe pensare di evitare i conflitti, ma ciò vorrebbe dire vivere una vita senza che avvenga mai qualcosa di inaspettato. Piuttosto noioso, no? In realtà quello che possiamo fare è soltanto essere più consapevoli.

Per esempio, se io vado a fare un viaggio, sono consapevole dei rischi che corro di vivere eventi inaspettati. E’ ovvio che rimanendo a casa, mangiando e dormendo sempre negli stessi posti e con le stesse persone, il rischio di conflitti è minimo (lasciando un attimo perdere le recidive…). In vacanza molto può succedere di inaspettato, ed è per questo che la gente in vacanza, o molto più spesso quando torna, si ammala. E non è perchè “ha beccato un virus” là.

Nel complesso, al fine di arginare possibili nuovi conflitti, è senz’altro salutare vivere una vita regolare. Chi va in cerca di avventure, di qualsiasi tipo, deve essere anche consapevole che con ogni probabilità il corpo, durante l’avventura, sarà costretto a fare un superlavoro, che in seguito dovrà essere compensato (fase PCL).

Un altro importantissimo aspetto della prevenzione, secondo Hamer, riguarda il conflitto del profugo. Se tale conflitto è attivo, infatti, ogni nostro piccolo programma SBS viene aggravato. Bisognerebbe quindi sempre cercare, in ogni situazione, un modo per sentirci, almeno in parte, a casa. Col tempo ci si rende conto che questa dimestichezza con il conflitto del profugo ha una importanza primaria.

Altra regola generale, a cui ho accennato già prima, è il cercare di vivere in modo il più possibile biologico. Dare, quindi, il giusto valore e la giusta dignità a tutti quelli che sono gli istinti biologici del nostro essere. Purtroppo nella nostra società essi sono stati esageratamente repressi, in nome di concetti vaghi come “civiltà” o altamente opinabili come “morale comune”. E tutto ciò ha creato un numero enorme di problemi: mentali (come già avevano rilevato gli psicoanalisti, e come ora ha ribadito Hamer) e fisici (scoperta “nuova”, importantissima, di Hamer).

Mi fermerei qui. Ho voluto solo accennare ad alcuni consigli perchè l’argomento dà adito molto spesso a cattive interpretazioni. Se non sono stato chiaro risponderò volentieri ad eventuali commenti.

Pubblicato in La Nuova Medicina Germanica scoperta dal dottor R.G. Hamer | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 2 commenti

Freud, Hamer, e l’inconscio (questo sconosciuto…)

Da appassionato lettore mi sono capitati molto spesso tra le mani libri di Sigmund Freud. Ho sempre reputato la psicanalisi come qualcosa di molto interessante. Molti anni fa ho letto, per esempio, l'”Interpretazione dei sogni”, tuttavia mi rendo conto che allora non avevo gli strumenti necessari per comprendere appieno il percorso umano e il pensiero del fondatore della psicanalisi.

Recentemente ho letto un libricino in cui era riportato un ciclo di conferenze che Freud fece negli Stati Uniti ad inizio secolo. Queste conferenze mi hanno colpito in modo particolare, e mi hanno spinto a conoscere meglio e ad analizzare il percorso umano e professionale di Freud.

Freud, sostanzialmente, cercava un modo per aiutare i pazzi. Prima di lui, le persone che presentavano sintomi di disturbi mentali venivano prontamente isolate dalla società e, sostanzialmente, imprigionate. La ricerca farmaceutica cercava i soliti medicinali brevettabili in grado di aiutarli. Un gruppo di “dottori” si dedicava a lobotomie e, in seguito, elettroshock. Un altro ristrettissimo groppo di dottori tentava, timidamente, di far emergere la sanità nel paziente, con inviti perentori a “riprendere il controllo di sè” che ovviamente non funzionavano quasi mai. Questa era, in linea di massima, la situazione delle “cure” per i malati di mente.

Freud aveva un’altra convinzione. Lui pensava che semplicemente parlando con i malati di mente, ovviamente con alla base una certa conoscenza dell’essere umano, si potesse portarli fuori dal loro stato patalogico. Questa idea, questa “terapia della parola”, era estremamente pericolosa. Se avesse funzionato, che fine avrebbero fatto le case farmaceutiche? Se si può guarire una persona semplicemente parlando con lei, chi mai prenderà Prozac, Litio o Ritalin?

A conferma di ciò, per circa 10 anni Freud fu o ignorato o estremamente osteggiato dal sistema medico mondiale, che come ormai sappiamo è totalmente farmacocentrico, ovvero è da sempre comandato dalle case farmaceutiche. Per circa 10 anni Freud andò avanti per la sua strada, senza avere riconoscimenti scientifici. Ma ormai il pentolone dell’inconscio era aperto, e presto i suoi seguaci resero l’affare talmente grande che anche il potentissimo establishment medico dovette scendere a compromessi.

La sua vicenda ha molti punti di contatto con quella del dottor Hamer. La sorte di quest’ultimo, a dire il vero, è stata anche peggiore: radiazione quasi immediata dall’ordine dei medici, e persecuzione a vita. Le case farmaceutiche avevano scongiurato il pericolo Freud tramite la costruzione della psichiatria, basata sui farmaci, accanto alla psicologia, basata sulla terapia della parola, e quindi per loro non redditizia. Ora col dottor Hamer non potevano vedere attaccati anche gli interessi legati alle malattie fisiche.

A onor del vero, e vengo al senso dell’articolo, ho notato anche da parte della gente una enorme avversione verso le teorie di Hamer. In parte perchè ormai le persone sono talmente pecorone che non possono accettare un’idea non normale, ovvero non accettata dalla maggioranza delle persone. E in più, non accettata dagli “esperti”. Ma vi è anche una motivazione più sottile, più “interiore”, e riguarda il rapporto che ha l’uomo della nostra società verso l’inconscio.

La “scoperta” dell’inconscio, ad opera di Freud, perfezionata da Jung, ha ormai più di cento anni. Ora, diciamoci la verità, in quanti ai nostri giorni hanno compreso che il loro essere è formato da un piccolissima parte conscia e da una enorme parte inconscia? Perchè quanto appena detto è stato dimostrato, inequivocabilmente, dagli psicanalisti. Quanti lo sanno? In quanti ci hanno riflettuto? In che misura le persone hanno integrato nel loro essere la loro parte inconscia?

Di nome, quasi tutti conoscono Freud e Jung. Ma quasi nessuno è consapevole della propria parte inconscia. Nessuno, nè i genitori, nè la scuola, ci ha insegnato a prendere contatto con essa. Chi lo ha fatto, lo ha fatto di sua spontanea volontà, trovandosi quasi sempre solo e soprattutto incompreso. I più, hanno semplicemente ignorato il proprio inconscio. Nessuno ti chiede conto del suo operato in questa vita, a ben vedere. Quindi ignorarlo non sembra “peccato”, e sembra comodo. In tanti rimangono lì.

Per questo, la reazione di molte persone quando parlo di hamer è stizzita. “Ma insomma, ancora con questo inconscio? Perchè è lì che si va a parare… Tu mi parli di Psiche, di programmi sensati, ma io lo so che è quel maledetto dell’inconscio, che fa le cose con una logica incomprensibile, che mi mette sempre i bastoni fra le ruote, che mi vuole male… Non sono Io, non ho niente a che fare con lui…”. E quando cerchi di fargli notare che forse una logica c’è, s’incacchiano ancora di più. L’inconscio è stato da loro già messo da parte, staccato da sè, punto.

A cent’anni dalle scoperte degli psicologi, in molti si sarebbero aspettati una società diversa. Con un inconscio sempre più integrato nella vita delle persone. In una società così, le scoperte di Hamer non avrebbero avuto nessuna difficoltà ad essere accettate dalla gente. Invece, il sistema avido e manipolatore cosa ha fatto? Ha sfuttato le scoperte di Freud, e tramite suo nipote Eduard Bernays ha messo in piedi l’orrendo sistema pubblicitario e mediatico attuale, completamente basata su comunicazioni inconscie. Hanno sfruttato la scoperta dell’inconscio per rendere le popolazioni ancora più stupide, manipolabili e consumatrici. Bel lavoro.

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Scie Chimiche: alcune considerazioni

Scie Chimiche nel mondo

Vengono definite scie chimiche quelle scie lasciate dagli aerei che, a differenza delle scie di condensa, permangono nei cieli per diverse ore. Esse hanno fatto la loro apparizione più di dieci anni fa, e sono un fenomeno che riguarda tutto il mondo, in particolare i paesi del cosiddetto “occidente”. Si tratta di un argomento che rivela in modo particolare la grande ipnosi cui è soggetta la maggioranza della popolazione. Perchè ci sono ancora persone che, quando accenno all’argomento, dicono: no io a quelle non ci credo. E io rispondo: ma cosa c’è da credere? Sono in questo momento sopra la tua testa, non le vedi? E qui di solito mi ribattono che si tratta di scie di condensa…

Allora, le scie di condensa si formano solo se sono presenti tre fattori: temperatura sotto i -40 gradi, altitudine superiore agli 8000 metri, umidità superiore al 70%. Se anche solo uno di questi fattori è assente, la scia di condensa non si forma. E anche nel caso in cui ci siano le condizioni, la scia di condensa non dura mai più di qualche secondo. Le vediamo ancora oggi, ogni tanto, nei cieli. Sono quegli aerei altissimi che lasciano dietro di loro una breve scia, la quale scompare rapidamente mentre l’aereo avanza. E’ un fenomeno non raro ma neanche comunissimo. Infatti questo tipo di scie si sono sempre viste, fin da bambini, e in molti se le ricordano.

Le scie che hanno cominciato ad apparire negli ultimi quindici anni sono completamente differenti: rimangono nel cielo a lungo, a volte per diverse ore, espandendosi via via. Inoltre seguono anche aerei che viaggiano chiaramente al di sotto degli 8000 metri di quota. Il fenomeno quindi esiste, e ciò è scientificamente incontestabile. Chi dice “non ci credo”, è come se dicesse “non credo alla forza di gravità”. Tu puoi anche non crederci, ma la forza di gravità comunque esiste e influenza la tua vita. Capite l’ipnosi?

Ormai le informazioni presenti in rete ci permettono, oltre al sempre presente uso della logica, di azzardare una risposta a domande fondamentali: Chi ha messo in aria questi aerei? Cosa spruzzano? Perchè lo fanno? Chi mette in aria questi aerei? Bè, la vera domanda è: chi ha la possibilità di avviare e gestire, in segreto, un progetto così immenso? La risposta è: molto probabilmente gli stessi che sono riusciti a far credere a tutto il mondo le assurdità dell’11 settembre. Gli stessi che governano occultamente il sistema, quelli proprio in cima alla piramide. Coloro che hanno in mano le banche, i mass-media, la politica, gli eserciti, tutto. Solo loro hanno la possibilità di mettere in piedi un progetto così immenso, e di continuare a mantenerlo segreto.

Chi ha osservato questi aerei da vicino ha notato che si tratta sempre di aerei bianchi, senza finestrini nè scritte. A mio parere si tratta di droni, visto anche il loro crescente utilizzo da parte delle forze armate negli ultimi anni. Il collegamento del progetto “scie chimiche” con le forze armate di ogni paese è certo: da dove partirebbero, d’altronde, gli aerei, se non da basi militari?

Cosa spruzzano? Le sostanze più utilizzate, rilevate da chi ha effettuato misurazioni (principalmente a terra, per ovvie ragioni economiche) nel periodo successivo alle irrorazioni nei cieli, sono risultate essere: sali di bario, ossido di alluminio, torio, quarzo, potassio e magnesio. Sono stati trovati molto spesso, inoltre, strani filamenti pendenti da alberi e prati, che sembrano qualcosa a metà tra il biologico e il metallico.

Perchè lo fanno? Il consigliere scientifico del presidente USA Obama, John Holdren, ha recentemente ammesso in un’intervista che l’esercito americano da ormai 15 anni irrora i cieli con le sostanze suddette, con motivazioni legate al controllo climatico e alla geoingegneria (che è, in pratica, il controllo della sismologia). Anche vari esponenti dell’esercito italiano, russo e cinese hanno confermato l’esistenza di queste tecnologie. Sicuramente, quindi, due motivazioni possono essere il controllo del tempo atmosferico e il controllo degli eventi sismici. In pratica, possono far piovere quanto e dove vogliono, e possono causare terremoti più o meno a piacimento (qui forse c’entra anche il famoso progetto HAARP). Tutto ciò è stato più o meno ammesso, però io temo ci sia dell’altro…

Chi ha studiato attentamente il sistema di potere che governa questo mondo è giunto inevitabilmente ad una conclusione: un groppo di persone, un elite, esercita un potere occulto e dittatoriale su ormai tutta l’umanità. Queste persone, o meglio famiglie, a loro volta controllate da entità di vario tipo (non proprio bellissime), hanno come obiettivo il mantenimento dell’allevamento umano. In pratica, a quanto sembra, noi tutti povera gente siamo il serbatoio di energia per le elite e per queste entità oscure. Un po’ come un allevamento di pecore rappresenta il patrimonio di energia per la famiglia di allevatori che le possiede. Ora, mettiamo caso che una pecora cominciasse ad evolvere, ad essere curiosa di sapere cosa c’è al di là del recinto, a desiderare la libertà. E’ chiaro che una pecora del genere rappresenterebbe un problema per l’allevatore. Perchè se per caso riuscisse a convincere altre pecore, allora l’allevatore si ritroverebbe ben presto con tutte le pecore fuggite nelle quattro direzioni, e irrimediabilmente perse. Un discorso molto simile può essere fatto per l’allevamento umano sulla terra.

E’ facile comprendere che l’unico vero pericolo per le elite è rappresentato da un possibile aumento generalizzato della consapevolezza degli individui. Se un numero sufficientemente grande di persone comincia a vedere il recinto con tutto il suo carico di menzogne, e comincia ad essere curiosa di altro, e a desiderare la libertà, allora per le famiglie dell’elite potrebbe essere la fine. Per questo, ad un attenta analisi, ci rendiamo conto che tutte le istituzioni del sistema sono scientificamente studiate per mantenere estremamente bassa la nostra reale conoscenza e la nostra consapevolezza. Solo così possiamo restare pecore inoffensive.

Credo proprio, quindi, che almeno una parte del progetto “scie chimiche” sia indirizzato allo stordimento e alla ipnosi delle masse, attraverso la diffusione di sostanze non propriamente benevole per il nostro organismo. Non si tratta di farci morire, almeno non ancora. Per ora ci vogliono vivi, vivi ma completamente ipnotizzati, incapaci anche dei più elementari ragionamenti logici, incapaci persino di guardare il cielo e vederlo per quello che è. D’altronde, lo stesso negare l’evidenza dei fatti da parte della maggioranza della popolazione non è forse la più grande prova che il progetto di ipnosi di massa esiste, e che sta avendo anche un discreto successo?

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